Archivio

Archivio per novembre 2009

“Lettere a Mario Andrea Rigoni” di E.M. Cioran

30 novembre 2009 Nessun commento
Lettere a Mario Andrea Rigoni
di E.M. Cioran
– il notes magico -
 
So di non esistere in Italia: ma ciò fa parte di un fallimento letterario che accetto, d’altronde sono un autore marginale e tale mi considero. I veri lettori sono quelli che condividono con me inquietudini e perplessità, e in questo modo divengono miei complici.
*
Sono al corrente della situazione in Italia. La follia criminale di Bologna ci ha tutti sconvolti. Bisognerebbe estirpare tutte le ideologie e, prima di tutto, il bisogno di credere. Uno scettico non maneggia mai la dinamite…
*
Lei è anche orgoglioso, cosa che non fa che esasperare la fortuna e la sfortuna di essere proprio ciò che si è. Ciò che lei designa come finto è soltanto il risultato di una coscienza che distrugge per eccesso di riflessione su di sé. E’ l’atto di divorarsi che rasenta il suicidio. Agli estremi della coscienza, il sentimento è un’impossibilità o un’inezia. La coscienza rende falsi, nel senso profondo del termine s’intende. Quando si è andati troppo lontano, bisogna imparare a tornare sui proprio passi.
*
La serenità della vecchiaia è una menzogna: avanzare negli anni significa avanzare nella malinconia.
*
In fondo la lucidità è un’avventura, un’avventura di uomini spezzati, più precisamente una “vertigine”.

27 novembre 2009 2 commenti
3 x 2
 
 
Ola Podrida - Belly of the Lion 
 
 Ola Podrida – We all radiant
 
 
 
 Ola Podrida – Lakes of wine
 

  

 
 
 
 Holopaw – Black lacquered shame
 
 
 
Tap Tap - On My Way 
 
 Tap Tap – Codeine
 
 
 

 Tap Tap – Half moon street
 
 
 

Tag: ,

“Aspro e dolce” di Mauro Corona

25 novembre 2009 10 commenti
Aspro e dolce
di Mauro Corona
– Mondadori - 
 
La vita nasce ogni mattina e viaggia nel mistero di quel che ci accadrà prima di sera…
*
Questo era il Polte, un uomo che sapeva. E forse proprio perché sapeva, s’era dato al bere. Aveva capito che la vita è uno spazio di tempo durante il quale può capitare di tutto. Per questo occorre essere tolleranti e ponderare. La sua ribellione, se si può chiamare così, nei confronti del mondo, la esercitava recitando il cinismo. Puniva l’interlocutore invadente con l’ironia che sconfinava nel sarcasmo. Ma era soltanto una forma di richiamo, un metodo come un altro per far trapelare la sua solitudine.
*
Non mi fidavo, sentivo di essere a rischio, mi vedevo inferiore a tutto, una nullità. Con questi presupposti, un uomo ha due strade: o diventa possessivo, indagatore e schiavista nei confronti di lei, o molla tutto e si ritira. Scelsi la seconda. La prima distrugge amori e spezza matrimoni. Scappare dall’amore è una castrazione, un andare contro natura. Ma c’è gente che lo fa perché non sopporta l’aggressione dell’assenza. Sono uno di quelli. Era troppo bella, troppo corteggiata, troppo cercata e rincorsa da tutti per non gettare la spugna. Praticai l’arte della rinuncia appena ebbi coscienza del rischio. Mi costò fatica, ma riuscì a frantumare l’unica cosa bella di quel periodo.
*
Tenni la prima mostra di scultura nel ’75 alla Galleria Cornice De Valerio, a Longarone. Era in primavera. Esposi circa quaranta pezzi, uno più brutto dell’altro. Questo lo capii anni dopo guardando le foto dell’inaugurazione. Nel frattempo ero un po’ migliorato nella tecnica. Allora mi parevano tutte belle le mi sculture. Oggi non più, nessuna si salva. Le vedo scadenti, anche quelle che i critici definiscono riuscite. A me non sembrano belle però mi diverto a farle e questo è un buon motivo per continuare. Ma appena finite le prenderei a colpi d’ascia. Le trovo pesanti, scontate, dolorosamente già viste. Mi piacerebbe giungere a forme essenziali, aria solida, sulle quali la luce scivoli via senza intoppi, come andasse a passeggio. Qualcosa che se ne va stando fermo nel legno. Basta vecchie con le gerle e boscaioli. Non mi dicono più nulla. Vorrei scolpire un respiro ma non mi riesce. Continuo a provarci perché il rumore della sgorbia che incide il legno mi dà coraggio, mi tiene a galla.
*
Qualcuno fa progetti, pensa al futuro. Personalmente faccio poco conto sul futuro. Il futuro è un tempo nel quale dormo l’ignoto. Non vorrei che quell’ignoto mi tirasse lo sgambetto perciò non tengo sogni nel cassetto. Cos’amai ho cassetti nei sogni, sogno sempre che apro cassetti inesorabilmente vuoti.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Sincero, diretto e duro (con se stesso prima di tutti gli altri). Un libro che, come il suo protagonista (pensare se sia il vino o Corona stesso non ha importanza), non si tira indietro mai. Un libro che accetta, sbaglia, capisce a volte, altre forse, tante proprio no. Un libro che è la storia di una persona per certi versi scomoda, ma che in fondo è quello che è.
A tratti un po’ ripetitivo, ma come potrebbe essere altrimenti quando ai bicchieri di vino si sommano bicchieri di vino e bicchieri di vino e …

