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Archivio per ottobre 2010

“Imperial bedrooms” di Bret Easton Ellis

29 ottobre 2010 1 commento

Imperial bedrooms
di Bret Easton Ellis
– Einaudi - 

Durante il primo provino guardo sul portatile la pagina di Rain Tuner su IMDb. Lei fa un secondo provino per un altro ruolo e preso dal panico i rendo conto che non la prenderanno mai. E’ solo l’ennesima ragazza che si è fatta strada grazie al suo aspetto – la sua moneta di scambio, in questo nostro mondo – e vederla invecchiare non sarà divertente.
*
Finisco il Martini e poso il bicchiere su un davanzale e poi le faccio un sorriso indifeso, e sto dondolando appena e Blair guarda il mare luccicante che descrive una curva verso di noi ed è a miglia e miglia di distanza.
– Pensavo di ignorarti, ma poi ho deciso di no, – dice, facendosi più vicina.
– Ora mi sento sotto pressione ma sono contento che tu  voglia parlarmi -. Mi volto di nuovo verso il panorama della città. – Perché non mi hai parlato per così tanto tempo? Per quale ragione?
– Pensavo alla mia incolumità.
– Perché adesso hai deciso di parlarmi?
– Non mi fai più paura.
– Allora sei diventata ottimista.
– Credevo che sarei riuscita a cambiarti, – dice lei. – Ci ho creduto per tutti quegli anni.
– Ma così sarei diventato la persona che volevi davvero che fossi? – M’interrompo e ci rifletto su. – O forse sarei diventato la persona che davvero volevo essere?
– La persona che vorresti davvero essere non esiste, Clay.
*
Non riesco ad aprire la bocca. Ad un tratto sto stringendo la ringhiera di ferro. L’informazione che mi ha dato è una scusa per non guardarlo più in faccia. La paura, quella grossa macchia nera, si sta avvicinando a tutta velocità, ed è nel caldo, nell’ampia distesa della terrazza vuota, tutto intorno a me.

Postilla squisitamente PERSONALE
Temo non ci sia niente da fare con Ellis, sia inteso come scrittore che come personaggio, o lo si odia o lo si ama.
Il discorso vale anche per questo suo nuovo romanzo, che  è il sequel, 25 anni dopo circa, del suo esordio letterario: Meno di zero; se non l’avete letto, prima di iniziare questo, vi consiglio vivamente di procurarvelo perché la lettura non sarebbe la stessa, talmente il nuovo si risparmia sulla caratterizzazione di alcuni personaggi.
Il vuoto adolescenziale che fu si trasforma come nei peggiori presagi in solitudine adulta.
L’atmosfera/trama invece, forti i richiami visivi a Mulholland Drive di Lynch ma anche in alcune parti a quel piccolo capolavoro che è stato il suo penultimo romanzo Lunar Park, risucchia in un vortice nel quale però non si precipita, tanta è la consapevolezza di cadere, quasi fosse una voglia che non si vuole riconoscere.
Adesso però Bret, fai un favore ai tuoi lettori affezionati: andiamo avanti !!
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27 ottobre 2010 Nessun commento
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“Notturni” di Kazuo Ishiguro

