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Posts Tagged ‘dante-s spechees’

20 aprile 2006 3 commenti
Dante’s Speeches VI – Ecco l’agnello di Dio…
di Wormholeseeker 

La triade pasquale è finalmente alle spalle; il cervello è annegato in mezzo ai grassi insaturi dell’agnello e dei crostini toscani, alla faccia degli animalisti che immancabilmente polemizzano guizzanti su tutti i giornali in questi giorni di naturale tensione mangereccio-carnivora… Cazzo si mangeranno loro!? Che si metteranno mai ai piedi (forse scarpe di teflon prodotte in fabbriche che inquinando uccidono più animali di quelli che ci vorrebbero per fare un paio di scarpe di pelle!)!? Sarà che a Pasqua dobbiamo tutti espiare le nostre colpe e che quindi risulta fisiologico il proliferare di questi flagellanti dell’era moderna, ma a tutto c’è pur sempre un limite come diceva il mio professore di analisi. Gli spazi televisivi sono traboccanti del faccione sazio e ben pasciuto di questo nuovo papa pseudo-nazista (non fosse altro per quella pronuncia crucca che fa tanto capitano delle SS) che si scaglia contro i “mali” della nostra cara civiltà occidentale: opulenza, pigrizia, sfruttamento della prostituzione, pedofilia, edonismo etc etc…Ma a cosa servono queste ramanzine sparate sulla folla più per dovere istituzionale che per una reale tensione morale!? A cosa servono queste parole emesse dalla bocca di un uomo che si presenta alla folla belante con un involucro tutto oro e lustrini, icona dello sperpero e del lusso più inutile!? La forma è ben diversa dalla sostanza e sorprende l’ingenuità con cui si tenta di camuffare la dicotomia…sorprende l’incrollabile volontà di credere a tutto, ma proprio a tutto senza una minima capacità critica, un dubbio, un interrogativo. Permettiamo a questo stuolo di porporati di metter bocca su qualsiasi argomento, attribuendo alle loro parole un’autorità che mai come in questo caso sembra caduta dal Cielo! Ma che cazzo ne può sapere Ruini del sesso, dell’amore, delle cellule staminali, della contraccezione, dei traumi legati a un aborto, dell’AIDS, dell’omosessualità, delle coppie di fatto e di tante altre amenità di cui puntualmente si riempie la bocca!? Assegnare un qualsiasi fondamento ai suoi discorsi è come chiedere a un meccanico di ripararti il frigorifero: semplicemente non è il suo campo. Per carità, ognuno deve sentirsi libero di esprimere le proprie idee, ma non mi sembra il caso di assecondare i deliri di un folle solo perché si nasconde dietro a una tonaca! Altrimenti il rischio è quello di provocare catastrofi e genocidi come quello che avviene nei Paesi cattolici del terzo mondo anche per colpa della Chiesa: milioni di bambini contagiati dall’HIV, perché porca puttana non si può certo usare il preservativo per prevenire la trasmissione delle malattie veneree, o che muoiono di fame perché per controllare le nascite l’unico mezzo consentito è l’astinenza! Ma insomma, non vi pare che sia giunto il momento di liberarsi da questo baraccone di parassiti ciarlatani che per mantenere il proprio status non si curano affatto di preoccuparsi delle conseguenze delle loro stupide teorie!? Siamo uomini non animali: non abbiamo bisogno di un capobranco per sopravvivere, non abbiamo bisogno degli insegnamenti di chi per pavidità ha rinunciato alla vita e si è barricato dietro il solido portone di una parrocchia…

7 aprile 2006 19 commenti
Dante’s speeches V – Gli esseri umani
di Wormholeseeker 
 
