
da “Poesie” di Fëdor Ivanovič Tjutčev – BUR
Come un uccello sul fare dell’alba,
Il mondo, risvegliato, si è riscosso…
Ma solamente il mio capo
Non ha sfiorato il sonno felice!
Anche se spira la brezza del mattino
In me io sento come pesa
Il caldo, la polvere di ieri!…
O come penetranti e selvaggi,
Come odiosi sono per me
Il rumore, i moti, le parole, le grida,
Del nuovo giorno di fiamma!…
O come i suoi raggi di porpora,
come bruciano i miei occhi!…
O notte, notte, dove sono i tuoi veli,
La tua placida ombra, la rugiada?…
Frammenti delle antiche stirpi,
Voi sopravvissuti al vostro tempo!
Come dei vostri lamenti, delle catene,
E’ giusta l’ingiusta rampogna!
Com’è triste nell’ombra semiassonnata,
Con la spossatezza nelle ossa,
Incontro al sole, al movimento,
Dietro le nuove stirpi errare!…
*
Non so se sfiorerà la beatitudine
L’anima mia peccatrice e malata,
Se le avverrà di risorgere e di sollevarsi,
Se passerà questo deliquio spirituale.
Ma se potesse l’anima mia
Qui sulla terra trovare la pacificazione,
Saresti tu la mia beatitudine,
Tu, tu, mia terrestre provvidenza!…
*
A N.
Il tuo caro sguardo, pieno d’innocente passione,
La dorata aurora dei tuoi sentimenti celesti
Non ha potuto, ahimè, renderli propizi:
Esso è per loro un silenzioso rimprovero!
Questi cuori, nei quali non c’è verità,
Essi fuggono, amica, come una condanna,
Lo sguardo giovanile del tuo amore,
Per loro è tremendo come un ricordo d’infanzia.
Ma per me questo sguardo è come una benedizione;
Come la chiave della vita, nella profonda anima
In me vive e vivrà il tuo sguardo!
Le è necessario come il cielo e il respiro.
Così in alto la luce degli spiriti beati.
Solo nei cieli risplende, essa, celeste;
Nella notte del peccato, nel fondo dell’abisso,
Questo puro fuoco brucia come una fiamma.
*
Il cielo notturno così cupo,
Così offuscato da ogni parte,
Non è una minaccia, o un’immagine,
E un incubo pallido, senza gioia.
Solo lampi, saette di fuoco
Che una dopo l’altra si accendono,
Come demoni sordomuti
Che così parlano tra di loro.
Come a un segno convenuto
Avvampa d’un tratto una striscia
Del cielo, e rapidi escono dal buio
I campi e le foreste lontane.
Ed ecco di nuovo tutto s’abbuia,
Tutto si è immerso nella tenebra sensibile,
Come se un problema misterioso
Si stesse decidendo nell’alto dei cieli.
*
Ad A.A. Fet
A te il mio saluto di cuore
E il mio ritratto, quale che sia,
A te, poeta che senti come me,
A te forse silenziosamente dirà
Come mi è stato caro il tuo saluto,
Come mi ha intenerito nell’anima.