26 febbraio 2010
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Archivio
Archivio per febbraio 2010
23 febbraio 2010
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IN VISIONE
Welcome(Francia – 2009)
di Philippe Lioret
con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin
Postilla squisitamente PERSONALE
Diretto, reale e senza fronzoli. Ben fatto.
Lo spazio bianco(Itlia – 2009)
di Francesca Comencini
con Margherita Buy, Gaetano Bruno, Giovanni Ludeno, Antonia Truppo, Guido Caprino, Salvatore Cantalupo, Maria Pajato
Postilla squisitamente PERSONALE
Mai amato particolarmente Margherita Buy.
Blindness(Giappone, Brasile, Canada – 2008)
di Fernando Meirelles
con Julianne Moore, Mark Ruffalo, Gael García Bernal, Danny Glover, Sandra Oh, Jorge Molina, Katherine East
Postilla squisitamente PERSONALE
Il capolavoro di Saramago ovviamente era irraggiungibile, ma nonostante siamo parecchio lontani dal risultato cartaceo, la prima parte non è male, mentre la seconda ricorda ormai troppi altri “film da fine millennio”.
Triangle(U.K., Australia – 2009)
di Christopher Smith
con Melissa George, Rachael Carpani, Liam Hemsworth, Emma Lung, Michael Dorman, Henry Nixon
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male: c’è tensione, panico, paranoia e ci si immedesima pure.
State Of play(U.S.A. – 2009)
di Kevin Macdonald
con Russell Crowe, Rachel McAdams, Ben Affleck, Katy Mixon, Jason Bateman, Robin Wright Penn, Jeff Daniels, Helen Mirren, Viola Davis, Maria Thayer
Postilla squisitamente PERSONALE
Film che non sono brutti ma guardi con la stessa partecipazione con la quale leggeresti un libro di Grisham, se solo avessi tanta altra attenzione da perdere.
Film che non sono brutti ma guardi con la stessa partecipazione con la quale leggeresti un libro di Grisham, se solo avessi tanta altra attenzione da perdere.
“Insetti senza frontiere” di Guido Cernetti
22 febbraio 2010
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Nel secolo in cui ombre di un sogno siamo…
*
La grande poesia è filosofia con l’aggiunta di un paesaggio dove qualcuno , in solitudine fraterna, grida. L’insieme è regolato da uno spartito musicale senza regole – per un unico strumento a corde (la voce).
*
In un’infanzia moderna ogni bambino più che venire amputato delle ali angeliche si autoamputa, si castra da se stesso a poco a poco, al fine di adattarsie di poter convivere con gli amputatissimi e castratissimi che intorno a sé vede strisciare e obbedire dappertutto; teme, non facendolo, di perdere il diritto al nutrimento. Baratta le sue ali per una pizza e una coca-cola. Orfano di volo, acquista il diritto di diventare, cresciuto, assassino autorizzato di Essere, di Mondo, di mondi…
*
Le città si sono trasformate in maschere sotto le quali non c’è niente. Il niente è fatto di milioni di esistenze miserabili prigioniere del congegno urbano inflessibile, mezzoviventi in case riempite di idoli parlanti e ronzanti che richiedono e ottengono un’obbedienza cieca. Le parole che pronunciano abitualmente sono luoghi comuni di stoltezza e di ebetudine. La forza dell’immaginazione superstite è messa a ben dura prova dentro quel bagno di corrosioni. Tuttavia bisogna sforzarsi d’immaginare che in una di quelle case, estraneo alle regole condominiali e privo di codice fiscale, si nasconde e occulta le sue piaghe un angelo ferito.
*
La nozione di castigo è stata ufficialmente, obbligatoriamente, cretinamente soppressa nell’azione penale. Così uno dei più perfetti titoli di romanzo al mondo, Delitto e castigo, che si fonda sull’immemorabile legame tra il crimine e la punizione-retribuzione, finirà per apparire assurdo, necessiterà di una spiegazione. Se ne può proporre un’attualizzazione che riempirebbe di contento i costituzionalisti: Delitto e Recupero.
