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Muori Milano muori!
di Gianni Miraglia
– Elliot Edizioni -

Tutti abbiamo paura di fallire. Non è Milano, è la vita come ti viene proposta, un modello in cui tu esisti solo se corri e non ti volti indietro. Si è rotto il meccanismo.
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Ho accettato comunque l’incidente, mi sono comportato come un comandante che affonda con la nave, senza sperare che qualcuno mi tendesse la mano. La solidarietà è un’aspettativa a breve scadenza.
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La reazione è un diritto e invece io mi sono fatto travolgere, perché sono una persona equilibrata, ragionevole e imbelle.
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Pietro Koch non m’ha chiesto della mia ex-moglie, la disprezza da quando gli ho raccontato cos’era successo tra di noi. Che nella vacanza tra le palme una notte s’è scopata l’animatore e addetto agli ombrelloni, quello che veniva a salutarci in spiaggia. Lui è così lontana dalla mia patologia,m quella parte deprecabile della mia personalità che è emersa dopo quei fatti, nel silenzio di casa, delle foto rimaste e dell’amarezza che ti prende quando ti accorgi che sei fuori tempo per tutto, una persona sconfitta in partenza e di cui ci si può dimenticare facilmente. Subito dopo la vacanza mi ero aggrappato a lei, cercando di tenerla incastrata a quella notte. Dormivamo nello stesso letto e quando piangeva restavo immobile, senza superare la mia parte del materasso, non le ho mai detto niente. Anche il risentimento se lo manifesti è un’emozione.
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La ragazza imbottita implora notizie, piagnucola sotto il sole e cerca colpevoli. Il compagno subisce e forse è il loro modo di stare assieme, ci si adatta al peggio dell’altro, cercando di tirare fuori il buono, l’angelo che è in noi.
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Ai cattivi ci si abitua e se spariscono devi fidarti dei nuovi buoni.
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Prima venivi rispettato per come usavi la spada. Poi sono arrivati gli illuministi e ora devi avere il curriculum pieno di stronzate.
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A 14 anni vogliono fare gli amministratori delegati e non più gli astronauti. Che mondo poliedrico.
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Il prossimo Berlusconi avrà i capelli incolti, sarà alto e piacente come un ragazzo di sinistra che però ha studiato, tipo gli editor di Mondadori. Amerà gli animali e il verde e ti dirà che il tuo avvenire spirituale è più importante. Preparatevi a detestare il buono che avanza.
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Adesso sfilano i suoi manifestanti preferiti: gli uomini coi vestiti di tutti i giorni che sono stati abbandonati agli artigli della vecchiaia. Sullo striscione c’è spiegato che sono brave persone, con pochi anni alla pensione e allora ancora più dignitosi e onesti, eroiche vittime di quei trenta quaranta anni di sacrifici che hanno snidato e appiattito sogni e aspirazioni. Non te ne accorgi, il tempo passa per tutti, il rispetto è dovuto per quelle esperienze così quadrate, unite e inconfutabilmente dalla parte di chi è nel giusto. Ci saranno ancora le vittime dei potenti, mio padre mi ha sempre chiesto se mi davano i contributi. Quelli che sfilano ora sono la gente, anche Pietro Koch è la gente perché deve mantenere la madre anziana e malata, accudirla e pagare una badante per quando lui non è in casa.
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Racconta ancora della moglie, che era una presa dalle sue convinzioni e troppo ansiosa. Dice che le persone hanno la propria sensibilità e quindi possono risultare insensibili, ma comunque non era una donna cattiva.
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In questo posto chi non può partire viene inghiottito dalla fine vagante, i disperati si nutrono dei loro simili. Riconosco ogni frangente della mia inferiorità, uomo che doveva resistere e reagire e che invece si fa sfuggire la vita.
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Ma era ancora triste e quando le persone sono tristi, anche se è un attimo te lo ricordi per sempre.
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Proseguo verso destra, la città mi scivola accanto, oltre le minacce. Non sono protetto, ho sempre collezionato pareggi, sopravvivo da solo.
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Il ragazzo saltella, colpisce il vuoto e si ricompone, la paura che forse è solo necessaria, la porta di accesso alla freddezza degli assassini. Si è accorto di me, ci guardiamo e distanza, gli faccio cenno, per me equivale a una parola di solidarietà e rispetto. La voce del megafono tra poco farà il suo nome. Tengo per lui, nell’incontro e nella vita, per chi ha il coraggio di isolarsi e aspettare che le sensazioni diano una spiegazione.
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… forse si farà travolgere dal senso perverso e vitale dell’esistenza, che è dolore immenso e improvvise svolte di nuova speranza.
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Ora che non ho più niente, le sensazioni sono nette.

Postilla squisitamente PERSONALE
Milano, trenta giorni all’inizio dell’Expo.
Una Milano in crisi, economica e sociale, che emargina e maschera se stessa per rimanere attrattiva e attraente. Una Milano fatta di opposti: rifiutati che dormono nei parchi o si accampano nelle periferie contro comparse a pagamento dall’inglese fluente, belle a vedersi. Una Milano del futuro… ma nemmeno poi tanto a guardarsi in giro oggi, che viene attraversata da un quadro rimasto disoccupato, abbandonato dalla moglie e cacciato dalla propria casa. Un protagonista che strada facendo si libererà anche di altri feticci moderni quali bancomat e iPad ad esempio, per tornare letteralmente alle radici.
Un ambientazione sì definita, ma non troppo ingombrante, permettendo così al lettore di metterci del suo.
Uno stile narrativo fatto di frasi brevi e ficcanti, ricco di spunti dati anche qui con la libertà per un approfondimento personale.
Avrei dovuto riportare anche il Prologo, vero e proprio manifesto di tutto il romanzo.