“Lettere a Mario Andrea Rigoni” di E.M. Cioran
So di non esistere in Italia: ma ciò fa parte di un fallimento letterario che accetto, d’altronde sono un autore marginale e tale mi considero. I veri lettori sono quelli che condividono con me inquietudini e perplessità, e in questo modo divengono miei complici.
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Sono al corrente della situazione in Italia. La follia criminale di Bologna ci ha tutti sconvolti. Bisognerebbe estirpare tutte le ideologie e, prima di tutto, il bisogno di credere. Uno scettico non maneggia mai la dinamite…
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Lei è anche orgoglioso, cosa che non fa che esasperare la fortuna e la sfortuna di essere proprio ciò che si è. Ciò che lei designa come finto è soltanto il risultato di una coscienza che distrugge per eccesso di riflessione su di sé. E’ l’atto di divorarsi che rasenta il suicidio. Agli estremi della coscienza, il sentimento è un’impossibilità o un’inezia. La coscienza rende falsi, nel senso profondo del termine s’intende. Quando si è andati troppo lontano, bisogna imparare a tornare sui proprio passi.
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La serenità della vecchiaia è una menzogna: avanzare negli anni significa avanzare nella malinconia.
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In fondo la lucidità è un’avventura, un’avventura di uomini spezzati, più precisamente una “vertigine”.
In fondo la lucidità è un’avventura, un’avventura di uomini spezzati, più precisamente una “vertigine”.