*
La guerra cura e talvolta guarisce tutte le più gravi malattie della pace: ma l’energia della cura è necessariamente eccessiva e un numero elevato di pazienti non sopravvive.
*
Il nocciolo di forza dell’islamismo non è nella armi o nel petrolio o nel fanatismo religioso, ma nell’indifferenza per il vivere e il morire, nel preoccuparsene, nel non avere l’ossessione del futuro individuale o nazionale. Di fronte a questo il cristiano d’oggi, d’Occidente, che vuole esclusivamente e implacabilmente vivere, come individuo e come civiltà, usare la sua cucina e il suo bagno fino ai cento e oltre ancora, partorire a sessanta, svecchiare le cellule, è in condizione di estrema debolezza. Nessuna moschea prega perché qualcuno viva.
*
Se Dio è tutto, non dà gioia essere parte di questo tutto.
*
Nessuno è perso, nell’infinito. Terribile è perdersi, sentire di essere persi, nel finito.
Nessuno è perso, nell’infinito. Terribile è perdersi, sentire di essere persi, nel finito.
19 febbraio 2010
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“Che la festa cominci” di Niccolò Ammaniti
18 febbraio 2010
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Quelle che tu chiami figure di merda sono sprazzi si splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più umano e simpatico. Se non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza -. Bocchi si allungò verso Ciba e lo abbracciò affettuosamente. – E poi sai chi è l’unico che non ha mai fatto figure di merda in vita sua? Nemmeno una?
Lo scrittore fece no con la testa.
- Gesù Cristo. In trentatre anni non ne ha fatta nemmeno una. E con questo ho detto tutto.
Postilla squisitamente PERSONALE
Non mi ha mai interessato la produzione di Ammaniti, ma questo libro mi aveva incuriosito perché le recensioni erano positive anche dove mi sarei aspettato un po’ più di cattiveria e perché si parlava di “ritorno alle origini”. Non fatemi le pulci su cosa questo significhi, visto che avevo letto un suo solo libro prima, anche perché di sicuro mi è passata la voglia di scoprirli questi benedetti inizi.
Questo libro è brutto! E’ come la serie “Billy” dell’Ikea, la finisci in fretta e poi non la noti più, ma ce l’hanno un po’ tutti ormai, casalinghe comprese. Non ti lascia niente, non è scritto né bene né male, è scritto il più facile possibile, e ha un finale che dire raffazzonato e inutile è poco.
Questo libro è brutto! E’ come la serie “Billy” dell’Ikea, la finisci in fretta e poi non la noti più, ma ce l’hanno un po’ tutti ormai, casalinghe comprese. Non ti lascia niente, non è scritto né bene né male, è scritto il più facile possibile, e ha un finale che dire raffazzonato e inutile è poco.
17 febbraio 2010
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IN VISIONE
An Education(U.K. – 2009)
di Lone Scherfig
con Carey Mulligan, Olivia Williams, Alfred Molina, Cara Seymour,Emma Thompson, William Melling, Matthew Beard, Peter Sarsgaard, Dominic Cooper, Rosamund Pike
Postilla squisitamente PERSONALE
Equilibrato e preciso, ma un po’ noioso.
Il riccio(Francia, Italia – 2009)
di Mona Achache
con Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Sarah Lepicard
Postilla squisitamente PERSONALE
Leggermente meno fastidioso del libro, ma considerando il punto di partenza…
The informers(U.S.A. – 2009)
di Gregor Jordan
con Billy Bob Thornton, Kim Basinger, Jon Foster, Mickey Rourke, Winona Ryder, Brad Renfro
Postilla squisitamente PERSONALE
Adattamento cinematografico del libro “Acqua dal sole” di Bret Easton Ellis (che non ho letto); il film invece è troppo distaccato per poter coinvolgere realmente.
Funny People(U.S.A. – 2009)
di Judd Apatow
con Adam Sandler, Seth Rogen, Jonah Hill, Eric Bana, Jason Schwartzman, Leslie Mann, Sarah Silverman, Ken Jeong, RZA, Torsten Voges
Postilla squisitamente PERSONALE
Colonna sonora e un paio di gag a parte, anche NO.
