Archivio

Archivio per luglio 2010

30 luglio 2010 3 commenti

(a rileggersi, forse, a settembre …)

Tag:

3 x 2
(pause time)

 
 
Spooky Folk - Spooky Folk
 
Someone Still Loves You Boris Yeltsin - Let it sway
 
Jamaica - No problem

Tag: ,

28 luglio 2010 1 commento
IN VISIONE
 
 
Dieci inverni
(Italia, Russia – 2009)
 
di Valerio Mieli
con Luca Avagliano, Glen Blackhall, Francesca Cuttica, Isabella Ragonese, Michele Riondino, Liuba Zaizeva, Sergei Zhigunov
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male: bravi gli interpreti, belle le musiche, stupende le ambientazioni.
 
 
 
Micmacs à tire-larigot
(Francia – 2009)
 
di Jean-Pierre Jeunet
con  Dany Boon, Andrè Dussollier, Nicolas Marié, Julie Ferrier, Dominique Pinon
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Piacevole se vi piace il mondo di fiaba che sa dipingere Jeunet.
 
 
 
 
Bronson
(Gran Bretagna – 2009)
 
di Nicolas Winding Refn
con Tom Hardy, Matt King, Amanda Burton, James Lance
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Interessante, anche se alla lunga risulta un po’ indigesto e noioso.
 
 
 
 
 
Redacted
(U.S.A. – 2007)
 
di Brian De Palma
con Kel O'Neill, Ty Jones, Izzy Diaz, Rob Devaney, Patrick Carroll, Mike Figueroa, Paul O'Brien, François Caillaud, Daniel Sherman
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tentativo di impressionare con la cruda realtà: FAIL! Boiata della settimana.
 
 
 

