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Archivio per settembre 2010

30 settembre 2010 6 commenti
IN VISIONE
 
 
Sul mare
(Italia – 2010)
 
di Alessandro D'Alatri
con Dario Castiglio, Martina Codecasa, Vincenzo Merolla, Nunzia Schiano, Raffaele Vassallo, Silvio Semioli, Adriana Mareca, Kevin Manotsauo, Anna Ferzetti, Mino Manni, Silvia Stellato
 
ostilla squisitamente PERSONALE
Un film che sarebbe potuto partire da uno spunto buono, ma che rimane al palo. Tanto è credibile il protagonista maschile quanto è improponibile, quasi irritante, quella femminile.
 
Due vite per caso
(Italia – 2010)
 
di Alessandro Aronadio
con Lorenzo Balducci, Ivan Franek, Isabella Ragonese, Sarah Felberbaum, Teco Celio, Monica Scattini, Rocco Papaleo, Niccolò Senni, Ivano De Matteo, Antonio Gerardi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non male, certo, ci sono delle cose che non girano a meraviglia, ma di sicuro un tentativo al di fuori della solita cinematografia italiana.
 
I love you Philip Morris
(U.S.A., Francia – 2009)
 
di Glenn Ficarra, John Requa
con Jim Carrey, Ewan McGregor, Leslie Mann, Rodrigo Santoro, Nicholas Alexander, Michael Beasley, Tony Bentley, Allen Boudreaux, Jessica Heap, Dameon Clarke, Antoni Corone
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Intrattiene quanto basta.
 
 
 
La Horde
(Francia – 2009)
 
di Yannick Dahan, Benjamin Rocher
con Eriq Ebouaney, Aurélien Recoing, Jean-Pierre Martins, Jo Prestia, Claude Perron, Yves Pignot, Antoine Oppenheim
 
Postilla squisitamente PERSONALE

Nel suo genere ha tutte le cose più o meno al posto giusto, perfetto se una domenica vai a letto poco prima delle 6 e ti svegli poco prima delle 14.

28 settembre 2010 Nessun commento
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27 settembre 2010 1 commento
L’ultimo danzatore di montagna
di Chuck Kinder
– Fazi - 
 
