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Archivio per dicembre 2011

Ólafur Arnalds – Living Room Songs

28 dicembre 2011 Nessun commento
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SubliminalPop – BEST BOOKS – 2011

22 dicembre 2011 1 commento


SubliminalPop – BEST BOOKS – 2011
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Voci dalla luna

Andre Dubus

“Chiedi e ti sarà tolto”

Sam Lipsyte 

“Le correzioni”

Jonathan Franzen

“Hotel a zero stelle”

Tommaso Pincio

“Portami a casa”

Jonathan Tropper

“Questo bacio vada al mondo intero”

Colum McCann

“Vite che non sono la mia”

Emmanuel Carrère

“Homer & Langley”

E.L. Doctorow

“Questa America”

Holly Goddard Jones

“Ultima notte a Twisted River”

John Irving

“Come diventare se stessi”

David Lipsky & David Foster Wallace


“Privati abissi”

Gianfranco Calligarich

“Elisabeth”

Paolo Sortino

“Storia d’amore vera e supertriste”

Gary Shteyngart


“Ti ascolto”

Federica De Paolis

 

N.B. L’ordine è casuale, l’anno è di lettura e non d’edizione, sulla copertina di ogni libro trovate il link che porta direttamente al post più approfondito che lo riguarda.
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SubliminalPop – BEST MUSIC – 2011

21 dicembre 2011 5 commenti


SubliminalPop – BEST MUSIC – 2011

 

“What did you expect from
The Vaccines?

The Vaccines 

“Lumiere”

Dustin O’Halloran 

“Several shades”

J Mascis

“Wounded rhymes”

Lykke Li

“The king is dead”

The Decemberists

“Perfect darkness”

Fink

“Metals”

Feist

“Yuck”

Yuck

“Everybody friends now”

Singing Adams

“We sink”

Sóley

“Blue suicide”

Coma Cinema

“Computers and Blues”

The Streets

“Bon Iver”

Bon Iver

“The Year Of Hibernation”

Youth Lagoon

“Last of the country gentleman”

Josh T. Pearson


Indecisi fino all’ultimo e quindi degni comunque di menzione:
A Classic Education – Call it blazin ; Radiohead – The King of Limbs ; Gomez – Whatever’s On Your Mind ; Pickering Pick –  Tiger Balm ; Beirut – Rip Tide ; Jonas David – Keep The Times ; Apparat – The Devil’s Walk ; Modeselektor – Monkeytown ; Radical Face – The Family Tree: The Roots ; Astronautalis – This is our Science ; Dillon – The silence kills ; Low Roar – Low Roar ; Maritime – Human Hearts ; Real Estate – Days ; A Toys Orchestra – Midnight (R)evolution ; The Black Keys – El Camino.
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SubliminalPop – BEST FILM – 2011