25 ottobre 2010 Nessun commento
Notturni
di Kazuo Ishiguro
– Einaudi -
 
Quando iniziai a insegnare inglese, dopo la laurea, la vita non mi pareva male, una specie di prolungamento degli anni universitari. Le scuole di lingue spuntavano come funghi in tutta Europa e, se è vero che insegnare era una noia e lo stipendio uno scandalo, quando si è giovani non ci si fa molto caso. Si passa parecchio tempo al bar; farsi nuovi amici non è difficile, e si ha la sensazione di essere parte di una vasta rete che unisce l’intero pianeta. Ti capita di incontrare persone appena tornate da soggiorni in Perù O Thailandia, il che ti dà l’illusione che, volendo, potresti girare il mondo in lungo e in largo per sempre, sfruttando i contatti che hai per trovare un impiego negli angoli più remoti della terra. Senza peraltro dover uscire dall’immensa, accogliente famiglia dei maestri itineranti, pronti a scambiarsi, fra un bicchiere e l’altro, aneddoti su ex colleghi, direttori psicolabili, e stravaganti responsabili del British Council.
Verso la fine degli anni Ottanta, girava voce che ci si potesse arricchire andando a insegnare in Giappone, e progettai seriamente di partire, ma poi lasciai perdere. Feci un pensiero anche sul Brasile, mi lessi qualche pubblicazione sulla cultura locale e spedii alcune domande. Ma chissà perché, tanto lontano non mi sono mai spinto. Italia del Sud, un breve periodo in Portogallo, e di nuovo qui in Spagna. Poi, senza sapere come, ti ritrovi addosso quarantasette anni, e scopri che quelli con cui eri partito hanno lasciato il posto a una nuova generazione che sparla di cose diverse, assume altre droghe e ascolta altra musica.
*
- Secondo lei mi sono lasciato andare, – diceva intanto. – Ma non è vero. Io me la cavo alla grande. Gli orizzonti sconfinati vanno benissimo finché si è giovani. Però quando si arriva alla nostra età bisogna saper guardare alle cose in prospettiva. E’ questo che ha continuato frullarmi in testa, Ogni volta che lei diventava insopportabile. Prospettiva, le manca la prospettiva. E intanto mi dicevo, tranquillo, tu te la cavi alla grande. Guarda un mucchio di altra gente che conosciamo. Prendi Ray. Lui sì che si è ridotto la vita a una fogna. La manca proprio la prospettiva.
*
Un pomeriggio, dopo che Tibor ebbe concluso un pezzo, lei gli chiese di ripetere un breve passaggio – giusto otto battute – verso la fine. Lui ubbidì e vide l’ombra della delusione persistere sulla sua fronte.
- Non è degno di noi, – disse Elise, scotendo il capo. Come di consueto, sedeva di profilo rispetto a lui, davanti alle grandi finestre. – Il resto era buono. Tutto il resto, era da noi. Ma quel passaggio… – E diede in un fremito lieve.
Tibor lo suonò ancora, in modo diverso, senza sapere affatto che cosa cercare, e non si sorprese perciò di vederle scuotere un’altra volta la testa.
- Mi dispiace, – disse. – Deve chiarire meglio. Non lo capisco questo “non è degno di noi”.
- Sta dicendo che vuole che glielo suoni io? E’ questo che intende?
Aveva parlato con calma, ma quando si voltò verso di lui, Tibor percepì una tensione tra loro. Lo guardava dritto negli occhi, quasi in gesti di sfida, in attesa di una risposta.
Alla fine lui disse: – No, ora ci riprovo.
- Però si domanda perché non lo suono io, dico bene? Perché non le chiedo in prestito il violoncello e non le faccio sentire cosa intendo.
- No… – Tibor scosse la testa sperando si sembrare sincero. – No. Penso che funzioni bene, come abbiamo sempre fatto. Lei mi dà suggerimenti a voce e io suono. In questo modo, si evita che sia tutto un copiare e basta. Le sue parole mi aprono nuove finestre. Se suonasse lei, le finestre non si aprirebbero. Mi metterei a copiare.
Elise ci pensò su e disse: – Probabilmente ha ragione. D’accordo. Cercherò di esprimermi meglio.
*
- Se qui ci fosse Tilo, – aggiunse, – le direbbe di non lasciarsi mai scoraggiare. Che deve assolutamente aprire per Londra e mettere su il suo gruppo. Che avrà senz’altro successo. Così le direbbe, Tilo. Perché lui è fatto così.
- E lei, invece, cosa mi dice?
- Vorrei poter dire le stesse cose. Perché lei è giovane e ha talento. Ma non sono così sicura. Già una vita qualunque riserva tante delusioni. Se poi sogni in grande… – Sorrise di nuovo e si strinse nelle spalle. – Ma non dovrei parlare così. Non sono un buon esempio per lei. E poi, lei mi sembra molto più simile a Tilo. Se anche avrà delle delusioni, andrà avanti lo stesso. Dirà anche lei, come Tilo, sono così fortunato! – Continuò a fissarmi per qualche istante, come se volesse impararmi a memoria. La brezza le scompigliava i capelli, facendola sembrare più vecchia. – Le auguro tanta fortuna, – concluse.
- Buona fortuna anche a lei, – dissi io. – Spero che tutto si sistemi tra voi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La musica è centrale in questa raccolta di racconti, ma non ne è la protagonista, bensì fa da sottofondo quasi costante, spesso punteggiando situazioni e protagonisti.
Una scrittura sottile quella di Ishiguro, che preferisce lasciare spazio alle sue storie, tutte buone, ma tra le quali si fanno notare decisamente: Come rain or come shine e Notturno.

