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Da “Una tortura sile…

Da “Una tortura silenziosa – Pagine sull’arte di scrivere” di Henry Miller



Fu una sconfitta schiacciante ma mi mise ferro nella schiena e zolfo nel sangue. Almeno sapevo cosa significava fallire. Sapevo cosa significare tentare una cosa grossa.
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Non puoi fare un cielo nuovo, una terra nuova, coi “fatti”. Non ci sono “fatti” – c’è solo il fatto che l’uomo, ogni uomo in ogni parte del mondo sta per essere investito da una missione. Alcuni prendono la via lunga, altri la breve. Ogni uomo elabora il proprio destino e nessuno può essergli d’aiuto, se non con la sua gentilezza, generosità, pazienza.
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Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. […] L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. […] Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.
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Maestri, li chiamavano i critici. Mestieranti, certamente. … non si può nascondere la propria identità sotto la maschera della terza persona, né stabilire la propria identità soltanto con l’uso della prima persona singolare.







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