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Archivio per gennaio 2010

29 gennaio 2010 Nessun commento

3 x 2

 
 
Pantha Du Prince – Lay in a shimmer
 
 
 
 

Four Tet – Sing
 
 

Illustration by Celyn Brazier

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28 gennaio 2010 Nessun commento


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27 gennaio 2010 Nessun commento
SENZA PAROLE
 


@ Espinal, Guararé, Playas de Panama

pohots by Asociación Gaia para la conservación y gestión de la Biodiversidad

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26 gennaio 2010 Nessun commento

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“L’odore afrodisiaco del cloro” di Judy Budnitz

25 gennaio 2010 2 commenti
L’odore afrodisiaco del cloro
di Judy Budnitz
- Alet -
 
La copertina del diario è di cuoio screpolato, le pagine si sbriciolano. La grafia, fastidiosamente ordinata, si distende in linee precise sulla carta bianca, senza interruzioni o macchie. E’ un uomo che oggi farebbe i cruciverba con la penna. Solo verso la fine si nota un cambiamento: la scrittura si ammorbidisce, come se qualcuno stesse tirando un filo lasco da qualche parte e tutte le parole annodate cominciassero a slegarsi. Le ultime scivolano fuori dal margine del foglio.
*
Mi pettinai, mi lavai le mani e aspettai.
Mi guardai allo specchio. Le luci erano di quelle impietose e violente che svelano ogni dettaglio del viso, e fanno comparire pori e imperfezioni di ogni tipo che uno neanche sapeva di avere. Di quelle che danno a chi si specchia la sensazione di poter vedere i propri stessi pensieri come macchie scure appena sottopelle, simili a lividi.
*
Mi domando che effetto fa. Ci sono momenti in cui sono sicura di essere a un passo dalla morte: quando il cuore mi batte all’impazzata nel pieno della notte senza nessun motivo, quando la solitudine o la smania di qualcosa sono così intensi da farmi venire la nausea: ma ovviamente non è così. Mi domando se vivendo sempre sull’orlo della disperazione ci si senta più vivi. E’ un cliché, lo so, ma quasi tutti i cliché hanno un fondo di verità, no? Una volta ho provato a chiederlo a Nadia, se si sentiva più viva nel suo paese, circondata dalla morte. Ma sembrava che non capisse la domanda. Non trovava nessuna differenza tra lì e qui. Come se per lei fosse tutto uguale: la vita era pericolosa dappertutto, era una corda tesa e oscillante su cui bisognava spostarsi da un istante al successivo.
*
E io rimasi particolarmente sorpresa dal dolore. Rimasi sorpresa da quanto mi faceva male. Non ci fu nulla di eroico o drammatico. Pensavo che il dolore dovesse portare lucidità, come se un bello scossone alla terminazioni nervose servisse a rivelare il senso della vita. Invece si diventa solo più consapevoli del proprio corpo, di quanto è fragile, di quanto è vulnerabile. Mi fece capire il valore della vita comoda e ovattata che avevo sempre guardato con disprezzo.
*
Non è che la gente lo prendesse come un gioco o uno scherzo. E’ che gli piaceva la dolcezza, l’intensità di quelle ore sul filo del rasoio, la sensazione che ogni istante poteva essere l’ultimo. Tutto quello che si faceva in quei momenti sembrava insensato e di un’importanza tremenda, monumentale.
E alla fine di ogni esercitazione, la ripresa della solita vita diventata sempre più difficile, sempre più amara. Tutti odiavano il suono della campanelle del via libera. Avrebbero voluto che non arrivasse mai, che le esercitazioni continuassero per sempre.
La gente cominciò a chiedersi: Se provo un tale gusto per questi momenti estremi, vorrà dire che desidero che arrivi la fine? Certo che no, si rispondevano. Eppure… smaniavano sempre più per il chiasso delle sirene.
I più pragmatici pensavano: Bè, si potrebbe dire che viviamo ogni giorno della nostra vita a un passo dalla morte. Chiunque può morire in qualunque momento. Solo che le sirene ci rendono più consapevoli del solito. Ma anche loro provano quel brivido quando l’allarme scattava e correvano incontro ai loro amati, o a drogarsi, o a concedersi quelle abitudini segrete che si negavano nei giorni in cui la loro aspettativa media di vita rientrava nella norma.
*
La notte è bollente tanto quanto il giorno, calda e scura come un pentolone di ferro, ma so che ciò significa che presto il caldo smetterà: è come una febbre, che raggiunge il picco e poi se ne va.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ci sono raccolte di racconti che sono belle perché creano una sorta di atmosfera simile che accomuna tutti gli episodi, altre invece perché, pur mantenendo una sottile voce comune, sono ad ampio spettro. Questa è del secondo tipo ed è una raccolta consigliatissima perché Judy Budnitz scrive bene, sa cosa dire e come vuole farlo, ha molte frecce nel suo arco e non si risparmia.
Se invece volete sapere come sono le sue storie, riassume tutto benissimo lei nella terza di copertina: “Mi piace mettere personaggi realistici in situazioni irreali. Nelle mie storie possono succedere cose magiche o impossibili, ma i personaggi sono sempre guidati dalle stesse emozioni di noi tutti”.
Tra gli episodi migliori: Nadia, Salvare la faccia, Il taglio più delicato e Lo sciacquone.