20 dicembre 2011 8 commenti


SubliminalPop – BEST FILM – 2011



Smith & Burrows – Wonderful Life

18 dicembre 2011 Nessun commento


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“Richard Yates” di Tao Lin

16 dicembre 2011 Nessun commento

Tao Lin - Richard YatesRichard Yates
di Tao Lin
– Il Saggiatore -
(traduzione di Matteo Colombo)
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“Ho cominciato a prendere le vitamine” disse Haley Joel Osment. “Adesso ti arrabbierai con me. Io penso che gli obesi siano imbecilli, occupano più spazio. Occupare spazio è da imbecilli. Mangiare tanto. La gente dovrebbe mangiare di meno. E non occupare spazio. E se dice una cosa poi dovrebbe farla. Io non capisco come fa una persona ad arrivare in ritardo.”
“Non sono arrabbiata con te. Non mi arrabbierò mai con te. Sono arrabbiata solo con me stessa.”
“Io non capisco come fa la gente ad arrivare in ritardo o a essere obesa” disse Haley Joel Osment. “Se sei obeso vuol dire che ti sei arreso alla vita. Ma se uno ha una storia con qualcun altro vuol dire che non si è arreso alla vita. E se arrivi in ritardo vuol dire che a te piace qualcos’altro, non la persona da cui arrivi in ritardo. Non sto dicendo che vuol dire per forza quello, però per l’altra persona vuol dire quello, a meno che l’altra persona non decida di ignorare che sia successo. È difficile ignorare cose come questa per uno come me che non fa altro che dire che tutti gli esseri umani sono imbecilli.”
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“Se n’è andata senza dire niente” pensò Haley Joel Osment e si stese sul letto e si coprì la testa con una coperta. “Se non dico niente su questa cosa diventeremo meno attenti l’uno all’altra e abbasseremo le aspettative. Se invece dico qualcosa sarò meno bravo ad accettare le delusioni. Voglio essere più comprensivo. Ma voglio anche che siamo più attenti l’uno all’altra.”
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“Il padre è depresso” disse Haley Joel Osment. “Abita ad Albany. Sono separati, ma ogni tanto la va a trovare. Una volta voleva costruire un ternario per vermi in cantina e la madre di Dakota si è arrabbiata. La madre di Dakota dice che ha tendenza suicide.”
“Dakota non può andare a stare da lui?” disse Julia.
“No. Dice che non vuole la responsabilità di occuparsi di Dakota.”
“Di padri depressi ce ne sono tanti” disse Julia.
£Dakota mi ha detto che una volta sua mamma ha detto – perché in questa casa nessuno prova emozioni? -. In famiglia sono tutti depressi tranne la madre.
“Per quello è pazza” disse Julia. “Se uno non è depresso è pazzo.”

Postilla squisitamente PERSONALE
Due ragazzi, lui newyorchese ventiduenne e lei sedicenne che abita nel New Jersey, entrambi abbastanza problematici, si innamorano tramite internet, mezzo che diventerà in larga parte la loro primaria via di comunicazione (insieme alle telefonate e agli sms).
Tao Lin sceglie uno stile molto scarno e ripetitivo per descrivere l’inadeguatezza di questa modernissima storia d’amore e dei loro protagonisti, cercando di rendere l’idea che tutto non riesca ad essere niente di più che una superficialità fatta di consumi sommata a una distanza incolmabile, anche nei rapporti sessuali, tra singoli individui.
Una buona idea come scelta, ma che certamente avrebbe reso molto meglio nella forma racconto, mentre in un romanzo annoia dopo le prime 50 pagine, aggiungendo poco o niente nelle restanti.

P.S. Meglio ignorare quel Franzen riportato in quarta di copertina come da articolo del Publishers Weekly, due autori molto diversi nel genere come nel risultato.

Caveman – CoCo Beware

14 dicembre 2011 Nessun commento
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“Il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan

