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Archivio per novembre 2010

29 novembre 2010 Nessun commento

Chronic city
di Jonathan Lethem
– Il Saggiatore - 

 
Checché se ne dicesse a livello globale, la città stava soffrendo per un novembre feroce. In preda a una specie di shock da guardaroba, nessuno riusciva a trovare l’abbigliamento usato di solito a gennaio, e per la strada tutti camminavano ingobbiti come insetti deformi, storditi dal vento tagliente.
*
L’atteggiamento di Perkus nei confronti della situazione del suo nuovo amico Chase si collocava in una zona di sospensione del giudizio, illuminata a giorno però dai suoi soliti riflettori inquisitori.
*
… mai infrangere le illusioni degli altri se non si è certi di poter offrire un’alternativa migliore di quella a cui li si vuole strappare.
*
Ti sei mai domandato perché il consumatore medio è a disagio con i film in letterbox, quelli con le bande nere sopra e sotto l’immagine? Non perché la maggior parte delle persone è programmata per essere ipocrita, anche se lo è. I canali via cavo continuano a proporre versioni a schermo intero per evitare che gli spettatori si soffermino su quel margine del fotogramma, che ricorderebbe loro tutto quello che non si vede. Quella vista è intollerabile. Quando lo sguardo vaga oltre il bordo di un libro o di una rivista, tu noti la tesatura apparente della realtà quotidiana, il tavolo su cui la rivista è posata, poniamo, o la gamba dei tuoi pantaloni. Quando il tuo sguardo scivola oltre il bordo dell’immagine in letterbox, ti ritrovi di fronte a quel che è incorniciato e proiettato in quel margine: dovrebbe essere qualcosa, e invece è nulla, una tenebra inquietante, una zona di negatività. La vera ragione per cui questi margini sono così spaventosi è che ci costringono a domandarci se non siano la stessa cosa. Forse il tavolo o la gamba dei tuoi pantaloni hanno con la rivista che vi sta posata sopra lo stesso rapporto intrattenuto dalle immagini con il vuoto che le determina in alto e in basso sullo schermo.
*
La nevicata, benché di poco conto, rallentò la città fino alla depressione, con un declino cerimoniale simile all’abbassamento di una bandiera a mezz’asta.
*
A volte mi domando se sono l’unico a conoscere persone così diverse e tra loro inconciliabili. Maud, al suo solito tavolo da Daniel, vigile e vibrante per un’invisibile ma onnipresente rete di sociale personale, e Perkus, nel suo rifugio sull’84esima strada, impegnato a sperimentare la propria realtà quotidiana su una griglia di cianfrusaglie culturali, visioni simultanee di mondi reciprocamente escludentisi. Forse però esagero. Forse capita a tutti di avere questa impressione. La mia particolarità (ammesso che io ne abbia) sta nella disperata e pervasiva entità della mia empatia. Sono davvero una specie di vuoto riempito dalle persone con cui mi trovo, e in loro assenza divento di un’insulsa neutralità. C’è qualcosa in me che mi induce a una comoda plasticità, a una sorta di modularità.
*
Per tre ore ero rimasto assente dalla vergognosa libidine del sopravvissuto da cui mi era capitato di sentirmi pervaso in occasione di altri funerali, quella vertiginosa e colpevole percezione del perdurare della propria felice libertà di banchettare, scopare e defecare, di sprecare ore saltando da un canale tv all’altro, guardando spezzoni di film o risolvendo a metà un cruciverba con la penna a sfera, per poi lasciarlo da parte, di non fare un bel niente, a parte starsene seduti a onorare la memoria di un’altra persona la cui felice libertà si è esaurita. In quel momento, però, a ripensarci, la libidine di quelle tre ore mi travolse tutta in una volta.
*
Perkus sembrava aver bisogno che Manhattan fosse al contempo fasulla e in macerie (“This town is wearing tatters!”, questa città è vestita di stracci, cantava Mick Jagger) per avallare le sue istituzioni. Manhattan, però, non era shattered, devastata, nel senso indicato dagli Stones nel 1978, cioè come sarebbe convenuto alle necessità di Perkus. Secondi recenti stime, la città era aposto, strapiena di soldi, un po’ noiosa, persino. Stando, perlomeno, alla compiacente testimonianza dei milioni di persone che ogni mattina controllavano il sito TigerWatch prima di indossare gli scarponi per la neve d’aprile e andare al lavoro in metrò, come al solito, e di sera riempire i bar e starsene a casa a vedere I soprano o gli Yankees, telefonando per far decollare qualche fattorino cinese in bicicletta. Ecco, in questo Perkus aveva ragione: milioni di persone addormentate che non laceravano mai e neppure scostavano il velo del sogno. Io ero uno di loro, un babbeo nato, ma perlomeno stavo ad ascoltare le terribili verità di Perkus. Era forse un teorico del complotto? Fece una smorfia disgustata, come se gli avessi dato del critico “rock”. L’unico complotto era il complotto della distrazione. E i cospiratori noi stessi.
*
Il fatto che le cose sfuggano alla tua attenzione, Chase… non significa che tu possa sfuggire a loro.
*
Era la mia maledizione quella di apparire non rovinato dalla mia rovina.