“Via da Las Vegas” di John O’Brien

26 luglio 2010 1 commento

Via da Las Vegas
di John O’Brien
– minimumfax - 
 
Tadatadachida tacik tacik shika – le affiora alle labbra un motivetto grezzo, preso già a metà. Quasi inaudibile, messo insieme alla bell’e meglio con frammenti sentiti per caso nelle sale delle case da gioco, sembra tuttavia dare il ritmo al traffico di passaggio, costringendo il rombo e il gemito della strada a mettersi in sintonia con le note scivolate e roteanti nella sua testa. Dall’altra parte della strada – non ancora asceso da frammento a bene vendibile – un cantiere inattivo, popolato da gru scheletriche che innalzano torri adolescenti, se ne sta compiaciuto, silenzioso, con aria di perplessa approvazione. Addosso ha le sfumature verdi e azzurre della notte. Il cantiere non sa da dove è venuto. Concederà alla ragazza il beneficio del dubbio. La accompagnerà nella lunga, dura, dolorosa corsa in un’automobile carica di un gruppo di amici. Le braccia di Sera sono deboli, ma il suo impulso vitale è forte. Stringe le labbra con uno schiocco e aspetta un cliente.
*
Lei si irrigidisce a abbassa lo sguardo sulla roba che le si è raffreddata nel piatto: Mi farà del male, adesso?
Come è successo prima, a letto, lui fiuta la sua paura, e gli basta. E’ tutto quello di cui ha bisogno, solo una piccola conferma. Ride. “No… Te l’ho detto che non hai niente da temere da me. Accettami e basta, Sera. Noi ci apparteniamo”.
*
Non riesce ad accettare di aver bisogno di essere lei stessa accettata, almeno a qualche livello oscuro e nascosto, o anche in una qualche forma insignificante – accettata, convalidata come lo scontrino di un parcheggio, obliterata.
*
Mentre siede al tavolo della cucina, ingollando con cautela vodka e qualunque cosa ci sia nel frigo, ricordi casuali della notte entrano ed escono dalla sua mente in brevi flash. Non hanno nessun rispetto per la cronologia, sono come una proiezione di diapositive a casa di uno sconosciuto, con il contenitore delle diapositive che si è rovesciato a terra ed è stato rimesso insieme in qualche modo appena prima della proiezione. Queste assenze di partecipazione tangibile alla sua vita lo mettono sempre molto a disagio, e il fatto che stiano aumentando sia in frequenza sia in intensità gli fanno desiderare di sprofondare nell’anonimato. Senza più considerare l’eventualità di un passo indietro, ora pensa solo a Las Vegas e decide che è arrivato davvero il momento di andarci. Oggi non si sentirà a posto finché non sarà riuscito a ricostruire almeno a grandi linee la nottata appena trascorsa. Una volta avrebbe chiamato quelli con cui aveva bevuto e l’avrebbe chiesto a loro, oppure avrebbe raccolto informazioni da sua moglie; allora in fatti il blackout lo coglieva spesso mentre era in casa, seduto davanti al televisore. Ora invece è ed era da solo, ecco perché gli tocca brancolare cercando di ricordare quello che può. Il ghiaccio tintinna nel bicchiere vuoto. Fuori si sentono i rumori del mattino.
*
Il sorriso che la donna gli rivolge ha l’audacia di un abbraccio. Implora una risposta, E’ una azzardo. E’ un’affermazione di umanità. E’ un discorso affettuoso intento a tirare una riga su dove sono ora e a suggerire dove invece potrebbero essere. Dice: Tu forse potresti salvarmi la vita, io so di poter salvare la tua. Dice: So che sai chi sono, io so chi sei tu. E’ avvolto da una disperazione abissale, eppure rimane pieno di speranza. E’ un’affermazione di forza: brama, ma non mette avanti un bisogno.
*
Ubriaca com’è, sente lo strano impulso di fare una lunga camminata, che la porti dritta nei giorni a venire; camminare e poi dondolarsi, senza smettere.
*
… la familiarità col nero che è necessaria per comprendere appieno il bianco.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“C’è una donna (un cerchio) e un uomo (una linea retta). La metafora è perfetta in ogni sua permutazione: nei simboli primari di femmina e maschio, e nel momento visivo in cui Ben e Sera s’imbattono l’uno nell’altra. Il contatto tangenziale in un unico punto è anche la precisa rappresentazione del loro rapporto nella sua totalità. Quella linea non biseca il cerchio né attraversa il suo punto centrale, proprio come Ben non penetra Sera. Dopo la loro relazione breve e casta, Sera continuerà a girare intorno al proprio diametro e la linea di Ben continuerà ad arrancare a fatica. Quella linea prosegue decisa lungo ilo suo percorso e l’alcolismo che lo contrassegna. Che giunga a una fine o continui verso un punto di fuga spirituale, questo dipende dal lettore e da come trascorre la mattina della domenica.
[…]
Quindi il tempo è essenziale, è l’unico fenomeno perfetto. A dispetto di questo, io so ciò che anche John sapeva: il caos se la ride mentre noi tentiamo di imporre l’ordine e le componenti dell’equazione. Le nostre vite non sono condotte seguendo linee rette e cerchi perfetti; viceversa, attraversiamo le ore, i giorni, gli anni seguendo l’altalenare dei bioritmi vulnerabili. I margini frastagliati lacerano la carne. Il sangue sprizza e si raccoglie in pozze ameboidali. E quando un uomo e una donna dividono il letto, danno il via alla roulette genetica.”
 
E’ tutto qui, nelle parole di Erin, la sorella dell’autore morto suicida e alcolista a 33 anni, quello che potrete trovare in questo bellissimo e toccante, quasi tenero nella sua abnegazione, romanzo.
Una linea retta e un cerchio. Un alcolizzato e una puttana. Los Angeles e Las Vegas. La vita, la morte, tutto quello che ci sta in mezzo… e ancora di più.

I Am Kloot – I still do (Sky at night)

Tag:


Tag:

