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“Un mondo che non può essere migliore” di John Ashbery

John Ashbery - Un mondo che non può essere miglioreUn mondo che non può essere migliore
di John Ashbery
– Luca Sossella Editore –
(traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)
.
da IL SISTEMA

Adesso so che non sto più aspettando, e che la parte precedente della mia vita in cui io pensavo di essere in attesa e perciò solo semivivo non era attesa, anche se aveva sfumature di aspettativa, ma un vivere sotto e dentro questa risposta che d’improvviso ha fatto sì che tutto nel mio mondo assumesse nuovo significato. È come se avessi raccolto un filo che avevo solo lasciato nel posto sbagliato ma che per molto tempo pareva fosse stato perso. E tutto questo perché sono sicuro adesso, anche senza alcun buon motivo, che era proprio questo e non un altro. La tristezza che ci infettava da bambini e che permaneva nell’età adulta è sanata, e non ci può essere altra via che questa via della salute che stiamo intraprendendo, pure se silenziosa com’è. Ma ci permette di guardare indietro a quegli altri giorni, apparentemente viziati, e di riesaminarli: in realtà erano troppo ben rifiniti, ciascuno portava la sua quota di felicità e dolore e concludeva il proprio racconto nel momento in cui calava il crepuscolo; quei giorno sono adesso parte inscindibile della nostra storia nonostante la loro aria di immaturità e sperimentalità; hanno la freschezza delle opere d’esordio che a torto possono poi venire rinnegate. Né l’oggi è in realtà per nulla diverso: dopo tutto risulta che siamo infantili come mai, solo un po’ più bravi a dissimularlo, ma comunque vogliamo quel che vogliamo quando lo vogliamo e non c’è potere in terra forte abbastanza da negarcelo. Ma almeno adesso vediamo che è così che stanno le cose, e quindi abbiamo il buon senso di smettere di insistere a ogni piè sospinto sotto le sembianze di qualche attività che in apparenza non c’entra niente, perché pensiamo che saremo meglio soddisfatti a questo modo; sotto il comportamento riservato il desiderio è impellente come non mai, ma dopo talmente tante procrastinazioni adesso ci rendiamo conto che un piccolo ritardo non farà alcun danno e ci possiamo rilassare nella certezza di una soddisfazione a venire. Tale era il messaggio di quel giorno per strada, quando per la prima volta percepisti che la felicità convenzionale non ti si attagliava e decidesti di optare per la sua variante eccentrica nonostante i pericoli cui il suo bisogno di continua crescita ed espansione la espone. Questo ti mise in moto sulla tua strada, anche se sovente sembrava che i tuoi piedi avessero messo radici e tu fossi condannato a crescere e a deperire come un albero. Nondimeno avevi la consapevolezza di procedere verso di te, e potevi restare paziente nei confronti dell’idea della crescita fintanto che il concetto di unicità – quello e quello soltanto – splendeva come una stella nel cielo sopra di te.

*

L’INTERESSE D’AMORE

Lo potevamo vedere arrivare da sempre,
poi semplicemente fu qui, parallelo
al passeggio del giorno. A quel punto eravamo noi
a essere scomparsi, nella galleria di un libro.

Alzandoci tardi la sera, ci uniamo alla corrente
delle notizie di domani. Perché no? Diversamente
da alcuni altri, non abbiamo niente da chiedere né
da prendere in prestito. Siamo solo pezzi di geometria solida:

cilindri o romboidi. Una certa qual soddisfazione
ci è stata concessa. Certo, continuiamo a tornare
a richiedere ancora – è parte dell’aspetto “umano”
della parata. E ci sono territorio più scuri

aggiunti a matita, che dovremmo esplorare prima o poi.
Per ora basta che questo giorno sia finito.
Ha portato il suo carico di freschezza, l’ha scaricato
e se n’è andato. Quanto a noi, noi siamo ancora qui, no?

.
Postilla squisitamente PERSONALE
“… la grande innovazione delle poesie di Ashbery sta nel fatto che se non spiegano né simbolizzano e nemmeno si riferiscono a qualche esperienza che il poeta ha avuto, qualcosa che è fuori di loro e nel mondo, qualcosa di precedente. Le poesie non sono ‘su’ nulla, sono loro a essere qualcosa, esse sono la loro stessa creazione, e sarebbe più giusto dire che il mondo è, invece, una loro chiosa, un saggio critico su di esse. Con tutta la sua modestia e amabilità, nondimeno questa è la grande asserzione simbolista di Ashbery: che il mondo esiste per finire in un libro.” – Richard Howard