(prima parte)
Il mondo lo colpiva di rimbalzo, gli sbatteva contro, a volte aderiva a lui, ma non lo attraversava mai.
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Quella vita gli si confaceva, e capivo perché a matrimonio fallito la riprese. E’ naturale che un uomo che sopporta la vita solo a patto di restarle in superficie si accontenti di non offrire agli altri più che la superficie stessa. Ci sono poche esigenze da soddisfare, non ci si pone in gioco. Al contrario, il matrimonio sbarra le uscite: l’esistenza rimane confinata in uno spazio ristretto, dove si è costretti a rivelarsi in continuazione e, di conseguenza, continuamente forzati a guardarsi dentro, esplorando i propri anditi. Finché l’uscita resta aperta non ci sono problemi: si può sempre scappare. Possiamo evitare confronti spiacevoli, sia con noi stessi sia con gli altri, soltanto allontanandoci.
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Quando riuscivi finalmente a trovare un terreno comune, lui tirava fuori il badile e cominciava a spalartelo via da sotto i piedi.
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Vigilia di Natale 1979. La sua vita non sembrava più svolgersi nel presente. Ogni volta che accendeva la radio e ascoltava le notizie del mondo, si trovava a immaginare che le parole descrivessero fatti accaduti tanto tempo fa. Pur vivendo nel presente, era come se lo guardasse dal futuro, e quel presente-passato era così remoto che anche gli orrori del momento, che normalmente lo avrebbero colmato di indignazione, gli sembravano sorpassati, come se la voce alla radio leggesse la cronache di una civiltà sepolta. Successivamente, in un momento di maggior lucidità, avrebbe definito quella sensazione “nostalgia del presente”.
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La forza della contraddizione, sfrenata, totalmente mistificatoria. Ora capisco che ogni evento è azzerato dall’evento successivo, che ogni pensiero ne genere un altro uguale e contrario. Impossibile affermare qualcosa senza riserve: era buono, era cattivo; era questo, era quello. Tutte le affermazioni sono vere. A volte ho l’impressione di descrivere tre o quattro individui differenti, ciascuno distinto e in contraddizione con gli altri. Frammenti. O l’aneddoto come forma conoscitiva.
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Per lui il mondo si è ridotto a quella stanza, e fino a quando non sarà riuscito a comprenderla deve restare dov’è. Solo una cosa è certa: finché è lì non può essere altrove. E se non gli riesce di trovare quel luogo, per lui è assurdo pensare di cercarne altri.
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Come trova straordinario che certe mattine, appena alzato, mentre si china ad allacciarsi le scarpe lo pervada una felicità così intensa, così naturalmente e armoniosamente in sintonia con il mondo, da farlo sentire vivo nel presente, un presente che lo circonda e lo intride, e dilaga in lui con la repentina, straripante consapevolezza di essere vivo. E la felicità che allora scopre in sé è straordinaria, lui trova quelle felicità straordinaria.
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Ha passato gran parte della vita da adulto camminando per le città, per lo più straniere. Ha passato gran parte della vita da adulto chino su un breve rettangolo di legno, concentrato su un rettangolo di carta bianca ancor più piccolo. Ha passato gran parte della vita da adulto a sedersi, ad alzarsi, a risedersi e a camminare avanti e indietro. Sono questi i limiti del mondo conosciuto. Ascolta. Quando sente qualcosa, si rimette in ascolto. Poi aspetta. Guarda e aspetta. E quando inizia a vedere qualcosa, torna a guardare e aspettare. E i limiti del mondo conosciuto sono questi.
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Poiché nessuna parola può venire scritta senza prima essere stata vista, e prima di trovare la strada fino alla pagina dev’essere stata parte del corpo, una presenza fisica con cui si è vissuti proprio come viviamo con il nostro cuore, lo stomaco, il cervello.
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Non un rigo per giorni e giorni.
Nonostante le scuse che mi sono inventato, ho capito che sta succedendo. Più mi avvicino alla conclusione di quello che posso dire, più divento restio a dire qualsiasi cosa. Voglio rimandare il momento di concludere per illudermi di aver appena iniziato, che la parte migliore della storia debba ancora arrivare. Per inutili che possano apparire, queste parole si sono frapposte tra me e un silenzio che continua a sbigottirmi. Quando mi ritroverò addosso quel silenzio, vorrà dire che mio padre è scomparso per sempre.
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E’ stato. Non sarà mai più. Ricorda.
Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro che è il ricordo di una persona, di un padre. Un ricordo che seppur minato dalla lontananza in vita, non sbiadisce nella morte, anzi.
Buona la prima parte (Ritratto di un uomo invisibile), molto meno la seconda (Il libro della memoria), troppo spezzettata e a volte quasi distaccata.
Buona la prima parte (Ritratto di un uomo invisibile), molto meno la seconda (Il libro della memoria), troppo spezzettata e a volte quasi distaccata.
