“Baci da 100 dollari” di Kurt Vonnegut
Baci da 100 dollari
di Kurt Vonnegut
– ISBN Edizioni -
(traduzione di Francesco Pacifico)
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La piccola stanza per gli ospiti, arredata con gusto, fresca e sgombra, come tutte le camere degli ospiti implicava un invito a sentirsi a casa, e allo stesso tempo ammetteva che era impossibile.
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“Il treno 427 Seneca, è in arrivo al binario quattro” disse la voce dall’altoparlante. La voce pareva intenta a demolire ogni illusione dei passeggeri che le loro destinazioni d’arrivo potessero essere meglio di quelle di partenza. San Francisco era scandito con la stessa monotonia di Troy; Miami non suonava più seducente di Knoxville.
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“Un uomo che non si è costruito una certa immunità all’amore attraverso una costante espiazione ad esso” disse “rischia di farsi ammazzare dall’amore stesso, quando arriva la prima cotta.”
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Postilla squisitamente PERSONALE
Raccolta uscita postuma che comprende alcuni tra i primi racconti della lunga e corposa carriera letteraria di Vonnegut. Come dice lo stesso Eggers nella prefazione, siamo ancora distanti dallo spessore di romanzi successivi come Mattatoio n. 5 o Ghiacco-Nove, non per questo però si tratta di un brutto libro o così avulso da quell’immenso scrittore (e uomo) che è destinato a diventare Vonnegut.
Certo, non tutti i racconti sono perfetti o così acuti (tra i migliori: “Con la mano sull’acceleratore”, “Ruth”, “Mentre i mortali dormono”, “Gli imbroglioni”), eppure c’è sempre molta limpidezza, di lingua e d’intenti soprattutto, in ogni episodio, facendo intuire che la strada intrapresa era quella giusta fin dagli inizi.
“Oggi siamo nell’era, diciamo, del racconto fotorealista. Nel grosso dei racconti contemporanei troviamo un realismo, un naturalismo, che ci dà più o meno quel che ci dà un fotografo. Un fotografo dotato incornicia la realtà in un modo che sembra al tempo stesso reale e nuovo. Il suo lavoro – regge uno specchio – di fronte alle nostre vite, ma lo fa in un modo per cui ci vediamo da un punto di vista nuovo. Tutte le forse d’arte tentano questa pratica di reggere lo specchio, ma la fotografia, e il racconto contemporaneo, sono mezzi particolarmente ben congegnati per lo scopo.” – dalla prefazione di Dave Eggers




