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da “Una volta mia” di Martino Gozzi


In quel movimento prezioso, la sua memoria si staccò dall’incavo del vinile, con un lieve fruscio, come di foglie, la musica si prosciugò e lei fu sopraffatta dall’odore di Amos, che dalle sue stesse mani arrivava ovunque. Nelle narici, in gola, fino a giù, nell’intimo dei polmoni, così che Mia non poté fare a meno di chiedersi dove fosse finito il proprio odore, quello che rimane cucito nel cuscino, sulle magliette, sugli asciugamani, e capì che questa volta se ne sarebbe andata di certo, senza sbattere la porta, ma accostandola lentamente, si disse, alle spalle.
*
All’inizio aveva tenuto il volume alto per non sentire il lavorio mattutino del dispiacere. La solitudine la svegliava, alle volte, con un frastuono di carpentieri che lavoravano al piano di sotto, alle prime luci del giorno. Così, Mia si era abituata ad alzarsi presto, quando era sola in casa, per battere lo sconforto del tempo.
*
E’ tutta una questione di distanza, aveva detto. Alle volte, capita di ascoltare un vecchio disco su cui si è depositata la polvere. Il suono viene fuori scucito, come se il disco stesso fosse una padella di pop-corn sul fuoco. E allora ti rendi conto di essere invecchiato, di non essere più lo stesso dei pomeriggi passati ad ascoltare quel disco. Ti rendi conto di essere da qualche parte, aveva detto, lontano da casa.


Postilla squisitamente PERSONALE: un autore giovanissimo, classe ’81, che sa scrivere e pure bene, ma qualcosa… sottile e leggero come una musica in sottofondo, come il pianto. Ma sarà un lato positivo?





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  1. 25 febbraio 2004 a 15:48 | #1

    Mia è un nome stupendo. E mi ha fatto venire in mente Rosemary baby. E mi ha fatto venire in mente Dea, la ragazza cieca de L’uomo che ride, di Hugo. Da vedere, da leggere.

  2. 25 febbraio 2004 a 17:01 | #2

    “Alle volte, capita di ascoltare un vecchio disco su cui si è depositata la polvere. Il suono viene fuori scucito, come se il disco stesso fosse una padella di pop-corn sul fuoco. E allora ti rendi conto di essere invecchiato, di non essere più lo stesso dei pomeriggi passati ad ascoltare quel disco.” – c’è niente di più meraviglioso del ritrovare in cose talmente semplici (tanto da essere logicamente scontate) un significato che le rende così memorabili?! – grazie pessoa e grazie martino (io sono classe ’79 e tu rappresenti x me un grosso stimolo, cosa che ricerco come l’acqua su marte) – ob1

  3. 25 febbraio 2004 a 17:42 | #3

    Hai ragione, una delle cose che più apprezzo negli scrittori è far sembrare particolari delle cose/emozioni/situzioni che troppi prendono per terribilmente sempli o scontate!! E per questo non si rendono conto di apprezzare oppure non ci vanno dentro fino in fondo.

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