Archivio
IN VISIONE
Cyrus
(U.S.A. – 2010)
di Jay Duplass, Mark Duplass
con John C. Reilly, Marisa Tomei, Jonah Hill
Postilla squisitamente PERSONALE
Storia di relazioni e sentimenti, senza troppe concessioni stilistiche. Obiettivo raggiunto.
.
.
.
.
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni
(U.S.A., Spagna – 2010)
di Woody Allen
con Naomi Watts, Josh Brolin, Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Anna Friel, Freida Pinto, Ewen Bremner, Gemma Jones, Lucy Punch
Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono mai stato un suo fan sfegatato, ma visti gli ultimi film, questo compreso, mi pare sia un po’ alla frutta.
.
.
Nowhere Boy
(Regno Unito – 2009)
di Sam Taylor Wood
con Aaron Johnson, Kristin Scott Thomas, David Threlfall, Josh Bolt, Ophelia Lovibond, Kerrie Hayes, Angela Walsh, Paul Ritter, Anne-Marie Duff
Postilla squisitamente PERSONALE
Didascalico e pure un po’ noioso.
.
.
.
To shoot an elephant
(Spagna – 2009)
di Alberto Arce, Mohammad Rujeilah
Postilla squisitamente PERSONALE
Molto bello, reale, un po’ di parte a tratti, ma anche molto disarmante. .
.
.
.
.
.
.
Il rifugio
(Francia – 2009)
di François Ozon
con Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte, Melvil Poupaud, Claire Vernet, Jean-Pierre Andréani, Marie Rivière, Jérôme Kircher, Nicolas Moreau, Emile Berling, Dominique Jacquet, Tania Dessources, Maurice Antoni
Postilla squisitamente PERSONALE
Una storia abbastanza buona, girato molto bene, ma non convince appieno.
.
La scomparsa di Alice Creed
(Regno Unito – 2009)
di J Blakeson
con Gemma Arterton, Martin Compston, Eddie Marsan
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
.
.
.
.
.
.
20 sigarette
(Italia – 2010)
di Aureliano Amadei
con Carolina Crescentini, Vinicio Marchioni, Fabrice Scott, Giorgio Colangeli, Massimo Popolizio, Antonio Gerardi, Gisella Burinato, Luciano Virgilio, Orsetta De Rossi, Duccio Camerini, Edoardo Pesce, Alberto Basaluzzo
Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
.
.
.
.
” La donna sbagliata” di Richard Flanagan
La donna sbagliata
di Richard Flanagan
– Frassinelli -
L’idea che l’amore non basti è particolarmente dolorosa. A dispetto di questa verità, per secoli l’umanità ha tentato di trovare dentro di sé le prove che l’amore fosse la forza più potente sulla terra. Gesù è un esempio decisamente triste di questa lotta impari. Il suo cuore innocente non era mai stato sazio dell’amore umano. Come osservò Nietzsche, lo esigeva con durezza, con follia e dovette inventarsi l’inferno come punizione per coloro che glielo rifiutavano. Alla fine creò un dio che era “puro amore”, così da poter giustificare l’irrimediabile inadeguatezza del sentimento umano. Gesù, che desiderava a tal punto l’amore, era chiaramente un folle e, davanti al fallimento dell’amore stesso, non gli rimase altra scelta che cercare la morte. Avendo compreso che l’amore non bastava, e avendo accettato la necessità del sacrificio della propria vita per consentire un futuro a chi gli era intorno, egli fu il primo esempio – sebbene non l’ultimo – di attentatore suicida.
*
C’erano tante idee che bisognava mettere in mostra, film che bisognava aver guardato, libri che bisognava aver letto, mostre e opere teatrali che bisognava aver visto, tante cose che bisognava aver ingurgitato voracemente, al punto che chi non dimostrava di essere un ingordo che aveva divorato il mondo intero risultava uno sciocco ignorante senza nemmeno il diritto di parlare.
