Archivio

Archivio per marzo 2011

IN VISIONE
(speciale documentari)

   

Bhutto
(U.K., U.S.A., Pakistan – 2010)

di Johnny O’Hara, Duane Baughman

Postilla squisitamente PERSONALE
Molto bello ed esauriente.
.
.
.
.
.

Senna
(U.K. – 2010)

di Asif Kapadia

Postilla squisitamente PERSONALE
Noiosetto.
.
.
.
.
.

Sins Of My Father
(Argentina, Colombia – 2009)

di Nicolas Entel

Postilla squisitamente PERSONALE
Poco esaustivo e anche un po’ troppo volemose bbbene sul finale.
.
.
.
.

19 Luglio 1992
(Italia – 2010)

di Marco Canestrari

Postilla squisitamente PERSONALE
Rinfrescare la memoria non fa mai male, anche se per la maggior parte sono fatti ahimé già conosciuti.
.
.
.
.

The Sharp End
(U.K. – 1991)

di Brian Parker, David Penn

Postilla squisitamente PERSONALE
A tratti emozionante e comunque i vecchi tedeschi sono i più pazzi.
.
.
.
.

Facing Ali
(U.S.A., Canada – 2009)

di Pete McCormack

Postilla squisitamente PERSONALE
Avvincente e decisamente ben fatto.
.
.
.
.
.
.
.

Tag:

Tag:

Questa America
di Holly Goddard Jones
– Fazi Editore -

Si rendeva conto che probabilmente avrebbe dovuto buttare Tommy fuori di casa, costringerlo a guadagnarsi da vivere per conto suo: ormai aveva diciannove anni, e Jacob gli rendeva anche troppo facile sprecare quel poco che guadagnava in alcol e sigarette. Ma non poteva farlo. Non poteva proprio. Il soggiorno era vuoto da quando Nora se n’era andata, e Jacob si aggirava qua e là col terrore, la possibilità incombente di una vita solitaria nella sua casetta di campagna: guardare repliche di Bonanza tutte le sere in televisione, mangiare maiale e fagioli direttamente dalla lattina, senza preoccuparsi di scaldarli. Vedere l’ombra di Nora sul retro, ormai incolto da due stagioni. Gli scheletri delle piante di pomodoro (un tempo, per via di lei, conosceva tutti i loro nomi: ciliegini, perini, cuori di bue) ancora aggrappati alle gabbie da lei usate per sostenerli, come prigionieri morti di fame.
*
“Il matrimonio mi ha fatto mettere la testa a posto. Questi ragazzi non se ne rendono nemmeno conto. Di certo da giovane non ero un brav’uomo”.
“Però adesso lo sei”, rispose Helen.
“Se lo sono, è perché Nora mi ha reso tale”.
Helen smise di mescolare la zuppa e sospirò. “Accidenti, Jacob! E’ una bella impresa per una donna essere all’altezza dei tuoi ricordi”.
*
C’erano davvero tanti modi di amare, pensò il Jacob di adesso, e alcuni forse facevano di te una persona migliore, mentre altri ti aiutavano a superare i momenti di solitudine. Me ce n’erano altri ancora che erano capaci di distruggerti, se li lasciavi fare. C’erano tanti modi di amare una donna, ma un solo modo di amare un figlio, e quella era l’unica cosa di cui si sentisse sicuro, ormai.
*
Perry sorrise, le rughe agli angoli della bocca ripiegati come una pila di asciugamani puliti.
*
Azzardò un altro cauto commento, aggirando il malumore e le debolezze di lui allo stesso modo in cui si aggirava per casa quando mancava la corrente: come chi conosceva bene l’ambiente, eppure esitava, ben sapendo che un passo troppo baldanzoso avrebbe potuto farla rovinare al suolo.
*
Questi sono i momenti di un matrimonio di cui non parla nessuno: quando il risultato della somma tra la vicinanza e il tempo è la meschinità. * Ci fu quell’attimo che avverte una madre, quando il cuore si ferma e la gola si secca: la paura, o forse il desiderio, del momento di crisi, quando tutto cambia e anche tu sei costretta a cambiare, per dare un senso a quello che accade. E’ una parola strana: desiderio. Però è lì. Quando le ruote finiscono dentro a una pozzanghera in una giornata di pioggia e all’improvviso i freni si rivelano inutili e il pedale slitta sotto il tuo piede; quando stai sculacciando il tuo bambino e ti manca solo qualche manata prima di esagerare, e il gelo nel tuo cuore ti spaventa e nel contempo ti rende felice. E’ inesplicabile, quel desiderio, e forse sarebbe anche meglio che restasse inconsapevole, ma ho deciso che in realtà è un sentimento utile, non vergognoso. Perché ti impedisce di impazzire quando accade il peggio. E il peggio prima o poi accade.
*
Ho trascorso i cinque anni dopo la morte di mia figlia nel tentativo di riconciliare la ragazza che conoscevo, quella ad amare la quale avevo dedicato la mia vita, con i segreti che si rivelano al momento della morte. O scendi a compromessi, oppure perdi la persona cara una seconda volta: è così che vanno le cose.
*
Non dissi una parola a nessuno dei due. Andai all’accettazione e compilai i moduli per Robbie, poi infilai le chiavi del camion nella mano di Tina e me ne andai. Quando fui fuori, certo che non potessero vedermi, mi voltai. Li si intravedeva appena oltre la doppia serie di porte: le loro teste chine, quella criniera di capelli rossi dorati e la chioma bionda di lei oscillavano insieme in un modo che mi rivelò più cose sull’amore, sulla sua sacralità, sulla sua disperazione e assoluta mancanza di speranza, di qualunque altro evento nella mia vita prima di allora, o dopo.
*
Solo un pizzico di gelosia, amara e inutile, e anche un po’ moralista, com’è quasi sempre la gelosia…
*
Vorrei che stesse male almeno quanto me adesso, che conoscesse la solitudine: la solitudine di una donna, quella che si prova a essere senza figli e senza un uomo, senza nient’altro a definirti o motivarti.
*
C’era silenzio nel parcheggio quel giorno, quel genere di quiete che cala nei primi istanti di certe nevicate, quando i fiocchi sono grandi e umidi e l’aria, stranamente, sembra quasi calda.
*
A un certo punto (sabato o domenica, le due giornate si mescolavano insieme), si era svegliato nel cuore della notte e aveva pensato di uccidersi. L’idea era un sollievo, ma non molto di più, e se solo avesse potuto limitarsi ad allungare una mano e premere un bottone, lo avrebbe fatto. Non aveva motivazioni sufficienti per fare nulla più di questo.