I love you man(U.S.A. – 2009)
di John Hamburg
con Paul Rudd, Jason Segel, Jon Favreau, Carla Gallo, Jaime Pressly, Andy Samberg, Lou Ferrigno, Thomas Lennon, Joe Lo Truglio
Postilla squisitamente PERSONALE
Idem come sopra, ma molto peggio.
La doppia ora(Italia – 2009)
di Giuseppe Capotondi
con Kseniya Rappoport, Filippo Timi, Giorgio Colangeli, Fausto Russo Alesi, Giampiero Judica, Gaetano Bruno, Chiara Nicola, Stefano Saccotelli
Postilla squisitamente PERSONALE
Molto belle le atmosfere, ma il “gioco” è fin troppo facile.
Molto belle le atmosfere, ma il “gioco” è fin troppo facile.
“Duchessa del nulla” di Heather McGowan
15 febbraio 2010
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C’è stato un tempo in cui non vivevo con Edmund o con suo fratello. C’è stato un tempo in cui avevo un marito e, prima ancora, un tempo in cui non avevo né Edmund né un marito, un tempo in cui ero me stessa.
*
Questo posto era sulle Alpi, quelle montagne che mai sazie, si mostrano in paesi diversi.
*
Già dopo qualche mese, nel complesso abitativo di mio marito ogni cosa cominciò a sembrarmi uguale all’altra, a suonare uguale all’altra, in una parola, tutto era piatto e indistinto. Niente era avvinto dal trasporto violento del cambiamento e della mutazione, il cielo era il cielo e basta. E io sospettai che a questo stato non fossero assoggettati solo il complesso abitativo di mio marito e quella piscina sudicia, ma il mondo intero. Non mi veniva in mente nessun altro posto, in cui avrei potuto essere, che avesse da offrire qualcosa di più interessante di una piscina vuota. Stavo morendo, capisci?
*
Quattro fili del bucato si incrociano sopra di me, come righi musicali. Aggrappato al centro di uno, un uccello disapprova con rapidi scatti del capo. Non sei grasso abbastanza per essere una nota sul mio rigo, gli dico.
*
C’era una sola ragione, ho pensato il mattino dopo, a letto accanto al mio compagno di viaggio senza riuscire a chiudere occhio. Quando si vuole osservare una persona molto da vicino, a volte si rende necessario esaminare una terza cosa insieme a lei; a volte è quello il modo migliore. Ecco cosa mi viene in mente quando sento pronunciare la parola amore: guardare una terza cosa.
*
Ciò che importa nella vita è la promessa insita nelle cose. Poco importa se, poi, quella promessa venga mantenuta o meno. Quando scopriamo che una cosa che ci auguravamo promettente quella promessa in realtà non la mantiene, abbiamo già trovato qualcos’altro in cui credere.
*
Questa è ciò che chiamiamo vita e non abbiamo più vita di quella che abbiamo in questo momento.
*
Oltre le nostre pareti la città formicola, piene di cose appuntite che perforano la retina. E’ così innocuo e sicuro qui dentro, è così piacevolmente nulla. Vogliono che crediamo nelle descrizioni, che l’inquietudine di immagini stridenti e suoni turbinosi costituisca il tessuto della vita, ma invece può essere altrettanto illuminante rifugiarsi in un angolo buio del cervello, scavarvi una galleria e evitare il frastuono artificiale che gli altri non fanno altro che lodare a gran voce.
*
Distogliere lo sguardo era il nostro modo di esercitare la critica; non è mai stata disperazione travestita. Nessuno ha mai potuto accusarci di essere bisbetici o capricciosi.