13 dicembre 2011 Nessun commento

Jennifer Egan - Il tempo è bastardoIl tempo è un bastardo
di Jennifer Egan
– minimumfax -
(traduzione di Matteo Colombo)
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È cominciata così: ero seduto su una panchina del Tompkins Square Park a leggere una copia di Spin che avevo fregato all’Hudson News, osservando le femmine dell’East Village che attraversavano il parco tornando a casa dal lavoro e chiedendomi (cosa che mi capitava spesso) come avesse fatto la mia ex moglie a popolare New York di migliaia di donne che non le somigliavano manco un po’ ma riuscivano lo stesso a ricordarmela, quando ho fatto una scoperta…
[…]
Allora ho pensato a Alice. E’ una cosa che non mi concedevo di fare quasi mai: pensarla e basta, anziché pensare di non pensarla, cosa che invece facevo quasi sempre. Il pensiero di Alice mi è scoppiato dentro, e ho lasciato che si allargasse finché non ho visto i suoi capelli al sole – oro, i suoi capelli erano oro – e ho sentito il profumo di quegli olii che si metteva sui polsi con un contagocce. Patchouli? Muschio? I nomi non me li ricordavo. Ho visto la sua faccia quando dentro c’era ancora tutto l’amore, e niente rabbia, né paura, nessuna delle brutte cose che avevo imparato a farle sentire. Entra, diceva la sua faccia, e io l’avevo fatto. Per un attimo, le ero entrato dentro.
*
L’ufficio di Benne era grandioso, e non nel senso in cui lo direbbe uno skater adolescente. Intendo proprio nel senso letterale del termine. La scrivania era un gigantesco ovale nero inchiostro così lucido che sembrava bagnato, come i pianoforti più costosi. Mi ha fatto pensare a una pista da pattinaggio su ghiaccio nera. Dietro la scrivania non c’era nient’altro che panorama: l’intera città stesa sotto di noi, come sui banchetti per strada i venditori ambulanti stendono i loro asciugamani coperti di orologi e cinture luccicanti da due soldi. Da lì New York sembrava esattamente quello: una cosa bellissima e alla portata di chiunque, anche di uno come me.
*
In verità tutta la casa, che sei anni prima a Sasha era sembrata una tappa intermedia verso una destinazione migliore, aveva finito per solidificarsi intorno a lei, accumulando massa e peso, tanto da farla sentire impantanata e insieme fortunata ad averla, come se non solo non potesse passare oltre, ma nemmeno lo volesse.
*
Lei piangeva nel sonno, e allora tu ti infilavi nel suo letto e la tenevi stretta finché il suo respiro non tornava lento e regolare. Tra le sue braccia era così leggera. Ti addormentavi stringendo Sasha e al risveglio ce l’avevi duro per il semplice fatto di trovarti lì, di sentire quel corpo che conoscevi così bene, la sua pelle e si suoi odori, unito al bisogno che avevi di scopare con qualcuno, in attesa che le due cose si fondessero in un unico impulso. Eddai, tira le fila di questa faccenda e comportati come una persona normale per una volta, ma avevi paura di mettere il tuo desiderio alla prova, e non volevi rovinare tutto con Sasha qualora la cosa fosse andata storta. È stato il più grande errore della tua vita, non scoparti Sasha. Lo hai capito con brutale chiarezza quando lei si è innamorata di Drew, e ti ha travolto un rimpianto così estremo che all’inizio hai pensato ne saresti morto. Avresti potuto aggrapparti a Sasha e contemporaneamente diventare normale, ma non ci hai nemmeno provato. Hai rinunciato all’unica possibilità che Dio ti ha dato, e ormai è troppo tardi.
*
Ho annuito e mi sono girato, lasciandomi i tossici alle spalle. Sono ripartito verso nord, sforzandomi di puntare gli occhi il più lontano possibile. Ma mentre io guardavo altrove, la ragazza che correva era scomparsa.
“Ehi”, ho sentito alle mie spalle. Due voci sfilacciate. Quando mi sono voltato, hanno gridato: “Grazie”, tutti e due contemporaneamente.
Era da tanto che nessuno mi ringrazia per qualcosa. “Grazie”, ho ripetuto tra me e me. Poi l’ho detto ancora, e ancora, per trattenere nella mente il suono esatto delle loro voci, e risentire quella fitta di sorpresa nel petto.
*
La scale antincendio penzolano dai fianchi dei palazzi. La campana rauca di una chiesa comincia a suonare e a quel punto ricordi: è domenica.
*
Ma ogni delusione che Ted provava nei confronti della moglie, ogni progressiva deflazione, era accompagnata da uno spasmo di senso di colpa; molti anni prima aveva perso la passione che provava per Susan e l’aveva ripiegata in due, per non avere più quella sensazione di annegamento, di impotenza, quando la guardava accanto a sé sul letto; le sue braccia muscolose e il sedere morbido, generoso. Poi l’aveva piegata nuovamente in due, così che, quando provava desiderio per Susan, quel desiderio non fosse più accompagnato dall’inquieto terrore di non trovare mai soddisfazione. Poi di nuovo in due, affinché provare desiderio non comportasse un immediato bisogno di metterlo in atto. E di nuovo in due, in modo da non sentirlo quasi più. Alla fine, il suo desiderio era diventato così piccolo che Ted poteva farlo scivolare in un cassetto della scrivania o in una tasca e dimenticarsene, e questo lo faceva sentire al sicuro e soddisfatto, come se avesse disinnescato un pericoloso congegno che minacciava di distruggere entrambi. Susan inizialmente era rimasta interdetta, poi si era disperata; in due occasioni lo aveva preso a schiaffi; era scappata di casa durante un temporale e aveva dormito in un motel; gli era saltata addosso sul pavimento della camera da letto, con indosso un paio di slip neri aperti sull’inguine. Ma col tempo si era lasciata prendere da una sorta di amnesia; la sua ribellione e il suo dolore si erano dissolti, liquefacendosi in una dolce, perenne radiosità che era terribile come sarebbe stata terribile la vita, immaginava Ted, non ci fosse stata la morte a conferirle forma e solennità.