Postilla squisitamente PERSONALE
“Questa America” è un’America proletaria, di provincia.
Un’America di ragazze che restano incinte senza sapere perché e di famiglie che rimangono unite (non tutte) per lo stesso motivo.
Un’America aspra e alcune volte cattiva, ma solo alcune, altrimenti sarebbe troppo facile.
Un’America che vorrebbe essere come tutta l’altra parte della nazione, condividendo quel sogno che scrisse gli inizi della loro storia, ma che molto probabilmente è rimasta tagliata fuori anche dalla speranza che fu.
Sette racconti, uno più bello dell’altro, e uno stile sicuro e deciso, che sa sempre dove e come vuole colpire.

Memorie di una beatnik
di Diane Di Prima
– Guanda -

Non si riesce mai a tornare davvero indietro, ma ci vuole un sacco di tempo per impararlo…
Quando scesi dall’autobus all’angolo tra la Quarantesima Strada e la Eighth Avenue, fu come arrivare in un porto straniero. La città, rovente e tropicale, risuonava di musica: chitarre, armoniche, di tanto in tanto una tromba, radio a tutto volume, bambini che giocavano nell’oscurità, donne che chiacchieravano sui marciapiedi o sulle scale di casa, o che si chiamavano dalle finestre. La notte era gravida di lussuria e di violenza, e gli uomini bassi e scuri scivolavano via silenziosi. Era tutto un altro universi dal mondo di patate fritte e di lavori stradali che avevo lasciato solo un’ora e mezzo prima, e tuttavia ero lo stesso, esattamente lo stesso: affollato e visto nell’oscurità.

Postilla squisitamente PERSONALE
Noioso!
Un libro che dice poco o niente, che si trascina tra prime esperienze amorose e rapporti sessuali descritti con dovizia di particolari, facendo fatica a comunicare qualcosa e finendo con un accenno dell’incontro con due padri della Beat Generation: Ginsberg e Kerouac. Non l’ho mai letta in versi, ma in prosa Diane Di Prima non mi è piaciuta proprio per niente.

24 marzo 2011 1 commento

IN VISIONE
 

Una vita tranquilla
(Italia, Germania, Francia – 2010)

di Claudio Cupellini
con Toni Servillo, Marco D’Amore, Francesco Di Leva, Juliane Köhler, Leonardo Sprengler, Alice Dwyer, Maurizio Donadoni

Postilla squisitamente PERSONALE
A Servillo ormai servono altri ruoli, così risulta oltremodo inflazionato, però il film si fa guardare e gira; belle atmosfere.
.

We Want Sex
(U.K. – 2010)

di Nigel Cole
con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike, Andrea Riseborough, Daniel Mays

Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, un po’ più la seconda per la valenza storica.
.
.

The House Of Branching Love
(Finlandia – 2009)

di Mika Kaurismäki
con Hannu-Pekka Björkman, Elina Knihtilä, Antti Reini, Tommi Eronen, Kati Outinen, Kari Väänänen, Irina Björklund, Anna Easteden, Antti Virmavirta, Mari Perankoski

Postilla squisitamente PERSONALE
Troppa carne al fuoco, ma anche alcuni spunti divertenti e/o interessanti.
.
.

Leonera
(Argentina, Corea del Sud – 2008)

di Pablo Trapero
con Elli Medeiros, Martina Gusman, Rodrigo Santoro, Laura García

Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male, anche se forse due ore sono un po’ troppe, e molto brava l’attrice protagonista.
.
.
.
.
.