Postilla squisitamente PERSONALE
Lethem non si discute, è probabilmente uno tra i migliori scrittori viventi dell’ultima generazione. Un autore abile a maneggiare diversi tipi di letteratura e tutti più che bene (qualità che seconda me rischia di poter diventare però un’arma a doppio taglio), passando dalla fiction alla fantascienza dal romanzo di formazione al poliziesco.
Con questo suo ultimo libro riconferma come sia in grado prima di tutto di saper caratterizzare in maniera ottima i personaggi che popolano le sue storie (Perkus Tooth su tutti, ma anche gli altri non scherzano) e successivamente di essere capace di miscelare tra loro i vari generi da lui percorsi precedentemente.
La storia è reale, ma sfugge, quasi quanto la New York nella quale è ambientata o la verità che cercano i protagonisti.
Un appunto che mi sento di fare è la lunghezza (a causa della quale ogni tanto ne risente anche il ritmo). Lethem avrebbe dovuto o tagliare molto di più oppure lasciare che il flusso si trasformasse in qualcosa di ancora più  mastodontico, in grado di sommergerti per farti rendere conto solo alla fine che era tutta una finzione. Oppure no?

25 novembre 2010 Nessun commento
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24 novembre 2010 1 commento

IN VISIONE

 

Winter’s bone
(U.S.A. – 2010)
 
di Debra Granik
con Jennifer Lawrence, John Hawkes, Kevin Breznahan, Dale Dickey, Garret Dillahunt, Shelley Waggener, Lauren Sweetser
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Crudo e diretto al punto giusto, senza fronzoli com’era giusto che fosse.
 
 
 
 
 
The Invention of lying
(U.S.A. – 2009)
 
di Ricky Gervais, Matthew Robinson
con Ricky Gervais, Jennifer Garner, Jonah Hill, Louis C.K., Jeffrey Tambor, Fionnula Flanagan, Rob Lowe, Tina Fey, Jason Bateman, Christopher Guest, Edward Norton
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Regge la prima mezz’ora e anche bene, poi diventa via via una commediola normalissima, quasi sciapa.
 
 
 
 
Buried
(Spagna, U.S.A. – 2010)
 
di Rodrigo Cortés
con Ryan Reynolds, Robert Paterson, José Luis García Pérez, Stephen Tobolowsky, Samantha Mathis, Warner Loughlin, Ivana Miño, Erik Palladino
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana: noioso e pure altamente improbabile in molti punti.
 
 
 
 
Cattivissimo me
(U.S.A. – 2010)
 
di Pierre Coffin, Chris Renaud, Sergio Pablos
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Molto bello.
 

 
The Cove
(U.S.A. – 2009)
 
di Louie Psihoyos, Mark Monroe
con Richard O'Barry, Brook AitkenJoe Chisholm
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Divulgativo e utile, ben fatto.

