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“David Foster Wallace. Un’intervista inedita” di Ostap Karmodi

karmodi12 David Foster Wallace. Unintervista inedita di Ostap KarmodiDavid Foster Wallace. Un’intervista inedita
di Ostap Karmodi
– Terre Di Mezzo Editore -
(traduzione di Sara Crimi)
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… la mia congettura è che l’intrattenimento davvero davvero efficace di solito è commerciale, il che significa che il suo obiettivo primario è portare il pubblico a spendere soldi. Alla base dell’economia c’è un fenomeno che si chiama “elasticità della domanda”. Mentre quello che si vuole ottenere è l’inelasticità della domanda, in virtù della quale l’intrattenimento ideale è qualcosa che la gente vuole vedere di nuovo, e ancora, e di nuovo, e ogni volta paga per vederlo. Per me, l’analogia è piuttosto con i narcotici o le droghe che danno dipendenza, che con qualche forma d’arte.
[…]
Penso due cose molto semplici: uno è che il tratto basilare che definisce un intrattenimento artistico è che fornisce una sorte di sollievo o di fuga dalla vita umana reale e da come ci sentiamo dentro continuamente nella vita reale. Mentre l’arte, probabilmente, provoca più un impegno o un confronto con tutto questo. E questa è una ragione per cui l’arte rende necessario più lavoro dell’intrattenimento sia dal punto di vista intellettuale che emotivo. Per me, questa è una differenza. L’altra è che gli obiettivi dell’intrattenimento – così mi capita spesso di pensare – sono, in America, primariamente economici, essenzialmente oggetti commerciali. E il loro vero obiettivo è far sì che il consumatore spenda soldi. Al contrario l’arte, anche quella di cattiva qualità, di solito ha obiettivi più complessi, che hanno almeno in parte a che vedere con il tentare di fare una sorta di dono o di avere una specie di comunicazione significativa con il pubblico. Non che ci riesca sempre o che a volte non sia davvero pessima. Ma, almeno nel profondo, si dà degli obiettivi.