*
Per un attimo si voltò indietro verso la città e la lunga strettoia di William Street. La grandine si era momentaneamente fermata. In fondo alla strada vide il sole che splendeva dentro Sydney come se venisse ingoiato, una presenza enorme e accecante racchiusa tra due grattacieli che si innalzavano come neri portali d’ingresso al cuore della città. Il tramonto emanava una luce assassina. Invadeva William Street con il suo bagliore rubicondo e correva come sangue caldo lungo il viale e sotto le nuvole nero-bluastre cariche di grandine. I chicchi si stavano già sciogliendo sulla strada e il vapore che si levava passava attraverso quella strana luce creando una rossa foschia che le riempì i polmoni.
*
Guardando e ascoltando capì che la sua era la vicenda meravigliosa, misteriosa, squallida e sinistra di una celebrità passeggera. Come Wilder aveva previsto, presto sarebbe caduta nel dimenticatoio. Lo sapevano tutti che l’interesse di un racconto stava semplicemente nel momento e nel modo in cui si svolgeva. Forse lei, fan storica di Survivor, pensava d’istinto che le regole e la logica del gioco nel quale ora si trovava coinvolta le sarebbero state svelate se avesse osservato attentamente e pazientemente. Forse allora un conduttore onnipotente sarebbe apparso facendole balenare la possibilità di una prova grazie alla quale avrebbe potuto essere in salvo per un’altra settimana.
*
Dopo la morte di Liam, si trasferì a Melbourne. Disse a tutti che andava “a cercare una città migliore”. Trovò lo stesso posto, le stesse strade, gli stessi sguardi morti, lo stesso sudiciume, la stessa indifferenza, lo stesso grandioso decadimento, la stessa energia da alveare che trabocca e costruisce, uccide e distrugge, strappa fiori e li fertilizza per nessun motivo in particolare se non quello di andare avanti. Ritrovò tutto questo, solo il clima era diverso, e così seppe che da quel momento in avanti ogni città per le sarebbe stata uguale. Tornò a Sydney un anno dopo, decisa a cambiare non più luogo, ma se stessa. Ricomincerò da capo, pensò, è così che funziona la vita, è tutto qui, bisogna sempre ricominciare daccapo.
*
La gente metteva tutte le sue energie e i suoi talenti nel realizzare cose più straordinarie di loro stessi, solo perché alla fine potessero sentire di essere meno di niente.
Postilla squisitamente PESRONALE
Centra l’obiettivo nell’analisi iniziale, ma non affonda nello svolgimento, questo romanzo di Flanagan. Ci sarebbero stati tutti i punti giusti per farne una buona storia, una sorta di thriller psico-sociologico post 11 settembre, eppure è tutto troppo marginale, poco incisivo. Partendo da tutta una serie di personaggi secondari che si affacciano troppo brevemente, anche se nel dipanarsi delle vicende hanno peso eccome, e finendo con quella psicologia che avrebbe potuto essere un po’ più presente rispetto all’atmosfera della situazione in generale.
SubliminalPop – BEST BOOKS – 2010
SubliminalPop – BEST BOOKS – 2010
|
“Via da Las Vegas“ John O’Brien |
“Non abitiamo più qui“ Andre Dubus |
“Ragioni per vivere“ Amy Hempel |
|
“L’odore afrodisiaco del cloro“ Judy Budnitz |
“I miei pensieri perduti“ Dennis Cooper |
“La vita come un romanzo russo“ Emmanuel Carrère
|
|
“L’economia delle cose“ Elena Varvello |
“Imperial bedrooms“ Bret Easton Ellis |
“Tu più di chiunque altro“ Miranda July |
|
“Chiedi scusa! Chiedi scusa!“ Elizabeth Kelly |
“Dove l’acqua è più profonda“ Claire Keegan |
“In un milione di piccoli pezzi“ James Frey |
|
“Rock, amore, morte, follia“ Mark Oliver Everett |
“L’amore arriva in inverno“ Simon Van Booy |
“Riportando tutto a casa“ Nicola Lagioia |
N.B. L’ordine è casuale, l’anno è di lettura e non d’edizione, e cliccando sulle copertine andate direttamente al post riguardante il libro in questione.
