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“La vita facile” di Richard Price

price12 La vita facile di Richard PriceLa vita facile
di Richard Price
– BEAT -
(traduzione di Stefano Bortolussi)
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Il mattino dopo, dando le spalle allo scompiglio lasciato dai suoi figli, Marty si affacciò con una tazza di caffè in mano alla balaustra del suo terrazzo ricoperto di erba sintetica la diciassettesimo piano e abbassò gli occhi sulle strade vicine verso ovest, una scacchiera di demolizione e ripristino che non sembrava risparmiare alcun appezzamento, alcun caseggiato: poi guardò il quartiere finanziario a sud e l’assenza delle Torri. Immaginava sempre che il levigato palazzo di ossidiana che dall’anno prima dominava il panorama provasse imbarazzo, come qualcuno che fosse stato rivelato nella sua nudità da una tenda da doccia scostata all’improvviso.
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“Sa” disse Marcus rivolgendosi a un punto in secondo piano dietro Matty, “quando sono piccoli li ami, ne sei fiero, e quando crescono lo sei ancora, ma trovi bizzarro che altre persone, persone nuove, vedano tuo figlio e pensino: ‘Ecco un giovane, un giovane adulto che fa bene questo e quest’altro’. E tu assisti a quell’accettazione da parte degli altri, a quel rispetto, a quella serietà, e non puoi fare a meno di ridere, di pensare: ma come? Ma quale giovane? Questo è Ikey, non credereste alle stronzate che faceva da ragazzo, eppure eccolo lì che ottiene rispetto, e non è che io non ce l’abbia, io per primo, ma ho sempre voglia di ridere, non ridere per sminuirlo, ridere come per dire: ‘Andiamo, stiamo parlando di Ike…’”
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“Allora, come va?” chiese Yolonda. “State scotendo l’albero per noi?”
“Quale?” fece Lugo. “È la foresta di Serwood, là fuori”.
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“E al Cry com’è andata?”
“Com’è andata? Passano cinque minuti e Ike scompare con una ragazza trovata lì al bancone”.
“Scompare dove?” chiese Yolonda.
Eric la guardò di nuovo. “È per questo che si dice ‘scompare’”.
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Se mai avesse un’idea originale, gli creperebbe di solitudine.
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Alessandra perlustrava lentamente la stanza con lo sguardo mordicchiandosi la nocca del pollice, abitudine di cui Eric si era scordato e che adesso gli faceva provare qualcosa, ma non abbastanza.
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“Okay. Il tizio con la calibro 22… C’era qualcos’altro, a parte la differenza nel colore della pelle, che le ha fatto pensare che fosse ispanico e non nero?”
“Non saprei”. Eric si strinse nelle spalle. “Perché qualcuno dovrebbe sembrarle irlandese invece che italiano?”
“Perché gli piace più bere che scopare” disse Yolonda.
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‘Sti ragazzi che girano come se fossero i protagonisti del film della loro vita… non hanno idea.

Postilla squisitamente PERSONALE
Un omicidio di un bianco nel Lower East Side, avvenuto in piena notte, e due presunti, ma non identificati, colpevoli di colore. Questo lo spunto per narrare sì un’indagine di polizia, per descrivere nei minimi particolari le posizioni ed emozioni di familiari, agenti, sospettati o semplici testimoni, ma soprattutto per mettere in scena una New York ricca delle sue contraddizioni e difficoltà multietniche e multisociali.
Price (autore avvezzo nel narrare “la strada”, v. Clockers) è bravissimo nei dialoghi, dando voce a tanti personaggi, anche molto diversi tra loro (il primo interrogatorio è superbo), riuscendo così a scrivere un romanzo di genere che alla fine dei conti però propriamente non lo è, spingendosi oltre e risultando decisamente molto più completo, vario.
L’unico appunto che gli si potrebbe fare, è che magari qua e là asciugare un po’ la narrazione non sarebbe stato male, ma è poca cosa se comunque il ritmo è fluente e le immagini sono vivide come in questo libro.