Postilla squisitamente PERSONALE
Romanzo corale praticamente strutturato a singoli racconti, tredici per la precisione, tra loro strettamente connessi, ma anche “scollegabili”. Tanti personaggi che ritornano (alcuni spesso come Sasha e Bennie) e altri presenti solo in un episodio, si rincorrono e a volte ritrovano attraverso la linea temporale della narrazione che si sposta dagli anni settanta circa fino a un futuro prossimo venturo (probabilmente non così lontano o diverso dall’oggi).
Ambientazione prevalentemente newyorchese, ma si passa anche da Napoli e dall’Africa, e tanti temi trattati durante lo scorrere delle vicende, su tutti mi sembra che il più grande o generalizzabile sia la difficoltà di trovare la propria strada, sia essa verso il successo personale (in questo caso molto ruota attorno al mondo della musica e della sua promo e produzione) o una tranquilla serenità affettiva.
Jennifer Egan, vincitrice del Pulitzer 2011, ha scritto un gran bel romanzo, riuscendo molto bene soprattutto su due punti: nella non facile gestione di una struttura come questa, che avrebbe potuto risultare facilmente dispersiva, ma che invece permette agilmente di ricollegare nomi e fatti in poche righe, e nell’uso sapiente delle voci (caratterizzazioni) di tutti i vari personaggi che di volta in volta si fanno protagonisti.

IN VISIONE: L’ultimo terrestre, The Future, Pina, Snowtown, We Are What We Are

12 dicembre 2011 2 commenti

IN VISIONE
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L’ultimo terrestreL’ultimo terrestre
(Italia – 2011)

di Gianni Pacinotti
con Gabriele Spinelli, Anna Bellato, Roberto Herlitzka, Teco Celio, Sara Rosa Losilla, Paolo Mazzarelli, Luca Marinelli, Ermanna Montanari, Stefano Scherini

Postilla squisitamente PERSONALE
Finalmente sono riuscito a vederlo, finalmente posso scrivere: bravo Gipi!
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The FutureThe Future
(Germania, USA – 2011)

di Miranda July
con Miranda July, Hamish Linklater, David Warshofsky, Isabella Acres

Postilla squisitamente PERSONALE
Solito inconfondibile e originale stile a cui ci ha abituati con la sua arte Miranda July. Fa benissimo il paio, per il tema ma anche per come viene trattato, con Beginners.
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PinaPina
(Germania – 2011)

di Wim Wenders
Pina Bausch, Regina Advento, Malou Airaudo, Ruth Amarante, Jorge Puerta, Rainer Behr, Andrey Berezin, Damiano Ottavio Bigi, Bénédicte Billet, Ales Cucek

Postilla squisitamente PERSONALE
Colmata la lacuna ignorante su suo consiglio, decisamente intrigante e interessante.
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SnowtownSnowtown
(Australia – 2011)

di Justin Kurzel
con Daniel Henshall, Lucas Pittaway, Louise Harris, Frank Cwertniak, Matthew Howard, Anthony Groves