23 marzo 2011 2 commenti
Tag:

Tag:

Portami a casa
di Jonathan Tropper
– Garzanti -

Durante i quindici anni trascorsi da quando me n’ero andato di casa, papà non è mai venuto al telefono. A parlare era sempre mamma, con lui in sottofondo che contribuiva con un commento, quando gli andava di farlo. Funzionava così anche di persona. Mamma occupava sempre il centro del palcoscenico. Sposarla è stato come entrare a fare parte del coro.
*
A un certo punto smetti di vedere i tuoi genitori per come sono davvero, vedi solo un cesto di storia e questioni irrisolte.
*
… e il silenzio grigio viene perforato da un lungo ululato mentre Phillip cade in ginocchio singhiozzando. “Papà!” grida, mentre noi altri lo guardiamo andare in pezzi, restandocene lì impalati, in preda a un tacito orrore e, probabilmente, a giusto un pizzico d’invidia.
*
La sfilata di carne ultrastagionata prosegue. Seduti sulle seggiole da Shiv’à, sviluppiamo una triste infatuazione per le gambe nude dei visitatori. Alcuni uomini portano pantaloni lunghi, cosa di cui saremo loro eternamente grati. Ma visto che è fine agosto, ci becchiamo la nostra legittima razione di uomini in calzoncini corti che rivelano gambe pallide e glabre con polpacci bianchicci e grosse vene in rilievo simili a lombrichi intrappolati sotto la loro pelle e morti mentre scavavano un tunnel per uscire. Gli uomini più geneticamente dotati mostrano ancora un po’ di muscolatura nella zona polpaccio e coscia, ma quasi sempre guastata dalle cicatrici chirurgiche di molteplici operazioni al ginocchio o bypass cardiaci che hanno sottratto vene alle gambe.
E nell’inferno della Shiv’à c’è un posto speciale riservato agli uomini con i sandali, le unghie dei piedi crepate e calcificate, scurite dai funghi, che vengono orgogliosamente esibite. Alcuni di loro sono riusciti a mantenere il controllo, ma su altri la pelle penzola floscia dall’osso, spiegazzata come cellophane, le caviglia scompaiono sotto ammassi di carne e vene sottilissime si allargano come lividi appena sotto la pelle. Bisognerebbe davvero stabilire un codice di abbigliamento.
*
“Non sei andato dal mediatore fallimentare”, dice Jen.
“Non mi piace. Non è imparziale.”
“Certo che è imparziale.”
“Solo quando si tratta delle tue tette: gli piacciono entrambe.”
“Oh, per l’amor di Dio, è semplicemente assurdo.”
“Sì, be’, i gusti sono gusti.”
E così via. Potrei riferire il resto delle conversazione, ma è tutta dello stesso tenore, due persone il cui amore è diventato tossico che si lanciano vicendevolmente contro delle granate di rimpianto.
*
Scuote tristemente il capo e noto il suo labbro inferiore che trema, la lacrima che ha cominciato a formarsi nell’angolo dell’occhio. Non posso toccarla, baciarla, amarla e nemmeno, si scopre, avere una conversazione con lei che non degeneri in rabbiose recriminazioni nel giro di tre minuti. Ma riesco ancora a renderla triste e per il momento dovrò accontentarmi di questo. E sarebbe tutto più facile, assai più facile, se lei non si ostinasse a essere così dannatamente bella, così tonica, con capelli color miele e grandi occhi, e vulnerabile. Perché persino adesso, persino dopo tutto quello che mi ha fatto, nei suoi occhi c’è ancora qualcosa che mi fa desiderare di difenderla a qualunque costo, pur sapendo che in realtà sono io ad avere bisogno di protezione. Sarebbe tutto molto più facile se lei non fosse Jen. Ma lo è, e là dove un tempo c’era il tipo di amore più puro, ormai c’è una fossa di serpenti di furia e rancore e un altro amore oscuro e distorto che provoca più sofferenza di tutto il resto messo insieme.
*
Non avevo mai immaginato che una ragazza del genere potesse desiderare qualcuno come me ed ero convinto che, se avessi utilizzato tutte le mie energie allo scopo di mantenerla felice, il futuro si sarebbe sistemato da solo.
*
La sincerità di Penny è sempre stata come la nudità in un film d’azione: gratuita ma non per questo meno gradita.
*
Phillip sospira. “Guidare una Porsche è come scoparsi una modella”, dichiara e, se non lo sa lui… “Non è mai piacevole come sembra.”
*
L’odore dei pattini da hockey dà l’impressione che qualcuno ci si sia raggomitolato dentro per poi morire.
*
“Ti prego”, aggiunge, “dimmi cosa stai pensando.”
E’ una richiesta assurda. Le nostre menti, non censurate da senso di colpa o vergogna, sono egoiste e villane, e la maggior parte dei nostri pensieri, in qualsiasi momento, non sono destinati al pubblico consumo perché risulterebbero offensivi oppure ci farebbero semplicemente sembrare i bastardi egoisti e villani che siamo. Non riveliamo agli altri i nostri veri pensieri, bensì versioni meticolosamente edulcorate e annacquate dei suddetti, adattamenti hollywoodiani, semplificati a beneficio del pubblico under tredici accompagnato dai genitori.
*
A volte l’appagamento è solo questione di forza di volontà. Devi guardare a quello che hai giusto di fronte, a cosa potrebbe diventare, e smetterla di paragonarlo a ciò che hai perduto. So che è saggio e vero, così come so che quasi nessuno è in grado di farlo.