Tempo e somme: non altro è la vita.
*
Una volta mi ha spedito un articolo ritagliato da un giornale locale su cosa significhi essere un autentico nativo del West Virginia.
Il pezzo si intitolava: “Siete degli autentici nativi del West Virginia se…” (e proseguiva con un elenco dettagliato di requisiti). Uno di essi recitava: siete degli autentici nativi del West Virginia se la vostra veranda crolla uccidendo più di sei cani; se una confezione da sei di birre una lampada friggi zanzare sono il vostro ideale divertimento, se vostra moglie o vostra madre è stata coinvolta in una scazzottata con un pubblico ufficiale e con uno degli spettatori di un evento sportivo scolastico; se vostra moglie o vostra madre si tiene una sputacchiera sull’asse da stiro; se vostra moglie o vostra madre non si toglie la Marlboro dalla bocca mentre manda un poliziotto a farsi sfottere; se esponete in bella vista il souvenir che avete comprato a Graceland; se siete convinti che l Volvo sia una parte anatomica femminile. Potete essere considerati degli autentici abitanti del West Virginia se, quando vi hanno immortalato nelle foto del vostro matrimonio, tenevate uno stuzzicadenti in bocca; se una volta vi siete presentati a un colloquio di lavoro portando con voi una bottiglia di birra; se gran parte dei vostri sabato sera si sono conclusi con una rissa in un parcheggio poi passata alla storia.
*
Intorno alla tavola, il giorno del Ringraziamento, l’aria era fragrante degli odori tipici di un’antica festa di famiglia e densa di cose taciute, le allusioni silenziose di tutta una famiglia riunita.
*
Quel giorno Holly era bellissima. Portava una gonna corta nera sopra una specie di body a motivi cachemire e un foularino legato intorno al collo. Passai un dito su una delle sue cosce nude e lisce e le dissi che sembrava una prostituta francese uscita da una cartolina e che l’avrei pagata qualsiasi cifra. “Dammi la tua vita”, disse Holly guardandomi con gli occhi limpidi di una diva del cinema muto. E io mi preparai a pagare.
*
Mi disse quella sera che mi amava ancora, anche se bisognava ammettere che la nostra non era una relazione perfetta. Ma nessuna coppia mantiene una relazione perfetta nel tempo. Si cambia, ci si reinvesta, e ci si rifugia in mondi interiori impossibili da raccontare.
*
Sapevo di aver vissuto gran parte della mia vita al margine, su una personalissima, sfigata frontiera, un confine di stronzate, una linea di marea della vita e dell’amore. Orbitavo intorno a quel centro di gravità che chiamiamo amore, attratto e respinto al tempo stesso, senza mai riuscire ad atterrare. Non sapevo se avessi perso qualcosa di profondo e importante dentro di me, la capacità di amare veramente, o se invece non avessi mai posseduto quell’arte.
*
Quello che ero arrivato a capire era che più io cercavi di chiarire certe cose della mia vita e più scoprivo che me ne restavano da nascondere, e ci capivo sempre meno.
*
Yeats si chiedeva se l’arte fosse in grado di esaurire la vita. Per quanto mi riguarda, sto scavando nel cuore stesso della mia esistenza, volente o nolente. Di certo vorrei avere più immaginazione. Ho sempre ammirato gli scrittori dotati di vera immaginazione. Non sapevo quale storia volevo raccontare alla fine, né quante fra tutte le storie bizzarre che avevo a disposizione in quella finestra su altri mondi che era il West Virginia. Sapevo solo che alla fine le avrei scovate nel dedalo di colline e ombrose vallate di un paesaggio interiore che sarebbero entrate in risonanza con quelle del mio paesaggio interiore. E il viaggio sarebbe stato verticale, come in una miniera scavata giù nel profondo. Forse dopo tutto scrivevo solo per fuggire, per trasformare quella grandiosa parodia che era la mia vita in una finzione che avesse un minimo di senso. E se non era credibile quando parlavo della storia della mia vita, come potevo esserlo nel raccontare le vite altrui?
Sentendomi vecchio, esausto e impaurito dal buio, sentendomi vago e perduto come il triste fantasma rinnegato di Elvis, strinsi forte a me la piccola Holly, come fosse la mia ancora di salvezza. E così rimasi tutta la notte, provando pena per me stesso. Cercai invano di non ricordare, mentre riflettevo su quanto poteva essere gratificante un bel pianto, se soltanto fossi stato solo e avessi chinato metaforicamente la testa singhiozzando, mentre mi immaginavo tragico e affascinante nel buio.
*
Certi giorni mi sveglio con la sensazione di essere solo un povero attore che recita la parte di se stesso. Ma sono arrivato ad ammettere tutto.
*
Sto ancora cercando di decidere di chi o di che cosa non posso fare a meno. Nelle birrerie di montagna ho incontrato una serie di vecchi soli con i loro aguzzi segreti, che non offrono né lamenti né scuse, e nella loro essenziale solitudine di definiscono soddisfatti. Vecchie pellacce che hanno imparato a vivere la vita secondo i propri limiti. Il mio alibi principale è sempre stato il fatto che le mie inclinazioni più distruttive fossero sorte da una profonda incapacità di vivere con la persona che ero. Ma quello che sono arrivato a capire è che a volte devi proprio imparare a vivere con ciò che non puoi superare.
 
Postilla squisitamente PESRONALE
Kinder, volente o no, è un personaggio già a partire dal suo aspetto fisico. Se questo non bastasse anche la sua storia, quella della sua famiglia, della sua terra, lo sono. Forse un po’ troppo però, se li si pressa tutti assieme nelle 500 e rotti pagine che compongono questo romanzo. Alla lunga stanca e un po’ annoia, soprattutto nelle parti più leggendarie, e arrivare fino in fondo è una piccola impresa.
Decisamente migliori, molto più centrati ed asciutti, gli altri suoi due libri precedentemente pubblicati da Fazi: “Luna di miele” e “Silver ghost”.