*
Ci eravamo distesi su una coperta che avevo preso dal letto della madre e portato per stare più comodi. Le stelle non devono farti soggezione, gli avevo detto mentre ci sistemavamo. Ti sembrano maestose le costellazioni?, gli avevo chiesto. Certo che lo sono. E certo che ci sono tutte le ragioni del mondo per apprezzare il firmamento. Ma quando alzo lo sguardo, chiedo che tu non soffra mai per la finitezza della tua spoglia. Chiedo che tu non ti senta mai piccolo e mortale o insignificante. E’ vero, stiamo contemplando miliardi di anni di inesplicate collisioni e il dispiegarsi dell’immenso universo. Ma i tuoi problemi continuano ad avere il loro peso. Non devi andarti a nascondere in un angolino perché la vita ti sembra troppo grande. Ricordati, nessuna stella ha mai scritto un bel libro su una balena, gli aveva detto. Ci eravamo messi a ridere affinché il bambino potesse accendermi la sigaretta. Non capisco questo disperato bisogno che hanno tutti di sentirsi irrilevanti quando è così bello essere essenziali, avevo mormorato mentre il bambino sfregava un fiammifero dietro l’altro. Ci eravamo rimessi giù e la mia sigaretta bruciava nel buio, la nostra stella personale. Era stata una bella serata.
*
E’ tipico di quando s’invecchia rendersi accorgersi di sapere meno di quel che si pensava. Ora io so che sono molto meno intelligente di quanto credevo di essere da bambina o da ragazza. E immagino che quando sarò sul letto di morte la mia ultima sbalorditiva epifania sarà che non so assolutamente niente di niente.
Postilla squisitamente PERSONALE
Parte bene, arranca nella parte centrale, e se si ha la forza di continuare, riprende nel finale. Ho usato la parola forza apposta, perché la scrittura di Heather McGowan è ricca e non molto facile, se poi la storia è praticamente un monologo ininterrotto di una mente a tratti così umana da risultare folle, capirete perché non è un libro per tutti.
Parte bene, arranca nella parte centrale, e se si ha la forza di continuare, riprende nel finale. Ho usato la parola forza apposta, perché la scrittura di Heather McGowan è ricca e non molto facile, se poi la storia è praticamente un monologo ininterrotto di una mente a tratti così umana da risultare folle, capirete perché non è un libro per tutti.
12 febbraio 2010
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3 x 2

Adam Arcuragi – Almost always
Adam Arcuragi – The ones that bring the morning home

Skybox – Light
Skybox – Buckets

Berndt – Walked for the future
Berndt – Hurried feathers
10 febbraio 2010
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IN VISIONE
Away we go(U.S.A., Regno Unito – 2009)
di Sam Mendes
con John Krasinski, Maggie Gyllenhaal, Jeff Daniels, Allison Janney, Maya Rudolph, Catherine O’Hara, Cheryl Hines, Paul Schneider, Bailey Harkins, Chris Messina, Melanie Lynskey
Postilla squisitamente PERSONALE
"Juno quindici anni dopo". Molto bello, colonna sonora compresa.
The informant(U.S.A. – 2009)
di Steven Soderbergh
con Matt Damon, Melanie Lynskey, Frank Welker, Clancy Brown, Patton Oswalt, Scott Bakula, Joel McHale, Thomas F. Wilson, Tony Hale, Mike O’Malley
Postilla squisitamente PERSONALE
La prima mezz’ora piace, poi inizia ad annoiare, per arrivare alla fine sfiancati.
Zombieland(U.S.A. – 2009)
di Ruben Fleischer
con Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Emma Stone, Abigail Breslin, Amber Heard, Bill Murray, Derek Graf, Jacob G. Akins, Hunter Aldridge
Postilla squisitamente PERSONALE
Divertimento puro per poco più di un’ora, quando il cinema deve intrattenere e sa farlo. I primi dieci minuti poi…
Baaria(Italia, Francia – 2009)
di Giuseppe Tornatore
con Francesco Scianna, Margareth Madè, Monica Bellucci, Raoul Bova, Ángela Molina, Enrico Lo Verso, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Aldo, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Vincenzo Salemme, Lina Sastri, Giorgio Faletti, Nino Frassica, Salvatore Ficarra, Valentino Picone
Postilla squisitamente PERSONALE
Il polpettone della nonna è forse meno indigesto e soporifero.