Postilla squisitamente PERSONALE
Confermo quanto scritto per il precedente, aggiungendo che questo romanzo è anche meglio.
Tropper racconta la vita con il suo ormai classico tono dolce amaro, ma senza pendere troppo da un lato o dall’altro, rimanendo equilibrato, sincero e quindi facendo apparire soprattutto il lato tragicomico delle cose. Bravissimo nei dialoghi e nella caratterizzazione di tutti i personaggi, tralascia forse qualcosa a livello scenografico, ma glielo si concede.
A fine lettura, nonostante non tutto vada bene o comunque nel migliori dei modi, ti viene da pensare che se fossimo in grado realmente di prenderli così, gli intoppi della vita, forse tutti vivremmo un po’ meglio. Di sicuro con qualche sorriso in più e meno pali nel culo.
Menzione speciale per il capitolo 19.

Tag:

IN VISIONE
 

The Green Hornet
(U.S.A. – 2010)

di Michel Gondry
con Seth Rogen, Cameron Diaz, Christoph Waltz, Edward Furlong, Tom Wilkinson, Edward James Olmos, Jay Chou, Chad Coleman, David Harbour, Analeigh Tipton, Eddie Rouse, Robert Clotworthy

Postilla squisitamente PERSONALE
Intrattenimento allo stato puro, ma nonostante qualche risata grazie a Seth Rogen e la sapiente regia di Gondry, mi ha intrattenuto poco.

Tornando A Casa Per Natale
(Germania, Svezia, Norvegia – 2010)

di Bent Hamer
con Nina Andresen Borud, Trond Fausa Aurvaag, Arianit Berisha, Joachim Calmeyer, Levi Henriksen, Patrick Mölleken, Cecile Mosli, Igor Necemer

Postilla squisitamente PERSONALE
I film che piacciono a me. Sottili, magari anche un po’ noiosi, ma che descrivono così bene quello che accade nelle nostre vite e in quelle di chi ogni giorno ci sfila a fianco o semplicemente sfila.

Tropa De Elite 2
(Brasile – 2010)

di José Padilha
con Wagner Moura, Irandhir Santos, André Ramiro, Pedro Van-Held, Maria Ribeiro, Sandro Rocha, Milhem Cortaz

Postilla squisitamente PERSONALE
Meno azione e più politica del precedente, il suo sporco lavoro però lo fa comunque.
.
.

Life In A Day
(U.S.A./UK – 2011)

di Kevin Macdonald

Postilla squisitamente PERSONALE
Progetto molto interessante promosso da YouTube e prodotto da Ridley Scott e Tony Scott.
.
.
.
.

Easy A
(U.S.A. – 2010)

di Will Gluck
con Emma Stone, Penn Badgley, Amanda Bynes, Dan Byrd,Thomas Haden Church, Stanley Tucci, Patricia Clarkson, Lisa Kudrow, Malcolm McDowell, Alyson Michalka

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
.
.
.
.
.

Tag:

