“Tutte le famiglie sono psicotiche” di Douglas Coupland
Tutte le famiglie sono psicotiche
di Douglas Coupland
– ISBN Edizioni -
(traduzione di Alfredo Colitto)
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La vita è molto più facile se la evitiamo. Forse, evitandola per bene, possiamo evitare anche di affrontare la morte. O è una strategia troppo semplice?
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Fuori dalla vetrata del fast-food il sole faceva sembrare il parcheggio un’area da esperimento nucleare.
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Wade era convinto che a un certo punto della vita la maggior parte delle persone valuti a mente fredda ciò che ha e ciò che le manca, dopodiché va avanti cercando di far fruttare al meglio ciò che le resta, come un attore che passa da ruoli principali a parti da caratterista.
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Quando fecero scalo a Dallas era tardo pomeriggio, e la temperatura fuori dal tunnel raggiungeva i quarantacinque gradi. I passeggeri dentro la struttura in vetro guardavano fuori come se avessero appena saputo che il cielo aveva una malattia terminale.
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Invece Ted aprì la porta, gridò: “Wade!” e lo abbracciò in un modo che per poco non gli fece schizzare il sangue fuori dalle orecchie. “Entra, entra. Dà un’occhiata in giro. Carino qui, eh? Mi ero proprio stufato di quella merda di quartiere.”
Ted versò due drink generosi per entrambi. Era evidente che andava in palestra, e che qualcuno gli aveva rinnovato il guardaroba. Ma poi Wade vide un lampo nei suoi occhi, un lampo che diceva: È tutta merda, Wade, ma non dirlo ad alta voce, perché se anche questa merda sparisce non ci resta più nulla.
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Postilla squisitamente PERSONALE
Una famiglia si ritrova riunita, suo malgrado, ad Orlando per il primo viaggio spaziale di una figlia. Essendo come da titolo i suoi componenti psicotici ne succederanno di ogni, forse troppe… perché sì, il romanzo si legge che è un piacere, eppure sono talmente tante e assurde le vicissitudini che si susseguono a ritmo vertiginoso, da non lasciare spazio ad altro che scene e scenette, alle volte talmente improbabili che… (molto buona invece la riuscita della descrizione ambientale in Florida).
Non un brutto libro, ma di certo non tra i migliori di Coupland, intermittenza alla quale, a mio avviso, l’autore ormai ci ha abituato.


