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“In balia di una sorte avversa” di B.S. Johnson

B.S. Johnson - In balia di una sorte avversaIn balia di una sorte avversa
di B.S. Johnson
– BUR –
(traduzione di Enrico Terrinoni)
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Comincia a piovere, la pioggia come un’estensione dell’aria, aria umida, non cade in gocce, in termini materiali, cioè, in gocce che uno chiamerebbe gocce, ma è una sottile aria nebbiosa d’umidità, di pioggia, che mi fa sbattere le palpebre, che semplicemente mi deprime giusto un po’ di più, che non inzuppa, né mi dà motivo di sentirmi abbandonato. O no?
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… non proprio un villaggio, più che altro bungalow di nuova costruzione disseminati come cancri sulle scogliere…
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Il suo cane, ovvero il cane dei suoi, nell’entroterra di Ewell. Le strade lunghe, l’inutile ciglio erboso davanti, il sentiero, la strada degli anni trenta in cemento con giunture logore in gomme tra le varie sezioni. Dev’essere stato in estate, sì. Altrimenti perché avremmo dovuto essere lì? Ci siamo andati insieme? Credo di sì, Io e Wendy, visto che viveva nelle vicinanze, Wendy, in una di quelle zone residenziali deprimenti costruite prima della guerra in cui i negozi sono distanti chilometri, i pub vuoti, sempre che ce ne siano, i campi da tennis abbondano, e gli abitanti credono di vivere in campagna, parlano della Città come del posto in cui se ne vanno i mariti, che è un luogo relativamente più civilizzato dove vivere, una comunità nel senso in cui le ville in stile Tudor non potranno mai esserlo. Però giocavo abbastanza spesso con lei a tennis da quelle parti, quella stessa estate, l’anno in cui conobbi Tony fu anche l’anno di quel mio amore, per Wendy, che mi rovinò l’amore per anni a venire. Ci provava in tutti i modi a battermi, ma io non glielo concedevo, il mio gioco cresceva in intensità proprio all’ultimo momento, per non permetterle di vincere, ero più bravo in qualunque cosa facessimo, alla fine l’unica possibilità per lei di battermi è stata tradirmi. Sarebbe stato meglio, forse, se mi fossi lasciato battere a tennis, ah.
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In quella pensione c’è stato l’amore, chiaramente, lo sento ancora, per come era, non per come è ora, ora non è, ma anche quelle tre notti furono, fisicamente almeno, una spirale di interesse in discesa, o almeno di performance.
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È stato lì che a Wendy non sono piaciuti i litchi, non li aveva mai assaggiati, chissà era ancora afflitta da un’innocenza così provinciale, diceva che sapevano di cotone appallottolato e imbevuto di alcol denaturato, e senza dubbio allora ho detto che gusti strani deve conoscere per riuscire a distinguerli a quel modo, o magari è adesso che penso di averlo detto o che avrei dovuto.
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… il modo in cui leggeva, il modo in cui teneva i libri, girava le pagine, era così esperto, così professionale, scrupoloso, quasi riverente, ma a suo agio, al contempo …
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Di nuovo non riuscivo a capire la sua stanchezza, accettavo il fatto che fosse stanco, ma lui mi sembrava lo stesso, mi sembrava lo stesso, per la prima volta mi resi conto che era grave, ce l’aveva dentro, mi sembrava lo stesso, da fuori.
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… June, non ricordo come stava June, al di là del fatto che fosse sempre la stessa, calma, alta, elegantemente priva di affettazione, schietta, realistica, su di lei potevi contare all’infinito.
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Le varie visite si confondo, il dettaglio con la cosa importante, la nostra vita con quel suo morire.

Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro stampato in singoli fascicoli staccati l’uno dall’altro e raccolti in un cofanetto. Primo e ultimo capitolo a parte, tutti gli altri posso essere mischiati a piacimento e letti in ordine casuale, lasciando così inalterato il senso e il piacere della lettura; già solo per questo motivo il romanzo di Johnson è molto interessante in partenza (tra l’altro l’edizione italiana è proprio ben fatta).
La storia è all’apparenza semplice, un cronista sportivo che deve seguire una partita di calcio, in una città dove aveva vissuto e lavorato il suo migliore amico morto di cancro, si lascia andare ai ricordi, principalmente proprio su questa amicizia, ma passando anche su una storia d’amore finita che l’ha segnato in modo particolare.
Detta così sembra un romanzo tristissimo e triste in effetti lo è abbastanza, ma lo stile schietto di Johnson, a volte pure troppo in alcuni momenti, fino a riuscire ad esempio nel difficile compito di mettere se stesso davanti alla malattia dell’amico, e un’abilità spiccata nelle descrizioni ambientali, rendono la lettura molto godibile.