Dove sono andati a finire i soldi
di Kevin Canty
- minimumfax -

… il parcheggio, oltre le porte a vetri, si sta riempiendo di neve, come latte in un bicchiere.
*
I bar: prima non ci si trovava a disagio, ma ultimamente le cose erano cambiate. Una sensazione che era andata e venuta per tutta l’estate – Ellen, Susan e Mark – non del tutto tristezza, anche se la tristezza ne costituiva una parte. Rimpianto. Quasi un senso di stupore per quanto rapidamente potessero cambiare le cose, per come decisioni minime potessero ingigantirsi, trasformandosi in grosse differenze, per come pochi secondi diventassero una vita. Si guardò le mani, ancora screpolate per le ore di lavoro all’Orpheum, e si disse: queste sono le mani che hanno girato il volante, senza volerlo, senza cercare di fare niente. Si aspettava che gli pesasse, quella sensazione, più che altro quando era solo, mentre in realtà era sempre peggio quando stava in mezzo alla gente, come in quel caso. Erano quelli i momenti in cui si sentiva tagliato fuori, prigioniero di se stesso, in cui osservava la folla che sghignazzava e urlava, che fumava e beveva, che ballava e amoreggiava nella notte estiva. A Lander sembravano tutti stupidi. Era quello a fargli capire quanto era incasinato: chi era felice sembrava stupido.
*
Non avete idea del senso di potere che dà guardare in faccia le persone che credono di conoscerci e pensare Io ho un segreto.
*
L’ultima volta che si era informato suo padre aveva una ragazza, sua madre un avvocato.
*
Un matrimonio, qualunque matrimonio tranne il vostro, è una cosa che non potrete mai conoscere. La fiducia che lega due persone, i dubbi che ci separano, le conversazioni e i silenzi, tutto avviene in privato, al di fuori della comprensione di chiunque, tranne la nostra. Siamo felici? O addirittura ci piacciamo davvero? E’ come la faccia nascosta della luna, quella girata dall’altra parte. E anche quando un matrimonio è finito, quando l’ex marito o l’ex moglie ti fanno sedere per raccontarvi com’è andata davvero, la storia sarà tutta, inevitabilmente, falsa. Un matrimonio vive finché vive, poi finisce. Non resta altro che un odore acre, come di qualcosa che brucia. Va a riempire lo spazio dove un tempo c’era il sentimento. Ma non è il sentimento.
*
Già sento che, al riguardo, sei un passo avanti a me. Hai sempre saputo i miei segreti prima che li sapessi io stesso. Il che non è difficile: io incespico alla cieca. Vado a tentoni da una parte e allungo una mano dall’altra, e quando finalmente capisco cosa c’è in ballo ti trovo sempre lì ad aspettarmi. Tu mi conosci meglio di chiunque altro, sempre.
*
I primi tre chilometri di cammino furono facili, bastò seguire il sentiero del servizio forestale che correva lungo il crinale. Dopo mezz’ora sbucai dagli alberi e mi ritrovai in un prato di montagna; con tutte quelle nuvole e la pioggia non riuscivo a vederlo bene, ma lo sentivo tutt’intorno. Se ci fosse stata una schiarita, da quel punto si sarebbe goduto un panorama che spaziava per centinaia di chilometri, fin nell’Idaho. Quello che gli agenti immobiliari definiscono un panorama da un milione di dollari. A volte nei boschi mi assaliva questa sensazione, la sensazione di essere ricco; erano le cose che vedevo e toccavo, cose che non hanno prezzo: i larici che virano all’oro in autunno, il sapore delle fragole selvatiche.
*
Pensai che sarei morto com’ero vissuto, da uomo ridicolo. Non so perché lo pensai. Non stavo per morire lassù. Cioè, sicuramente era possibile, ma non era la cosa più probabile. Con tutta probabilità la mia vita sarebbe andata avanti come prima, un susseguirsi di piccoli, trascurabili errori.
*
“Le cose miglioreranno”, sussurro.
“Non lo so”, risponde lei senza girarsi. Poi, dopo un istante, dice: “Le cose cambieranno”.
*
“Non voglio che te ne vai”.
Suonò talmente come una frase di rito, una battuta da copione, che entrambi si sentirono imbarazzati. Si sistemarono il tovagliolo in grembo. Si guardarono intorno osservando gli altri clienti, il cortiletto che la sala ristorante racchiudeva, con i vialetti di ghiaia e la fontana asciutta.

Postilla squisitamente PERSONALE
L’abilità di Canty come narratore breve non è in discussione, ma devo ammettere che mi era piaciuta di più la sua precedente raccolta.
Anche in questa il tema centrale sono i rapporti umani e la difficoltà di mantenerli vivi, saldi e sani, però secondo me nel nuovo libro manca quel piccolo qualcosa in grado di chiudere le sensazioni dentro alle quali l’autore riesce così magistralmente ad infilare il lettore, nonostante tecnicamente la fine di ogni racconto sia quasi perfetta.
Detto questo è ovviamente un gran bel libro e vale la pena eccome di comprarlo e leggerlo.
Il migliore episodio in assoluto è Terra bruciata, ma anche Ponti tagliati, vetri infranti, La bella addormentata, I sacrificati e La ragazza del compleanno sono molto validi.

da “Poesie” di Fëdor Ivanovič Tjutčev – BUR
 
Come un uccello sul fare dell’alba,
Il mondo, risvegliato, si è riscosso…
Ma solamente il mio capo
Non ha sfiorato il sonno felice!
Anche se spira la brezza del mattino
In me io sento come pesa
Il caldo, la polvere di ieri!…

O come penetranti e selvaggi,
Come odiosi sono per me
Il rumore, i moti, le parole, le grida,
Del nuovo giorno di fiamma!…
O come i suoi raggi di porpora,
come bruciano i miei occhi!…
O notte, notte, dove sono i tuoi veli,
La tua placida ombra, la rugiada?…

Frammenti delle antiche stirpi,
Voi sopravvissuti al vostro tempo!
Come dei vostri lamenti, delle catene,
E’ giusta l’ingiusta rampogna!
Com’è triste nell’ombra semiassonnata,
Con la spossatezza nelle ossa,
Incontro al sole, al movimento,
Dietro le nuove stirpi errare!…

*

Non so se sfiorerà la beatitudine
L’anima mia peccatrice e malata,
Se le avverrà di risorgere e di sollevarsi,
Se passerà questo deliquio spirituale.