“Manuale di investigazione” di Jedediah Barry

Manuale di investigazione
di Jedediah Barry
– Adelphi - 
 
Le tracce. Seguile, affinché non siano loro a seguire te.
*
Se il detective non riesce a mantenere i suopis egreti – se con l’esperienza non impara la disciplina necessaria per nascondere una cosa a tutti quelli che conosce, e ne paga di persona il prezzo -, allora non riuscirà mai ad apprendere i segreti degli altri, e di questo non sarà nemmeno degno. E’ lunga la strada che corre tra quello che una persona dice e quello che nasconde nel dirlo. Chi non la conosce si perderà sempre durante il tragitto.
*
Peggio di una bugia è una bugia a cui nessuno crede.
*
Unwin trovava conforto nelle armonie di un ufficio in piena attività: lo scampanellio di una macchina da scrivere alla fine del rigo, lo squillo di un telefono, il rimbombare di cassetti aperti e chiusi, fasci di fogli picchiettati sulle scrivanie per metterli in pari, e da ogni parte il percussivo clamore di parole poste per sempre a increspare bianche distese.
Che diligenza, che zelo sublimi! E quanto essenziali. Perché solo al fedele impiegato era permesso di inviare quei fascicoli ai loro luoghi di riposo, gli archivi, dove i misteri dimoravano l’uno accanto all’altro in austera bellezza, catalogati e classificati – misteri sottoposti ad analisi serrate, i loro cuori segreti svelarti da fotografie, intercettazioni e messaggi cifrati, impronte digitali e deposizioni. Così almeno immaginava gli archivi Unwin. In realtà non li aveva mai visti, perché solo i sub-impiegati avevano accesso a quelle regioni.
*
Ma se tutto è conoscibile, allora nulla è sicuro, e le sentinelle sono ospiti sgraditi, dei semplici intrusi. Non un antidoto contro il nemico, solo il suo specchio.
*
Soltanto la pioggia aveva qualcosa da dire, e parlava solo di se stessa.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non mi piacciono i gialli/polizieschi, non mi piacciono i thriller/fantastici, eppure il mistero e l’indagine che sono narrati in questo romanzo mi hanno catturato. E sarà anche perché tra le pagine uggiose della storia sembra di intravedere la mano di registi come Fincher, Gilliam o, a voler esagerare, addirittura Lynch.

David Karsten Daniels & The Fight Big Bull
 
 -
 
 Each summer sound
  (I mean to live)
Tag:

14 luglio 2010 2 commenti
IN VISIONE
 
 
Unthinkable
(U.S.A. – 2009)
 
di Peter Woodward
con Samuel Jackson, Michael Sheen, Carrie-Anne Moss, Brandon Routh, Martin Donovan
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bella sorpresa e in parte anche abbastanza originale.
 
 
 
 
City Island
(U.S.A. – 2009) 
 
di Raymond De Felitta
con Steven Strait, Andy Garcia, Alan Arkin, Julianna Margulies, Emily Mortimer, Paul Diomede, Carrie Baker Reynolds, George Aloi, Vernon Campbell, Sharon Angela
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Super prova di Andy Garcia (da guardare in lingua originale) e il film è un buon film.
 
   
Codice Genesi
(U.S.A. – 2010)
 
di Albert Hughes, Allen Hughes
con Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Francesca De La Tour, Michael Gambon, Joe Pingue, Richard Cetrone
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Noia! Guardatevi The road.
 
 
 
 
Poliziotti fuori
(U.S.A. – 2010)
 
di Kevin Smith
con Bruce Willis, Michelle Trachtenberg, Rashida Jones, Seann William Scott, Jason Lee, Adam Brody, Tracy Morgan, Susie Essman, Kevin Pollak, Ana de la Reguera
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Qualche risata la strappa, ho detto qualche però.
 
 

