11 giugno 2008
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da “Mirrors (Diari – XIII parte)” di Cheeslaw KiriowskiQuando i giorni, le settimane, i mesi, all’improvviso ti appaiono come se fossero il prodotto di una fotocopia della fotocopia della fotocopia della fotocopia…
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Vivo di fantasie che già di per sé sarebbero assurde, ma come se questo non bastasse, nell’attesa che la realtà si schianti su di esse per polverizzarle, io anticipo tutti e tutto, alzando la mazza e calandola come l’ago della bilancia che si rompe nel momento del verdetto. E se avessi anticipato il nulla? Se quanto da me distrutto non sarebbe mai esistito nemmeno nella più infausta delle immaginazioni?
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Sono un nostalgico del minuto fa.
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Un libro è come una gravidanza. Peggio! Perché devi nutrirlo, accudirlo, crescerlo, donargli tutto te stesso, rimproverarlo sempre quando sbaglia e lodarlo mai troppo quando si comporta bene, prima ancora che abbia una possibilità di nascita.
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E’ la felicità che ti aspetta, mai il contrario.
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Non riesco a dare sfogo ai sentimenti di superficie, mentre quelli più profondi emergono senza la mia volontà, anche quando so benissimo che non faranno altro che aumentare l’equilibrio precario sul quale mi muovo.
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La ricerca del gesto perfetto, del momento perfetto, della persona perfetta, del mio io perfetto, quando la perfezione non esiste!
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La fretta acceca, ma motiva.
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Se fossimo tutti uguali, non ci sarebbero più emozioni. Perché queste nascono proprio dalle differenze, a partire dalla più evidente: quella di sesso.
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A furia di prendermi così tanto sul serio, finirò per non crederci più nemmeno io.
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Generalizzare è peccato mortale.
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Dove finisce la necessità e inizia la mancanza?
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La consapevolezza è il primo passo verso la guarigione.
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Pur rimanendo fedele alla mia natura, come è ovvio che sia, sono stato così tante persone nella mia vita, che mi sembra di non recarne traccia di alcuna.