Ma se potesse l’anima mia
Qui sulla terra trovare la pacificazione,
Saresti tu la mia beatitudine,
Tu, tu, mia terrestre provvidenza!…

*

A N.

Il tuo caro sguardo, pieno d’innocente passione,
La dorata aurora dei tuoi sentimenti celesti
Non ha potuto, ahimè, renderli propizi:
Esso è per loro un silenzioso rimprovero!

Questi cuori, nei quali non c’è verità,
Essi fuggono, amica, come una condanna,
Lo sguardo giovanile del tuo amore,
Per loro è tremendo come un ricordo d’infanzia.

Ma per me questo sguardo è come una benedizione;
Come la chiave della vita, nella profonda anima
In me vive e vivrà il tuo sguardo!
Le è necessario come il cielo e il respiro.

Così in alto la luce degli spiriti beati.
Solo nei cieli risplende, essa, celeste;
Nella notte del peccato, nel fondo dell’abisso,
Questo puro fuoco brucia come una fiamma.

*

Il cielo notturno così cupo,
Così offuscato da ogni parte,
Non è una minaccia, o un’immagine,
E un incubo pallido, senza gioia.
Solo lampi, saette di fuoco
Che una dopo l’altra si accendono,
Come demoni sordomuti
Che così parlano tra di loro.

Come a un segno convenuto
Avvampa d’un tratto una striscia
Del cielo, e rapidi escono dal buio
I campi e le foreste lontane.
Ed ecco di nuovo tutto s’abbuia,
Tutto si è immerso nella tenebra sensibile,
Come se un problema misterioso
Si stesse decidendo nell’alto dei cieli.

*

Ad A.A. Fet

A te il mio saluto di cuore
E il mio ritratto, quale che sia,
A te, poeta che senti come me,
A te forse silenziosamente dirà
Come mi è stato caro il tuo saluto,
Come mi ha intenerito nell’anima.

 

10 marzo 2011 1 commento

IN VISIONE
 

Another Year
(U.K. – 2010)

di Mike Leigh
con David Bradley, Jim Broadbent, Karina Fernandez, Oliver Maltman, Lesley Manville, Ruth Sheen,Imelda Staunton, Peter Wight, Martin Savage, Michele Austin, Philip Davis

Postilla squisitamente PERSONALE
Arrivare fino in fondo non è proprio semplicissimo, ma se si comprende il filo sottile che unisce tutto il film, ne vale la pena.
.

Burke and Hare
(U.K. – 2010)

di John Landis
con Tim Curry, Simon Pegg, Isla Fisher, Andy Serkis, Christopher Lee, Tom Wilkinson, Hugh Bonneville, Jenny Agutter, David Schofield

Postilla squisitamente PERSONALE
Con il senno di poi, Landis avrebbe potuto aspettare altri 12 anni ancora per tornare alla regia.
.

Confessions
(Giappone – 2010)

di Tetsuya Nakashima
con Takako Matsu, Masaki Okada, Yoshino Kimura, Yukito Nishii, Kaoru Fujiwara, Ai Hashimoto

Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male, anche se non tutto gira alla perfezione, la storia e l’atmosfera ci sono.
.

.
.
Paperman
(U.S.A. – 2009)

di Kieran Mulroney, Michele Mulroney
con Jeff Daniels, Emma Stone, Ryan Reynolds, Lisa Kudrow, Hunter Parrish, Kieran Culkin, Arabella Field

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana (con intenti alti).

.
.
.
.
.
The next three days
(U.S.A. – 2010)

di Paul Haggis
con Liam Neeson, Olivia Wilde, Russell Crowe, Elizabeth Banks, Brian Dennehy, Jonathan Tucker, RZA, Lennie James, Moran Atias, Sean Huze, Jason Beghe

Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana 2 (almeno senza intento alcuno).
.
.
.
.
.

Tag:

