“Glamorama” di Bret Easton Ellis
Glamorama
di Bret Easton Ellis
– Einaudi -
(traduzione di Katia Bagnoli)
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Intorno alla nave tutto è grigio o blu scuro e non c’è niente di particolarmente hip, e una o magari due volte al giorno appare all’orizzonte una strisciolina bianca, ma così lontana che non si può sapere con certezza se si tratti di terra o di cielo. È impossibile credere che sotto questa volta piatta color grigio ardesia, o sotto la superficie di un cielo così calmo e vasto, si agiti qualche forma di vita, che qualcosa di vivo possa esistere in questo limbo, e i movimenti sotto la superficie sono così insignificanti da sembrare piccoli incidenti, brevi attimi irrilevanti o minuscoli contrattempi, e nel cielo non c’è mai traccia di sole – l’aria sembra più o meno trasparente e ha la consistenza di un kleenex – eppure è sempre una luminosità monotona, il vento di solito è costante mentre lo cavalchiamo leggeri, e sotto di noi la scia lasciata dalla nave e di un azzurro Jacuzzi che nel giro di pochi minuti sbiadisce allo stesso monotono grigio generale. Un giorno fa la sua apparizione un normale arcobaleno e tu ci fai vagamente caso, pensando all’enorme quantità di soldi che il tour dei Kiss redivi deve aver fatto durante l’estate, o magari una balena passa a dritta agitando la coda, dandosi delle arie. È facile sentirsi al sicuro, è facile che la gente ti guardi e pensi che sei qualcuno diretto da qualche parte.
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- Sento odore di Marlboro, – dice Reed, spingendomi verso la Stairmaster. – Non dovresti fumare, bello, ti toglie anni preziosi.
- Sì, i sessanta, l’età più bella. Non vorrei davvero perdermeli.
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- Te lo dico io, Victor, – continua Damien. – Il mondo è pieno di sorprese. Nella maggior parte dei casi non troppo interessanti ma comunque sorprendenti.
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Tutto sembra scolorito e fa freddo e all’improvviso la notte smette di accelerare: il cielo resta bloccato al suo posto, lanuginoso e immobile, e io scendo giù per la strada incespicando, poi mi fermo per cercare una sigaretta nella giacca e sento chiamare il mio nome…
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Postilla squisitamente PERSONALE
Otto anni dopo il successo di American Psycho, in questo successivo romanzo covato a lungo dall’autore (quasi dieci anni), la follia visionaria travestita da abbagliante realtà non abbandona la scrittura di Bret Easton Ellis.
Un inizio a rotta di collo nelle vicende che ruotano attorno a Victor Ward (modello, drogato di estetismo e non solo, figlio di un famoso, etc.) che potrebbe intimidire o addirittura infastidire tanti lettori, eppure più il protagonista rimane invischiato nella storia, perdendone le redini e la propria ragione insieme, più le parole che si susseguono a ritmo vertiginoso non mollano con la loro presa “nicotinica”.
Breat Easton Ellis è un maestro in questo gioco e spingendo sull’acceleratore delle sue peculiarità più pungenti, fa sì che si rimanga incollati fino all’ultima pagine di un delirio lucidissimo.