Postilla squisitamente PERSONALE
Molto duro e diretto, senza troppe divagazioni, porta sullo schermo una storia realmente accaduta.
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We Are What We AreWe Are What We Are
(Messico – 2010)

di Jorge Michel Grau
con Adrián Aguirre, Miriam Balderas, Francisco Barreiro, Carmen Beato, Alan Chávez, Juan Carlos Colombo, Paulina Gaitan, Daniel Giménez Cacho

Postilla squisitamente PERSONALE
Piccola follia (vedi alla voce: cannibalismo) questo film che se non è totalmente riuscito, di sicuro è molto interessante e ben fatto.
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“La luce prima” di Emanuele Tonon

9 dicembre 2011 Nessun commento

Emanuele Tonon - La luce primaLa luce prima
di Emanuele Tonon
– Isbn Edizioni -
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La storia che racconto, questi frammenti di te, amore, è solo visione, non cronaca. È testimonianza. Niente può essere detto nel linguaggio che non sia visione, nessuna verità può passare interamente nel linguaggio. La verità appartiene a un altro regno, a un vertice definitivo di silenzio e beatitudine. Mi raccontavi il monto, tu, era da te che mi arrivava. Poi hai smesso di farmelo arrivare, amore. Mi pare di essere tornato a quella vocalizzazione di quando ero il tuo figlio piccolissimo, quel balbettio che rendeva perfettamente la visione, come la rende il silenzio. È nello sterminato silenzio che si invera il mondo. In principio era il silenzio, non il verbo.
*
Eravamo due solitudini comunicanti, due anime che potevano sopportare il silenzio solo perché in qualunque istante potevamo aprire una porta e incontrarci.
*
I messaggi cifrati che mi mandavano il tuo amore, cui ero impermeabile. Chiuso nella mia stanza a leggere e scrivere, a programmare siti web, montare video, fare le prove teatrali dell’amore che non è mai andato in scena, mentre praticavo un sesso che poi si travasava in un sonno agitato, uno svegliarsi di spavento avendo accanto la meraviglia di un corpo da cui avevo solo voglia di fuggire per sempre, perché tanto non era vero, non era vero niente, non erano vere le parole sussurrate, la tenerezza agita nella penombra, non erano veri quegli amori, erano solo la sconfitta di tuo figlio, del tuo nemico, quel tuo figlio che ti ha salvato. L’amore, invece, quello vero, lo avevo nelle altre stanze, quelle che abitavi tu, quell’amore che non capivo, che non mi bastava. Ora so che mi basterebbe soltanto l’ombra di quell’amore, e questi corpi sono niente, come niente è ormai il mio.
*
Tu dovevi esistere per sempre, nella mia mente, e tutto quello che deve esistere per sempre perde di attenzione, di considerazione.
*
Il viaggio per depositare il tuo corpo nella cappella di famiglia è stato eterno, mamma. Partecipava della tua eternità. Non so quanto siamo stati felici, se mai ci è capitato quello scarto minimo dal buio che dicono essere la felicità. Ma noi la luce l’abbiamo vista. Io quando ho visto te per la prima volta, tu quando hai visto me per la prima volta. Noi, amore, abbiamo superato il buio, almeno quella volta.

Postilla squisitamente PERSONALE
C’è quella sincerità estrema che può nascere solo dalla disperazione e dalla momentanea incapacità di reagire in questo piccolo grande libro di Tonon. Disperazione per una madre morta troppo giovane che si aggiunge a quella dovuta all’incapacità di non essere riuscito, quando lei ancora era presente, ad accettare e comprendere l’amore totale che può essere donato solo da una madre a un figlio.
Tonon ci parla di sua madre, del suo essere figlio, della loro storia così simile a tante altre, ma diversissima da tutte, e lo fa senza scontarsi niente, dandosi in pasto a noi lettori come se fossimo delle belve affamate di sangue e lacrime. Parla di mondi che si appartengono indissolubilmente, che sono a stretto contatto tra di loro, ma che non sempre comunicano o si toccano come dovrebbe essere visceralmente naturale.
Un libro che fa male, tremendamente personale e lacerante, ma che alla fine del quale lascia intravedere uno spiraglio aperto, magari piccolissimo, ma pronto per essere attraversato, cercando di lasciare quell’incapacità dall’altra parte.

