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“Felici i felici” Yasmina Reza

13 febbraio 2014 1 commento

reza14 Felici i felici Yasmina RezaFelici i felici
Yasmina Reza
– Adelphi -
(traduzione di Maurizia Balmelli)
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Vorrei imbattermi, tra le centinaia di corpi che desidero, in quello che abbia il dono di ferirmi. Anche lontano, anche assente, anche mentre giace su un letto dandomi le spalle.
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Trovo abbastanza ignobile questo modo silenzioso che hanno gli uomini di restituirti al corso del tempo. Come se bisognasse ricordarci, a ogni buon conto, che l’esistenza è discontinua.
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Qualche giorno fa gli ho detto che sono la sua schiava e che vorrei mi tenesse al guinzaglio. Darius Ardashir mi ha risposto che non gli piace portarsi dietro dei pesi e che perfino una valigetta gli dà noia.
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Poi ha detto, hai ragione, essere felici è un talento. Forse da piccoli sarebbe meglio non averlo? Me lo sono chiesto. Forse avere un’infanzia felice non è un bene, per la nostra vita.
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Non c’è niente di più impenetrabile di una coppia. Non riesci a capirla una coppia, nemmeno quando ne fai parte.
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Se gli uomini volessero riconoscerci una sola qualità, sarebbe questa. Li riabilitiamo. Se ne abbiamo la minima possibilità li valorizziamo.
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Quando ho incontrato Odile mi ha detto, ti avverto, è una rompiballe, ti ringrazio di levarmela di torno. E in seguito, tranquillo, ragazzo mio, il primo matrimonio è sempre duro. Gli avevo chiesto, lei si è sposato più volte? – Macché, per l’appunto.
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- L’hai tradita giorno e notte. – E che c’entra? – Non puoi prendertela se si trova un amante. Si innamorano, si fanno dei film. Perdono completamente la testa. Un uomo per affrontare il mondo ha bisogno di un porto sicuro. Non puoi dare il meglio se non hai un punto fisso, un campo base. Anita è casa. È la famiglia. Aver bisogno di una boccata d’ossigeno non significa che non vuoi tornare a casa. Io alle donne non mi affeziono. L’unica che conta è la prossima. Quella stronza va a letto con il giardiniere e vuole andarsene con lui. Che senso ha?
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Ha l’orecchio fino. Mi irrita, non le sfugge niente. Tutto sommato preferisco le persone a cui sfugge qualunque cosa. A stare soli si impara. Ci si organizza benissimo. Non si è costretti a dare spiegazioni.
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In genere faccio finta di non capire per evitare discussioni sgradevoli. Lionel se ne frega. Quando gliene parlo, mi dice che sono invidiosi e che spesso la felicità degli altri risulta aggressiva.
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Con il senno di poi, mi dico che mio padre aveva ragione. Ma che cos’è, il senno di poi? È la vecchiaia.

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Postilla PERSONALE
Tante piccole finestre aperte su altrettante storie, alcune si incrociano, altre si ripresentano, molte si sfiorano.
Meno concentrato, ma non per questo anche meno efficace, rispetto all’ottima e famosissima pièce teatrale “Il dio del massacro”, il nuovo romanzo di Yasmina Reza mantiene molto alto il livello, grazie anche e soprattutto alla sua scrittura precisa, ritmata e vivida. Pur agendo spesso in superficie, sui gesti e le parole, le sue storie sono in grado di andare a fondo (sul fondo?) e rivelare di più, molto di più.
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“Il dio del massacro” Yasmina Reza

20 gennaio 2012 Nessun commento

reza12 Il dio del massacro Yasmina RezaIl dio del massacro
Yasmina Reza
– Adelphi -
(traduzione di Laura Frausin Guarino ed Ena Marchi)
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VÉRONIQUE Le proibisco di esprimere il benché minimo giudizio sulla nostra famiglia.
ALAIN E lei non esprima giudizi su mio figlio.
VÉRONIQUE Ma che c’entra! Vostro figlio ha malmenato il nostro!
ALAIN Sono giovani, sono ragazzini, e i ragazzini si sono presi a botte nell’ora di ricreazione. È una legge della vita.
VÉRONIQUE No, No!…
ALAIN Come no. Poi un po’ alla volta si impara a sostituire il diritto alla violenza. Le ricordo che all’origine il diritto è la forza.
VÉRONIQUE Tra gli uomini primitivi forse. Non tra di noi.
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ALAIN Lei ragiona troppo. Le donne ragionano troppo.
ANNETTE Una risposta originale, e piacevolmente sconcertante, suppongo.
VÉRONIQUE Non so cosa voglia dire ragionare troppo. E non vedo a che servirebbe l’esistenza senza una concezione morale del mondo.
MICHEL Vedete cosa devo sopportare!
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ALAIN Véronique, davvero pensa che ci si interessi ad altro che a se stessi? Vorremmo tutti credere a un possibile cambiamento. Di cui saremmo gli artefici e che non sarebbe legato al nostro personale vantaggio. Ma le pare possibile? Ci sono uomini indolenti, sono fatti così, altri che non vogliono perdere un solo attimo di tempo, e si danno da fare, che differenza c’è? Gli uomini si agitano fino a quando non muoiono. L’educazione, i mali del mondo… Lei scrive un libro sul Darfur, okay, capisco che uno pensi, prendo un bel massacro, ce ne sono una quantità nella storia, e ci scrivo sopra un libro. Ognuno si salva come può.

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Postilla PERSONALE
Il testo sul quale Polanski ha realizzato Carnage, “facile” partire da questo punto.

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