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“Gli addii” di Juan Carlos Onetti

Juan Carlos Onetti - Gli addiiGli addii
di Juan Carlos Onetti
– Edizioni SUR -
(traduzione di Dario Puccini)
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Avrei voluto non avere visto dell’uomo, la prima volta che entrò nel negozio, nient’altro che le mani; lente, intimidite e goffe, con movimenti senza fiducia, affilate e ancora non scurite dal sole, quasi a voler chiedere scusa per il loro gestire disinteressato.
*
L’uomo parlava con vertiginosa perseveranza e nelle brevi pause accarezzava il braccio della donna, apriva e chiudeva lunghe frasi, convinto che la gran quantità di parole potesse modificare la visione del suo volto scarno, che qualcosa d’importante potesse essere salvato finché* lei non avesse fatto le domande prevedibili.
*
Lui lo sapeva perché glielo avevo detto io. Tutti, quelli sani e gli altri, quelli che erano di passaggio in paese e quelli che ancora potevano illudersi di essere solo di passaggio, tutti quelli che si lasciavano sorprendere dalle feste come da un acquazzone all’aria aperta, quelli che abitavano negli alberghi e nelle monotone casette bianche e rosse, tutti assumevano, a cominciare dal tramonto di entrambe le vigilie, una forma di follia speciale e tollerabile. E sempre quelle date gli piombavano addosso come una sorpresa; sebbene facessero piani e calcoli, sebbene contassero mi giorni, sebbene prevedessero quello che avrebbero sentito e lottassero per evitare tale sensazione, o si abbandonassero al desiderio di anticiparla e rafforzarla per garantirle un maggior potere di crudeltà. Avevano allora qualcosa di animalesco, da cani o da cavalli, mescolavano una docile accettazione del proprio destino e delle proprie condizioni con ribellioni e terrori, con ingannevoli e selvaggi tentativi di evasione.
*
Me lo immaginai mentre scendeva trotterellando verso l’albergo, dopo l’abbraccio; cosciente della propria statura, della propria stanchezza, del fatto che l’esistenza del passato dipende dalla quantità di presente che gli affidiamo, e che è possibile dargliene poca o non dargliene affatto. Scendeva dal monte, dopo l’abbraccio, giovane, sano, costretto a correre tutti i rischi, quasi a provocarli.
*
Prima di farsi avanti pensò, scoprì ancora una volta, che il passato non vale più di un sogno altrui.
*
Lo vedevo riempire il bicchiere e vuotarlo in silenzio, di profilo, con i gomiti sul bancone, mentre combatteva con l’idea che neppure le cose passate si possono conservare immutabili, che le orecchie più torpide devono ascoltare il rumore della sabbiolina che i fatti del passato scavano per scendere, allontanarsi, mutare, rimanere vivi.
*
… il gioco le cui regole stabiliscono che gli effetti sono infinitamente più importanti delle cause, e che queste possono essere sostituite, perfezionate, dimenticate.
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Postilla squisitamente PERSONALE
Una città, un bar e un albergo, tutti situati in montagna, nelle vicinanze di un sanatorio, ma dei quali non scopriremo poi molto altro.
Il proprietario di quel bar, un infermiere, un ospite alquanto misterioso e due donne al suo fianco.
Questi gli ingredienti principali del bellissimo racconto lungo di Onetti.
Il resto, ed è tantissimo, forse addirittura la parte più importante di questo piccolo e prezioso libro, lo fa la prosa dello scrittore uruguayano. Uno stile che gioca più per sottrazione, lasciando all’atmosfera, chiarissima fin dall’incipit perfetto e continuamente a metà strada tra il ficcanasare e il disinteressarsi, il compito di stimolare il lettore.
Pagina dopo pagina Onetti sembra muoversi con estrema scioltezza tra destini già decisi e personaggi solamente tratteggiati, riuscendo lo stesso a dare potenza a un epilogo che se non ci appare così sconvolgente, è solo per merito suo, per quell’esserci stato sempre accanto durante la lettura di queste vicende, anche se noi non lo vedevamo.

 
  1. alittlelibrary
    12 giugno 2012 a 10:27 | #1

    Abbiamo letto di recente il libro di onetti e siamo d’accordissimo col tuo commento

    Ma, scusa se ci permettiamo il suggerimento, togli gli quegli apostrofi a “un infermiere” e “un ospite” perchè in qualche modo rovinano la tua bella postilla.

  2. 12 giugno 2012 a 11:12 | #2

    @alittlelibrary ooops, shame on me

  3. alittlelibrary
    12 giugno 2012 a 17:01 | #3

    @subliminalpop
    Ti scusiamo solo perchè hai nel tuo blog anche il nostro amatissimo Izet! ;)

  4. alittlelibrary
    12 giugno 2012 a 17:02 | #4

    e anzi…andiamo subito a followarti su twitter!

  5. fresiatulipe
    14 gennaio 2013 a 13:53 | #5

    un libro che mi ha catturato. rileggo qui le frasi, mi hanno rapito

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