22 gennaio 2010 Nessun commento
3 x 2
 
 
Pacific Ocean Fire - Hibernation Songs 
 
 Pacific Ocean Fire – Blizzard love
 
 
 
 Pacific Ocean Fire – Deer tracks
 
 
 
Surfer Blood – Astrocoast 
 
 Surfer Blood – Harmonix
 
 
 
 Surfer Blood – Floating vibes
 
 
 
Spoon - Transference 
 
 Spoon – The mystery zone
 
 
 

 Spoon – Trouble comes running
 
 

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20 gennaio 2010 Nessun commento

 

Qui, l’intero concerto.

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19 gennaio 2010 11 commenti
IN VISIONE
 
 
A serious man
(U.S.A. – 2009)
 
di Joel Coen, Ethan Coen
con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolff, Jessica McManus, Peter Breitmayer, Brent Braunschweig
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ennesimo esercizio di Stile dei fratelli Coen, anche se forse questa volta ce n’è un po’ troppo.
 
 
Moon
(U.S.A. – 2009)
 
di Duncan Jones
con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Malcolm Stewart, Robin Chalk, Matt Berry, Benedict Wong
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Debitore di 2001 e Sunshine, ma decisamente un bel film. Consigliato!
 
 
 
Piovono polpette
(U.S.A. – 2009)
 
di Phil Lord, Chris Miller
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Dopo Pixar e Dreamworks, anche la Sony inizia a produrre film d’animazione degni di attenzione per un pubblico grandicello.
 
 
 
 
 
Nemico pubblico
(U.S.A. – 2009)
 
di Michael Mann
con Johnny Depp, Christian Bale, Giovanni Ribisi, Marion Cotillard,Leelee Sobieski, Billy Crudup, Channing Tatum, Emilie de Ravin, David Wenham, Stephen Dorff
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ben fatto, non c’è che dire, però alla lunga risulta un po’ troppo freddo e noioso.
 
GI Joe la nascita dei Cobra
(U.S.A. – 2009)
 
di Stephen Sommers
con Dennis Quaid, Sienna Miller, Arnold Vosloo, Channing Tatum, Rachel Nichols, Joseph Gordon-Levitt, Christopher Eccleston, Marlon Wayans, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Ray Park
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Quando vedo film simili, mi chiedo perché perdo del tempo così… poi se mi si distrugge pure un pezzo d’infanzia…
 
Polvere
(Italia – 2007)
 
di Massimiliano D’Epiro, Danilo Proietti
con Gianmarco Tognazzi, Francesco Venditti, Gaia Bermani Amaral, Primo Reggiani, Claudio Ammendola, Rita Rusic, Eros Galbiati, Araba Dell’Utri, Lola Ponce
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ma per favore !!! Qui non solo si perde tempo, ma ci si incazza pure a vedere tutta questa grossolanità.