Fortapasc(Italia – 20008)
di Marco Risi
con Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, più verso la seconda però, e comunque meglio di Baaria.
Senza infamia e senza lode, più verso la seconda però, e comunque meglio di Baaria.
“La morte di Bunny Munro” di Nick Cave
8 febbraio 2010
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Si vuota la bottiglietta in gola, la lancia da qualche parte, poi rabbrividisce, ha un conato di vomito e dice nel telefono: “Non preoccuparti, amore, andrà tutto bene”.
“Ho paura, Bunny,” dice Libby, sua moglie.
“Di cosa hai paura? Non c’è niente di cui aver paura.”
“Di tutto. Ho paura di tutto.”
Ma Bunny avverte qualcosa di strano nella voce di sua moglie, i timidi violoncelli sono spariti e la loro posto c’è un forte violino stridulo che sembra suonato da una scimmia scappata dallo zoo, o qualcosa del genere.
*
“Signora Brooks, mi chiamo Bunny Munro. Sono un rappresentate della Eternity Enterprises. Ha contattato il nostro ufficio centrale e chiesto una dimostrazione gratuita della nostra gamma di prodotti di bellezza.”
“Ah sì? Dice la vecchia, tamburellando e schincagliando le dita inanellate sullo stipite della porta.
“Il suo nome è sulla nostra lista signora Brooks.”
“Oh, non lo metto in dubbio, signor Munro. Probabilmente mi scorderò di andare pure al mio funerale,” dice la vecchia con una risatina torva.
*
Accanto a Patsy Parker c’è Rebecca Beresford, quella che Libby chiamava a seconda dei casi “la sorella maggiore che non ho mai avuto,” la sua “anima gemella” e la sua “migliore amica nel mondo”. Rebecca Beresford ha smesso di parlare a Bunny da anni, dopo un incidente a un barbecue sulla spiaggia di Rootingdean che aveva visto coinvolte una mezza bottiglia di Smirnoff etichetta blu, una salsicetta cruda, la sua figlia di quindici anni e un clamoroso malinteso. La cosa aveva scatenato una collera che un anno di pentimento e servilismi non era riuscito a disinnescare. Bunny sospettava che, da un certo punto di vista, Rebecca Beresford fosse morbosamente gelosa di sua figlia. Questa superava a tal punto la madre in bellezza che, quando sfilava giovane e provocante sulla spiaggia acciottolata di Rottingdean con il suo bikini striminzito, l’effetto su ogni maschio presente era talmente poderoso che sembrava quasi di sentire gli occhi che saltavano fuori dalle orbite e il sangue che si ridistribuiva fragorosamente nei corpi. Rebecca Beresford poteva solo farsi da parte, perplessa e piena di vergogna, mentre gli ultimi residui della sua bellezza l’abbandonavano per sempre come inquilini terrorizzati in fuga da una casa stregata.
*
“Papà,” dice Bunny. “Per favore.”
Suo padre si alza in piedi e resta piegato come un punto interrogativo, come se la sua vecchia spina dorsale non potesse più sorreggere al sua testa furiosa e bulbiforme. “Mi sfotti? Mi sfotti?!” strilla.
*
Un attimo dopo Bunny Junior si appoggerà di nuovo allo schienale, guarderà le scogliere bianche e battute dal vento e gli stormi di gabbiani che banchettano sui campi appena arati lungo la strada costiera. Penserà che anche se sua madre era venuta nella sua stanza, l’aveva abbracciato e accarezzato sulla fronte e aveva pianto a dirotto, la sua mano era pur sempre la cosa più morbida, dolce e calda che avesse mai sentito, e alzerà lo sguardo e vedrà un gruppo di stormi tracciare i contorni del suo volto nel cielo. Penserà che se solo potesse sentire di nuovo quella mano morbida e calda sulla fronte, farebbe chissà che cosa.