Con le peggiori intenzioni
di Alessandro Piperno
- Mondadori -

Come se la paura avesse smesso di celebrare segretamente il suo oscuro officio, scaturendo dalle tenebre della sua oscurità, per diventare sostanza organica e luminosa, lava rovente che si scioglie nell’atmosfera confondendosi con gli odori di zagara. Paura che tutto scompaia. Che d’un tratto una grassoccia teenager, in giro per qualche compera, venga travolta da una deflagrazione: i pezzi di lei sparpagliati nel calore meridiano. Paura che quell’autobus impazzisca. Che un’ombra vile faccia scattare una terribile detonazione. Che il cielo diventi piombo. Che i marciapiedi si torcano. Che qualcuno spezzi l’equilibrio del giorno di questo strano Paese strappato faticosamente al deserto, popolato da fitta popolazione eterodossa di biondi che si difendono dal sole con una sovrapproduzione di melanina e di Sabra corvini abituati a sfidarlo: questo Paese sporco e disadorno, che tenta solo di essere inessenziale, in cui i giovani sono drogati di Coca-Cola e i cui vecchi stentano a disintossicarsi di tutta la rabbia accumulata fin dai tempi delle persecuzioni faraoniche: sì, questa strana lingua desertica, veemente inverdita, che gli ebrei di tutto il mondo chiamano “nazione”: questo Paese che sembra composto di atomi di terrore. Tutto qui è ammutolente. Anche i tramonti incredibili hanno il colore del sangue. A chi cercasse un macabro diversivo, basterebbe far esplodere un palloncino in una pubblica piazza per seminare il panico, per vedere giovani manager imbellettati che tornano dal loro aperitivo nel grazioso quartiere di Jaffa gettarsi a terra nella polvere pur di scampare alla disintegrazione. Sotto quegli abiti civili, sotto le ostentate eleganze, sotto l’aspirazione alla normalità, sotto il vitalismo edonista, si nascondono mimetiche e cinturoni, e più sotto ancora, nella cassa toracica, cuori rabbiosi che stentano a demilitarizzarsi.
*
Esiste privilegio più maschio che suscitare l’invidia del mondo?
*
Perché la cosa più seria è ritenere che nulla lo sia abbastanza da meritare la nostra emotiva partecipazione o incrinare il nostro benessere materiale. *
Ma non si può dire che quel cinismo sia una scorciatoia con cui Bepy si monda la coscienza. Tutt’altro. E’ un’operazione costosa per un animo così naturalmente incline a un’indulgente fluidità. E’ semplicemente una scelta di campo: viva la semplificazione, viva l’aridità sentimentale. (Trovatemi qualcuno che resista all’incanto dei propri slogan, che non s’innamori furiosamente della propria idea del mondo.) Bepy è nato per semplificare. Né comprende – non ci riuscirà neppure alla fine – che talvolta la levità può essere l’anticamera dell’indifferenza. E l’indifferenza, a sua volta, il viatico per il disastro.
*
C’è chi dice che la prima vera grande storia d’amore d’un essere umano non sia il turbamento adolescenziale per una compagna di classe, tanto meno quell’elettiva corrispondenza fra ventenni che di solito nel momento più drammatico sfocia nel matrimonio borghese, ma semmai la prima indimenticabile avventura extraconiugale. E’ lì, nel tradimento di giovane sposo o di giovane sposa, che uno sente correre l’adrenalina e il cuore esplodere. E’ lì che come il dottor Živago ti senti talmente perso, così dolorosamente esaltato, così invischiato in qualcosa di soprannaturale e di tragicamente ingiusto, da volerlo confessare al tuo consorte, non per urtarlo, ma per condividere la tua felicità illecita e la tua inevitabile colpa con la persona che più consideri amica.
*
Bisognava stare lontani da quella ragazza: ma solo Iddio poteva sapere quanto fosse difficile. Il problema era che la lontananza da lei non mi aiutava quando le ero lontano, così come la vicinanza non mi aiutava quando le ero vicino. Ero atterrito dal pensiero che lei non mi pensasse ma lo ero ancora di più all’idea che lei potesse prenderti in considerazione.
*
Immediatamente capisci che in quella camera c’è tutto quello che hai sempre cercato, mescolato con tutto quello che hai sempre voluto dimenticare. Come un album di ricordi e una palestra di ossessioni.
*
Il grande errore di quegli anni. L’aver voluto competere con persone con cui non potevo competere. L’aver creduto ingenuamente che gli uomini fossero uguali. Il non avere dato retta a quel moralista classico di nonno Alfio quando mi diceva che gli uomini sono tutti diversi. E che la loro diversità è il frutto amaro di ogni sofferenza e d’ogni gioia strabocchevole. Che la gioia è diretta emanazione dell’altrui sofferenza. Che lo squilibrio di condizioni è la nostra voluttà. Che arrivare primi implica che qualcuno sia arrivato secondo e terzo e quarto o non sia neppure arrivato. Che la nostra felicità non può esistere se non a scapito di tutta quella degli altri.

Postilla squisitamente PERSONALE
Letto a debita distanza dal clamore che suscitò all’uscita, mi è sembrato effettivamente un bel libro.
Una scrittura raffinata e colta, che nei momenti migliori spicca, mentre in altri (molti meno per fortuna) da un po’ troppo la sensazione del “guarda mamma come sono bravo, senza mani!”.
Una storia che nella prima parte, quando il romanzo è quasi corale, non risente troppo di alcuni grandi accostamenti fatti (v. Roth, Bellow), ma che sul finale invece, concentrandosi su un solo personaggio e su una vicenda in particolare,  ,,,,, perde un po’ di smalto.

