“Racconti del giorno e della notte” di Giuseppe Bonura
Racconti del giorno e della notte
di Giuseppe Bonura
– Hacca -
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I giorni passarono veloci. Non lieti ma neanche drammatici. Passarono come passano i giorni, facendo crescere i giovani e lasciando invecchiare gli adulti. Ammesso che li facciano crescere e li lascino invecchiare.
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Vorrei che ascoltaste per un attimo il suono natalizio delle gocce sui vetri delle finestre. Nella mia lunga vita avrò interrogato migliaia di amici e conoscenti. Non ce n’è stato uno che mi abbia contraddetto. Il battito della pioggia, accoppiato a un riparo sicuro e confortevole, procura un senso di benessere, qualcosa che somiglia alla felicità. La spiegazione è ovvia, almeno per me. Il mondo va, continua ad andare anche adesso, ma il mio desiderio profondo è che si arresti in questa sala calda e luminosa. O meglio, che giri all’incontrario, che resusciti le epoche passate, il cuore di altre civiltà. Gli slanci romantici, l’eleganza settecentesca, il corrusco fervore medioevale, l’appassionata razionalità rinascimentale, tutte queste manifestazioni dello spirito umano si sono perdute per sempre, restano le mute vestigia, i monumenti, le opere d’arte, le biblioteche, noi che ne parliamo. Quanto sangue sparso per nulla. Quanto dolore patito invano. Quanta bellezza di donne disperse nell’aria. Ma se non posso recuperare la viva realtà degli evi trascorsi, ho tuttavia il potere di rinverdirne i ricordi.
Con la memoria arresto le lancette dell’orologio, anzi le conduco dove voglio io, con un piccolo sforzo di volontà le faccio scorrere indietro vertiginosamente. Il rumore delle gocce sui vetri è il rumore del tempo che retrocede.
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Il mondo va avanti, mi ripetevo, ma andando avanti non gli capita mai di fermarsi per considerare con meraviglia e con angoscia ciò che ha combinato. Come mai? Pervenni a una conclusione sorprendente. Il mondo non ha curiosità, questa è la sua vera natura. Un uomo che inciampi in una merda di cane, scusate l’espressione, ritorna sui suoi passi e osserva il maleodorante involtino. Il mondo no, prosegue imperterrito.
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Postilla squisitamente PERSONALE
Secondo personaggio culturale italiano che recupero ultimamente, dopo Irene Brin è il turno di Giuseppe Bonura (redattore per Mondadori, giornalista/critico per Avvenire e altre testate, scrittore per se stesso).
“Racconti del giorno e della notte” è una raccolta postuma, uscita quest’anno, che comprende testi in parte inediti e altri già pubblicati su quotidiani o riviste nell’arco di quasi vent’anni di produzione letteraria. Lo stile di Bonura è molto agile, quasi leggero in apparenza, senza risparmiarsi però invenzioni narrative particolari e gettando quasi sempre alla base di ogni storia una nota critica, ma non invadente, verso determinati aspetti della società e dell’uomo moderno.
Alla fine però questo libro non mi ha colpito più di tanto, troppo discontinuo e poco convincente sulla lunga distanza. Certi episodi sembrano incompiuti, altri non molto incisivi, mentre tra i più riusciti segnalo: “L’uomo che scriveva a se stesso”, “Il gobbo”, “Tragedia di un imitatore”, “L’ultima conferenza” e “Sposi e fantasmi”.