“Lo spirito della parola” di Raimon Panikkar
Lo spirito della parola
di Raimon Panikkar
– Bollati Borignhieri editore -
(traduzione di Giuseppe Jisō Forzani e Milena Carrara Pavan)
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Tra l’Essere e la Parola la relazione è costitutiva. Essere e Parola non sono due; non si possono separare. Non sono nemmeno uno; non si possono confondere. La relazione è advaita (aduale); è trinitaria, l’Essere parla; e la Parola non gli è inferiore.
Questa relazione si rispecchia nelle cose, Ogni cosa ha il suo vocabolo e ogni vocabolo dice una cosa. Il vocabolo non è la cosa, ma la dice. La cosa non è il vocabolo, ma è essa che lo realizza.
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L’Essere è essente, cioè parlante. E il pensiero ci dirà, dopo, che cosa è l’essere. L’Essere non è il Pensare. Il Pensare è un’operazione secondaria. L’epifania prima dell’Essere è la Parola. L’homo cogitans non fa che combinare i dati (cogitare da co-agitare, dicevano i latini); l’homo faber costruisce solo con i materiali che gli sono offerti; l’homo sapiens gode dei frutti della vita; l’homo loquens (che non dovremmo confondere con l’homo loquax, e che implica pensare, fare e gioire), partecipa all’attività stessa dell’Essere, prende parte umanamente nella realizzazione della realtà.
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Pensiero e parola non sono in relazione, essi stessi formano la relazione. Il pensiero è una relazione con la parola e la parola è in quanto è relazione a un pensiero.
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Non si parla, essenzialmente, né per informare né per comunicare e neppure per dare ragione alle cose (e forse che d’un colpo abbiamo trovato la ragione?). Il parlare è la manifestazione stessa, è la vita stessa dell’essere parlante, che è l’uomo, ed è nella sua espressione parlante che l’uomo si realizza. Questo parlare è fondamentalmente narrativo. Il narrare però non consiste nel raccontare delle “storielle”, ma è piuttosto partecipare alla narrazione creativa dell’universo…