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“L’educazione dello stoico” di Fernando Pessoa
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“Una sola moltitudine – volume secondo” di Fernando Pessoa
Una sola moltitudine – volume secondo
di Fernando Pessoa
- Adelphi -
MODULO ALBERTO CAEIRO
Sono un guardiano di greggi.
Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutte sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
e con le mani e con i piedi
e con il naso e con la bocca.
Pensare un fiore è vederlo e annusarlo
e mangiare un frutto è saperne il senso.
Per questo quando in un giorno di calura
mi sento triste di goderlo tanto,
e mi sdraio sull’erba,
e chiudo gli occhi accaldati,
sento tutto il mio corpo coricato nella realtà,
so la verità e sono felice.
*
Se volete che abbia un misticismo, ebbene, ce l’ho.
Sono mistico, ma solo con il corpo.
La mia anima è semplice e non pensa.
Il mio misticismo è non voler sapere.
E’ vivere e non pensarci.
Non so cos’è la natura: la canto.
Vivo in cima a un colle
in una casa calcinata e sola,
e codesta è la mia definizione.
Postilla squisitamente PERSONALE
Leggendo questi due volumi, non avrete letto solo due libri, ma molti, molti, di più.
“Una sola moltitudine – volume secondo” di Fernando Pessoa
Una sola moltitudine – volume secondo
di Fernando Pessoa
- Adelphi -
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MODULO FERNANDO PESSOA (ortonimo)
Basti a chi può bastar quel che gli basta
di bastargli abbastanza!
Breve è la vita, l’anima è vasta:
avere è tardare.
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Ad altri toccherà avere
quanto ci toccherà di perdere.
Altri potranno trovare
ciò che, nel nostro trovare,
fu trovato, o non trovato,
secondo il destino che ci fu dato.
*
Il tuo essere è come quella fredda
luce che precede l’alba,
ed è già lo star per essere il giorno
nell’indomani, confuso nulla.
*
[…] io stesso
sento dentro di me questo freddo cuore
meravigliato di essere un cuore,
talmente è freddo.
“Poemi di Alberto Caeiro” di Fernando Pessoa
Poemi di Alberto Caeiro
di Fernando Pessoa
- Adelphi -
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Mi sveglio di notte improvvisamente,
E il mio orologio occupa la notte tutta.
Non sento la Natura là fuori.
La mia stanza è una cosa oscura con pareti vagamente bianche.
Là fuori c’è una quiete come se nulla esistesse.
Solo l’orologio prosegue il suo rumore.
E questa piccola cosa di ingranaggi che sta sulla mia tavola
Soffoca tutta l’esistenza della terra e del cielo…
Quasi mi perdo a pensare cosa significa questo,
Ma mi fermo, e mi sento sorridere nella notte con gli angoli della bocca,
Perché l’unica cosa che il mio orologio simbolizza o significa
Riempiendo con la sua piccolezza la notte enorme
E’ la curiosa sensazione di riempire la notte enorme
Con la sua piccolezza…
*
L’amore è una compagnia.
Non so più andare da solo per le strade,
Perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
E vedere meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutto me stesso ogni forma mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.
“Una sola moltitudine – volume primo” di Fernando Pessoa
Una sola moltitudine – volume primo
di Fernando Pessoa
- Adelphi -
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MODULO ALVARO DE CAMPOS
Il poeta superiore dice ciò che effettivamente sente. Il poeta medio dice ciò che decide di sentire. Il poeta inferiore dice ciò che ritiene sia suo dovere sentire.
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Rendimi umano, oh notte, rendimi fraterno e sollecito.
Solo umanitariamente si può vivere.
Solo amando gli uomini, le azioni, la banalità dei lavori,
solo così, ahimè!, solo così si può vivere.
Solo così, notte, e io non potrò mai essere così!
Ho visto tutte le cose, e mi sono meravigliato di tutto,
ma tutto è avanzato, o è mancato – non saprei – e io ho sofferto.
Ho vissuto tutte le emozioni, tutti i pensieri, tutti i gesti,
e mi sono così rattristato come se avessi voluto viverli e non ci riuscissi.
Ho amato e odiato come tutti,
ma per tutti questo è stato normale e istintivo,
e per me fu sempre l’eccezione, il trauma, la valvola, lo spasimo.
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Sono venuto qui per riposare,
ma ho scordato di lasciarmi a casa.
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Che cosa so di quel che sarò, io che non so cosa sono?
Essere ciò che penso? Ma penso di essere tante cose!
E ci sono tanti che pensano di essere la stessa cosa che non ce ne possono essere tanti!
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Fredda furia del destino,
intersezione di tutto,
confusione delle cose con le loro cause ed effetti,
conseguenza di avere corpo e anima,
e il suono della pioggia arriva finché io sia, ed è buio.
Postilla squisitamente PERSONALE
Mi ripeto, chi non ha mai letto Pessoa, non ha letto uno dei più grandi scrittori di sempre.
“Una sola moltitudine – volume secondo” di Fernando Pessoa
Una sola moltitudine – volume secondo
di Fernando Pessoa
- Adelphi -
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MODULO RICARDO REIS
Cogliamo fiori.
Bagniamo lievi
le nostre mani
nei fiumi calmi,
per imparare
calma anche noi.
Girasoli sempre
fissando il Sole,
calmi usciremo
da questa vita, e né
il rimorso avremo
di aver vissuto.
*
La ricchezza è un metallo, la gloria un’eco,
e l’amore un’ombra.
Ma la concisa
attenzione data
alle forme e alle maniere degli oggetti,
è un sicuro rifugio.
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Avrei voluto, come i suoni, vivere delle cose
senza appartenere loro, conseguenza alata
dove il reale è lontano.
*
Non voglio ricordare né conoscermi.
Siamo troppi se guardiamo chi siamo.
Ignorare che viviamo
compie abbastanza la vita.
Tanto quanto viviamo, vive l’ora
in cui viviamo, ugualmente morta
quando passa con noi,
che con lei passiamo.
Se saperlo non serve a saperlo
(poiché senza potere a che vale conoscere?)
miglior vita è la vita
che dura senza misurarsi.
LE ISOLE FORTUNATE
Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E’ la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.
E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c’è il mare.
Fernando Pessoa