23 settembre 2010 Nessun commento
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“Chiedi scusa! Chiedi scusa!” di Elizabeth Kelly

21 settembre 2010 Nessun commento
Chiedi scusa! Chiedi scusa!
di Elizabeth Kelly
– Adelphi - 
 
I ricordi di casa mi seguono ovunque, moderandomi i calcagni per attirare la mia attenzione, senza mai mollare, come i cani che mia madre collezionò negli anni. L’odore di cane bagnato, il sale dell’aria frizzante… il mio passato permane in grandi ondate olfattive, trascinandoci dietro una coda arruffata. In quella dimora trasandata, con le orde di cani sempre tra i piedi, riuscire a raggiungere il soggiorno dall’ingresso era come attraversare Saigon in fiamme.
*
Nonostante la loro vivacità compulsava, i miei sembravano due contabili in affari quando si trattava di manifestare il loro affetto in pubblico. L’avevamo capito fin da piccoli, io e Bing, che c’era tensione tra loro, qualcosa di non risolto.
*
Papà aveva una visione assai ristretta della virilità; un vero uomo lo giudicava dal naso rotto, per lui era scientifico quanto calcolare l’età degli alberi con gli anelli del tronco.
*
Due giorni dopo arrivammo nel piccolo villaggio di Adora. Ci vennero incontro sei suore – quattro americane, tra cui suor Mary Ellen, e due canadesi.
“Ciao! Ciao!” ci salutarono tra baci e abbracci – erano felici. Mi venne in mente un motto di papà: “Non c’è niente che renda gioiosa una suora quanto lo squallore e la sofferenza.
*
“Modera il linguaggio” mi apostrofò papà accigliato. “Le sanno dire tutti le parolacce”. Papà amava paragonare le parolacce alle termiti: “Le parolacce distruggono un uomo nello stesso modo insidioso con cui le termiti tirano giù un palazzo” diceva.
*
Non dissi niente, ero concentrato sul suo profilo che si stagliava contro il sole. Sapevo che la mattina dopo avrebbe di nuovo dato la colpa a me, perché una parola affettuosa di papà ti inquietava quanto il bacio di un mafioso.
*
“Zio Tom?”.
“Chi parla?”.
“Sono io, Collie”.
“Non voglio parlare con te”.
“Papà è lì?2.
“Suppongo di sì”.
“Me lo passi?”.
“Oh, adesso se tu quello che ha voglia di parlare…”.
“Zio Tom…”.
“Mi hai deluso”.
“Mi dispiace, zio Tom, lo so come ti senti, hai ragione…”.
“Non sono stato io a svelarti il segreto della felicità, tanti anni fa, quand’eri piccolo? Cosa ti dicevo di fare ogni volta che ti sentivi giù?”.
“Di mettermi a fischiare”.
“Esatto. E’ umanamente impossibile fischiare e allo stesso tempo sentirsi tristi. Me lo ripeteva sempre mia madre, e aveva ragione. Tu conoscevi il segreto, eppure hai preferito abbandonarti alla disperazione. Ti devi vergognare. E lo zio William? Non ti consigliava di parlare in francese?”.
*
Riuscite a cogliere la magia di tutto questo, ragazzi? La nostra specie tende ad essere più indulgente con il prossimo – in pubblico, almeno. Perciò, siate voi stessi il prossimo. La gente vi farà del male, figli miei; il mondo è crudele. Satana parla in prima persona. Cercate di essere gentili con voi stessi e ricordatevi sempre che Dio parla in terza persona.
*
Ma non ci fu niente da fare, e lo sapevo, maledizione, era troppo cocciuto. La sua testardaggine era una specie di landa desolata dove nessuno poteva sopravvivere. A volte io provavo a entrarci, ma mi sentivo subito un nodo alla gola, il cuore in panne.
*
“Questa sciocchezza di pianificare tutto” diceva spesso papà. “Non si può programmare né la morte né la vita, e poi perché dovremmo farlo? E’ l’incertezza che ci mantiene vigili. E comunque è un’offesa a Dio. Se avesse voluto che progettassimo la nostra vita, ci avrebbe fornito un preciso itinerario fin dalla nascita”.
*
Ascolta, Noodle, essere in lutto è un po’ come essere in libertà vigilata: o righi dritto per un anno o passi il resto della vita da recidivo. Se adesso ti abbandoni a tutte le sensazioni confuse che hai dentro, potresti non trovare più la strada per tornare a casa”.
*
“Non sono pazzo”.
“In certi casi è meglio essere pazzo che stupido, ed essere stupido è meglio che avere un carattere molto debole. Non so, forse nel tuo caso si tratta di tutte e tre le cose”.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un romanzo con tutte le componenti al posto giusto: storia accattivante, personaggi caratterizzati molto bene, stile asciutto ma non scarno e un ritmo incalzante. Consigliato! Ardito, ma lo dico, anche se forse mi sono fatto trarre in inganno dalla geografia: per fan di Barney Panofsky (non c’è però un protagonista di così ingombrante spessore).