SubliminalPopConcept – BEST MUSIC – 2010
|
“The courage of the others“ |
"Suburban nature" |
"Triangulation" |
|
"There is love in you" |
"High violet" |
"The suburbs"
|
|
"Becoming a jackal"
|
"Crooks and lovers"
|
"And so it is morning dew" |
|
"Contra" |
"Swim" |
"Queen of Denmark" |
|
"Infinite arms" |
"Spoon" |
"The Merchant" |
N.B. Ordine casuale
(ad ogni link un video)
“Dove l’acqua è più profonda” di Claire Keegan
Dove l’acqua è più profonda
di Claire Keegan
– Neri Pozza -
La conversazione sfiora appena le loro vite domestiche, ognuno dei due cerca di sbirciare dalla finestra della cucina dell’altro senza farsi vedere, si chiede se in quella cucina c’è un seggiolone.
*
Ballano come matti, i miei. La mamma dice che un uomo che non sa ballare è un mezzo uomo. Mi ha insegnato la giga della mietitura e il valzer, il quickstep e The Siege of Ennis in salotto. Lei dice che ballare è una bella terapia, la fa sentire a tempo col mondo. Per lo più facciamo i movimenti che dobbiamo fare, ci ingobbiamo sotto la pioggia e così via, ma il ballo la libera, le mette l’olio nelle giunture, dice. Dovrebbero essere capaci tutti, a muoversi con il loro tempo. Lei mette il disco, io spargo un po’ di cera sul linoleum e ci mettiamo a fare giravolte sul pavimento del salotto, come due matti.
*
Non ricordo che ci siano mai stati i vetri in quelle finestre, solo sbarre arrugginite e lo strano applauso del vento che ci soffiava dentro sfilando fra gli alberi.
*
Roslin finisce per pensare a suo marito. Una volta lo chiamava il suo uomo. “Il mio uomo” diceva, anche quando lui non c’era. Bello e poco altro, freddo come una lattina di birra appena uscita dal frigo, ma nelle piccole cose è un genio. Le sente l’alito di scotch anche dopo che si è lavata i denti, si accorge quando lei non ha voglia di cucinare e condisce lo stufato di gamberi del supermercato, anche se la scatoletta è già andata a finire nel bidone. Un uomo di quelli non si fanno prendere. Le una volta pensava che fosse un tipo Sean Penn o Robert De Niro. Nascosto, profondo. Ci ha passato dieci anni, a cercare di infilarsi nel posto in cui si nascondeva, perché le sembrava che se lui si prendeva tanta pena per nascondersi voleva dire che c’era qualcosa di prezioso, là dentro, come la perla intrappolata nell’ostrica. Ma poi ha lasciato perdere, si è resa conto che non c’era niente. Niente. Solo un guscio duro e vuoto. Lui aveva messo tutta la sua energia nel fare il guscio, poi ci aveva preso la mano e si era dimenticato cos’è che doveva proteggere. Il giorno che se n’è resa conto Roslin si è sbronzata in sala, ha cominciato appena dopo colazione con uno scotch pieno di ghiaccio fino all’orlo, proprio come piace a lei. Lui, quando è tornato, quando l’ha trovata lì in poltrona, con quell’aria disfatta, addosso solo le biancheria intima, le mutande attaccate alla pelle per il gran caldo, la sala rovente, i ventilatori a pieni giri per fare il culo all’aria calda, gli è bastato dare un’occhiata per capire che lo mollava. Non è una passeggiata, il giorno che scopri che hai appena buttato via dieci anni della tua vita.
*
C’è un gran silenzio in quel posto. Come vetro.
Postilla squisitamente PERSONALE
Era da tempo che non leggevo una raccolta di racconti così compiuta, sia dal punto di vista stilistico sia d’intenti, perché pur trattandosi di episodi tra loro scollegati, l’effetto durante la lettura è proprio l’opposto, grazie soprattutto alla voce della scrittrice.
C’è una tensione sotterranea che scorre tra le pagine, lungo queste vite che hanno sognato e forse non sono più in grado di farlo, trovandosi costantemente abbandonate nello schianto con la realtà di tutti i giorni. Vite che hanno un sapore quasi antico, nelle loro apparenti solitudini inviolabili, ma che sono le nostre.
