Chiedi scusa! Chiedi scusa!
di Elizabeth Kelly
– Adelphi -
I ricordi di casa mi seguono ovunque, moderandomi i calcagni per attirare la mia attenzione, senza mai mollare, come i cani che mia madre collezionò negli anni. L’odore di cane bagnato, il sale dell’aria frizzante… il mio passato permane in grandi ondate olfattive, trascinandoci dietro una coda arruffata. In quella dimora trasandata, con le orde di cani sempre tra i piedi, riuscire a raggiungere il soggiorno dall’ingresso era come attraversare Saigon in fiamme.
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Nonostante la loro vivacità compulsava, i miei sembravano due contabili in affari quando si trattava di manifestare il loro affetto in pubblico. L’avevamo capito fin da piccoli, io e Bing, che c’era tensione tra loro, qualcosa di non risolto.
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Papà aveva una visione assai ristretta della virilità; un vero uomo lo giudicava dal naso rotto, per lui era scientifico quanto calcolare l’età degli alberi con gli anelli del tronco.
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Due giorni dopo arrivammo nel piccolo villaggio di Adora. Ci vennero incontro sei suore – quattro americane, tra cui suor Mary Ellen, e due canadesi.
“Ciao! Ciao!” ci salutarono tra baci e abbracci – erano felici. Mi venne in mente un motto di papà: “Non c’è niente che renda gioiosa una suora quanto lo squallore e la sofferenza.
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“Modera il linguaggio” mi apostrofò papà accigliato. “Le sanno dire tutti le parolacce”. Papà amava paragonare le parolacce alle termiti: “Le parolacce distruggono un uomo nello stesso modo insidioso con cui le termiti tirano giù un palazzo” diceva.
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Non dissi niente, ero concentrato sul suo profilo che si stagliava contro il sole. Sapevo che la mattina dopo avrebbe di nuovo dato la colpa a me, perché una parola affettuosa di papà ti inquietava quanto il bacio di un mafioso.
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“Zio Tom?”.
“Chi parla?”.
“Sono io, Collie”.
“Non voglio parlare con te”.
“Papà è lì?2.
“Suppongo di sì”.
“Me lo passi?”.
“Oh, adesso se tu quello che ha voglia di parlare…”.
“Zio Tom…”.
“Mi hai deluso”.
“Mi dispiace, zio Tom, lo so come ti senti, hai ragione…”.
“Non sono stato io a svelarti il segreto della felicità, tanti anni fa, quand’eri piccolo? Cosa ti dicevo di fare ogni volta che ti sentivi giù?”.
“Di mettermi a fischiare”.
“Esatto. E’ umanamente impossibile fischiare e allo stesso tempo sentirsi tristi. Me lo ripeteva sempre mia madre, e aveva ragione. Tu conoscevi il segreto, eppure hai preferito abbandonarti alla disperazione. Ti devi vergognare. E lo zio William? Non ti consigliava di parlare in francese?”.
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Riuscite a cogliere la magia di tutto questo, ragazzi? La nostra specie tende ad essere più indulgente con il prossimo – in pubblico, almeno. Perciò, siate voi stessi il prossimo. La gente vi farà del male, figli miei; il mondo è crudele. Satana parla in prima persona. Cercate di essere gentili con voi stessi e ricordatevi sempre che Dio parla in terza persona.
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Ma non ci fu niente da fare, e lo sapevo, maledizione, era troppo cocciuto. La sua testardaggine era una specie di landa desolata dove nessuno poteva sopravvivere. A volte io provavo a entrarci, ma mi sentivo subito un nodo alla gola, il cuore in panne.
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“Questa sciocchezza di pianificare tutto” diceva spesso papà. “Non si può programmare né la morte né la vita, e poi perché dovremmo farlo? E’ l’incertezza che ci mantiene vigili. E comunque è un’offesa a Dio. Se avesse voluto che progettassimo la nostra vita, ci avrebbe fornito un preciso itinerario fin dalla nascita”.
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Ascolta, Noodle, essere in lutto è un po’ come essere in libertà vigilata: o righi dritto per un anno o passi il resto della vita da recidivo. Se adesso ti abbandoni a tutte le sensazioni confuse che hai dentro, potresti non trovare più la strada per tornare a casa”.
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“Non sono pazzo”.
“In certi casi è meglio essere pazzo che stupido, ed essere stupido è meglio che avere un carattere molto debole. Non so, forse nel tuo caso si tratta di tutte e tre le cose”.
Postilla squisitamente PERSONALE
Un romanzo con tutte le componenti al posto giusto: storia accattivante, personaggi caratterizzati molto bene, stile asciutto ma non scarno e un ritmo incalzante. Consigliato! Ardito, ma lo dico, anche se forse mi sono fatto trarre in inganno dalla geografia: per fan di Barney Panofsky (non c’è però un protagonista di così ingombrante spessore).