IN VISIONE: 30 Minutes Or Less, The Help, Killer Elite, Killing Bono, The Black Balloon

7 dicembre 2011 1 commento

IN VISIONE
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30 Minutes Or Less30 Minutes Or Less
(U.S.A. – 2011)

di Ruben Fleischer
con Jesse Eisenberg, Danny McBride, Aziz Ansari, Nick Swardson, Dilshad Vadsaria, Michael Peña, Bianca Kajlich, Fred Ward

Postilla squisitamente PERSONALE
Abbastanza divertente, intrattiene, ma niente di più.
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The HelpThe Help
(U.S.A. – 2011

di Tate Taylor
con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Ahna O’Reilly, Allison Janney, Anna Camp, Sissy Spacek, Eleanor Henry, Chris Lowell, Cicely Tyson

Postilla squisitamente PERSONALE
Didascalico.
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Killer EliteKiller Elite
(U.S.A. – 2011)

di Gary McKendry
con Jason Statham, Robert De Niro, Clive Owen, Dominic Purcell, Aden Young, Yvonne Strahovski

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
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Killing BonoKilling Bono
(U.K. – 2011)

di Nick Hamm
con Pete Postlethwaite, Peter Serafinowicz, Hugh O’Conor, Frankie McGinty, Slinky Winfield, Logan Bruce, David Tudor, Joni Kamen, Seán Doyle, Sam Corry,Deirdre O’Kane, Jason Byrne, Stanley Townsend, Lisa McAllister, Luke Treadaway, Ralph Brown

Postilla squisitamente PERSONALE
Essendo una storia vera lo rende un film che non entusiasma, ma che alla fin fine è interessante.
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The Black BalloonThe Black Balloon
(Australia – 2008)

di Elissa Down
con Toni Collette, Rhys Wakefield, Luke Ford, Erik Thomson, Gemma Ward, Firass Dirani, Nathin Butler, Henry Nixon, Lisa Kowalski, Andy Meritakis

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, ma forse un po’ troppo lento.
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Adam and The Amethysts – Flickering Flashlight

6 dicembre 2011 Nessun commento
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“Lolita” di Vladimir Nabokov