22 ottobre 2010 1 commento
IN VISIONE
 
 
Machete
(U.S.A. – 2010)
 
di Robert Rodriguez, Ethan Maniquis
con Danny Trejo, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Robert De Niro, Steven Seagal, Don Johnson, Tim Roth, Rose McGowan, Sacha Baron Cohen
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Potete dirmi quello che volete (girato bene, citazionismo spinto, che cast!, etc etc), ma a me alla lunga annoia questo genere di film.
 
 
 
Cemetery Junction
(UK – 2010)
 
di Ricky Gervais, Stephen Merchant
con Christian Cooke, Tom Hughes, Jack Doolan, Felicity Jones, Ralph Fiennes, Emily Watson
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Innocuo.
 
 
 
 
 
Una soluzione razionale
(Svezia – 2009)
 
di Jörgen Bergmark
con Pernilla August, Stina Ekblad, Magnus Roosmann, Rolf Lassgård, Anki Lidén, Claes Ljungmark, Magnus Eriksson, Johan Storgård
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Decisamente ben fatto, non si lascia andare a facili e ovvie deviazioni.
 
 

20 ottobre 2010 Nessun commento

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“Just kids” di Patti Smith

19 ottobre 2010 Nessun commento
Just kids
di Patti Smith
– Feltrinelli - 
 
Il mio torrentello di parole andò così a dissolversi nella complessa percezione di un movimento fatto di espansioni e contrazioni. Fu il mio ingresso nell’irraggiarsi dell’immaginazione. Questa esperienza venne esaltata in modo particolare dalle febbri dell’influenza, del morbillo, della varicella e degli orecchioni; soffrii di tutte queste malattie e ognuna di loro mi fece dono di un nuovo stadio di consapevolezza. Giacevo in me stessa, e nella simmetria del fiocco di neve che vorticava sopra di me, così evidente lì tra le mie ciglia, catturavo un ricordo pregevole, una scheggia del caleidoscopio celeste.
*
Nessuno mi stava aspettando. Ma mi aspettava ogni cosa.
*
Alcuni di noi nascono ribelli. Avevo letto la biografia di Zelda Fitzgerald scritta da Nancy Milford e mi ero riconosciuta nel suo spirito delizioso. Ricordo di quando, passeggiando con mia madre, di fronte alle vetrine dei negozi, le avevo domandato perché la gente non le prendesse a calci; lei mi aveva spiegato che ci sono regole non scritte, e che proprio grazie a queste regole di comportamento sociale le persone possono convivere. L’idea di essere nata in un mondo in cui tutto era stato già pianificato da quelli che ci avevano preceduto mi aveva fatto sentire in gabbia. Mi ero sforzata di sopprimere gli impulsi distruttivi e di lavorare invece su quelli creativi, ma ciò nonostante quella piccola parte di me che detestava le regole non era affatto morta.
Quando parlai a Robert di quel mio desiderio infantile di distruggere le vetrine lui mi prese in giro.
“Patti! No. Tu sei il male,” disse.
*
Il ragazzo che avevo conosciuto era schivo, incapace di esprimersi. Adorava essere guidato, essere preso per mano e varcare la soglia di un altro mondo a cuore aperto. Era virile e protettivo, anche se femminile e remissivo. Meticoloso nel vestire e nel modo di comportarsi, era anche capace di un disordine terrificante all’interno delle sue opere. I suoi erano mondi solitari e pericolosi, preannunciavano libertà, estasi e liberazione.
*
Il fatto che non fosse di mio gradimento lo fece restare male. “Che cosa pensavi?” gli chiesi.
“Io non penso,” s’intestardì. “Io sento.”
*
Preferivo un artista capace di cambiare il suo tempo, anziché rifletterlo.
*
Me lo regalò senza esitazione e io capii che in quei pochi attimi avevamo reciprocamente abbandonato le nostre solitudini per sostituirle con la fiducia.
*
“Nessuno lo vede come noi, Patti,” mi ripetè. Quando mi diceva quel genere di cose, nel magico spazio di un istante era come se fossimo le uniche due persone al mondo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Alto valore biografico, storico, culturale e artistico. Dal punto di vista letterario tutto scorre abbastanza bene, forse stenta un po’ all’inizio, ma ho letto decisamente di peggio in fatto di autobiografie.