 

“Casa d’altri e altri racconti” di Silvio D’Arzo

23 novembre 2010 2 commenti

Casa d’altri e altri racconti
di Silvio D’Arzo
– Einaudi -

Passarono ancora otto giorni: e poi dieci. L’autunno era già in agonia. Di notte le siepi brinavano e la luna s’era fatta più fredda del sasso, e così ferma, rotonda e precisa come può essere solo a Natale: le due nubi che l’era d’attorno parevano aria appannata. Alle sei scendevate in strada e non sentivate altro che odor di polenta e castagne bollite nell’acqua. I campanacci di bronzo arrivavano allora lì al borgo da un miglio, due miglia e anche più.
*
Aveva ragione, d’accordo, e io avrei potuto tranquillamente dirgli di sì. Il fatto è che lui aveva troppa ragione, e questo per me è su per giù come aver torto e anche peggio.
*
Adesso la luna, già colore di zinco, non si distingueva nemmeno. Lungo la strada, a ogni passo, pezzi di carta argentata e pelli secche d’arancio e fiori pestati dai tacchi. Non una persona né un cane né un rospo o qualcosa di vivo dalla collina fino in fondo al paese. Non uno storno per l’aria. E su ogni cosa il colore del sasso. A sinistra, lontano, s’alzava un’alba color neve sporca: l’ora in cui agli angoli delle vie e contro i vetri, assieme agli insetti morti e alle bestiole distrattamente uccise nel buio e alle spazzature e ai rifiuti, si va raccogliendo tutto il grigio carico d’infamie, d’indifferenza, di stanchezza, di disperazione, di compromessi e oblii di un’intera giornata nel mondo. 
*
E adesso era finita. Qualcosa era successo, una volta, e adesso era tutto finito. Non provavo neppure dolore, però, né rimorso o malinconia o roba simile. Mi sentivo solo dentro un gran vuoto come se ormai non potesse capitarmi più niente. Niente fino alla fine dei secoli.

Postilla squisitamente PERSONALE
Scrittore d’altri tempi e modi. Scrittore che per quanto si legge in questa brevissima e molto incompleta raccolta, sembra sarebbe stato in grado di emergere nel panorama letterario italiano, se solo non fosse morto a soli 32 anni. Racconto che da il titolo al libro a parte, meritevoli anche Alla giornata e Elegia della signora Nodier.

19 novembre 2010 Nessun commento

Che nelle chiese si predichi non rende inutili i parafulmini su di esse.
 
Georg Christoph Lichtenberg

18 novembre 2010 3 commenti

IN VISIONE

 
   
Scott Pilgrim vs The World
(U.S.A. – 2010)
 
di Edgar Wright
con Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead, Kieran Culkin, Chris Evans, Anna Kendrick, Brandon Routh, Alison Pill, Jason Schwartzman, Ellen Wong, Satya Bhabha, Mark Webber, Johnny Simmons, Brie Larson, Abigail Chu, John Patrick Amedori
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Il genere e la storia possono piacere o meno, rimane comunque un film divertente, originale e ben fatto.
 
 
Please Give
(U.S.A. – 2010)
 
di Nicole Holofcener
con Catherine Keener, Oliver Platt, Amanda Peet, Rebecca Hall, Ann Morgan Guilbert, Loist Smith, Sarah Steele, Thomas Ian Nicholas, Elise Ivy, Josh Pais, Scott Cohen

 
Postilla squisitamente PERSONALE
In parte riuscito e in parte no, un occhio maggiore al ritmo e ai dialoghi non avrebbe guastato. 
  
 
 
Mary and Max
(Australia – 2009)
 
di Adam Elliot
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Per "disadattati" che credono ancora nelle favole, soprattutto se a tinte scure e con un happy ending che non è propriamente un happy ending.
 
