Archivio

Posts Tagged ‘dostoevskij’

“La mite” di Fedor Dostoevskij

6 febbraio 2007 1 commento
La mite
di Fedor Dostoevskij
– Mondadori -
 
La gioventù è sempre generosa, anche se a volte per poco e in direzione sbagliata.
*
Ritornò prima di sera, si sedette sul letto, mi guardò con ironia, battendo il piedino sul piccolo tappeto. A un tratto, mentre lo guardavo, mi venne il pensiero che lei durante l’ultimo mese, o meglio, durante le ultime due settimane, non era se stessa, ma addirittura si potrebbe dire il suo contrario: appariva come una creatura selvaggia, aggressiva, non posso dire sfrontata, ma disordinata, che da sola cercava la tempesta, anzi la desiderava. Glielo impediva la sua mitezza innata. Quando uno di questi esseri si ribella, e anche se oltrepassa ogni limite, si vede sempre che compie violenza su se stesso, si incita senza riuscire a dominare la propria vergogna e il proprio senso del pudore. Proprio per queste nature simili possono perdere il senso di ogni misura, tanto da non fidarsi della propria ragione che vigila. Invece un’anima abituata alla corruzione si dimostrerà sempre più contenuta, commetterà un’azione in modo più vile, ma con quella parvenza di ordine e di decoro che ha perfino, rispetto a voi, una pretesa di superiorità.
*
Sapete quanto può essere inebriante il pensiero, quando non esiste più il dubbio
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Due racconti lunghi. Il primo, La mite, è un classico Dostoevskij distillato in molte meno pagine del solito. Buono. Il secondo, Il sogno di un uomo ridicolo, è strano perchè è molto diverso dall’impronta ricavata dagli altri suoi romanzi letti. L’idea del racconto non è niente male, ma non posso farci niente, mi fa specie leggerlo con questi accenti fantastici, quasi futuristici.

”Notti bianche” di Fedor Dostoevskij

17 febbraio 2005 2 commenti
Notti bianche
di Fedor Dostoevskij
- Mondadori –  
 
Adesso nela mia testa si sono aperti mille torrenti e io devo rovesciare fuori fiumi di parole, altrimenti soffoco.
*
… nella sua anima regnano il vuoto e la tristezza; tutto il reame dei sogni intorno a lui è crollato senza lasciare traccia, senza rumori, senza chiasso, è svanito come una visione, ed egli stesso non ricorda che cosa ha sognato. Ma una sensazione oscura a poco a poco strugge e sempre più agita il suo petto, un desiderio nuovo, tentatore, pizzica e irrita la sua fantasia e impercettibilmente attira uno sciame di nuovi fantasmi.
*
In quei momenti io comincio già a credere che non sarò più capace di vivere una vita vera; mi sembra di aver perduto ogni connotazione, ogni senso della realtà, della verità. Ecco che alla fine mi maledico e, dopo le mie notti passate a fantasticare, arrivano per me momenti di sobrietà che sono terribili. E intanto sento come intorno a me rintrona e gira la folla avvolta da un vortice di vita, odo, vedo come vive la gente in realtà, vedo che la vita per loro non è stata preordinata, che la loro vita non si spezzerà come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova eternamente, sempre eternamente giovane, e nessun’ora assomiglia all’altra, mentre la mia fantasia è triste, monotona fino alla volgarità , spaventata, schiava dell’ombra, del pensiero, schiava della prima nube che improvvisamente ottenebra il sole e ricolma di angoscia un autentico cuore pietroburghese che ama così tanto il suo sole.
*
Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo l’infelicità degli altri; il sentimento non si frantuma, ma si concentra…
*
Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?…

“Umiliati e offesi” di Fedor Dostoevskij

22 novembre 2004 Nessun commento

Umiliati e offesi
di Fedor Dostoevskij
- Mondadori -

Tutte le impressioni vissute mi agitano fino al dolore e al tormento. Sotto la penna esse prenderanno un carattere più calmo, più regolato, e somiglieranno meno la delirio, all’incubo.
*
Natascia taceva; finalmente mi guardò quasi con rimprovero, e nel suo sguardo vidi un dolore così acuto, tanta sofferenza, che capii quanto sanguinasse, anche senza le mie parole, il suo cuore ferito. Capii quanto le costasse la sua decisione, e quanto la tormentassi e ferissi con le mie preghiere inutili e tardive; io avevo coscienza di tutto ciò, ma non potevo fermarmi e continuavo a parlare…
*
Ma che debbo fare, se ora anche il tormento che mi viene da lui è per me la felicità?
*
“Non è l’intelligenza che ha più importanza, ma ciò che la guida: la natura, il cuore, le capacità nobili, lo sviluppo.”
“Uno stupido che confessa di esser tale non è più stupido!”
*
Non vi angosciate per questa cosa. Il tempo stesso farà precipitare gli avvenimenti anche senza il vostro intervento.”
*
… il più bel gesto per un uomo è di saper contentarsi, nella vita, di una parte secondaria;

*
Quante volte mi era accaduto di camminare su e giù per la stanza con un desiderio inconfessato di essere offeso da qualcuno, di sentirmi apostrofare con parole tali da poter essere considerate offensive, per potermi sfogare in qualche modo.

“Il sosia” di Fedor Dostoevskij

16 settembre 2004 Nessun commento

Il sosia
di Fedor Dostoevskij
- Mondadori -

Per un paio di minuti però rimase a giacere immobile nel suo letto, da uomo non ancor pienamente sicuro se si sia svegliato o dorma tuttora, se esista nella veglia o nella realtà tutto ciò che intorno gli succede o sia il seguito delle sue disordinate e assonnate fantasticherie.
*
Inoltre questo sguardo esprimeva pienamente l’indipendenza del signor Goljadkin, cioè diceva chiaro che il signor Goljadkin non c’era proprio per niente, che lui stava a sé, come tutti, e che in goni caso lui si teneva in disparte.
*
… la cui andatura chiaramente diceva: “non toccatemi, e io non vi toccherò”, o “non toccatemi, io non vi tocco mica”.
*
Il respiro si fermava in petto al signor Goljadkin; egli volava, come su ali, dietro al suo nemico che si allontanava rapidamente. Sentiva in sé la presenza di una tremenda energia. Del resto, nonostante la presenza della tremenda energia, il signor Goljadkin poteva audacemente sperare che in quel momento perfino una semplice zanzara, se mai avesse potuto in quella stagione vivere a Pietroburgo, lo avrebbe assai agevolmente mandato in pezzi con l’ala sua. sentiva ancora di essere abbiosciato e indebolito all’estremo, di essere portato da qualche forza assolutamente speciale ed estranea, di non essere affatto lui a camminare, di avere, al contrario, le gambe che gli si piegavano e rifiutavano di servirlo. Del resto tutto ciò avrebbe potuto mettersi per il meglio.