18 ottobre 2010 Nessun commento
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“I miei pensieri perduti” di Dennis Coope

14 ottobre 2010 Nessun commento
I miei pensieri perduti
di Dennis Cooper
– Marco Troppa Editore - 
 
Credevo che non mettere in dubbio le parole prima di dirle significasse dire la verità.
*
“Allora vuoi venirci?”
“Vuoi dire come se fossimo fidanzati?” Fa il sarcastico. Le persone che conosco usano tutte il sarcasmo per nascondersi, quando ci sono io. Evidentemente pensano che se non sono totalmente sincere con me io finisco per non capire e mi incazzo.
*
“Amore” dice. Ultimamente comincia a piacermi il suono di quella parola, anche se è troppo profonda per ragionarci su ora come or5a. Solo che è così morbida.
*
Sono uscito dal soggiorno. Mi sono appoggiato al corrimano delle scale che portano di sopra sforzandomi di riflettere. Jim sta ancora parlando con il dottor Thorne e ogni tanto con mamma, o gli parla lei. Tutti quelli che sento hanno l’aria talmente rilassata quando non ci sono io, oppure sono depressi per quello che sono adesso o ero o non sono mai stato. Forse a mio padre non interessa. Non ha senso. Forse è per questo che ho cominciato a tremare così forte che mi tocca picchiare colpi e colpi sul corrimano per riuscire a pensare. Finora non è servito a niente, e in più nessuno sente il rumore, oppure non importa a nessuno perché stia facendo una cosa del genere.
*
Finché non è morto Rand le parole erano la mia fissa, e da allora ho capito che sono troppo semplici.
*
Siamo così da sempre, ma una volta il mondo era normale e ci stava spettando.
 
Postilla squisitamente PESRONALE
C’è un dolore che sembra quasi silenzioso talmente è presente e intenso in questo romanzo, nel suo protagonista e nella sua storia che lo circonda, lo avviluppa come il cappotto preferito che più lo usi e più si lacera.

Adolescenza, affetti, confusione, noia, Cooper dipinge alla perfezione quanto tutto questo possa essere oppressivo, claustrofobico e disorientante fino a un punto di non ritorno.

12 ottobre 2010 Nessun commento
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11 ottobre 2010 3 commenti
IN VISIONE
 
 
Inception
(U.S.A. – 2010)
 
di Christopher Nolan
con Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page, Tom Hardy, Cillian Murphy, Tom Berenger, Michael Caine, Lukas Haas, Tohoru Masamune
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una via di mezzo tra Memento e Il cavaliere oscuro, senza i tatuaggi del primo e il costume del secondo però.
 
 
Perdona e dimentica
(U.S.A. – 2009)
 
di Todd Solondz
con Ciarán Hinds, Allison Janney, Shirley Henderson, Ally Sheedy, Paul Reubens, Gaby Hoffmann, Chris Marquette, Michael K. Williams, Charlotte Rampling
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Paradossale ma allo stesso tempo reale, acutezza e nonsense (apparente) messi insieme.
 
 
 
Affetti e dispetti – La nana
(Chile, Messico – 2009)
 
di Sebastián Silva
con Catalina Saavedra, Claudia Celedón, Alejandro Goic, Andrea García-Huidobro, Mariana Loyola, Agustín Silva, Darok Orellana, Sebastián La Rivera
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una vera e propria prova di sopportazione e resistenza.
 
 
 
Predators
(U.S.A. – 2010)
 
di Nimród Antal
con Adrien Brody, Topher Grace, Danny Trejo, Laurence Fishburne, Walton Goggins, Alice Braga, Derek Mears, Brian Steele, Mahershalalhashbaz Ali, Carey Jones, Oleg Taktarov
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Boiata della settimana.
 