“In un milione di piccoli pezzi” di James Frey

18 gennaio 2010 3 commenti
In un milione di piccoli pezzi
di James Frey
– Tea -
 
Le regole ci sono per il tuo bene. Ti consiglio di seguirle.
Ci proverò.
Fai qualcosa di più che provarci, se no finisci nei guai.
*
Se esistesse un dio gli sputerei in faccia per avermi fatto questo. Se esistesse un Demonio gli venderei l’anima per farlo finire. Se ci fosse qualcosa di Superiore che controlla i nostri destini individuali, gli direi di prendersi il mio destino e di ficcarselo nel culo.
*
Mi chiamo Hank.
Ci stringiamo la mano.
Io James.
Che cosa è successo?
Non lo so bene.
Ti facevi?
Sembra così?
Sembra che sarebbe dir poco.
Sembra che l’apparenza non inganna.
*
Sono solo. Solo qui e solo al mondo. Solo nel cuore e solo nella mente. Solo dappertutto, sempre, da quando ho memoria. Solo con la mia Famiglia, sono con i miei amici, solo in una Stanza piena di Gente. Solo quando mi sveglio, solo lungo ogni spaventoso giorno, solo quando finalmente trovo il buio. Sono solo nel mio cuore. Solo nel mio orrore.
Non voglio essere solo. Non ho mai voluto essere solo. Lo odio. Odio non avere nessuno a cui parlare, odio non avere nessuno da chiamare, odio non avere nessuno che mi prende la mano, che mi abbraccia, che mi dice che andrà tutto bene. Odio non avere nessuno con cui partire le speranze e i sogni, odio non avere più speranze e sogni. Odio non avere nessuno che mi dica di tenere duro, che posso ritrovarli. Odio che quando urlo, e urlo da forsennato sto urlando al deserto. Odio che non c’è nessuno che sente le mie urla e che non c’è nessuno che mi aiuti a imparare come smettere di urlare. Odio che quello a cui mi sono rivolto nella mia solitudine sta in una pipa o in una bottiglia. Odio che quello a cui mi sono rivolto nella mia solitudine mi sta ammazzando, mi ha già ammazzato o mi ammazzerà presto. Odio che morirò solo. Morirò solo nel mio orrore.
*
Dove cazzo ti hanno fatto, Ragazzo?
Come sarebbe?
Da dove viene uno come te?
Ho vissuto in un sacco di posti.
Tipo?
Perché lo vuoi sapere?
Me lo chiedevo.
Non te lo chiedere.
Perché?
Non voglio farmi amici qui.
Perché?
Non mi piacciono gli addii.
Per bisogna dirli.
Non necessariamente.
*
L’orologio mi tiene da nessuna parte. Da nessuna parte. Nessuna. Non c’è nient’altro che ora e il fondo mobile della notte. Sono seduto a un tavolo da solo fumando sigarette e bevendo caffè e ascoltando e sopravvivendo. Non dovrei essere qui né altrove. Non dovrei respirare né occupare spazio. Non dovrei riceve questo momento né nient’altro. Non dovrei avere questa opportunità di vivere di nuovo. Non la merito e non merito niente e invece c’è e io ci sono e ce l’ho ancora tutta. Non l’avrò più. Questo momento o questa occasione sono la stessa cosa. Questo momento e questa occasione sono la stessa cosa e sono miei se li scelgo e io li scelgo. Li voglio. Ora e finché posso averli sono entrambi preziosi e fuggevoli e andati in un batter d’occhio non sprecarli. Un momento e un’opportunità e una vita, tutti in un tic che non vedo di un orologio che mi tiene da nessuna parte. Il cuore mi batte. Le pareti sono pallide e silenziose. Sopravvivo.
*
Comincio a guardarli. Il bianco è bianco e cerchiato del dora di minuscole vene. Seguo le vene fino al margine del verde. E’ chiaro come un’oliva sbiadita con pochi sparsi puntini marrone. Resto sul margine del verde, mi fermo lì. Posso vedere dentro di me e quello che vedo mi lascia a mio agio. Non è troppo profondo. Le profondità sono dove vive la realtà. Sul margine ci sono solo sprazzi. Comincio a spostarmi verso l’alto, a spostarmi più nel profondo, a vedere di più. Spostarsi si fa più difficile e il margine sparisce nel nero di una pupilla circondata. Il nero dove tutto è rivelato. Lo vedo per un fugacissimo secondo, vedo il nero più profondo circondato dal verde chiaro. Distolgo lo sguardo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tralasciando la polemica su quanto siano verosimili le vicende, all’inizio pubblicate come autobiografia e poi, in seguito al ridimensionamento pubblico di alcuni fatti, ritrattata dall’editore, questo libro contiene un storia dura (come i conati di vomito mattutini) e avvincente (quanto un bicchiere, l’ennesimo), ma anche e soprattutto una scrittura pulita, diretta, sincera e senza sconti, in grado, quando prende l’iperbole del flusso di coscienza, di regalare vere e propri momenti estatici.

