“Il primo dio” di Emanuel Carnevali
19 aprile 2006
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di Emanuel Carnevali
– Adelphi -
(quinta e ultima parte)
Io so che le cose attendono il terribile grido. Il mostro in agguato nelle notti, la caverna da cui la fredda oscurità veleggia verso le nostre finestre e le nostre bocche, la linea più pura dell’orizzonte serale sul lago – quante volte mi sono avvicinato ad esse, sapendo che stavano aspettando, mi sono accostato e fermato bruscamente, timoroso di gridare o per non saper gridare. Il diafano fiore rosa davanti a fantastici occhi al mattino. Il diafano fiore rosa è un occhio scintillante che guarda un orrore di sogni putrefatti, Il cielo, quando è lontanissimo dalla terra, il cielo è più puro, il cielo che è volato in alto in alto, perchè l’aria è così tersa, il cielo avverte la carezza del grido, che con tanta paura noi soffochiamo, come il bianchissimo seno di una donna sente la carezza di un amante disperato. Queste cose attendono il nostro orribile grido.
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… godeva un mondo a guardare mille finestre incendiate dall’oro del tramonto.
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Non riesco a dormire. Il buio che, al termine di ogni giornata, sbatte come un gran ventaglio nero non riesce a chiudermi le palpebre.
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Così, mi rispondo da me. E il mio dolore è il mio odio che voi non sappiate rispondermi, perchè siete irrimediabilmente, tremendamente diversi da quel che sono io.
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Io, io stesso, sono un dogma; e, se sono un poeta, la mia poesia è solo un grido – grido del mio primo giorno di conoscenza perduta in giorni e giorni di dissipazione, e che diventerà sempre più esigua a mano a mano che anch’io con gli anni diventerò più esiguo.
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Ma preferisco, piuttosto, legare insieme le mie vergogne quotidiane e buttarle in un sacco e scaricare il sacco nella prima fogna che incontro quando esco di casa a semplificarmi. Le fogne portano via l’immondizia, e questo è semplice.
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Sono alla ricerca di qualcosa, non voglio dimostrare nulla, dico che odio e che amo.
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Spegni il fuoco che c’è in me o darò fuoco al mondo.
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Immergimi nella visione della mia giovinezza, comunicamela per sempre.
Fa’ ch’io non torni con il resto alla fornicazione e all’oblio.
Fa’ ch’io accetti al visione fino in fondo – fino, anche, alla follia.
Non uccidermi ubriacandomi di te, non soffocarmi con le parole della bellezza tua, quando son solo.
Fa’ ch’io accetti “l’atroce morte dei fedeli e degli amanti”.
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Fa’ ch’io accetti “l’atroce morte dei fedeli e degli amanti”.
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