 
 
11esima ora
(U.S.A. – 2007)
 
di Nadia Conners, Leila Conners Petersen
con Leonardo DiCaprio, Kenny Ausubel, Janine Benyus, Sylvia Earle Ph.D., Gloria Flora, Michel Gelobter, Mikhail Gorbachev, Thom Hartmann, Paul Hawken
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male, anche se ci ho messo quattro tentativi per portarlo a termine senza addormentarmi.
 

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“Una lunga strada da fare” di Peter S. Beagle

Una lunga strada da fare
di Peter S. Beagle
– Mattioli 1885 - 
 
Il mio compagno, il mio mentore confuso. Siamo amici da quando avevamo tre o quattro anni. Il nostro incontro è avvenuto durante una rissa, nella quale mi sembrò che tutto accadesse contro la mia volontà. Diedi un calcio la primo bersaglio che mi capitò a tiro e scoprì che si trattava del fondoschiena di Phil. La nostra relazione non è molto cambiata da quel giorno. “Andiamo, allora,” dice. “E smettila di blaterare.”
*
E’ nella natura della nostra amicizia non dibattere sui gusti e sulle nostre qualità, come se queste ci riempissero di soddisfazione senza causare gelosie. Ma per quanto riguarda le nostre conquiste – scooter, donne, chitarre – è meglio che le cose siano ripartite equamente, altrimenti ci saranno problemi stupidi, cervellotici, infantili e non meno consistenti se tenuti nascosti.
*
Il lungo inverno mi ha fatto dimenticare quanto fosse bello viaggiare in scooter durante una giornata calda. […] – e tu ti trovi a spingere sull’acceleratore fino a quando la vita non si gonfia sotto di te come un fiume, per afferrare tutto quello che c’è in una volta sola. E’ nei giorni migliori che cominci a temere la morte.
*
La gente dell’Indiana è cordiale e gentile in un modo quasi preoccupante, sebbene la nostra esperienza si limiti alle stazioni di servizio, ai ristoranti, ai parchi pubblici, e di tanto in tanto ai motel. C’è un particolare vantaggio nel conoscere le persone come lo stiamo facendo noi: all’inizio non c’è altro che un cliente, una professione, un lavoro, dei ruoli, le tariffe minime, frasi come: “Quanto vuoi spendere?” Non c’è nessun motivo di interagire dal punto di vista umano, nessun bisogno di indossare le varie maschere che si portano davanti ai familiari, amici, superiori – nient’altro che i soldi e una vera e propria riluttanza a trattare con le persone che non ne hanno, come se questo potesse essere contagioso. Ma parliamo, chiediamo indicazioni, usiamo il bagno degli uomini, chiacchieriamo con latri che guidano scooter o ci prendiamo una tazza di caffè mentre discutiamo del viaggio, delle strade e del tempo della zona orientale, di Jenny e Couchette, delle nostre barbe – e il più delle volte una cameriera ci offre una porzione extra di verdure, un meccanico ci fa una veloce revisione gratuita, un poliziotto ci suggerisce un luogo per campeggiare dove gli altri poliziotti non ci possano dare noie. E in qualche modo ripartiamo con la sensazione che siano in molti a viaggiare con noi.
*
C’è un piccolo parco nazionale a mezzo miglio di strada e decidiamo di passare la notte lì. Un paio di automobili sono parcheggiate all’ingresso, ma le uniche persone che vediamo sono una vecchia coppia in viaggio in uno di quei rimorchi che si innestano sul corpo di un furgone. Hanno acceso un fuoco vicino al rimorchio e ci osservano senza espressione mentre passiamo loro vicini. Phil borbotta: Dio, vorrei che avessimo uno di quei cosi.”
“Siamo troppo giovani,” rispondo. “Non abbiamo sofferto abbastanza. Come si fa a essere artisti, se non si soffre? La sofferenza fa bene. Inizia a soffrire da oggi. Ecco la scelta migliore.”
“E conta come sofferenza il fatto che tu mi fai saltare i nervi in continuazione? Che cosa stiamo aspettando? Dai, piantiamo questa cazzo di tenda. C’è una specie di frangivento naturale. Qualunque cosa sia un frangivento. Mettiamo la tenda e cominciamo a soffrire!”
*
Il giorno successivo è brutto, freddo e deprimente fin dall’inizio […] un giorno uscito dal forno troppo presto.
*