*
La ragazza abbassa di nuovo la testa con dei piccoli scatti, finché il mento non le poggia sul petto e i capelli le ricadono sul volto. Bunny allunga una mano, le mette le dita sotto il mento, le solleva la testa e capisce che la tipa sul poster attaccato alla porta non era Avril Lavigne ma questa ragazza triste che ha davanti – lo stesso naso sbarazzino, gli occhi truccati di nero, i capelli dritti e castani, il labbro superiore da ninfomane, il corpo snello e acerbo. E, confusamente, gli sembra che la somiglianza con Avril Lavigne non sia solo casuale, ma soprannaturale. Con un impetuoso pulsare di sangue, si sente risucchiare in un vortice di connessioni e capisce che la ragazza fata che ha davanti – con le sue labbra azzurrognole, il rivolo di sangue chiaro nella piega del braccio e il letale armamentario siringa ipodermica e cucchiaio annerito sul tavolino di fronte – è in effetti la collisione accelerata di tempo e desiderio, la coalescenza di tutte le particelle rotanti del bisogno, come il pulviscolo attorno alla lampadina, vivificante dal suo dolore depravato. In quella stanza oscura e appartata, Bunny ha oltrepassato lo specchio e varcato il confine stesso della morte – di quella ragazza e forse anche della sua.
Postilla squisitamente PERSONALE
Non sono un fan sfegatato, né un detrattore con il dente avvelenato della produzione musicale di Nick Cave. Non ho nemmeno letto il suo primo libro, scritto 20 anni prima di questo, e che pare sia completamente diverso.
Con questi presupposti dico che è un libro onesto, dove l’aggettivo significa che la storia c’è (sostanzialmente quella di un padre e di un figlio, anche se la prima figura la fa da padrone), il ritmo pure e la scrittura è precisa: a tratti visionaria, in altri dura. Certo, non vi illuminerà, ma sicuramente passerete qualche ora più che piacevole.
Con questi presupposti dico che è un libro onesto, dove l’aggettivo significa che la storia c’è (sostanzialmente quella di un padre e di un figlio, anche se la prima figura la fa da padrone), il ritmo pure e la scrittura è precisa: a tratti visionaria, in altri dura. Certo, non vi illuminerà, ma sicuramente passerete qualche ora più che piacevole.
5 febbraio 2010
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2 febbraio 2010
2 commenti
di Philip Roth
- Einaudi -
Perché l’evoluzione conferiva a un ragazzo su un milione l’aspetto di colui che avevo davanti in quel momento? A cosa serviva tale straordinaria avvenenza, a parte far risaltare l’imperfezione di tutti gli altri? Io non ero stato trascurato del tutto dal dio della bella presenza, ma il brutale standard imposto da quel paragone mi trasformava in un mostro di ordinarietà. Mentre gli parlavo ero costretto a distogliere lo sguardo, tanto i suoi lineamenti erano perfetti e il suo aspetto umiliante, mortificante… significativo.
*
Mi venne da piangere, e subito mi misi una mano davanti agli occhi come per nascondere o trattenere le lacrime.
- Piangi pure, Marzie. Ti ho già visto piangere.
- Lo so che mi hai già visto piangere. Lo so che posso piangere. Ma non voglio. E’ solo che sono così felice… – dovetti interrompermi per ritrovare la voce, e per tornare in me dopo che le sue parole mi avevano ridotto alla microscopiche dimensioni di una creatura fatta solo del proprio perpetuo bisogno di nutrimento.
*
La disinvoltura con cui portava i vestiti sembrava in qualche modo un’estensione della sua voce, profonda, sicura e autorevole. Quello spensierato vigore, quel senso di invulnerabilità che trasudava da lui mi repelleva e nello stesso tempo mi attraeva, forse perché lo consideravo, a ragione o meno, radicato nella condiscendenza. Il fatto che non gli mancasse niente mi faceva la strana impressione che in realt6à gli mancasse tutto. Ma quelle impressioni forse non erano altro che il frutto dell’invidia e del timore reverenziale di uno studente del secondo anno.
*
- Mamma, basta così. Adesso smettila. Abbiamo fatto un patto.