Mi sono rotto il cazzo della categoria degli indecisi…Gli indecisi, chi sono costoro!? Quelli che non sanno se la mattina per fare colazione sia meglio un cornetto alla crema o uno integrale (che il colesterolo è una bestia sempre in agguato nell’ombra); quelli che non sanno se acquistare un bel 4×4 per fare tre metri all’ora in città asfittiche o una smart da 16000€ 1metrox1metro che fa i 140 e consuma come un elicottero; quelli che c’hanno la partita IVA e non sanno se sia meglio denunciare un guadagno minimo o buttarsi nel dorato mondo degli evasori totali; quelli che la sera si dimenano tra un Vespa formato guelfo e un Mentana con la faccia neutra che fa finta di stare in mezzo e nel frattempo si intasca il lauto stipendio pagato dal cumenda coi soldi che ha fregato allo Stato in anni di attività illecite; quelli che ipocritamente si dichiarano cattolici e intanto si dibattono come pesci nel fango tra una sbirciata alle gonnelline primaverili delle compagne di classe delle figlie e una prostituta da 500€ (che la professionalità ci vuole cazzo!); quelli che votano il profeta di Ponte di legno e intanto assumono in nero decine di immigrati clandestini che tanto sono merce a buon mercato e quando rompono i coglioni possiamo sempre rimandarli là da dove sono venuti oppure sparargli un colpo in testa perchè i giornali e i telegiornali di partito non ne parlano visto che i tempi dell’etere sono intasati dalla nuova troia in affitto di Briatore o dalle previsioni del tempo (c’è sempre qualche perturbazione anomala in arrivo!); quelli che si sposano in chiesa e poi non sanno se tradire la moglie con la sua migliore amica o con una di passaggio (che fatica però rimorchiarsi una di passaggio!) tanto poi ci penserà il prete di fiducia a mondarli da tutti i peccati per farli entrare immacolati nel regno dei cieli; quelli che non sanno se fare i comunisti fino in fondo oppure godere, con parsimonia!, dei dolci frutti del capitalismo post guerra fredda; quelli che dicono che è giusto che tutti paghino le tasse ma che loro non possono farlo altrimenti chiuderebbero la baracca; quelli che non sanno se fare le finte zecche col culo parato dai soldi del paparino o dichiararsi apertamente per quello che sono: viziati egocentrici atarassici; quelli che c’hanno la divisa da agente immobiliare col vestito in tiro gessato, le scarpe di camoscio color merda e l’immancabile cravattone rosa elettrico; quelli che la divisa ce l’hanno per davvero e all’ombra di papà Stato fanno i parassiti di mestiere con folta schiera di familiari al seguito; quelli che vedono nel papa l’archimandrita che li condurrà all’ovile dell’abbondanza al riparo dai dubbi, le domande, i vaffanculo del datore di lavoro del tuo contratto a progetto, le sofferenze morali, le domeniche apatiche senza il buon dio su misura che ti occupa il tempo; quelli che davanti alla banale domanda dell’ultimo referendum sulle staminali piazzano una bella croce sul no e si rifanno le tette, gli zigomi, le cosce perché va bene la scienza, va bene il progresso ma cazzo gli embrioni non si toccano meglio lasciarli nel surgelatore per altri diecimila anni…Insomma una bella categoria questi “indecisi”, ma a pensarci bene, a pensarci proprio bene, mi sembrano un insieme un po’ troppo esteso questi “indecisi”…a pensarci bene mi sembrano più o meno sui 56 milioni questi “indecisi”…o forse 250 milioni… o forse un miliardo persona più persona meno. A pensarci bene sarà proprio il caso di smetterla con questa mania tutta umana di colonizzare altri pianeti; magari da qualche parte nello spazio, madre natura avrà creato qualcosa di meglio di questi sgraziati quadrupedi che qualche migliaio di anni fa si sono messi in testa di camminare.

22 marzo 2006 3 commenti
Dante’s Speeches IV – Il gioco delle proprie parti (no easy solutions)
di Wormholeseeker 
  
Il mento appoggiato alla mano, fisso stupidamente lo schermo del pc della mia stanza….come se attendessi che un coniglio si catapultasse fuori dallo schermo per togliermi questa mano dallo stomaco…una mano estranea eppure così familiare…le dita stringono a un ritmo intermittente…non è un dolore, non è fisico, ma lo è…non trovo una definizione in cui circoscrivere questa scomoda sensazione…ne conosco la causa però; e la conosco così a fondo che potrei descriverla fino al dettaglio molecolare…una distonia tra il simulacro che si ha di sé nella propria mente e quello che realmente si è..una mancata convergenza tra le aspettative che si nutrono nei propri confronti e la reale capacità di assecondarle; la presunzione di considerarsi molto al di sopra di quel meschino essere che siamo…perché in sostanza il problema è tutto qui: provate a chiedere a moosbrugger se davvero pensava di essere un assassino quando uccideva…Musil risponde semplicemente con un eufemismo: in realtà credeva di essere un “liberatore”…e con un gioco di parole usa e getta tutto trova un suo apparente equilibrio, un’eterna giustificazione a tutte le proprie nefandezze…lì comoda e servita su un piatto fumante. Il punto è che se si hanno occhi per vedere ci si accorge del gioco, ma questo non significa necessariamente che si sia in grado di porvi termine ed è proprio allora che la mano comincia a stringere…fino alla prossima droga!
 
“Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera.
Scegliete la famiglia. Scegliete un maxi televisore del cazzo.
Scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici.
Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita.
Scegliete un mutuo ad interessi fissi, scegliete una prima casa.
Scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e valigie in tinta.
Scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo.
Scegliete il faidate e chiedetevi chi cazzo siete la domenica mattina.
Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare.
Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi.”
 