17 settembre 2010 Nessun commento

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16 settembre 2010 Nessun commento
IN VISIONE
 
 
Greenberg
(U.S.A. – 2010)
 
di Noah Baumbach
con Ben Stiller, Juno Temple, Rhys Ifans, Jennifer Jason Leigh, Mark Duplass
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Consigliato! Non sbaglia un colpo Baumbach, dopo Il calamaro e la balena e Margot at the wedding, un altro film che scandaglia l’essere umano in profondità.
 
 
 
Bright Star
(Regno Unito, Australia, Francia, U.S.A. – 2009)
 
di Jane Campionù
con Abbie Cornish, Thomas Sangster, Paul Schneider, Ben Whishaw, Kerry Fox, Samuel Barnett, Roger Ashton-Griffiths, Samuel Roukin, Antonia Campbell-Hughes, Sebastian Armesto
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tutto quello che vi aspettereste da un film della Champion: la perfezione, anche se manieristica.
  
 
 
Fish tank
(Regno Unito – 2009)
 
di Andrea Arnold
con Michael Fassbender, Harry Treadaway, Kierston Wareing, Jason Maza, Jack Gordon, Katie Jarvis, Charlotte Collins, Brooke Hobby, Chelsea Chase
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Desolato e desolante, a tratti quasi poetico.
 
 
 
 
Basilicata Coast To Coast
(Italia – 2010)
 
di Rocco Papaleo
con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Rocco Papaleo, Michela Andreozzi, Claudia Potenza, Max Gazzè
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non male l’idea, ma se è piena di qualunquismo e noia…
 
 
 

“Notte nei giardini di Brooklyn” di Harvey Swados

15 settembre 2010 Nessun commento
Notte nei giardini di Brooklyn
di Harvey Swados
– Bookever - 
 
