da “Quaderni 1957-1972” di E.M. Cioran – Adelphi
Le ultime foglie che cadevano danzando come api folli.
*
La felicità generale non sarebbe possibile se non in mezzo a una umanità totalmente disillusa e allo stesso tempo non troppo amara, una umanità lieta di non avere più in serbo nessuna illusione…
*
Quando formuliamo un’idea, possiamo svilupparla soltanto se non crediamo veramente ai suoi lati deboli, soltanto se ne facciamo astrazione. Il pensatore si avventa, si comporta da conquistatore, giacché se prendesse troppo sul serio le obiezioni che ogni affermazione suscita automaticamente, finirebbe col non affermare più nulla.
*
Esistere vuol dire fabbricare passato.
*
Una buona lettera la si scrive sotto l’impulso dell’indignazione, dell’ammirazione o dell’odio. Non ci sono lettere neutre. O se ce ne sono, non contano, come tutto ciò che porta i segni dell’usura affettiva.
*
Il disprezzo profondo somiglia a un dolore.
*
Rispondo che non si chiede loro di avere convinzioni, ma la cosa più grave è che manchino di ossessioni. Dostoevskij è un condensato di ossessioni – proprio quando si è ossessionati da qualcosa si giunge a possedere un universo personale e poi a proiettarlo all’esterno, a farne, per l’appunto, un’opera.
*
E’ meglio vivere dopo una rivoluzione che prima.
Il momento migliore è quello in cui un ideale si estenua, senza esaurirsi, quello in cui persiste senza avere più la forza di tiranneggiare. La lentissima disgregazione di un sistema, una volta passata l’ebbrezza che lo ha fatto nascere.
*
Pensare vuol dire cercare la sfumatura, non semplificare.
*
Vicolo cieco.
Il vicolo cieco non è tragico. La tragedia infatti sfocia nel crollo. Avanza verso la fine, si impegna in vista della rovina. Non è statica, mentre il vicolo cieco lo è per forza.
Nella tragedia ci sono uno svolgimento e una conclusione: il tempo ha un ruolo fondamentale, mentre è assente nel vicolo cieco, che appartiene al mondo dell’identità.
*
Più si hanno illusioni, più si ha coraggio.
Il coraggio non è compatibile con una eccessiva lucidità.
*
Si avvicina alla verità solo ciò che proviene dall’emozione o dal cinismo.
*
Ho sempre pensato che ogni gloria debba essere espiata, che si debba pagare per averla raggiunta, che non la si ottiene impunemente. Colui che l’ha conosciuta non potrà più farne a meno, e poiché prima o poi essa viene a mancare, cercherà di conservarla ad ogni costo, vi si aggrapperà come un dannato, e sarà effettivamente un dannato, che la conservi o che la perda.
*
Nel cuore della notte, un occhio che si dilatava, che assumeva le dimensioni del mondo – che diventava vasto come lo spazio… uno sguardo che squarciava lo spazio.
*
C’è un solo modo per possedere tutto: non desiderare niente.
*
La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, rende soltanto inadatti alla vita.
*
Ogni volta che mi si chiede che professione esercito, faccio fatica a non rispondere: imbroglione a tutti i livelli.
*
Gli uomini hanno inventato il futuro per non dover nominare la morte.
*
Che cumulo di banalità! Quello che non colpisce non esiste. Scrivere dovrebbe essere sinonimo di incidere.
*
Ogni “sistema” è caduco. Quello che dura in un pensatore sono le deviazioni dalla linea generale del suo pensiero, le sue dimenticanze, le sue contraddizioni con se stesso, la tentazione atea nel credente, le velleità mistiche del razionalista. Giacché mai si è se stessi come nei momenti in cui si sfugge a ciò che si dovrebbe essere.
*
L’io, ecco l’ostacolo. Non riesco a superarlo. Vi sono inchiodato senza rimedio.
Postilla squisitamente PERSONALE
Finito! Dopo quattro anni esatti (il libro mi era stato regalato nel Natale 2003) fatti di letture notturne a spizzichi e bocconi (una decina massimo di pagine alla volta), sono arrivato alla fine delle 1100 pagine di questi quaderni: spunti, pensieri, annotazioni, ricordi, ecc. Chi conosce Cioran saprà benissimo la sua posizione nei confronti della vita e dell’uomo in particolare, ma nonostante ciò a me sembra che leggendo queste pagine la prima cosa a risaltare sia proprio l’interesse smisurato verso queste componenti centrali di qualsiasi esistenza mai esistita o che esisterà nel futuro. In più un pensatore come lui diventa umano grazie a questo scorcio di intimità e alle sue contraddizioni, ai suoi scoppi d’ira o di felicità, incontrollati o giustificati.