Semiotica, pub e altri piaceri
di Alexander McCall Smith
- Guanda -

Quel giorno non c’erano persone così interessanti. Un uomo dall’aria sorcina in completo blu stava seduto in silenzio in un angolo insieme a una donna; il mutismo che regnava tra i due era interrotto solo di tanto in tanto da un sospiro dell’uno o dell’altra. Lui guardava imperterrito il menù degli open sandwiches, quasi sconfitto da tanta scelta e dalla vita: lo sguardo di lei vagava fuori dalla vetrata, verso la piccola porzione di cielo tra i caseggiati di Morningside Road, sul barista che lucidava i bicchieri, sulle piastrelle del pavimento.
*
Ramsey era, per temperamento, un uomo del Nord. Ogni volta che viaggiava verso sud, in Inghilterra o in Francia, si sentiva a disagio; percepiva dentro di sé che le cose erano troppo luminose, e impolverate… quasi che il sole mettesse a nudo qualcosa nelle campagne e le facesse impallidire. E a quelle latitudini l’aria era stagnante, pensava; stagnante e opprimente. Ramsey amava la luce scozzese, pura e limpida, e tagliente. Gli piacevano le lunghe serate fresche d’estate e il buio accogliente dei giorni invernali. Amava la Scozia proprio così com’era: di poche pretese, fredda, e talvolta visibile solo per metà.
*
Doveva dirlo a qualcuno, sarebbe andato bene anche Matthew. La cosa non lo avrebbe interessato granché, lo sapeva, ma gliel’avrebbe detto comunque. Doveva condividere quella gioia, perché Lou sapeva che la gioia solitaria era un’emozione a metà, proprio come la tristezza o la perdita, se sopportate da soli, pesavano il doppio.
*
“E cosa c’è di male nel giudicare le persone?” chiese Domenica, indignata. “Mi fa impazzire quando sento qualcuno che dice: ‘Non giudicare’. Filosofia morale da soap opera australiana. Se le persone non giudicassero gli altri, come faremmo ad avere un punto di vista etico sulla società? Non avremmo nemmeno idea di dove ci troviamo. Ogni discussione razionale su cosa si deve o non si deve fare si impantanerebbe. No, fa’ pure quello che vuoi, ma non farti imbrogliare dalle sciocchezze di certe menti deboli che dicono che non bisogna giudicare. Non bisogna giudicare troppo, forse, ma essere sempre – sì, sempre – pronti a formulare un giudizio. Altrimenti si attraversa la vita senza sapere cosa si vuole.”
*
Angus sorrise.
“Perciò vuoi dire che non ci sono certezze?”
“Proprio così” rispose Big Lou.
“A parte la morte e le tasse” intervenne Matthew. “Non dice così il proverbio?”
“In Italia molti non pagano le tasse” osservò Angus.
“Conoscevo un pittore di Napoli che non le aveva mai pagate… mai. Un ottimo pittore, tra l’altro.”
“E come è andata a finire?” chiese Matthew.
“E’ morto.”

Postilla squisitamente PERSONALE
Che noia!! E che approssimazione.
Molti dei personaggi sono caratterizzati poco e male, alcuni addirittura compaiono e scompaiono senza che se ne capisca l’importanza all’interno del libro.
Vale lo stesso discorso per alcune vicende che vengono letteralmente “buttate lì” e lì lasciate, senza essere riprese successivamente.
Una scrittura pulita, quello sì, ma che sembra un compitino da sufficienza più che uno stile vero e proprio.
Insomma, tempo sprecato per un brutto romanzo.

2 marzo 2011 1 commento

IN VISIONE
 

Hereafter
(U.S.A. – 2010)

di Clint Eastwood
con Matt Damon, Bryce Dallas Howard, Jay Mohr, Jenifer Lewis, Cécile De France, Richard Kind, Steve Schirripa, Mylène Jampanoï, Marthe Keller

Postilla squisitamente PERSONALE
Piaciuto a molti, ma a me no; l’ho trovato abbastanza spento e anche troppo lungo, vena malinconica che serpeggia lungo tutto il film a parte.
.

Animal Kingdom
(Australia – 2010)

di David Michôd
con Guy Pearce, Ben Mendelsohn, Dan Wyllie, Luke Ford, Jacki Weaver, Sullivan Stapleton, James Frecheville, Anthony Hayes, Laura Wheelwright, Mirrah Foulkes

Postilla squisitamente PERSONALE
La violenza non si vede molto, ma si percepisce nei legami così stretti da soffocare quasi, grazie soprattutto ad un ottimo cast.
.

Illegal
(Francia, Belgio – 2010)

di Olivier Masset-Depasse
con Anne Coesens, Esse Lawson, Gabriela Perez, Alexandre Golntcharov, Frédéric Frenay, Olivier Schneider, Christelle Cornil, Olga Zhdanova, Tomasz Bialkowski

Postilla squisitamente PERSONALE
Crudo e senza fronzoli, rende benissimo l’idea di cosa si provi ad essere un illegale. Sarebbe da far vedere a chiunque abbia anche la minima tentazione di votare Lega Nord.
.

The Company Men
(U.S.A. – 2010)

di John Wells
con Ben Affleck, Tommy Lee Jones, Kevin Costner, Chris Cooper, Maria Bello

Postilla squisitamente PERSONALE
Americanata senza troppo mordente. Peccato perché la storia c’era.
.
.
.
.

A seguire un tris di “boiata della settimana” che si meritano solo la locandina.