92 giorni
di Larry Brown
– Mattioli 1885 -
Alle quattro di notte stavo ancora scrivendo. Mi piaceva lavorare nel pieno della notte. C’era un silenzio infinito. Non dovevo pensare a nient’altro che al foglio che avevo davanti.
Finii il racconto, lo lessi, poi scrissi un indirizzo su una busta e ci attaccai qualche francobollo. Misi il racconto dentro la busta, uscii di casa e percorsi tutto il viale portandolo fino alla buca delle lettere. Sapevo già che non l’avrei rivisto per un po’ e dopo, molto probabilmente, me lo avrebbero rimandato con un meraviglioso bigliettino di accompagnamento al modulo di rifiuto.
Stavo bussando, bussavo da anni, ma ci voleva un sacco di tempo prima che mi lasciassero entrare.
Tornai a casa, spensi le luci e andai a letto. Solo.
*
La sua vista mi risultò sgradevole, quando la incontrai. Stava entrando in un bar con altre persone proprio mentre io stavo uscendo. Mi vide e si fermò, così anch’io fui costretto a fermarmi. Le persone che erano con lei si limitarono a scambiare con me qualche parola; amici nostri, amici di lei, ed ex-amici miei, evidentemente. Persone che erano state a casa nostra e avevano mangiato con noi, che avevano bevuto il nostro vino e ascoltato la nostra musica. Forse volevano semplicemente levarsi di torno. Non li biasimavo. La fine del nostro rapporto non era stata piacevole. Era stata una fine rancorosa. Rancorose le persone coinvolte, rancorose le parole e le frasi – un rancore tale da farti vomitare l’anima. Io, lei, entrambi.
Non chiesi dove fossero i ragazzi. Non volevo sembrare accusatorio. Non volevo nemmeno sembrare ubriaco, ma lo ero. Ero stato lì dentro per quattro ore. Stavo cercando le chiavi della macchina per avviare il motore e andarmene. Tutto ciò che si poteva dire, sarebbe stato dimenticato il mattino successivo. Solo un buco nero con lei da qualche parte all’interno, un’immagine del suo viso che sarebbe servita a cullarmi con la testa contro il cuscino, fino a farmi addormentare.
*
Faceva un caldo d’inferno. Ancora. La testa mi doleva, attraversata da camionate di sensi di colpa. Camion che già si erano fermati e avevano scaricato il loro contenuto. Proprio lì, nella mia testa.
Il giorno sembrava uno di quelli per cui non vale nemmeno la pena di vestirsi. Così mi sdraiai nuovamente a pancia in giù.
*
I soldi stavano finendo e sapevo che sarei dovuto tornare a lavorare. Sapevo anche che l’avvocato della mia ex moglie presto si sarebbe fatto vivo per sollecitare il pagamento degli alimenti, cosa che avevo trascurato. Considerai l’idea di un lavoro a tempo pieno per circa quindici secondi. Poi mi resi conto che, visto che avevo scelto di essere un miserabile, volevo essere un miserabile a tempo pieno.
Postilla squisitamente PERSONALE
Per amanti di vicende che parlano di scrittori o aspiranti tali.
Per amanti di storie difficili e spesso fallimentari.
Per amanti di atmosfere sempre molto sincere e a tasso alcolico abbastanza elevato.
Dovrebbe essere un buon libretto per chi apprezza autori come Bukowski e Fante.