 
 
 
 
 
The Other Guys
(U.S.A. – 2010)
 
di Adam McKay
con Mark Wahlberg, Will Ferrell, Samuel L. Jackson, Eva Mendes, Dwayne Johnson, Michael Keaton, Anne Heche, Steve Coogan, Ray Stevenson, Paris Hilton, Damon Wayans Jr.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La boiata della settimana, ma un paio di momenti mica male ci sono eccome.
 
 
 
 

17 novembre 2010 Nessun commento
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“Quel che fu senza luce/Inizio e fine della neve” di Yves Bonnefoy

15 novembre 2010 Nessun commento

Quel che fu senza luce/Inizio e fine della neve
di Yves Bonnefoy
– Einaudi - 

La rapidità delle nuvole

Il vento, la finestra vicina, la valle, il cielo,

La magnifica rapidità di queste nuvole.

L’artiglio della pioggia sul vetro, all’improvviso,

Come se il nulla siglasse il mondo.

Nel mio sogno di ieri

Il grano di altri anni ardeva in brevi fiamme

Sul suolo lastricato, ma senza calore.

I nostri piedi nudi lo scostavano come un’acqua limpida.

O amica mia,

Come era esigua la distanza tra i nostri corpi!

La lama della spada del tempo che s’aggira

Avrebbe invano lì cercato il luogo per vincere.

*

Su rami carichi di neve

Da un ramo innevato all’altro, di anni

Trascorsi senza che alcun vento ne spaventasse le foglie,

Come un disseminarsi della luce

A tratti, mentre avanziamo in questo silenzio.

E questa polvere ricade infinita,

Non sappiamo bene se un mondo esiste

Ancora, o se raccogliamo nelle nostre mani umide

Un cristallo di realtà perfettamente puro.

Colori per il freddo più denso, di porpora e di azzurro

Che chiamate più in lontananza del frutto,

Siete forse il nostro sogno più duraturo

Di quanto non lo siano prescienza o via?

Anche il cielo ha queste nuvole

La cui evidenza è figlia della neve,

E se svoltiamo per la strada bianca,

E’ la stessa luce e la stessa pace.

*

Un altro strisciava simile a un serpe sotto le foglie di un anno passato.

Un minuto prima, non c’era. In un istante, non ci sarebbe più stato.

*

L’alto del mondo

Esco,

Ci sono migliaia di pietre nel mondo,

Sento

Da ogni parte il rumore della notte in piena.

Non è vero, amici,

Che nessuna stella vacilla?

Non è vero

Che nessuna di queste barche, seppure cariche

Si direbbe di più della semplice materia

E volte, sembra, verso uno stesso polo

Non frema all’improvviso, non si stacchi

Dalla massa delle altre rimaste al buio?

Non è vero

Che nessuna di queste figure dagli occhi chiusi

Sorridenti sulla prora del mondo nella gioia

Del corpo attento solamente alla sua luce

Non si svegli, non ascolti? Non senta di lontano

Un grido che sia d’amore, non di desiderio?

*

E un luogo quale enigma, quando così le cose

Sono quasi l’evidenza nonostante la morte!

Si crederebbe che ci sia dell’essere, tanto la luce

Può diminuire senza cessare d’essere viva.

Ed è anche come quei mormorii di voce

Che si sentono a sera sull’acqua tranquilla.

Vanno più veloci dell’onda creata dalla pietra.

Non si distingue più il lontano dal vicino.

Chi parla là, così vicino a noi benché invisibile?

Chi passa là, nello stupore ma senza volto?

Così, una volta, apparivano gli dei ai bambini

Che gettano ciottoli sull’acqua, quando cade la notte.

*

Il compito di speranza

E’ l’alba. E questa lampada ha comunque terminato

Così il suo compito di speranza, mano posta

Nello specchio appannata sulla febbre

Di colui che vegliava, non sapendo morire?

Vero è che egli non l’ha spenta.

Essa arde per lui, malgrado il cielo.

Gabbiani gridano l’anima ai tuoi vetri brinati,

O dormiente dei mattini, barca d’un altro fiume.

