frisch da “Homo Faber” di Max Frisch – Feltrinelli
 
Tutta la notte gorgogliava, lasciammo i fari accesi benché stessimo fermi, e scrosciava come un diluvio, la terra fumava davanti ai nostri fari, una pioggia tiepida e pesante. Senza vento. Quel che si vedeva nel raggio dei fari: piante, immobili, viluppi di radici aeree che nella luce dei nostri fari luccicavano come interiora. Ero contento di non essere solo, benché non vi fosse alcun pericolo, a considerare la cosa obiettivamente; l’acqua scorreva via. Non dormimmo neanche per un minuto. Stavamo là seduti come in una sauna, cioè nudi; erano insopportabili i vestiti bagnati sulla pelle. Eppure era, come già detto, solo acqua, nessun motivo di ripugnanza. Verso la mattina la pioggia era cessata, improvvisamente, come quando si chiude una doccia; ma gocciolava dalle piante, non la smetteva più di gorgogliare e gocciolare. Poi l’aurora! Nessun segno di rinfrescata; la mattina era assai calda e piena di vapore, il sole viscido come sempre, le foglie rilucevano, e noi eravamo umidi di sudore e pioggia e olio, sporchi e viscidi, come se fossimo appena nati.
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Il mio primario è stato nell’Africa del Nord, e dice testualmente: Se gli arabi un giorno giungono al punto di non far più i loro bisogni intorno alla casa, si può contare sul raddoppiamento della popolazione araba entro vent’anni. La natura fa così: sovrapproduzione per garantire la preservazione della specie. Noi abbiamo altri mezzi per garantire la preservazione della specie. La santità della vita! La sovrapproduzione naturale (se ci riproduciamo al massimo, come gli animali) diventa una catastrofe; non più preservazione, bensì distruzione della specie. Quanti uomini nutre la terra? Incrementare il rendimento è possibile; compito dell’Unesco: industrializzazione dei territori sottosviluppati, ma l’incremento non è illimitato. La politica è di fronte a problemi affatto nuovi. Uno sguardo alla statistica: riduzione della tubercolosi, per esempio, successo della profilassi, riduzione dal 30 percento all’80 percento. Il buon Dio! Lui lo faceva con le epidemie; noi gliele abbiamo tolte di mano.
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La ragazza vuole aiutarmi e, poiché non conosco le statue del Louvre, porta la conversazione sul mio robot; ma io non ho nessuna voglia di parlarne e dico soltanto che sculture e cose simili non sono altro (per me) che precursori dei robot. I primitivi cercavano di annullare la morte raffigurando il corpo umano, noi invece creando sostituti al corpo umano. Tecnica invece di msitica!
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A un tratto i suoi singhiozzi.
Più tardi si addormentò, l’avevo ricoperta perché la notte era fredda con la finestra aperta; il caldo la calmò, a quanto pareva, così che dormì veramente malgrado il chiasso fuori sulla strada, malgrado la sua paura che me ne andassi. Doveva essere una strada secondaria, poiché il chiasso: motociclette che urlano in folle, poi ingranano la marcia, peggio di tutto un’Alfa Romeo che torna e ritorna e ogni volta attacca come in una partenza da corsa, il frastuono che rintrona tra le case, neanche tre minuti di quiete, ogni tanto tocchi di campane di qualche chiesa romana, poi di nuovo clacson, frenata con stridore di gomme, a tutto motore in folle, pazzesco, mascalzonata, poi di nuovo il rombo metallico, pareva veramente che fosse sempre la stessa Alfa Romeo a girare intorno tutta la notte. Stavo sdraiato accanto a lei, non mi ero tolto neanche le scarpe impolverate e la cravatta, non potevo muovermi perché la sua testa poggiava contro la mia spalla. Sui tendaggi batteva la luce di un lampione che ogni tanto oscillava e io ero come alla tortura, perché non mi potevo muovere; la ragazza nel sonno mi aveva appoggiato la mano sul petto, o meglio sulla cravatta, e tirava, la cravatta. Sentivo i rintocchi delle ore, uno dopo l’altro, mentre Sabeth dormiva, un fagotto nero con i capelli e il respiro ardenti, e io che ero incapace di pensare più in là, al futuro. Poi di nuovo l’Alfa Romeo, il suo clacson nelle stradine, frena, fa girare il motore a folle, ingrana la marcia, e il suo rombo metallico nella notte.
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… sotto un cielo biancastro, il sole come cotone, caldo e appiccicoso, dietro a un alone iridato.
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Per il solo fatto che parliamo del probabile, anche l’improbabile vi è sempre già incluso…
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Non sono cinico. Sono solamente obiettivo e questo le donne non lo sopportano. Non sono un mostro, come dice Ivy, e non dico niente contro il matrimonio; per lo più, erano proprio le donne a trovare che non vi ero tagliato. Non posso avere sentimenti per tutto il giorno. Esser solo è l’unica situazione possibile per me, perché non ho l’intenzione di rendere infelice una donna, e le donne hanno una certa tendenza a divenire infelici.
[…]
Fra i momenti migliori che conosco è quando ho appena lasciato un invito, quando sto seduto nella mia macchina, chiudo la porta e inserisco la chiave, apro la radio, accendo una sigaretta con il lighter elettrico, poi innesto la marcia, il piede sull’acceleratore; gli esseri umani mi affaticano, anche gli uomini. Per quel che riguarda il sentimento, non me ne importa niente, come già detto. Qualche volta ci si lascia andare, ma ci si riprende. Fenomeni di stanchezza! Come nell’acciaio. I sentimento, ho notato, sono fenomeni di stanchezza, nient’altro, per lo meno in me. Si è giù di corda! In tal caso non serve a niente scrivere lettere per non essere soli. Non cambia niente; dopo si sentono ancora solo i propri passi nella casa vuota. O ancor peggio, quando questi radioannunciatori che fan le lodi di un lievito in polvere, di biscotti per i cani, che so io, poi a un tratto smettono: arrivederci a domattina! E invece sono solo le due. Allora gin, sebbene a me il gin non piaccia, tanto per bere, e voci dalla strada, clacson oppure il rombo della sotterranea, ogni tanto il rombo di aerei, fa lo stesso. Mi capita allora di addormentarmi così, col giornale sulle ginocchia, la sigaretta sul tappeto. Mi riscuoto: a che pro? Da qualche parte un programma notturno in sinfonia, che spengo. Che altro? E allora sto lì, col bicchiere di gin, che non mi piace; sto fermo, per non sentire dei passi nel mio appartamento, passi che sono soltanto i miei. Tutto ciò non è tragico, solo faticoso: non si può dire buonanotte a se stessi.
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So che tutto ciò che vedo potrò abbandonarlo ma non dimenticarlo…
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un libro non facile, ma decisamente un gran romanzo. Quando il razionalismo si fa beffe di se stesso e di chi lo porta come se fosse una bandiera di trionfo, senza rendersi conto che non tutto può essere controllato, come la vita, ma soprattutto tutte le cose e esseri umani che la compongono.
  1. utente anonimo
    10 aprile 2007 a 11:56 | #1

    Ma allora non era una banfa…l’hai cancellato veramente l’altro post…
    beh meno male che sono un tuo lettore assiduo e l’ho letto prima che tu lo togliessi….
    delicious

  2. utente anonimo
    10 aprile 2007 a 15:09 | #2

    Degra
    Ho visto che finalmente hai letto le voci del mondo!
    Modestamente…

  3. 20 dicembre 2007 a 16:05 | #3

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