“Cattedrale” di Raymond Carver
Cattedrale
di Raymond Carver
- minimumfax -
Lei si è avvicinata abbastanza perché potessi abbracciarla. Fran è come un bel sorso d’acqua fresca. E’ alta e ha questi lunghi capelli biondi che le coprono tutta la schiena. Le ho preso una manciata di capelli e li ho odorati. Me li sono arrotolati attorno alla mano. Lei si è lasciata abbracciare. Ho affondato la faccia nei suoi capelli e l’ho abbracciata ancora più stretta.
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Poi ho detto qualcosa io. Ho detto: Immagina, immagina soltanto, che non fosse successo niente. Immagina che questa sia la prima volta. Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto fosse mai successo. Capisci che voglio dire? Dove saremmo allora?, gli ho detto.
Wes ha puntato gli occhi su di me. Poi ha detto: Allora immagino che dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere di immaginazione. Siamo nati per essere quello che siamo. Capisci cosa sto dicendo?
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Non ne potevo più di quella notte. “Tornatene a letto, tesoro. Sto solo cercando una cosa”, le dissi. Feci cadere alcune cose dall’armadietto delle medicine. Cose che si misero a rotolare nel lavandino. “Che fine hanno fatto le aspirine?”, dissi. Feci cadere altre cose. Non me ne fregava niente. Le cose continuarono a cadere.
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