12 novembre 2010 Nessun commento
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11 novembre 2010 Nessun commento

In questi tempi e un po’ per tutto il mondo, altre classi si giudicano e si misurano e combattono: e realizzare artisticamente questa lotta deve certo costituire per un narratore un’attrattiva più che affascinante; essa richiede tra l’altro tanto impegno, tanta lealtà, tanto coraggio da far perdonare a uno scrittore quell’atto di assoluta superbia che è il creare.
 
Henry James

10 novembre 2010 2 commenti

IN VISIONE

   
The Social Network
(U.S.A. – 2010)
 
di David Fincher
con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Brenda Song, Justin Timberlake, Rooney Mara, Adina Porter, Malese Jow, Max Minghella
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Atteso al varco… secondo me è proprio ben fatto e mi è piaciuto, soprattutto perché molto equilibrato. Qui e qui due buone letture a riguardo.
 

 
The American
(U.S.A. – 2010)
 
di Anton Corbijn
con George Clooney, Bruce Altman, Thekla Reuten, Irina Björklund, Violante Placido, Paolo Bonacelli, Samuli Vauramo, Filippo Timi, Björn Granath
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Certe atmosfere sono anche riuscite, però in fin dei conti niente di che. Premio “sostanza” a Violante Placido: nell’80% delle sue inquadrature ha le sisse di fuori.
 

Urlo
(U.S.A. – 2010)
 
di Rob Epstein, Jeffrey Friedman
con Mary-Louise Parker, James Franco, Jon Hamm, Jeff Daniels, Alessandro Nivola, David Strathairn, Treat Williams, Sean Patrick Reilly
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Anche se confusionario, abbastanza godibile. Le animazioni proprio no però, dai.
 

Fratellanza
(Danimarca – 2009)
 
di Nicolo Donato
con Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst, Claus Flygare, Signe Egholm Olsen, Hanne Hedelund, Lars Simonsen, Jon Lange
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
 

8 novembre 2010 Nessun commento

92 giorni
di Larry Brown
– Mattioli 1885 - 

 
Alle quattro di notte stavo ancora scrivendo. Mi piaceva lavorare nel pieno della notte. C’era un silenzio infinito. Non dovevo pensare a nient’altro che al foglio che avevo davanti.
Finii il racconto, lo lessi, poi scrissi un indirizzo su una busta e ci attaccai qualche francobollo. Misi il racconto dentro la busta, uscii di casa e percorsi tutto il viale portandolo fino alla buca delle lettere. Sapevo già che non l’avrei rivisto per un po’ e dopo, molto probabilmente, me lo avrebbero rimandato con un meraviglioso bigliettino di accompagnamento al modulo di rifiuto.
Stavo bussando, bussavo da anni, ma ci voleva un sacco di tempo prima che mi lasciassero entrare.
Tornai a casa, spensi le luci e andai a letto. Solo.
*
La sua vista mi risultò sgradevole, quando la incontrai. Stava entrando in un bar con altre persone proprio mentre io stavo uscendo. Mi vide e si fermò, così anch’io fui costretto a fermarmi. Le persone che erano con lei si limitarono a scambiare con me qualche parola; amici nostri, amici di lei, ed ex-amici miei, evidentemente. Persone che erano state a casa nostra e avevano mangiato con noi, che avevano bevuto il nostro vino e ascoltato la nostra musica. Forse volevano semplicemente levarsi di torno. Non li biasimavo. La fine del nostro rapporto non era stata piacevole. Era stata una fine rancorosa. Rancorose le persone coinvolte, rancorose le parole e le frasi – un rancore tale da farti vomitare l’anima. Io, lei, entrambi.
Non chiesi dove fossero i ragazzi. Non volevo sembrare accusatorio. Non volevo nemmeno sembrare ubriaco, ma lo ero. Ero stato lì dentro per quattro ore. Stavo cercando le chiavi della macchina per avviare il motore e andarmene. Tutto ciò che si poteva dire, sarebbe stato dimenticato il mattino successivo. Solo un buco nero con lei da qualche parte all’interno, un’immagine del suo viso che sarebbe servita a cullarmi con la testa contro il cuscino, fino a farmi addormentare.
*
Faceva un caldo d’inferno. Ancora. La testa mi doleva, attraversata da camionate di sensi di colpa. Camion che già si erano fermati e avevano scaricato il loro contenuto. Proprio lì, nella mia testa.
Il giorno sembrava uno di quelli per cui non vale nemmeno la pena di vestirsi. Così mi sdraiai nuovamente a pancia in giù.
*
I soldi stavano finendo e sapevo che sarei dovuto tornare a lavorare. Sapevo anche che l’avvocato della mia ex moglie presto si sarebbe fatto vivo per sollecitare il pagamento degli alimenti, cosa che avevo trascurato. Considerai l’idea di un lavoro a tempo pieno per circa quindici secondi. Poi mi resi conto che, visto che avevo scelto di essere un miserabile, volevo essere un miserabile a tempo pieno.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Per amanti di vicende che parlano di scrittori o aspiranti tali.
Per amanti di storie difficili e spesso fallimentari.
Per amanti di atmosfere sempre molto sincere e a tasso  alcolico abbastanza elevato.
Dovrebbe essere un buon libretto per chi apprezza autori come Bukowski e Fante.

