Rimedi casalinghi
di Angela Pneuman
– minimumfax -
Sembra che ci siano sempre delle possibilità che non le è venuto neanche in mente di contemplare.
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“Tu ti vuoi bene, Lena?”, le chiede June, avvicinandosi così tanto al suo viso che Lena le vede ogni pelo, ogni poro. Da così vicino, le facce sembrano qualcosa di completamente diverso, la superficie gibbosa dei pianeti che Lena ha visto nei filmi di scienze.
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Magari le piacerebbe pure far parte dell’associazione. Ha bisogno di organizzare la sua vita, e l’associazione è dotata di regole e ruoli di comando. Gerarchie, scuole e protocolli, uniformi e bande di fiati. Forse le piacerebbe addirittura entrare nel gruppo delle cembaliste, che piroettano e saltano durante i loro numeri in parrocchia la domenica mattina, coi tamburelli che fanno un suono gioioso.
Sopra il parcheggio semivuoto del centro commerciale, il cielo grigio di Minneapolis sembra un oggetto solido che preme e si intromette nella visuale di Esther. Fa troppo freddo per nevicare. Il freddo le si pianta fra le spalle come una gobba invisibile.
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Hamm la guarda mente con le manine gratta via il formaggio dall’hamburger. Assorta com’è in quel gesto, assomiglia a un gatto che si lecca la faccia, o a un cane che gironzola in tondo prima di accucciarsi. Quando poi mangia sia l’hamburger che i pezzi mollicci di formaggio, ma separatamente, Hamm sorride.
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“Ho tredici anni e non sono sposata e sono in cinta. E sono ancora vergine”. Restammo tutte e due con gli occhi fissi a terra, come se quelle informazioni si fossero raccolte lì, in una pozzanghera, e stessimo aspettando che arrivasse qualcuno con uno spazzolone ad asciugarle.
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“Che cielo meraviglioso”, dice Wanda quando Priscilla entra in cucina dalla porta sul retro. “Se incroci il Midwest con il Sud, ecco cosa ottieni. Non ti fa impazzire questo cielo? E’ veramente uno spettacolo, Priscilla”.
“Sì, è bello”, risponde Priscilla, ma adesso il cielo le piace un po’ meno. Non riesce a evitarlo. E’ difficile provare grosse emozioni quando Wanda è nei paraggi, le emozioni le consuma tutte le lei.
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Alle due, Alton è steso sul divano – il vecchio divano piazzato davanti alla tv che un tempo era il divano buono – ad ascoltare soap opera a ciclo continuo con le cuffie che Viv gli ha comprato quando è andato in pensione, in primavera. Ha settant’anni, e per la prima volta in vita sua non sta aspettando che succeda nulla. Non ha mai potuto sopportare l’aspetto che hanno i pensionati. Vestiti poco rischiosi, occhi fissi nelle espressioni felici indotte dagli hobby.
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June sospira. Appoggia i pugni sui bordi del ripiano attorno al lavandino, china la testa, guarda in giù come aspettandosi che dallo scarico risalga qualcosa.
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Il lunedì mattina seguente, aprendo la porta di casa dei Peel, Shiloh trovò la signora Peel già stesa sul divano. Il sonno le scava dei solchi sulla faccia: fra gli occhi, sotto gli occhi, ai lati della bocca. I capelli sembravano sporchi, e la pelle era lucida come quella di un pollo crudo. Poi gli occhi si spalancarono di colpo e Shiloh fece un passo indietro.
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“Che intendi?”
Shiloh sentì il silenzio sotto la domanda. “Niente”.
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Fino a che il peggio non accade, c’è sempre la tremenda possibilità che accada.
Postilla squisitamente PERSONALE
Scrittura solida quella di Angela Pneuman. Una scrittura che ogni tanto sembra tingersi momentaneamente di surreale, ma che a ben vedere invece è solo uno sguardo per niente indulgente e conciliante, quindi molto reale. Si parla di adolescenti, ma non solo, e dei loro difficili rapporti con la religione, la famiglia, città non propriamente al centro del mondo.
Tra i migliori racconti Rinedi casalinghi, Suona la campana, Il gioco lungo, mentre gli altri sembrano invece passare senza lasciare una grandissima traccia nel lettore, a mio avviso perché troppo volutamente incompleti o perché ricalcano i precedenti. Ciò nonostante un libro che merita il suo tempo.