“Tu più di chiunque altro” di Miranda July

 Tu più di chiunque altro
di Miranda July
– Feltrinelli - 


Questa mattina mi sono svegliata con il rumore del vicino che potava il suo albero. Mi sono detta che avrebbe smesso di potarlo solo se fossi scesa dal letto. L’albero stava diventando sempre più piccolo. In men che non si dica era ridotto a un moncherino e lui era sceso sottoterra per potare le radici, e ancora io non riuscivo ad alzarmi. Le radici erano scomparse e lui stava segando la terra e io mi sono detta che quando fosse sbucato in Cina, mi sarei alzata. Ci ho messo tutto il santo giorno. Ho pianto e mi sono rigirata nel letto in modo incontrollabile. Mi stavo contorcendo per il dispiacere, come se fossi un unico muscolo il cui solo intento era piangere un lutto. Ma quando il mio vicino aveva raggiunto il magma fluido, ero ormai immobile. Mi ero ridotta a uno stato vegetativo, in contemplazione assoluta del soffitto. Poi l’ho sentito risalire verso le strade di Shangai, e con orrore, ho provato un forte desiderio. La manifestazione della speranza da parte del corpo. Quando è sbucato dalla terra nell’aria cinese, mi sono rizzata a sedere. Ho solcato il cielo, su verso le foglie degli alberi e poi le nuvole. Il mio vicino si è aperto la strada con la sega fin nello spazio. Ha tagliato la Via Lattea, su fino alle stelle e la polvere di stelle. Ha girato intorno all’universo descrivendo un cerchio enorme. E infine è atterrato, con un tonfo attutito, nel suo giardino. Ho alzato la tenda e l’ho visto chiudere lo spruzzatore a pioggia. Era il crepuscolo. Se mi avesse vista, avrei continuato a vivere. Guarda in su, guarda in su, guarda in su. Lui ha alzato gli occhi come se fosse stata un’idea sua, e gli ho fatto ciao con la mano.
*
“Positive” pubblica intere liste di modi per stare meglio, cose tipo “Le dritte di Heloise”. Sembrano facili da scrivere, ma è l’illusione che danno tutti i buoni consigli. Il buon senso e la verità dovrebbero sembrare anonimi, scritti dal tempo in persona.
*
Dopodiché restammo in silenzio; lui non mi fece più domande. Io ero ancora felice di essere seduta lì accanto a lui, ma solo perché mi aspetto sempre ben poco dalla maggior parte della gente. E adesso lui era diventato la Maggior Parte della Gente.
*
I suoi vestiti erano trasandati e perfetti, semplici aree che tracciavano una mappa morbida della sua nudità.
*
Non abbiamo mai avuto una fase di corteggiamento: ci siamo conosciuti a una di quelle cene in cui tutti portano qualcosa da mangiare,e non abbiamo tardato a scoprire che entrambi eravamo reduci da una separazione. Quando abbiamo smesso di parlare dei nostri ex, stavamo insieme da un anno.
*
Nel lungo tragitto verso casa, nessuna delle due disse una parola. Eravamo aquiloni che volavano in direzioni opposte, attaccate a due fili stretti da una sola mano. […] Ci girammo le spalle e ci accingemmo a stringere tutti i piccoli cordoni della nostra infelicità.
*
Mi avviai lungo il corridoi e vidi che Theresa era seduta per terra, accanto a una seggiola. Questo è sempre un brutto segno. E’ una china pericolosa, ed è sempre meglio sedersi sulle seggiole, mangiare quando si ha fame, dormire, alzarsi e lavorare. Ma ci siamo passati tutti. Le sedie sono per le persone, e a volte non sappiamo se anche noi facciamo parte della categoria. Mi inginocchiai accanto a lei. Le strofinai la schiena, poi smisi perché pensai che forse era troppo confidenziale, però sembrava una cattiveria non fare niente, così presi a darle delle pacche sulla spalla, il che significava che la toccavo solo un terzo del tempo, mentre per gli altri due terzi la mia mano andava verso di lei o si allontanava. Via via che cercavo di rincuorarla, le pacche diventavano sempre più forti; ero troppo attenta a gli intervalli tra una botta e l’altra e non riuscivo a trovare un ritmo. Era come se stessi percotendo una conga, e appena mi venne questa idea, mi sentii in dovere di scandire un piccolo cha cha cha, e Theresa si mise a piangere. Smisi di tamburellare e l’abbracciai, e lei ricambiò l’abbraccio. Ero stata orribile, ero riuscita a trascinare la tristezza di Theresa a un livello ancor più basso, e la raggiunsi lì. Era un luogo traboccante di infelicità condivisa, e piangemmo insieme. Potevamo sentire l’odore dei nostri shampoo e dei detergenti per il bucato che avevamo scelto, e dal suo odore sentii che non fumava ma qualcuno che amava lo faceva, e lei poteva sentire che ero grossa, ma non geneticamente, non in modo permanente, solo finché non ritrovavo la mia strada. I bottoni automatici dei nostri jeans premevano gli uni contro gli altri e i nostri seni si scambiarono le loro storie stanche, storie di sfruttamento e sottovalutazione, alluvioni e carestie e non importa, va’ avanti e basta. Ci bagnammo le camicette e spingemmo il nostro pianto davanti a noi come una lanterna, alla ricerca di nuove e dimenticate tristezze, tristezze che erano morte decorosamente da anni ma che in realtà non erano morte affatto, e si rianimavano con un po’ d’acqua. Avevamo amato persone che non avremmo mai dovuto amare e poi ne avevamo sposato altre per dimenticare i nostri amori impossibili, oppure una volta avevamo gridato ciao nel calderone del mondo ed eravamo scappate prima che qualcuno rispondesse.
*
No, devo farlo oggi. E’ il primo giorno del resto della mia vita.
Oh, anch’io ho avuto un giorno così, la settimana scorsa.
Davvero? Cos’è successo?
Mi sono svegliata e ho pensato, Questo è il primo giorno del resto della mia vita.
E poi?
Poi ho preso la macchina e sono venuta a lavorare.
Oh.