A quel punto mi prese fra le braccia, braccia forti come le mie, se non di più, e disse: – Sei un ragazzo sensibile. Sensibile come tuo padre e tutti i suoi fratelli. Sei un Messner come tutti i Messner. Una volta era tuo padre quello assennato, quello ragionevole, quello con la testa sulle spalle. Adesso, per qualche motivo, è diventato pazzo anche lui. I Messner non sono solo una famiglia di macellai. Sono una famiglia di urlatori, una famiglia di strilloni, una famiglia di gente che si impunta e batte la testa contro il muro, e ora di punto in bianco anche tuo padre è diventato così. Tu non diventare così. Cerca di essere più grande dei tuoi sentimenti. Non sono io che te lo chiedo, ma la vita. Altrimenti finirai spazzato via dai tuoi sentimenti. Spazzato via senza più tornare indietro. I sentimenti possono essere il più grande dei problemi. I sentimenti possono giocare gli scherzi più crudeli. Ne hanno giocato uno a me quando sono venuta a dirti che avrei divorziato. Ora io quei sentimenti li ho affrontati. Promettimi che tu farai lo stesso con i tuoi.
- Te lo prometto. Lo farò.
Ci baciammo, e mentre tutt’e due pensavamo a mio padre, eravamo un’unica cosa, saldati nel nostro disperato desiderio che accadesse un miracolo.
Postilla squisitamente PERSONALE
Roth non di discute, e chissà là fuori quanti sedicenti autori, anche pubblicati, pagherebbero oro per scrivere un romanzo simile, però questo libro mi è sembrato decisamente minore nella sua produzione. Non tanto per questioni stilistiche, anche se io lo preferisco quando la sua vena sagace e sarcastica pulsa più forte, ma per una storia che seppur interessante non mi sembra sia stata sviscerata a fondo e con una conclusione che lascia una sapore di “frettoloso” in bocca.
1 febbraio 2010
6 commenti
IN VISIONE
Up in the air(U.S.A. – 2009)
di Jason Reitman
con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride, Melanie Lynskey, James Anthony, Steve Eastin, Tamala Jones, Dave Engfer
Postilla squisitamente PERSONALE
Molto bene la storia e ancora meglio gli interpreti.
Sherlock Holmes(U.K., Australia, U.S.A. – 2009)
di Guy Ritchie
con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly, Eddie Marsan, James Fox, Hans Matheson, Geraldine James, William Houston
Postilla squisitamente PERSONALE
Non il mio genere, ma ben fatto e godibile.
L’uomo che fissa le capre(U.S.A. – 2009)
di Grant Heslov
con Jeff Bridges, George Clooney, Kevin Spacey, Ewan McGregor, Robert Patrick, Stephen Root, Stephen Lang, Terry Serpico, Glenn Morshower, Rebecca Mader, Nick Offerman
Postilla squisitamente PERSONALE
Particolare, sicuramente interessante, ma anche se a tratti si ride, spesso ci si annoia.
Deadgirl(U.S.A. – 2008)
di Marcel Sarmiento, Gadi Harel
con Shiloh Fernandez, Noah Segan, Candice Accola, Michael Bowen, Andrew DiPalma, Eric Podnar, Nolan Gerard Funk
Postilla squisitamente PERSONALE
Disturbante.
Cosmonauta(Italia – 2009)
di Susanna Nicchiarelli
con Sergio Rubini, Claudia Pandolfi, Susanna Nicchiarelli, Angelo Orlando, Pietro Del Giudice, Miriana Raschillà, Michelangelo Ciminale, Valentino Campitelli
Postilla squisitamente PERSONALE
Buon occhio, ma il ritmo dov’è?
Il grande sogno(Italia – 2008)
di Michele Placido
con Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Michele Placido, Luca Argentero, Laura Morante, Massimo Popolizio, Alessandra Acciai, Marco Iermanò, Brenno Placido
Postilla squisitamente PERSONALE
Come utilizzare il maggior numero di ingredienti possibili per mascherare la mancanza di sapore.
Come utilizzare il maggior numero di ingredienti possibili per mascherare la mancanza di sapore.