5 novembre 2010 Nessun commento
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4 novembre 2010 1 commento

IN VISIONE
 

Exit Through the Gift Shop
(UK – 2010)
 
di Banksy
con Banksy, Shepard Fairey, Thierry Guetta, Space Invader,
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Verità o finzione? Banksy ne combina un’altra delle sue e ci riesce anche molto bene.
 

 

 
Four Lions
(UK – 2010)
 
di Christopher Morris
con Benedict Cumberbatch, Julia Davis, Kayvan Novak, Riz Ahmed, Chris Wilson, Nigel Lindsay, Arsher Ali, Adeel Akhtar, Preeya Kalidas, Craig Parkinson
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Sorpresa! Gran bel film, si ride ma non si scherza fino in fondo anche se a quel fondo lì ci si arriva eccome.
 

 


My Son My Son What Have Ye Done
(U.S.A., Germania – 2009)
 
di Werner Herzog
con Willem Dafoe, Brad Dourif, Chloë Sevigny, Udo Kier, Michael Shannon, Michael Peña, Verne Troyer, Udo Kier, Grace Zabriskie, Braden Lynch
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Vedi alla voce: “farla fuori dal vaso”.
 

 

  
Shadow
(Italia – 2009)
 
di Federico Zampaglione
con Jake Muxworthy, Karina Testa, Ottaviano Blitch, Chris Coppola, Nuot Arquint, Gianpiero Cognoli, Emilio De Marchi, Matt Patresi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
L’esordio di Zampaglione come regista (che poi giustamente nei commenti mi si fa notare che si tratta del suo secondo lungometraggio)… ero già pronto con il fucile in mano… invece non è poi così malaccio.