Postilla squisitamente PERSONALE
Artista a tutto tondo Miranda July. Regista, attrice, musicista, perfomer e ora anche scrittrice.
Una raccolta di racconti consigliatissima, fatta di storie di solitudine e ricerca, speranza e immobilismo;  intime e distanti allo stesso tempo, poetiche e sarcastiche, dolci e brutali.
Tutti i racconti sono ben al di sopra del bello (esclusi  Bacio una porta e Le mosse) e tra i miei preferiti segnalo: La veranda comune, La squadra di nuoto, Sua Maestà, Era romantico, Qualcosa che non ha bisogno di niente e Fare l’amore nel 2003.
 

Tag:

“Fat City” di Leonard Gardner

Fat City
di Leonard Gardner
– Fazi - 
 
Quel periodo era stato il culmine della sua vita, anche se allora non l’avevo capito. Era passato senza dargli il tempo di riflettere, ed era finito mentre pensava ancora che potesse andar meglio.
*
Restarono in silenzio, ed Ernie si chiese se fosse riuscito a spiegare bene i suoi pensieri.
“Ci tieni veramente a me?”, domandò lei alla fine.
Ci fu un silenzio così ostinato che Ernie cominciò a tremare. “Credo di essermi innamorato”, rispose, e sprofondò nel sedile, terrorizzato da ciò che aveva detto. Si era compromesso inutilmente, o aveva detto l’unica cosa giusta che potesse dire? La pioggia continuava a battere sul tetto. Rimasero seduti immobili, senza guardarsi; ora Ernie sapeva se sarebbe riuscito ancora a toccarla, ma non potendo pensare a nient’altro, e per paura di perdere il momento giusto, allungò una mano verso di lei: e Faye si rifugiò tra le sue braccia. Fu come se gli avessero cavato fuori tutta l’aria. Lei gli si afferrò al petto e lui si contorse, soffocando, scalciando sulla portiera nel tentativo di rigirarsi, certo che il momento inevitabile, finalmente, era arrivato. Le tirò via i vestiti e la spinse giù sul sedile. Poi si sdraiò, cacciando un piede in mezzo ai raggi del volante. Si sentì uno schiocco di carni. Mentre strizzava gli occhi, Ernie senti pulsargli in testa l’estasi dell’oblio, e il clacson cominciò a suonare all’impazzata.
Dopo un momento, tutto piombò di nuovo nel silenzio. Esausto, ricominciò a sentire la pioggia sul tetto, e capì di aver provato il massimo del piacere.
“Ti è piaciuto?”, domandò.
“E’ stato bello”, sussurrò Faye.
Ernie si sentì gratificato da quella parole. E tuttavia gli restava un dubbio. Si chiedeva se fosse andato tutto come doveva. Possibile che fosse tutto lì? Forse le sue aspettative erano sproporzionate, gli era sembrato che non ci fosse altra ragione per vivere. Rimase steso con la faccia in uno strappo del sedile, col naso schiacciato contro l’imbottitura.
“Mi sa che è tardi”.
“Già”.
“Forse dobbiamo andare…”.
“Sì, andiamo”, mormorò nel sedile.
“dici che dobbiamo?”.
Lui si alzò a sedere di scatto. “Meglio di sì”.
“Forse non dovevamo restare così a lungo”.
Il motore rombò, le luci si accesero nella pioggia, i tergicristalli presero a schiocchiate sul parabrezza. Dopo pochi metri l’auto si fermò, con le ruote che stridevano nel fango. Ernie passò dalla prima alla retromarcia, cercando di uscire dal pantano, ma le ruote affondarono e rimasero bloccate.
“E adesso che facciamo? Avrei dovuto rimanete a casa”, disse Faye.
*
Era stimolato, era soddisfatto, eppure certe volte la guardava per lunghi istanti, quasi volesse guadagnarsi, concentrandosi, un impalpabile, completo dominio su di lei. Certe volte l’abbracciava e la riempiva di coccole, ancora incredulo di potersi prendere tante libertà. Affondava il viso nel suo corpo, la esplorava, la esaminava, la girava e la rigirava. Sono stato io a liberarla, si diceva; eppure a volte l’assaliva una perversa inquietudine e si chiedeva se davvero quel titolo spettasse a lui.
*
E questo vale anche per voi altri. Valete meno di una scoreggia in una tempesta.
 
Postilla squisitamente PESRONALE
Quando sai di avere qualcosa, tra le mani e sotto gli occhi, che è talmente radicato in un’altra epoca ormai scomparsa, per storia, stile, uomini, che anche se non fa centro pieno, qualcosa lo lascia comunque.