15 gennaio 2010 Nessun commento
3 x 2
(scampoli di 2009)
 
Evening Hymns - Spirit guides 
 
 Evening Hymns – Lanterns
 
 
 
 Evening Hymns – Broken rifle
 
 
 
The Good Listeners - Don't quit your daydream 
 
 The Good Listeners – Chemtrails
 
 
 
 The Good Listeners – Never good enough
 
 
 
We All Have Hooks For Hands - The shape of energy 
 We All Have Hooks For Hands – Howlina and bellowing
 
 
 

 We All Have Hooks For Hands – Records a stone
 
 

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13 gennaio 2010 Nessun commento
L’inferno è chiuso, tutti i demoni sono qui sulla terra.
 

Philip Marlowe

12 gennaio 2010 1 commento
Un Take-away Cinese in Mozambico
di Bradpizza
 
Il Mozambico sta diventando una meta sempre più gettonata dai turisti italiani attratti dalle spiagge, dai fondali marini e dai paesaggi naturali. Mi sembra tuttavia opportuno portare alla luce uno dei tanti problemi di un paese che per molti “turisti per caso” può apparire come il più classico dei paradisi tropicali.
Con una superficie di quasi 800.000 km quadrati e con una popolazione di circa 21 milioni di abitanti concentrati per lo più nella fascia costiera, il Mozambico dopo gli anni di guerra civile (1980-1994), grazie alla situazione politica stabile,  sta diventando un paese di forti investimenti da parte dei paesi occidentali, sopratutto attratti dall’enorme disponibilità di risorse naturali.
Nell’ultimo decennio, come in tutto il resto del continente africano si sono imposte sul mercato le imprese cinesi attirate dal business del legno. Grazie all’atteggiamento politico dei funzionari locali, agli scarsi controlli e all’appoggio del governo cinese che ha stanziato fondi a pedere per la cooperazione con il paese lusofono, le imprese private stanno provocando danni ambientali enormi al patrimonio forestale, sopratutto nelle regioni del nord. Inoltre la popolazione locale che vive per lo più di pesca e di un agricoltura di sussistenza, non viene tutelata dal governo nazionale, per questo non riesce ad opporsi alle pressioni delle compagnie forestali.
Al di la delle statistiche numeriche, è importante sottolineare la mancanza di dati con cui le autorità preposte, operano nel rilascio delle licenze di taglio alle compagnie locali ed estere e la totale mancanza di controllo sulle quantità di legname effettivamente estratte. Come altri paesi africani con alcune leggi anche il Mozambico sta cercando di trattenere in loco la lavorazione delle materie prime, per creare sia indotto che sviluppo umano e tecnologico. Le frequenti notizie di sequestri di legname nei porti del Nord del paese e nei porti cinesi, rivelano che la maggior parte del legno viene tagliato ed esportato illegalmente (take-away Chinese).
L’intervista che potete leggere scaricandola QUI, è stata rilasciata al giornalista Estacios Valoy da Carlos Serra Jr. attivista rappresentante dell’associazione Amici della Foresta, una coalizione di dodici organizzazioni che operano su scala nazionale in materia di ambiente e sviluppo rurale, dislocate in diverse province del paese.
 
 
 
  
°°°
Estacios Valoy è un giornalista indipendente che si occupa di attualità e tematiche ambientali, vive a Maputo e collabora spesso con la testata Canal de Mocambique.

Carlos Serra Júnior esperto di foreste e rappresentante di Amici della foresta, è figlio del sociologo Carlos Serra.

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11 gennaio 2010 Nessun commento
IN VISIONE
 
 
Brothers
(U.S.A. – 2009)
 
di Jim Sheridan
con Natalie Portman, Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Clifton Collins Jr., Sam Shepard, Mare Winningham, Bailee Madison, Jenny Wade, Patrick Flueger
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente per cui stupirsi, ma la storia c’è, è solida ed è ben interpretata.
 
Nel paese delle creature selvagge
(U.S.A. – 2009)
 
di Spike Jonze
con Catherine Keener, Max Records, Pepita Emmerichs, Mark Ruffalo, Steve Mouzakis
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tanto rumore per nulla… o quasi. Anche se comunque per me rimane una buona visione.
 