Eppure continua a essere una parte indelebile della mia vita da ragazzo. E come tutto quello che ho vissuto in quegli anni intensi, resterò nel profondo del mio essere fino alla fine dei miei giorni, una capitale dell’anima, infiammata di romanticismo e avvelenata di disincanto.
*
Ma com’è vano tentare di pianificare il futuro! Specialmente quando i progetti che fai spostano il peso che porti sulle spalle su quelle di qualcun altro.
*
“Non pensi che sono stata egoista.”
“Oh, no!”
Era strano come fosse possibile tirare avanti credendo di essere sempre migliori di quanto gli altri pensassero, rassicurandosi, proteggendosi dai sorrisi ammiccanti dei cronisti e dalle allusioni maligne degli invidiosi, ricordandosi della propria segreta bontà d’animo e confrontando la propria sensibilità con la durezza degli altri; poi, improvvisamente una ragazza, tua figlia, cambiava le carte in tavola e ti giudicava migliore di quanto fossi, o sembrassi, mentre nell’intimo era evidente che aveva torto.
Che cos’era giusto? Cos’era onesto? Era meglio stare lontano – o andare via, ora che era lì – e lasciare Kate alle proprie illusioni infantili, o doveva assumersi le proprie responsabilità di padre fino al punto di cercare di aprirle gli occhi sul suo vero carattere? Nessuno può rispondere a una simile domanda al posto tuo, sia il tuo agente o il tuo manager o la tua attuale ragazza o il tuo miglior compagno di bevute. Serrò le labbra e svoltò nell’isolato di bungalow all’ombra degli olmi dove i papà tornavano a casa per cena a piedi lungo i vecchi marciapiedi di calcestruzzo e i loro figli scivolavano loro accanto su monopattini; quando si fermò davanti alla casa di Lisa si voltarono a fissare la sua auto.
*
“Ci sto arrivando,” rispose così bruscamente che dal sigaro serrato tra i denti, la cenere volò via come una nube temporalesca e gli si sparse tra le pieghe orizzontali del panciotto. So fregò la mano con impazienza sulla pancia e proseguì: “Le sto descrivendo la scena. In quale altro modo potrebbe immaginarsela?”
*
“Stavo proprio dicendo a tua madre” disse Roy, allungandole il braccio intorno alla vita “che dovrò partire per Londra molto presto. Abbiamo avuto una scrittura là.”
“Come andrai? Andrai in jet?”
Rise. “Oh, certo. Non vorrei deluderti. E ti manderò una cardigan di cashmere. Ti piacerebbe?” I suoi occhi erano come quelli della madre. Scintillando, sembravano implorarlo di non esitare mai, di non lasciare mai che la sua immagine di sogno si appannasse. Lasciò la presa alla vita e fece un passo indietro in modo da poter guardare Kate e la madre insieme. A loro volta lo stavano a guardare con quella stessa combinazione di arrogante possessività e modesta umiliazione che aveva visto tanto spesso negli occhi del suo pubblico adolescente. Ormai contava su quella reazione perché si era completamente trasformato in un bene di consumo ed era incapace di una qualsiasi altra risposta? Cos’altro poteva fare se non reagire con un sorriso falso e affabile?
*
Quando raggiunse la strada statale diretta verso est, premette con disinvoltura sull’acceleratore e l’automobile si lanciò senza alcuno sforzo a settanta miglia all’ora. Si appoggiò comodamente al sedile che lo cullava mentre i pneumatici cantavano sotto di lui e, mentre ascoltava il suono dei pneumatici ronzanti nel buio della notte, iniziò a escogitare una scusa per Minerva (la quale avrebbe considerato la vicenda come vagamente ridicola), una scusa per quello che aveva fatto, per quello che non aveva fatto; come se alla fine potesse mai esistere una scusa per quello che si è fatto nella vita.
*
… la maturità sta nella scoperta dei propri limiti.
 
Postilla squisitamente PESRONALE
Uomini, storie e letteratura d’altri tempi per una raccolta di racconti mediamente buona.
Alcuni episodi non mi hanno detto molto, altri invece come Uno sguardo allo specchio e L’uomo nel capanno degli attrezzi sono delle piccole perle.