Osservo quelle poche bestie con invidia pura e velenosa, perché sembrano non preoccuparsi affatto del vento. C’è solo una parte di me che è calda e placida come quegli animali, ed è la parte che sa che quasi sicuramente avrò sempre freddo, che ci sarà sempre un vento che soffierà contro di me, e che sarò sempre di corsa prima che venga l’oscurità, in cerca di un luogo che non c’è.
Ecco un’altra cosa che si può dire sulle paranoie. Tengono caldo. Non troppo, ma il giusto.
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C’è un tempo confuso e arruffato come se un gatto stesse giocando con lui.
*
Alex Rodrguez e Kisa, oltre a essere nostri amici, sono la nostra pietra di paragone, la nostra coppia di riferimento, la nostra assicurazione contro le Ombre del Male. Sia io che Phil siamo persone abbastanza invidiose degli altri da poter bramare segretamente Kisa, se Alex non fosse Alex, il che praticamente chiude la questione. E’ comunque bello sapere che esistono, specialmente adesso. Non abbiamo ancora capito come funzione il nostro fornello elettrico e siamo molto affamati. E soprattutto: Kisa ha fatto il pollo al curry.
*
In un primo momento scherziamo in modo affettato con lei, ma presto la cosa diventa noiosa, come succede con un bambino aggressivo che all’inizio sembra divertente. Così iniziamo a ridere per conto nostro e ignorarla.
*
Il suo più che un accento è uno strano ritmo della voce, una sorta di esitazione, come se stesse parlando con se stesso dietro il battito delle sue frasi. […] e lo stesso sorriso incredibilmente dolce, completamente privo di avidità o amarezza, totalmente indifeso. Si dimentica quanto rari siano sorrisi come questi – perché è la vita a fartelo dimenticare – fino a quando non ti capita di vederne uno.
*
Quando diciamo loro che non possiamo restare, sembrano sinceramente sorpresi e delusi. Si aspettavano che almeno passassimo lì la notte. “Non abbiamo proprio tempo,” rispondo e il signor Beckman colpisce il bracciolo della sua sedia con un lamento soffocato. “Beh, su questo non ci puoi far niente di sicuro,” accetta tristemente. “Il tempo… Non avete tempo. Beh, non avete mai tempo in verità, perché non esiste una cosa con quel nome e passerete tutta la vita ad aspettare di metterne via un po’ per fare le cose che volte fare. Ma non c’è il tempo, ci siete solo voi. A me ci è voluta una vita ma adesso lo so.”
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Las Vegas non è un posto difficile da lasciarsi alle spalle; non ha dei veri sobborghi, finisce e basta, come l’amore o un muro. Una strada senza nome, adesso, ci sta portando da qualche parte.
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Sono ragazzi simpatici: hanno quella fiducia che deriva dalla consapevolezza di avere tutto il tempo del mondo. In realtà non ricordano noi alla loro età, anche se è divertente far finta che sia così. I loro sogni hanno la stessa tendenza all’immensità dei sogni che facevamo noi – prima che iniziassimo a circoscriverli.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un viaggio coast to coast nei primi anni ’60 con i suoi imprevedibili contrattempi e incontri, ma non solo, anzi… perché dentro questo libro atipico di Beagle, famoso autore di romanzi fantasy, c’è anche il senso dell’amicizia e la sua fragilità inerme davanti allo scorrere del tempo, c’è il mutare dei ruoli nella vita, c’è la scoperta del mondo successivo che ci aspetta.

Fin dall’inizio, io ero lo scrittore e Phil il pittore. […] Ho un ricordo preciso di lui che mi indica un albero, mentre camminiamo nel Van Cortlandt Park – un posto incantato della nostra infanzia – e dice: ”Rosa. Guardo quel maledetto albero che tutti dipingono nero, marrone o in qualunque altro modo, e non posso farci niente: vedo del rosa nella corteccia, laggiù. Credi che sia io a volerci vedere del rosa? Non credi che mi farebbe piacere percepire gli stessi colori che vedono le altre persone? Come posso dirtelo?” – dalla postfazione dell’autore.


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