“Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” di David Foster Wallace
Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più
di David Foster Wallace
– minimumfax -
(traduzione di Vincenzo Ostuni, Christian Raimo, Martina Testa)
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Gli scrittori tendono ad essere una razza di guardoni. Tendono ad appostarsi e a spiare. Sono osservatori nati. Sono spettatori. Sono quelli sulla metropolitana il cui sguardo indifferente ha qualcosa dentro che in un certo senso mette i brividi. Qualcosa di rapace. Questo è perché gli scrittori si nutrono delle situazioni della vita. Gli scrittori guardano gli altri esseri umani un po’ come gli automobilisti rallentano e restano a bocca aperta se vedono un incidente stradale: ci tengono molto a una concezione di se stessi come testimoni.
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Le estati erano folli e piene di raffiche, ma poi, spesso verso agosto, di una calma mortale. Certi giorni d’agosto il vento semplicemente moriva, ma non era per niente un sollievo: il fatto che smettesse ci faceva impazzire. Ogni anno, ad agosto, ci accorgevamo di nuovo di quanto il rumore del vento fosse diventato parte integrante della colonna sonora della vita di Philo. Il rumore del vento era diventato, per me, silenzio. Quando smetteva, rimanevo con il ronzio del sangue nella testa, e nelle orecchie le vibrazioni di tutti quei peluzzi del timpano che tremavano come un ubriaco in astinenza. Ci vollero dei mesi, quando mi trasferii nel Massachussets occidentale, prima che riuscissi a farmi una vera dormita nel sussurro del vento effeminato del New England.
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Tre coppie sposate di Rantoul, che indossano certe tute western aderenti del colore del carbone grezzo, intessono un’incredibile filigrana di tip tap ad alta velocità su “R-E-S-P-E-C-T” di Aretha, e nella sala non si vede traccia di ironia razzista; la canzone è diventata loro, senza alcun dubbio. Questa danza degli zoccoli in versione anni Novanta ha in sé qualcosa di pugnacemente bianco, una sorta di marameo performativo all’indirizzo di Michael Jackson e MC Hammer. C’è un’atmosfera, in sala – ecco, non razzista, ma grintosamente bianca. È difficile da descrivere. È la stessa atmosfera di molti altri eventi pubblici rurali del Midwest: Non è tipo che se venisse qui un nero lo tratterebbero male; è più che altro che, semplicemente, a un nero non passerebbe mai per la testa di venire qui.
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Il sole scoppia, siamo sui 35°, pozzanghere e melma tentano di evaporare in un’aria già satura d’acqua. Ogni odore rimane lì, appeso. La sensazione complessiva è di trovarsi nel bel mezzo di un’ascella.
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… tutti abbiamo visto le facce delle persone assumere espressioni improvvise e grottesche – ad es., come quando ricevono notizie traumatizzanti, o danno un morso a qualcosa che si rivela disgustoso, o quando girano intorno ai bambini piccoli e gli fanno facce strane senza nessun motivo – ma ho stabilito che un’espressione facciale improvvisa e grottesca non può essere definita veramente lynchiana se non nel caso in cui l’espressione sia mantenuta per qualche momento in più di quanto le circostanze potrebbero mai giustificare, sia tenuta semplicemente lì, fissa e grottesca, finché non comincia a significare circa diciassette cose diverse allo stesso tempo.
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… non posso fare a meno di rispettare e quasi ammirare la forza morale delle persone a cui davvero non importa nulla di ciò che gli altri pensano di loro, devo ammettere che persone del genere mi rendono anche nervoso, tendo ad ammirarle da una distanza di sicurezza.
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Postilla squisitamente PERSONALE
Acuto, ironico, ma anche così maledettamente umano. Irraggiungibile, ma anche molto vulnerabile. Tratti classici questi per David Foster Wallace e che nei suoi reportage emergono ancora più lampanti. Che si tratti della fiera statale dell’Illinois, tra tori, cibi fritti e majorette dodicenni, del set, brulicante come un formicaio, di “Strade perdute” di David Lynch, oppure ancora di come funzionino le qualificazioni agli Open canadesi di Tennis e cosa sia un tennista visto da vicino, l’occhio attento e la mente fervidissima di Wallace sono in grado di descrivere, spiegare, partire anche per la tangente a volte perché no, come pochi altri sanno fare. Ancora una volta e sempre di più, ci mancherai DFW.