5 dicembre 2011 Nessun commento

Vladimir Nabokov - LolitaLolita
di Vladimir Nabokov
– Adelphi -
(traduzione di Giulia Arborio Mella)
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Lolita, luce della mia vita, fuoco dei mie lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
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Attraverso le siepi degli anni sbirciavo come un guardone dentro fioche finestrelle.
*
Di nuovo i motel diffidenti ci accolsero con scritte che dicevano:
“Vogliamo che vi sentiate come a casa vostra. Al vostro arrivo è stato fatto un attento inventario di tutti gli oggetti presenti nella vostra stanza. Abbiamo registrato il vostro numero di targa. Usate l’acqua calda con parsimonia. Ci riserviamo il diritto di espellere senza preavviso qualsiasi persona sgradita. Non gettate rifiuti di alcun genere nella tazza del WC. Grazie. Visitateci di nuovo. La Direzione.
P.S. Per noi i nostri clienti sono la Gente più Bella del Mondo.
In quei luoghi terrificanti pagavamo dieci dollari per due letti gemelli, le mosche facevano la fila davanti alla porta senza zanzariera e riuscivano sempre a intrufolarsi in camera, i mozziconi dei nostri predecessori indugiavano ancora nei portacenere, sul cuscino c’era un capello di donna, si sentiva il vicino che appendeva la giacca nell’armadio, gli attaccapanni, per impedire i furti, erano ingegnosamente fissati all’asta da volute di fil di ferro e, insulto supremo, i quadri appesi sopra i letti erano gemelli identici. Notai anche che la moda alberghiera andava mutando. I bungalow tendevano a fondersi per formare a poco a poco il caravanserraglio, e allora (a Lo non interessava, ma forse al lettore sì) veniva aggiunto un altro piano, giù si ricavava una hall, le macchine venivano trasferite in un garage comune e il motel tornava ad essere il buon vecchio hotel.
*
Ogni mattina, durante il nostro anno di viaggi, dovevo creare qualche nuova aspettativa, un punto speciale nello spazio e nel tempo che risvegliasse il suo interesse, che la facesse sopravvivere fino all’ora di andare a letto. Altrimenti, privato di uno scopo che gli desse forma e sostanza, lo scheletro della sua giornata si afflosciava e rovinava a terra. La meta poteva essere qualsiasi cosa – un faro in Virginia, una caverna dell’Arkansas trasformata in caffè, una collezione di pistole e violini nell’Oklahoma, una replica della grotta di Lourdes in Louisiana, fotografie sbiadite della febbre dell’oro nel museo di una località turistica sulle Montagne Rocciose, qualsiasi cosa – ma doveva essere lì davanti a noi, come una stella fissa, anche se al nostro arrivo Lolita avrebbe probabilmente affettato un conato di vomito.
*
Non potevo uccidere lei, naturalmente come ha pensato qualcuno. Vedete, io l’amavo. Era amore a prima vita, a ultima vista, a eterna vista.
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Postilla squisitamente PERSONALE
Gli insegnanti di letteratura sono inclini a escogitare problemi come “Qual è l’intento dell’autore?”, o, ancora peggio, “Che cosa sta cercando di dire questo tizio?”. Ora, si dà il caso che io sia il tipo di autore che, quando comincia a lavorare a un libro, non ha altro intento se non quello di liberarsi del libro medesimo, e che, se qualcuno gli chiede di spiegarne l’origine e l’evoluzione, deve ricorrere a termini vetusti come l’Interreazione di Ispirazione e Combinazione – il che, lo riconosco, ricorda un prestigiatore che spieghi un trucco con un altro trucco.
[…]
… un lettore altrimenti intelligente, dopo aver sfogliato la prima parte, descrisse Lolita come “la vecchia Europa che travia la giovane America”, mentre un altro sfogliatore ci vide “la giovane America che travia la vecchia Europa”. – dalla postazione di Vladimir Nabokov


Qui
, un articolo di Tommaso Pincio su Nabokov e Lolita. 

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“Balistica” di Billy Collins

1 dicembre 2011 Nessun commento

Billy Collins - Balistica

Balistica
di Billy Collins
– Fazi Editore -
(traduzione di Franco Nasi)
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I LAMPIONI SPENTI

È difficile scrivere una poesia sull’alba,
una canzone sul meriggio, o alcuni versi sul crepuscolo
senza fermarsi a pensare
a che punto ci si trovi nella meridiana di un certo giorno,

ma se non altro è un inizio
ed è meglio del solito cieco affrettarsi
verso il futuro, che si crede stia
oltre la prossima collina, la prima di una serie infinita.

Non ho dubbi nel notare che la luce
sulla cima degli alberi
è diversa adesso, con l’erba inumidita
e fredda, e le corolle dei fiori non ancora aperte,

non ho dubbi nell’occuppare una sedia alla finestra
o una panchina sul vialetto per un’ora:
tempo a sufficienza per guardare qui e là
mentre il carro del tempo attraversava la sabbia,

tempo per pensare alla morte e agli amici perduti,
ai loro volti nascosti tra le foglie,
per riflettere sulla rovina dell’amore,
un filo di fumo che si alza da un camino.

E a chi importa se impiego tutto il giorno
per scrivere una poesia sull’alba
e la finisco al buio, con la notte –
a qualcuno  piace di più – che mi avvolge le spalle.

*

CHE COSA FA L’AMORE

Una bella cosa, o almeno così sembra
alla radio, d’estate
con i finestrini abbassati.

