
(a rileggersi, forse, a settembre …)
Dieci inverni
Micmacs à tire-larigot
Bronson
Redacted
Unthinkable
City Island
Codice Genesi
Poliziotti fuori
Tu più di chiunque altro
di Miranda July
– Feltrinelli -
Questa mattina mi sono svegliata con il rumore del vicino che potava il suo albero. Mi sono detta che avrebbe smesso di potarlo solo se fossi scesa dal letto. L’albero stava diventando sempre più piccolo. In men che non si dica era ridotto a un moncherino e lui era sceso sottoterra per potare le radici, e ancora io non riuscivo ad alzarmi. Le radici erano scomparse e lui stava segando la terra e io mi sono detta che quando fosse sbucato in Cina, mi sarei alzata. Ci ho messo tutto il santo giorno. Ho pianto e mi sono rigirata nel letto in modo incontrollabile. Mi stavo contorcendo per il dispiacere, come se fossi un unico muscolo il cui solo intento era piangere un lutto. Ma quando il mio vicino aveva raggiunto il magma fluido, ero ormai immobile. Mi ero ridotta a uno stato vegetativo, in contemplazione assoluta del soffitto. Poi l’ho sentito risalire verso le strade di Shangai, e con orrore, ho provato un forte desiderio. La manifestazione della speranza da parte del corpo. Quando è sbucato dalla terra nell’aria cinese, mi sono rizzata a sedere. Ho solcato il cielo, su verso le foglie degli alberi e poi le nuvole. Il mio vicino si è aperto la strada con la sega fin nello spazio. Ha tagliato la Via Lattea, su fino alle stelle e la polvere di stelle. Ha girato intorno all’universo descrivendo un cerchio enorme. E infine è atterrato, con un tonfo attutito, nel suo giardino. Ho alzato la tenda e l’ho visto chiudere lo spruzzatore a pioggia. Era il crepuscolo. Se mi avesse vista, avrei continuato a vivere. Guarda in su, guarda in su, guarda in su. Lui ha alzato gli occhi come se fosse stata un’idea sua, e gli ho fatto ciao con la mano.
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“Positive” pubblica intere liste di modi per stare meglio, cose tipo “Le dritte di Heloise”. Sembrano facili da scrivere, ma è l’illusione che danno tutti i buoni consigli. Il buon senso e la verità dovrebbero sembrare anonimi, scritti dal tempo in persona.
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Dopodiché restammo in silenzio; lui non mi fece più domande. Io ero ancora felice di essere seduta lì accanto a lui, ma solo perché mi aspetto sempre ben poco dalla maggior parte della gente. E adesso lui era diventato la Maggior Parte della Gente.
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I suoi vestiti erano trasandati e perfetti, semplici aree che tracciavano una mappa morbida della sua nudità.
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Non abbiamo mai avuto una fase di corteggiamento: ci siamo conosciuti a una di quelle cene in cui tutti portano qualcosa da mangiare,e non abbiamo tardato a scoprire che entrambi eravamo reduci da una separazione. Quando abbiamo smesso di parlare dei nostri ex, stavamo insieme da un anno.
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Nel lungo tragitto verso casa, nessuna delle due disse una parola. Eravamo aquiloni che volavano in direzioni opposte, attaccate a due fili stretti da una sola mano. […] Ci girammo le spalle e ci accingemmo a stringere tutti i piccoli cordoni della nostra infelicità.
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Mi avviai lungo il corridoi e vidi che Theresa era seduta per terra, accanto a una seggiola. Questo è sempre un brutto segno. E’ una china pericolosa, ed è sempre meglio sedersi sulle seggiole, mangiare quando si ha fame, dormire, alzarsi e lavorare. Ma ci siamo passati tutti. Le sedie sono per le persone, e a volte non sappiamo se anche noi facciamo parte della categoria. Mi inginocchiai accanto a lei. Le strofinai la schiena, poi smisi perché pensai che forse era troppo confidenziale, però sembrava una cattiveria non fare niente, così presi a darle delle pacche sulla spalla, il che significava che la toccavo solo un terzo del tempo, mentre per gli altri due terzi la mia mano andava verso di lei o si allontanava. Via via che cercavo di rincuorarla, le pacche diventavano sempre più forti; ero troppo attenta a gli intervalli tra una botta e l’altra e non riuscivo a trovare un ritmo. Era come se stessi percotendo una conga, e appena mi venne questa idea, mi sentii in dovere di scandire un piccolo cha cha cha, e Theresa si mise a piangere. Smisi di tamburellare e l’abbracciai, e lei ricambiò l’abbraccio. Ero stata orribile, ero riuscita a trascinare la tristezza di Theresa a un livello ancor più basso, e la raggiunsi lì. Era un luogo traboccante di infelicità condivisa, e piangemmo insieme. Potevamo sentire l’odore dei nostri shampoo e dei detergenti per il bucato che avevamo scelto, e dal suo odore sentii che non fumava ma qualcuno che amava lo faceva, e lei poteva sentire che ero grossa, ma non geneticamente, non in modo permanente, solo finché non ritrovavo la mia strada. I bottoni automatici dei nostri jeans premevano gli uni contro gli altri e i nostri seni si scambiarono le loro storie stanche, storie di sfruttamento e sottovalutazione, alluvioni e carestie e non importa, va’ avanti e basta. Ci bagnammo le camicette e spingemmo il nostro pianto davanti a noi come una lanterna, alla ricerca di nuove e dimenticate tristezze, tristezze che erano morte decorosamente da anni ma che in realtà non erano morte affatto, e si rianimavano con un po’ d’acqua. Avevamo amato persone che non avremmo mai dovuto amare e poi ne avevamo sposato altre per dimenticare i nostri amori impossibili, oppure una volta avevamo gridato ciao nel calderone del mondo ed eravamo scappate prima che qualcuno rispondesse.
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No, devo farlo oggi. E’ il primo giorno del resto della mia vita.
Oh, anch’io ho avuto un giorno così, la settimana scorsa.
Davvero? Cos’è successo?
Mi sono svegliata e ho pensato, Questo è il primo giorno del resto della mia vita.
E poi?
Poi ho preso la macchina e sono venuta a lavorare.
Oh.
Postilla squisitamente PERSONALE
Artista a tutto tondo Miranda July. Regista, attrice, musicista, perfomer e ora anche scrittrice.
Una raccolta di racconti consigliatissima, fatta di storie di solitudine e ricerca, speranza e immobilismo; intime e distanti allo stesso tempo, poetiche e sarcastiche, dolci e brutali.
Tutti i racconti sono ben al di sopra del bello (esclusi Bacio una porta e Le mosse) e tra i miei preferiti segnalo: La veranda comune, La squadra di nuoto, Sua Maestà, Era romantico, Qualcosa che non ha bisogno di niente e Fare l’amore nel 2003.