Tra i migliori segnalo La predica di Ginger Rogers, Temporali, Ustioni, Strano nome per un maschio, Amore nell’erba alta, La cassiera canterina, Uomini e donne, La prudenza non è mai troppa e via tutti gli altri …
IN VISIONE
The Killer Inside Me
(U.S.A. – 2010)
di Michael Winterbottom
con Jessica Alba, Kate Hudson, Elias Koteas, Simon Baker,Casey Affleck, Bill Pullman
Postilla squisitamente PERSONALE
Dilatato, caldo, disturbato. Non per tutti forse, ma per me sì.
The Town
(U.S.A. – 2010)
di Ben Affleck
con Ben Affleck, Blake Lively, Jeremy Renner, Jon Hamm, Rebecca Hall, Chris Cooper, Brian Scannell, Slaine, Gary Galone
Postilla squisitamente PERSONALE
Tutto quello che potreste aspettarvi da un film del genere e niente di più.
Precious
(U.S.A. – 2009)
di Lee Daniels
con Gabourey "Gabby" Sidibe, Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz, Stephanie Andujar, Chyna Layne, Amina Robinson, Xosha Roquemore, Angelic Zambrana, Nealla Gordon
Postilla squisitamente PERSONALE
Abbastanza patinato, non sempre a fuoco, però non mi è dispiaciuto, ma se n’è parlato troppo sicuramente.
Stanno tutti bene
(U.S.A. – 2009)
di Kirk Jones
con Robert De Niro, Drew Barrymore, Kate Beckinsale, Sam Rockwell, Lucian Maisel, Damian Young, James Frain,Melissa Leo, Katherine Moennig, Brendan Sexton III
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, forse decidere se pendere di più verso il comico o il drammatico non avrebbe fatto male.
Hot Tub Time Machine
(U.S.A. – 2010)
di Steve Pink
con John Cusack, Rob Corddry, Craig Robinson, Clark Duke, Crispin Glover
Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana.
Nel paese della persuasione
di George Saunders
– minimumfax -
Per me l’America è: se uno non vuole comprare, lascialo libero di non comprare, rispetta il fatto che non vuole comprare. Se uno ha un’idea folle diversa dalla tua idea folle, gli dai una pacca sulla spalla e dici: Ehi amico, bella idea folle, beviamoci sopra una birra. L’America, per me, dovrebbe essere un vocio continuo, un sacco di voci che strillano, quasi sempre cose sbagliate, anche assurde a volte, ma per favore, non una voce monotona che t’incanta parlando in tono ragionevole.
*
Quando era tornata a casa, tre anni dopo, aveva trovato i figlioletti dentro le loro minuscole tombe. Avevano vissuto poco, diceva, ma erano stati un dono meraviglioso. Ormai non rimproverava più al Signore di averglieli portati via. Le stelle cadenti durano un attimo, eppure non siamo contenti lo stesso di averle viste?
*
Nella vita arriva il momento in cui sei stufo di perdere e decidi di non perdere più, ma continui a perdere. Poi decidi di non perdere più sul serio, e continui a perdere. Poi perdi tante di quelle volte che ti ci appassioni e ti chiedi quando toccherai il fondo.
Postilla squisitamente PERSONALE
In larga parte una delusione questo nuovo libro di Saunders. Se fin dal titolo si capisce che per fortuna non ha abbandonato la strada intrapresa con le sue due prime eccellenti raccolte di racconti, in questa purtroppo quello che viene a mancare è la capacità di dare al lettore il gusto della narrazione. Esclusi alcuni racconti molto belli e sopra la media (Jon, Il mio emendamento, Nel paese della persuasione e Polacche), gli altri stentano non a decollare, ma proprio a far presa, perché troppo ispida e ibrida la cifra stilistica della sua scrittura. A mio avviso dovrebbe cercare di venirci più incontro, magari sperimentando un po’ meno, ma almeno così riuscendo a catturare il lettore ad ogni parola, frase, episodio.



