“Generazione A” di Douglas Coupland

3 novembre 2010 1 commento

Generazione A
di Douglas Coupland
– ISBN Edizioni - 

Com’è possibile essere vivi e non interrogarsi sulle storie di cui ci serviamo per ricucire questo posto che chiamiamo mondo? Senza storie, il nostro universo non è altro che pietre e nuvole e lava e tenebra.
*
Serge mi guardò come a dire giochiamo pure. “Senti, Julian, hai ventidue anni e il lobo frontale ancora incompleto. Puoi controbattere finché vuoi ma è una verità scientifica. E il fatto di avere un lobo frontale ancora in fase di sviluppo comporta tra le altre cose la sensazione di avere il diritto di disprezzare tutto quello che ti circonda, ma guarda che in realtà non sei altro che un luogo comune biologico. Al tuo cervello manca ancora qualche anno e dunque ora come ora sei una specie di robot giudicante e tutto quanto pensi e provi deriva solo dal mancato completamento delle connessioni corticali e da un’isteria ormonale. Quindi non fare il superiore con me, perché al momento quella che tu consideri la tua personalità per me rappresenta soltanto un ostacolo indesiderato e fastidioso che ci impedisce di scoprire quello che cerchiamo.”
*
“Quanto resterai a Ginevra?”
“Voglio tornare a Parigi domani. Papà, qui è di una noia mortale, è come un ictus che non finisce mai.”
*
Odio il modo che hanno le cose di possedere superficie, durezza, morbidezza, il modo che hanno le cose di possedere un odore; fiori di castagno e pollo arrosto.
Odio il modo in cui i nostri corpi si muovono nel mondo, tic-toc, come marionette di carne. Odio il modo in cui mondo si è trasformato in un gigantesco tritacarne, il modo in cui ormai contano solo le persone: tutto il resto del pianeta è costretto a piegarsi al nostro volere perché non rimane più alternativa.
*
Ai vecchi tempi era molto più facile, ma in questa nostra cultura moderna del successo, dove stiamo a marinare 24/7 nelle informazioni elettroniche…
*
Grazie a Finbar, ben presto tutto il paese venne a sapere che ero tornata. Quella prima ora con i miei genitori fu l’unica a me concessa. Poi arrivarono la stampa e i guardoni e cominciarono ad accendersi i flash, e divenne ben presto evidente che non potevo stare a casa dei miei. Sembravano tutti convinti che Zack e noialtri fossimo dotati di una specie di fattore X magico in grado di risolvere tutti i loro problemi e rispondere a tutte le loro domande. Una rottura di ciglioni.
E allora cosa si fa a quel punto? Ci si trova un armadietto, ci si chiude dentro e si resta lì per sempre? La celebrità non accompagnata dai soldi necessari a isolare dalla celebrità è una delle condizioni umani più miserevoli.
*
Cadde il silenzio. Il tempo passato con Amber è sempre punteggiato di piccoli silenzi a culo di gallina. Si considera l’intellettuale di famiglia e ascolta la National Public Radio. I suoi argomenti di conversazione preferiti sono Cicerone, Flaubert, e le vignette del New Yorker ambientate nei musei e magari ogni tanto i poeti del subcontinente indiano. Amber è un po’ come quel minerale, la kimberlite: all’interno ci sono i diamanti, ma Cristo se è una fatica trovarli.
*
Vagare per la stazione fu una gioia. Provava quella pace tranquilla, silenziosa, ultralimpida che si prova verso le sette di sera quando ci si rende conto che un lunghissimo doposbornia se n’è andato al cento per cento.
*
“Mi sta dicendo che c’è differenza fra il silenzio diurno e il silenzio notturno?”
“Sì, Lesile. Immagini di trovarsi in una stanza completamente buia con gli occhi chiusi. Poi apra gli occhi. E’ buio esattamente come quando ha gli occhi chiusi, eppure è un buio completamente diverso da quello di prima, no?”
*
E poi cosa fate? Pregate, forse? Cos’è una preghiera se non il desiderio che gli eventi della propria vita si raccolgano a dare forma a una storia, qualcosa che dia un senso a eventi che si sa che possiedono un significato?
E così io prego.

Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono un fan sfegatato di Coupland, ma nonostante questo ho letto alcuni dei suoi libri*/**, saltando un po’ all’interno della sua produzione. E devo dire che questo romanzo non ha fatto altro che rafforzare la mia idea sulla sua letteratura: avrebbe tutte le carte in regole (tra le tante una visione globale e allo stesso tempo selettiva sui punti giusti) per scrivere una grande storia, ma c’è sempre un motivo, se non più di uno, che lo fa fallire in questo traguardo. Nel caso specifico ci sono più cose: una seconda parte noiosa, una prima che spesso potrebbe incidere di più e un finale frettoloso.

* non ho letto il suo più famoso: Generazione X (in copertina si dice che Generazione A sia il suo “seguito ideale”, anche se alcuni amici che li hanno letti entrambi, smentiscono categoricamente questa ipotesi)
** il migliore tra quelli da me affrontati rimane: La fidanzata in coma