Mark Renton

DANTE’S SPEECHES – III - L'Eautontimorumenos
di wormholeseeker
Non ho scritto una parola per giorni, accade così senza una ragione apparente…
Venerdì ho preparato tutto con cura, sembravo Mary Poppins; la tavola era imbandita, pronta per l’aperitivo che anticipava la sostanza di qualche bistecca alla brace…pensavo di essermi spiegato abbastanza bene, ma avevo decisamente sopravvalutato la capacità di Chiara di mantenersi lucida almeno fino all’ora di cena. Forse in realtà avevo sottovalutato l’attitudine tutt’altro che nascosta di Valentina di entrare nella tua vita come un piede di porco che con brutalità e inaspettata efficacia scardina le flebili difese rappresentate da una porta a soffietto…sono rimasto quasi stizzito dalla mia sobrietà in un contesto stonato; ho pensato subito di compensare questa deficienza e mi sono dato da fare, conosco bene i miei difetti e so sfruttarli a pieno…l’alcol e il fumo mi hanno accolto a braccia aperte come un oste sagace che conosce bene gli avventori “tradizionali” della sua bettola.
Diversamente dal solito però le parole non colavano giù dalla mia bocca con la consueta fluidità…qualcosa all’interno aveva stabilito che il mio ruolo doveva essere essenzialmente quello di spettatore attento e svagato al tempo stesso…Ci sono persone che sanno intercettare le tue frequenze con insospettabile facilità: forse perché in certi momenti si è troppo svagati per pensare ai mattoni o forse, semplicemente, perché volontariamente si decide che è inutile mettersi ad armeggiare con pala e secchiello.
Una metafora mi ha tranciato di netto; i miei pregiudizi, come sempre avevano inizialmente preso il sopravvento, ero lì stravaccato sulla sedia con una canna in mano e lo sguardo da finto-intelligente, pronto a lanciare la frecciata al termine del pensiero; ma l’epilogo (della metafora si intende) è stato fulminante…sensazioni contraddittorie hanno cominciato ad afferrarmi lo stomaco: allegria, solidarietà e comunione facevano da contraltare all’invidia, al mio solito modo di spostare il problema di ricollocare i giudizi, i sentimenti. Mi ha fatto male e me ne sono reso conto soltanto il giorno dopo, verso le quattro, quando il mal di testa ha deciso di sbaraccare dal mio cervello e la pigrizia si è esaurita da sé…come la fiamma di un accendino privo del gas, dell’anima.
La serata successiva è stata di tutt’altro stampo mantenendo in pieno le aspettative nefaste che dal principio le avevo associato. Mi sono diretto speranzoso al parcheggio del Celio con la mia tempra station wagon di seconda (forse quarta?!) mano, convinto che il freddo avrebbe tenuto a casa la maggior parte delle larve che usualmente affollano la zona intorno al Colosseo il sabato sera. La convinzione è crollata miseramente dopo un paio di giri di perlustrazione…la tempra faceva tanto Squalo di Spielberg, ma a differenza del suo omonimo cinematografico, non aveva alcuna intenzione di afferrare l’inerme preda pronta e impacchetta per il sollazzo del bestione. Dopo una significativa catena di improperi e bestemmie varie mi arrendo e decido di abbandonare il veicolo a più di un chilometro dalla meta. Ero in ritardo, come sempre (non amo aspettare!) di circa un’oretta sul tabellino di marcia quando il festeggiato mi chiama per chiedermi che antipasto volevo ordinare; c’è da immaginarsi la scena: avevo appena sganciato due euro alla palina del parcheggio a pagamento, davanti a me almeno un migliaio di metri da percorrere a zig zag tra macchine abbandonate in quarta fila nelle mani di sapienti posteggiatori abusivi, personaggi di dubbio gusto che fendevano sicuri l’aria gelida di un’imprevista tramontana primaverile accompagnati da soggetti femminili che pur di mettersi la minigonna erano disposte a farsi amputare entrambe le gambe in cancrena da assideramento e dulcis in fundo la telefonata che interrompe la tua canzone preferita del momento in filodiffusione grazie all’ipod d’ordinanza. Il primo pensiero è stato quello di mandare tutti affanculo, ma poi i miei doveri istituzionali hanno preso il sopravvento e col vento in poppa (nel vero senso della parola) mi sono incamminato.
La tavola era piuttosto assortita, anzi a ben vedere omogenea. Tutti colleghi, pseudo-amici… e la sublime sensazione di sentirsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mi sono estraniato praticamente dopo cinque secondi, il mio unico scopo era riempire lo stomaco perché l’acidità del vino in fermentazione della sera precedente reclamava brandelli di sostanza solida da digerire. Le parole scivolavano liquide, incolori, insapori e la consapevolezza di perdere il tempo sempre più palese. Non ci ho fatto caso, vista la frequenza con cui accade, e ho tirato dritto fino alla fine.
Oggi, in metro, ipnotizzato da volti inespressivi che affollavano il mio sguardo mi sono concentrato su due righe, due linee vocali: “ma il rito di andare in letargo ha i giorni contati, restare rinchiusi in campane di vetro non paga…tutto il fuoco che hai non ti basta, ancora….”. E la doppiezza mi affligge.
  