“Devozione” di Antonella Lattanzi

13 settembre 2010 3 commenti
Devozione
di Antonella Lattanzi
– Einaudi - 
 
Da allora inizia a smettere con tutte le altre droghe – persino col fumo, che gli dà solo psicosi e fobie, persino con l’alcol. Rimane solo l’eroina, l’Indiscussa. Per un po’ è una vita sopraffina, tutta tesa a introiettare la sua droga: se gli cola il naso se lo soffia con la mano perché i fazzoletti servono solo a tamponare il buco dopo che si fa una pera, se ha fame se la fa passare perché i soldi servono solo per comprare l’eroina, se non ha sonno se lo fa venire perché dev’essere sveglio quando si può fare.
*
Un tanfo da svenire, tra sudore molto forte e uova marce, che all’inizio senti solo tu. Nikita si gira verso Pablo, e vede che la rota gli ha tinto la maglia di un alone scuro sulla schiena e sotto le ascelle. Si guarda: anche lei ce le ha, quelle macchie. Le tocca. Al solito: il sudore da astinenza ha quasi corrotto la stoffa. Anche se laverà la maglietta mille volte, né il fetore né l’alone andranno via del tutto. Nei punti in cui ha sudato di rota, la stoffa si farà sempre più sottile e alla fine cederà. Nikita a volte lo tocca, quel sudore. È vischioso, denso. Tipo la salamoia killer di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Quando immagina il proprio corpo impegnato nel tentativo continuo di espellere le tossine della droga – il corpo ci riesce e lei ce le rimette, il corpo le espelle e lei le respinge dentro a forza – si fa pena da sé. E’ sicura che un giorno, molto presto, il corpo dirà: basta. E si farò risucchiare. La rota lo consumerà in meno di un secondo. Rimarrà una pozza.
*
Sotterrato nel letto, Pablo. Da un fuori che non ha nulla a che fare col dentro, che non si trova nemmeno nella stessa dimensione, l’arrotino grida che arrota i coltelli, il megafono gli fa una voce macchinosa.
*
Quando l’ha visto per la prima volta, Nikita si è sentita di nuovo sessuata dopo secoli. L’ha abbracciato. Hanno cercato un portone aperto a San Lorenzo. Pioveva, fuori. Erano fatti. Nel portone, lei si è tolta le scarpe, jeans e mutandine. Lui si è slacciato i pantaloni. Si è seduto sulle scale. Se l’è presa in grembo. La pioggia faceva i loro odori forti, come i cani. Dal primo giorno va così. Che lui la chiama e lei si sente la più fortunata in assoluto.
*
La valvola è quando ti fai così tanto in uno stesso punto che il buco non si chiude mai davvero, si forma una sorta di interruttore: un canale preferenziale verso la vena, verso il cervello, sempre aperto. Appena ci poggi l’ago, la vena si spalanca, come una bocca se lo mangia. Il sangue le corre incontro, nel corpo non vuole restare. Una pianta carnivora, è la vena. Eroinivora. Quando l’hai usata troppo, dalla valvola non viene più niente. Bruciata.
*
Ti amo perché mi hai saputa proteggere quando sembrava che nessuno potesse più proteggermi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un piccolo caso editoriale questo libro che parla dell’eroina ai giorni nostri, un problema che tra i tanti sembra essere scomparso dai giornali e dalle coscienze popolari.
Da più parti leggo commenti sulla crudezza della storia, anche se a me sinceramente non è sembrata così dura, ma forse è solo questione di conoscenza di determinate fasce sociali, mi dico.
Dal punto di vista letterario invece la scrittura è molto buona, Antonella Lattanti padroneggia la parola e lo stile con sapiente abilità, il problema semmai è da un’altra parte, nella storia. Parte bene, regge fino a metà libro e poi… poi inizia ad afflosciarsi, a “ripetersi” quasi, lasciando l’impressione che questo romanzo, con 100 pagine in meno, avrebbe reso molto di più.

8 settembre 2010 1 commento
IN VISIONE
 
 
Dogtooth
(Grecia – 2009)
 
di Giorgos Lanthimos
con Christos Stergioglou, Michele Valley, Aggeliki Papoulia, Mary Tsoni, Hristos Passalis, Anna Kalaitzidou
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Alienante quanto basta, ma anche di più, per poter piacere molto al sottoscritto.
 