 
 
Segreti di famiglia
(U.S.A., Argentina, Italia, Spagna – 2009)
 
di Francis Ford Coppola
con Vincent Gallo, Maribel Verdú, Alden Ehrenreich, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura, Rodrigo de la Serna, Leticia Brédice, Mike Amigorena, Sofía Castiglione, Francesca De Sapio
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Forse lo stiamo recuperando.
 
 
Il Cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans
(U.S.A. – 2009)
 
di Werner Herzog
con Nicolas Cage, Val Kilmer, Eva Mendes, Fairuza Balk, Jennifer Coolidge, Brad Dourif, Shawn Hatosy, Denzel Whitaker, Shea Whigham, Xzibit
 
Postilla squisitamente PERSONALE
L’unica cosa che ti mette, è la voglia di rivedere subito l’originale.
 
 
Ricky – Una storia d’amore e libertà
(Italia, Francia – 2009)
 
di François Ozon
con Alexandra Lamy, Sergi López, Mélusine Mayance, Arthur Peyret, André Wilms, Jean-Claude Bolle-Reddat, Julien Haurant, Eric Forterre, Diego Tosi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
L’idea era buono, lo sviluppo lascia spesso a desiderare, troppo frettoloso e fuori fuoco
 
 
Gli abbracci spezzati
(Spagna – 2009)
 
di Pedro Almodóvar
con Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Tamar Novas, Rubén Ochandiano, Marta Aledo, Agustín Almodóvar, Enrique Aparicio, Rossy de Palma, Ángela Molina, Carlos Leal, Carmen Machi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia con i suoi intrecci mi è piaciuta moltissimo, peccato che non ami molto il cinema di Almodóvar e questo non fa eccezione.
 
500 giorni insieme
(U.S.A. – 2009)
 
di Marc Webb
con Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Geoffrey Arend, Olivia Howard Bagg, Patricia Belcher, Cody Matthew Blymire, Rachel Boston, Yvette Nicole Brown, Catherine Campion, Joshua Collins, Michelle Mason
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un po’ ovunque è stato massacrato, invece a me non è dispiaciuto affatto. Certo è pur sempre un film spudoratamente emo con Zooey Deschanel (brrr), però secondo me è ben confezionato, con alcune trovate, anche se non nuove, in grado di mantenere sempre vivo l’interesse.

“Rock, amore, morte, follia” di Mark Oliver Everett

Rock, amore, morte, follia
di Mark Oliver Everett
– Elliot - 
 
Forse le persone non mi piacciono poi tanto, come succede invece al resto del mondo. Sembra quasi che la razza umana sia innamorata di se stessa. Ma che ego spropositato bisogna avere per pensare di essere stati creati a immagine di Dio? Insomma, concepire l’idea che Dio dev’essere come uno di noi. Per favore! Come ha detto Stanley Kubrick, la scoperta di una forma di vita più intelligente della nostra su un altro pianeta potrebbe rappresentare una catastrofe per l’uomo, semplicemente perché non penseremmo più di essere il centro dell’universo. Forse sto diventando uno di quei vecchi strambi e burberi che preferiscono gli animali agli esseri umani. Ma, ogni tanto, gli esseri umani mi stupiscono e me ne innamoro: incredibile, no?
*
Per me non era un disco sulla morte. Assolutamente, no. Era un disco sulla vita. E la morte è semplicemente una grossa parte della vita che di solito viene ignorata o negata. Nessuno vuole pensare alla propria fine, ma io non potevo più ignorarla. E mi sono reso conto che, se consideri la morte per quello che è – un fatto quotidiano della vita – incute meno timore. E inoltre, se hai maggiore consapevolezza della morte, cambi prospettiva sulla vita: faresti meglio a tenerla in considerazione, qualsiasi cosa essa possa significare per te.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Se conoscete e vi piacciono i dischi a nome Eels, il suo moniker, correte subito in libreria.
Se non li avete mai ascoltati, come prima cosa procuratevi un disco a caso, meritano tutti, e poi correte in libreria.
Se invece non vi piacciono, non è un buon motivo, anzi, per snobbare a priori questo libro, perché uno tra i tanti pregi di questa sorta di leggera autobiografia è la presa di coscienza che chi ha vissuto veramente vicino alla morte può trovare più coraggio rispetto ad altri per andare avanti sempre e non raccontarsi cazzate inutili, per credere in sé stessi anche quando tutto sembra affermare il contrario e per apprezzare realmente il rovescio della medaglia: la vita.