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“Balistica” di Billy Collins

Billy Collins - Balistica

Balistica
di Billy Collins
– Fazi Editore -
(traduzione di Franco Nasi)
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I LAMPIONI SPENTI

È difficile scrivere una poesia sull’alba,
una canzone sul meriggio, o alcuni versi sul crepuscolo
senza fermarsi a pensare
a che punto ci si trovi nella meridiana di un certo giorno,

ma se non altro è un inizio
ed è meglio del solito cieco affrettarsi
verso il futuro, che si crede stia
oltre la prossima collina, la prima di una serie infinita.

Non ho dubbi nel notare che la luce
sulla cima degli alberi
è diversa adesso, con l’erba inumidita
e fredda, e le corolle dei fiori non ancora aperte,

non ho dubbi nell’occuppare una sedia alla finestra
o una panchina sul vialetto per un’ora:
tempo a sufficienza per guardare qui e là
mentre il carro del tempo attraversava la sabbia,

tempo per pensare alla morte e agli amici perduti,
ai loro volti nascosti tra le foglie,
per riflettere sulla rovina dell’amore,
un filo di fumo che si alza da un camino.

E a chi importa se impiego tutto il giorno
per scrivere una poesia sull’alba
e la finisco al buio, con la notte –
a qualcuno  piace di più – che mi avvolge le spalle.

*

CHE COSA FA L’AMORE

Una bella cosa, o almeno così sembra
alla radio, d’estate
con i finestrini abbassati.

Eppure trafigge con le frecce
non solo il cuore, ma il bulbo dell’occhio
e lo scroto e il piccolo bersaglio del capezzolo.

Trasforma tutto in un simbolo
come una tempesta che si scatena
nel capitolo finale di un lungo romanzo.

E può aggiungere una scintilla a un mattino,
o incupire una notte
quando il letto è circondato dal fuoco.

Ti insegna nuove gioie
e nuove mosse:
la sottomissione, il rovesciamento, la fuga.

Ma soprattutto va e viene,
un’ape che fa visita al centro
di un fiore, poi di un altro.

Quando ancora l’inchiostro si sta asciugando
sul nome di lei, l’amore è uscito
a far visita ad altri in un’altra città.

Una città con due guglie,
file di comignoli di mattoni,
e una scuola con un filare di alberi all’entrata.

Viaggerà tutta la notte per arrivarci
e giungerà come un arcangelo
da un cancello di ferro che nessuno prima sembrava aver notato.

*

IL FUTURO

Quando alla fine ci arriverò –
e ci vorranno molto giorni e molte notti –
mi piace pensare che ci saranno altri in attesa
e che vorranno perfino sapere com’era.

E così mi abbandonerò al ricordo di un cielo particolare
o di una donna con un accappatoio bianco
o della volta in cui ho visto uno stretto molto angusto
dove si era svolta una famosa battaglia navale.

Poi squadernerò su un tavolo
una grande mappa del mio mondo
e spiegherò al popolo del futuro
dagli abiti sbiaditi com’era –

come le montagne si alzavano tra le valli
e questa era detta geografia,
come le navi cariche di merci percorrevano i fiumi
e questo era detto commercio,

come il popolo di questa zona rosa
si spostava in questa zona verde chiaro
e come incendiava e uccideva chiunque trovasse
e questa era detta storia –

e loro ascolteranno, con lo sguardo gentile e in silenzio,
mentre altri arriveranno a unirsi al cerchio,
come onde che non si allontanano,
ma si muovono verso un sasso lanciato in uno stagno.


Postilla squisitamente PERSONALE
“Se gli scrittori di romanzi sbirciano dentro le finestre altrui, il poeta guarda fuori dalla propria finestra e registra come vede il mondo.
[…]
“Trasparenza” è una parola diventata molto popolare in ogni campo, di solito nel senso di rivelare segreti del governo o di qualche lobby. Una buona poesia, indipendentemente dalla chiarezza della lingua, avrà sempre un piccolo segreto che non ci svela, ed è questo, credo, ciò che rende la poesia diversa dalla prosa. Ciò che i due generi hanno in comune sono la dizione e la sintassi. Io tendo ad usare una dizione semplice (pochi viaggi al dizionario) e una sintassi diretta (scrivo frasi concluse). Ma via via che la poesia va avanti, cerco di spingerla, con piccole gomitate, in territori in qualche modo misteriosi o ipotetici. L’esperienza di leggere una poesia dovrebbe contenere una sensazione di spostamento (o di essere spostati) da ciò che è familiare a ciò che è sconosciuto, dall’agio al disorientamento. Rileggere la poesia significa rifare l’esperienza di quello spostamento. Perché il disorientamento sia un piacere – un concetto strano nell’epoca dei navigatori satellitari – uno deve sentire il sollievo di essersi tolto il casco delle opinioni che tende a indossare ogni giorno.” – Billy Collins, dall’intervista di Franco Nasi

“Non si legge poesia per scoprire qualcosa dell’autore, ma si legge poesia per scoprire qualcosa di se stessi.
[…]
La poesia è come una battuta di pesca. Non sai che cosa c’è là fuori fin quando non cominci a scrivere.
[…]
Uno degli aspetti ridicoli dell’essere poeta è l’immensa distanza fra quanto noi ci prendiamo sul serio e quanto in genere tutti gli altri ci ignorino.
[…]
La morte è quello che fa svegliare I poeti la mattina.” – Billy Collins, dalla postfazione di Franco Nasi

 
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