“Ultimi racconti” di Karen Blixen
Ultimi racconti
di Karen Blixen
– Adelphi -
(traduzione di Adriana Motti)
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Una certa notte di novembre del 1767, a Copenaghen pioveva. La luna era alta, e in una fase avanzata del suo secondo quarto; di tanto in tanto, quando la pioggia recava una breve pausa, come tra due strofe di un canto senza fine, essa appariva alta nel cielo, dietro gli strati di mutevoli nebbie color verderame, come una pallida maschera dolorosa gettata all’indietro. Poi la pioggia ricominciava a cantare, la maschera lunare si ritirava nel firmamento, e nell’oscuro dedalo sottostante spiccavano soltanto, come fosforiche meduse dal fondo del mare, i lampioni e una finestra qua e là.
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- Con mia nonna – diceva – ho fatto una scuola dura. “Sii fedele alla tua storia” mi ripeteva la vecchia strega. “Sii eternamente, inflessibilmente fedele alla tua storia”. “Perché, nonna?” le domandavo. “E ti devo anche dire i motivi, sfrontata?” gridava lei. “E tu pretenderesti di fare la narratrice! Eppure devi diventarlo, e io ti dirò quei motivi! Ascolta, dunque: Dove il narratore è fedele, eternamente, inflessibilmente fedele alla sua storia, là, alla fine, parlerà il silenzio. Dove la storia è stata tradita, il silenzio non è che vuoto. Ma noi, i fedeli, subito dopo aver pronunciato l’ultima parola, udiremo la voce del silenzio. Che una ragazzina mocciosa lo capisca o no”.
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Noi diciamo che una cosa è simile a un’altra senza disprezzare l’integrità di nessuna delle due; anzi, così facendo riconosciamo la loro essenziale differenza, perché nessuno paragonerà mai due cose identiche.
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