Eppure trafigge con le frecce
non solo il cuore, ma il bulbo dell’occhio
e lo scroto e il piccolo bersaglio del capezzolo.

Trasforma tutto in un simbolo
come una tempesta che si scatena
nel capitolo finale di un lungo romanzo.

E può aggiungere una scintilla a un mattino,
o incupire una notte
quando il letto è circondato dal fuoco.

Ti insegna nuove gioie
e nuove mosse:
la sottomissione, il rovesciamento, la fuga.

Ma soprattutto va e viene,
un’ape che fa visita al centro
di un fiore, poi di un altro.

Quando ancora l’inchiostro si sta asciugando
sul nome di lei, l’amore è uscito
a far visita ad altri in un’altra città.

Una città con due guglie,
file di comignoli di mattoni,
e una scuola con un filare di alberi all’entrata.

Viaggerà tutta la notte per arrivarci
e giungerà come un arcangelo
da un cancello di ferro che nessuno prima sembrava aver notato.

*

IL FUTURO

Quando alla fine ci arriverò –
e ci vorranno molto giorni e molte notti –
mi piace pensare che ci saranno altri in attesa
e che vorranno perfino sapere com’era.

E così mi abbandonerò al ricordo di un cielo particolare
o di una donna con un accappatoio bianco
o della volta in cui ho visto uno stretto molto angusto
dove si era svolta una famosa battaglia navale.

Poi squadernerò su un tavolo
una grande mappa del mio mondo
e spiegherò al popolo del futuro
dagli abiti sbiaditi com’era –

come le montagne si alzavano tra le valli
e questa era detta geografia,
come le navi cariche di merci percorrevano i fiumi
e questo era detto commercio,

come il popolo di questa zona rosa
si spostava in questa zona verde chiaro
e come incendiava e uccideva chiunque trovasse
e questa era detta storia –

e loro ascolteranno, con lo sguardo gentile e in silenzio,
mentre altri arriveranno a unirsi al cerchio,
come onde che non si allontanano,
ma si muovono verso un sasso lanciato in uno stagno.


Postilla squisitamente PERSONALE
“Se gli scrittori di romanzi sbirciano dentro le finestre altrui, il poeta guarda fuori dalla propria finestra e registra come vede il mondo.
[…]
“Trasparenza” è una parola diventata molto popolare in ogni campo, di solito nel senso di rivelare segreti del governo o di qualche lobby. Una buona poesia, indipendentemente dalla chiarezza della lingua, avrà sempre un piccolo segreto che non ci svela, ed è questo, credo, ciò che rende la poesia diversa dalla prosa. Ciò che i due generi hanno in comune sono la dizione e la sintassi. Io tendo ad usare una dizione semplice (pochi viaggi al dizionario) e una sintassi diretta (scrivo frasi concluse). Ma via via che la poesia va avanti, cerco di spingerla, con piccole gomitate, in territori in qualche modo misteriosi o ipotetici. L’esperienza di leggere una poesia dovrebbe contenere una sensazione di spostamento (o di essere spostati) da ciò che è familiare a ciò che è sconosciuto, dall’agio al disorientamento. Rileggere la poesia significa rifare l’esperienza di quello spostamento. Perché il disorientamento sia un piacere – un concetto strano nell’epoca dei navigatori satellitari – uno deve sentire il sollievo di essersi tolto il casco delle opinioni che tende a indossare ogni giorno.” – Billy Collins, dall’intervista di Franco Nasi

“Non si legge poesia per scoprire qualcosa dell’autore, ma si legge poesia per scoprire qualcosa di se stessi.
[…]
La poesia è come una battuta di pesca. Non sai che cosa c’è là fuori fin quando non cominci a scrivere.
[…]
Uno degli aspetti ridicoli dell’essere poeta è l’immensa distanza fra quanto noi ci prendiamo sul serio e quanto in genere tutti gli altri ci ignorino.
[…]
La morte è quello che fa svegliare I poeti la mattina.” – Billy Collins, dalla postfazione di Franco Nasi