Ti colpirò senz’odio e senza collera,
come il beccaio atterra un animale.
come Mosè colpì l’arso crinale;
e ti farò delle palpebre polle
 
sprizzar di lacrime, perchè si spandano
nel deserto mio cuor che le reclama;
scioglierà speranzosa la mia brama
su queste acque tue sapide la randa
 
come un veliero al vento d’altomare;
e nel mio petto i tuoi singhiozzi cari,
come un tamburo che batte la carica,
udrò, fino a saziarmene, rullare!
 
Non sono io forse una nota discorde
per entro la divina sinfonia,
per colpa della cupida Ironia
che in ogni fibra mi percuote e morde?
 
Essa grida nella mia voce, nera
e velenosa nel mio sangue gira;
io sono il tristo specchio ove rimira
le sue fattezze di vecchia megera.
 
Io sono nel medesimo momento
la ruota e il corpo, lo schiaffo e la guancia;
sono altrettanto la piaga e la lancia,
boia e martire insieme rappresento!
 
Sono il vampiro del mio cuore stesso,
un della razza dei diseredati
che a un riso eterno furono dannati,
e a cui sorridere non è concesso!
 
L’ EAUTONTIMORUMENOS, Charles Baudelaire

21 febbraio 2006 14 commenti

Roma - quartiere Coppedè - Piazza MincioDANTE’S SPECHEES – I
di wormholeseeker

Quando ho premuto il campanello della porta di casa non s’aspettavano certo me, dritto sulla soglia, col sorriso preimpostato di chi ha avuto bisogno di un “aiuto” per affrontare una mezz’ora come tante, come le tante già passate e accatastate nell’angolo della mia vecchia stanza. Ho fatto un passo, dapprima incerto sul da farsi, ma poi all’improvviso sicuro….implacabile e determinato ad interpretare la mia parte, la mia solita parte. L’odore, quello che si attacca alle pareti, quello che ti impregna i vestiti è arrivato dritto al cervello…piccola leva che ha smosso sensazioni depositate sul fondo, come foglie marcite che affollano i marciapiedi autunnali della mia città…L’odore, dunque, ma già non c’è tempo; lui si avvicina col suo solito sguardo sospeso a mezz’aria che ormai riconosco per averlo visto già troppe volte riflesso nello specchio del mio bagno; mi rivolge domande di rito alle quali altrettanto ritualmente mi sforzo di rispondere; le mie frasi sconnesse e artefatte, formulate impastando vocali e consonanti in un’unica brodaglia di cui non avverto il sapore però si sgonfiano lungo il traggitto…Le sue, invece, arrivano dritte al bersaglio, sicure e rigide…compresse tra un <<allora come và!?>> e un <<secondo me, dovresti organizzarti meglio, basterebbe già solo svegliarti prima per riuscire a combinare qualcosa>>…l’aria comincia a farsi rarefatta, mi sembra di stare in quota, ma sono i sensi ad essere rovesciati e come al solito, senza rendermene conto, inizia la discesa…Controllo, con un’occhiata obbliqua, l’ora deformata dai fumi che evaporano dalla pentola che borbotta sul fornello…è passata mezz’ora, è il momento di voltare le spalle e salutare. Di nuovo dritto sulla soglia, alzo a stento il braccio, col sorriso appoggiato sulle labbra, ma stavolta non posso fare a meno di notare i suoi occhi che mi fissano dal piano inclinato dove è stata accovacciata per tutti questi interminabili minuti…Sembra una bambina, non c’è finzione nascosta nel marrone delle sue iridi…non c’è finzione nascosta nel marrone delle mie iridi, ora, ora che ho smesso i panni dell’attore e osservo nel cristallo liquido dell’ascensore famigliari somiglianze…

17 febbraio 2006 Nessun commento

COMING SOON… 
 
Da settimana prossima il blog avrà un collaboratore: wormholeseeker. Direttamente da Roma, Caput Mundi, potrete leggere un appuntamento settimanale (ammesso non si venga alle mani dopo la puntata pilota, nonostante il curatore abbia carta bianca) dal titolo DANTE’S SPECHEES.

 
 
 
Colgo l’occasione per comunicare che chi volesse entrare a far parte della grande famiglia, non deve far altro che mandare una mail (colonna di sinistra) con l’eventuale proposta di collaborazione.
Ah! Dimenticavo… ovviamente il compenso è un bel grazie o un gran vaffanculo, a seconda dei casi.