“Il mostro ama il suo labirinto” di Charles Simic
Il mostro ama il suo labirinto
di Charles Simic
– Adelphi -
(traduzione di Adriana Bottini)
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La poesia che voglio scrivere è impossibile.
Un sasso che galleggia.
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Non credo in Dio, però evito di aprire l’ombrello in casa.
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Una miriade di idee folli soffiate addosso al mondo come se fossero bolle di sapone e noi fossimo bambini occupati a inseguirle.
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Gli orrori del nostro tempo ci faranno provare nostalgia di quelli del passato.
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Un’altra storia sul tempo. Questa riguarda il tempo che ci misero per decidere di uscire dalle celle dopo avere avuto sentore che i tedeschi se ne erano andati. Nell’enorme carcere di Milano di colpo si era fatto un silenzio assoluto. A ogni buon conto, loro pensarono che era meglio togliersi le scarpe, prima di uscire.
Mio padre continuò a camminare in punta di piedi ancora ore dopo, quando attraversò una grande piazza deserta. La luna piena sopra i palazzi bui. Il cuore gli batteva forte.
“Era come un teatro d’opera” dice. “Illuminato a giorno, ma nessuno in platea, nessuno nella buca dell’orchestra. Però a me venne voglia di cantare. O forse di urlare?”
Non fece né una né l’altra cosa. Era l’anno 1944.
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Emerson scrisse: “Il mondo è un immenso libro illustrato”. ”E tutti usano le sue pagine per pulirsi il culo” chiosò un anonimo genio americano a margine della copia che ho preso in biblioteca.
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Il miglior argomento a favore del vino, del tabacco, del sesso e dei discorsi a vanvera consiste nel fatto che ogni maggioranza cosiddetta morale li condanna.
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Non dimentichiamo che anche Romeo e Giulietta ogni tanto scoreggiavano e si grattavano il culo.
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La mia coscienza: una fanciulla con l’abito bianco della comunione stravaccata sul letto di un dormitorio pubblico.
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Ho cercato per tutta la vita di costruire una piccola verità da un’infinità d’errori.
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Faccio parte di quella minoranza che si rifiuta di far parte di qualsiasi minoranza ufficialmente definita.
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Il viso di mia figlia illuminato da una lampada da tavola mentre si succhia il dito punto dal compasso. Una goccia di sangue è caduta sulle lettere e i numeri neri di quel compito difficile: le conviene consegnarlo così com’è alla suora severa che la terrà in piedi di fronte alle compagne in attesa del verdetto, oppure…? La giornata primaverile splendente di sole. Il piccolo pugno della suora è una nuvola sulla risposta.
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Mi fascio di parole nel buio. Notte dopo notte mi fasciavo daccapo contro l’infinito.
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Tra la verità che si sente dire e la verità che si vede, preferisco la verità silenziosa di ciò che viene visto.
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Notte d’autunno fredda e ventosa. Sull’angolo, una barbona parla con Dio; lui, come al solito, non ha niente da dire.
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Si sta facendo buio e io mostro i denti la cane infernale che mi sta dietro sulla strada verso il nulla.
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L’immaginazione è Eros. Voglio sperimentare com’è essere dentro un altro nel momento in cui viene toccato da me..
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Postilla squisitamente PERSONALE
Spunti, idee, aforismi, ricordi di uno tra i migliori poeti moderni.
Charles Simic non si risparmia e soprattutto non si nasconde, aprendo le porte verso qualcosa che mano a mano sembra assumere le sembianze di un laboratorio poetico e visionario.

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