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“Motel life” Willy Vlautin

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Willy Vlautin
– Fazi Editore -
(traduzione di Gioia Guerzoni)
 
Non sapevo cosa fare né dove andare, ero così stanco. Come se qualsiasi idea bella o brutta che mi era passata per la testa fosse volata via.
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“Non fare stupidaggini”.
“Ci sto provando”, dissi.
“Non è che voglio darti dei consigli, figliolo, ma tu mi piaci. E’ la mentalità, il tuo modo di pensare che mi preoccupa. Pensi come un fallito, fin da quando è morta tua madre. Io non ti ho visto per più o meno cinque anni, quindi per quanto ne so fumi cocaina o ti fai le pere, ma sento che non è così. Sento che sei ancora un ragazzo a posto, ma sei incastrato nella stessa routine in cui eri quando hai smesso di lavorare per me. Bevi con tuo fratello e gli amici, pazzeggi, perdi tempo. Non sei uno stronzo qualsiasi. Eri un bravo giocatore di baseball, lavoravi sodo. Hai mai avuto una ragazza?”.
“Sì”.
“Allora sei capace di amare. E qualche ragazza pensa che tu sei un tipo a posto. Non sei un perdente, figliolo, ma se continui a comportarti da perdente non so cosa può succedere. Ho solo questo da dirti: non devi prendere decisioni pensando che sei un ladruncolo; prendile pensando che sei un grnd’uomo, o perlomeno un buonuomo. E non fare il coniglio. C’è tutto un mondo là fuori. Se non apri gli occhi non lo vedrai mai. Okay, figliolo, basta così. E’ tutto quello che ho da dirti.
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In estate andavamo giù al fiume Truckee e di sera, appena dopo il tramonto, cercavamo un punto profondo e andavamo a nuotare insieme. Avevamo intorno la città, la gente e il traffico, le luci dei casinò e il rumore, ma era come se per noi andasse tutto bene, come se tutto fosse perfetto, come se fossimo le uniche due persone al mondo importanti, le uniche che potevano vedere quanto erano belle le luci della città.
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Continuavo a sperare. Perché avere la speranza è meglio che non avere niente del tutto.
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Postilla PERSONALE
Bellissimo romanzo che grazie a una scrittura asciutta, essenziale e a una capacità di cristallizzare gli attimi, riesce nel difficile compito di avvolgere una storia viva, dura e cruda con un abbraccio di malinconica dolcezza.
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