 
 
180° South
(U.S.A. – 2010)
 
di Chris Malloy
con Yvon Chouinard, Jeff Johnson, Makohe, Keith Malloy, Timmy O'Neill, Doug Tomkins
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un viaggio fatto di immagini, ricordi, emozioni, suoni… consigliatissimo!
 
 
 
 
 
Cosa Voglio Di Più
(Italia, Svizzera – 2009)
 
di Silvio Soldini
con Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Fabio Troiano, Bindu De Stoppani, Monica Nappo, Tatiana Lepore
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Forse con qualche taglio e un po’ di qualunquismo in meno… perché due ore così sono lunghe.
 
 
 
Happy family
(Italia – 2010)
 
di Gabriele Salvatores
con Margherita Buy, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Fabio De Luigi, Carla Signoris, Valeria Bilello, Sandra Milo, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un pasticcio insapore, l’unico merito è avermi fatto rispolverare un disco di Simon & Garfunkel.
 
 

“Mille anni di preghiere” di Yiyun Li

6 settembre 2010 Nessun commento
Mille anni di preghiere
di Yiyun Li
– Einaudi - 
 
La signora Su aveva difficoltà a capire, ma in fondo, non c’era quell’antico proverbio secondo il quale gli uomini propendono sempre per il cambiamento, e le donne per la stabilità? La donna accettava qualsiasi cosa dalla vita e ne faceva il meglio; l’uomo trattava per avere qualcosa di più anche se meno perfetto.
*
- Ricordati, sei stata tu a bruciare la bibbia, – dice Han.
- Sì, – risponde la madre, sforzandosi con tutta se stessa per trovare le parole. – Ma Baba disse che non stava bene tenerla. Allora erano altri tempi.
- Sì, altri tempi perché c’era Baba che dispensava gli ordini, e adoravate entrambi il dio comunista. Adesso Baba non c’è più e tu ti sei trovata un latro dio da compiacere, – dice Han. – Mamma, perché per pensare non puoi usare il tuo cervello?
- Sto imparando, Han. Questa è la prima decisione che abbia preso da sola.
E’ una decisione sbagliata, ma Han si limita a fare un sorriso di compassione e tolleranza.
*
Probabilmente essere madre era la cosa più triste e allo stesso tempo promettente del mondo, abbandonarsi a un amore che, una volta iniziato, non sarebbe mai finito.
*
- Baba, – gli disse sottovoce, – hai intenzione di portarmi con te dopo il divorzio?
- Mi dispiace, ma la mamma ha più bisogno di te, – rispose il padre di Ruolan, continuando a fissarsi i palmi. – E’ malata.
- Ma io non sono la sua medicina, – ribatté Ruolan, sentendosi soffocare dalla delusione nei riguardi del padre.
*
L’essere figlio di qualcuno è un compito difficile, una posizione che non si ha il diritto di abbandonare.
*
- La gioia d’amore è una meteora che cade, la pena d’amore è l’oscurità che segue, – canta tra sé con voce limpida una ragazza passando accanto a nonnina Lin in strada. Lei cerca di raggiungerla, ma la ragazza corre troppo, e così anche la canzone. Nonnina Lin posa la sacca da viaggio in terra e riprende fiato, senza levare l’altra mano dal portavivande di acciaio inossidabile. In strada tutti i passanti hanno l’aria di sapere dove sono diretti. Si chiede da quando in qua ha smesso di essere una di loro.
*
Dopo un lungo momento Yang aveva detto: – Tutti i posti sono belli. E’ il tempo a essere sbagliato.
 
Postilla squisitamente PESRONALE
Racconti di una delicatezza asiatica quelli di Yiyun Li, puliti mi verrebbe quasi da dire, se solo non fosse, per fortuna, che sotto quella sottile carta velina c’è comunque la durezza della vita, la difficoltà della ricerca della felicità in un paese, nella maggior parte dei racconti, ancora in bilico tra un passato sicuro e una modernità che sta arrivando con estrema lentezza.
I migliori episodi: Immortalità e Figlio.