23 novembre 2009 Nessun commento

  
Egil Olsen – Tomorrow tomorrow not today

Tag:

19 novembre 2009 3 commenti
IN VISIONE
 
 
Orphan
(U.S.A., Canada – 2009)
 
di Jaume Collet-Serra
con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard, Isabelle Fuhrman, CCH Pounder, Jimmy Bennett, Aryana Engineer, Lorry Ayers, Matthew Raudsepp
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La prima parte sarebbe anche abbastanza buona, poi però scivola nell’improbabile sempre più assurdo.
 
 
 
Il mondo di Horten
(Norvegia, Germania, Francia – 2007)
 
di Bent Hamer
con Baard Owe, Espen Skjønberg, Ghita Nørby, Henny Moan, Bjørn Floberg, Kai Remlow, Per Jansen, Bjarte Hjelmeland
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Se vi piace un certo tipo di cinema nordico: consigliato. Se invece no, dategli una possibilità.
 
 
 
Riunione di famiglia
(Danimarca, Svezia – 2008)
 
di Thomas Vinterberg
con Brigitte Christensen, Morten Grunwald, Ulla Henningsen, Paw Henriksen, Thomas Bo Larsen, Oliver Møller-Knauer, Karen-Lise Mynster, Helene Reingaard Neumann
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Se vi piace un certo tipo di cinema nordico: anche no. Ergo…
 
 
Observe and report
(U.S.A. – 2009)
 
di Jody Hill
con Seth Rogen, Ray Liotta, Michael Peña, Anna Faris, Dan Bakkedahl, Jesse Plemons, Patton Oswalt, Aziz Ansari, Collette Wolfe, Antonia DeNardo, Kevin C Brown
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Film da domenica sera… molto meglio e più “utile”, se c’è, deprimersi con Report.
 
 
 
Happy go lucky
(U.K. – 2008)
 
di Mike Leigh
con Sally Hawkins, Eddie Marsan, Nonso Anozie, Elliot Cowan, Samuel Roukin, Andrea Riseborough, Sarah Niles, Alexis Zegerman
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Qualche spunto, ma proprio pochi. Poi la protagonista è di un fastidioso !!
 
 

17 novembre 2009 Nessun commento

Tag:

16 novembre 2009 Nessun commento
Rimedi casalinghi
di Angela Pneuman
– minimumfax -
 
Sembra che ci siano sempre delle possibilità che non le è venuto neanche in mente di contemplare.
*
“Tu ti vuoi bene, Lena?”, le chiede June, avvicinandosi così tanto al suo viso che Lena le vede ogni pelo, ogni poro. Da così vicino, le facce sembrano qualcosa di completamente diverso, la superficie gibbosa dei pianeti che Lena ha visto nei filmi di scienze.
*
Magari le piacerebbe pure far parte dell’associazione. Ha bisogno di organizzare la sua vita, e l’associazione è dotata di regole e ruoli di comando. Gerarchie, scuole e protocolli, uniformi e bande di fiati. Forse le piacerebbe addirittura entrare nel gruppo delle cembaliste, che piroettano e saltano durante i loro numeri in parrocchia la domenica mattina, coi tamburelli che fanno un suono gioioso.
Sopra il parcheggio semivuoto del centro commerciale, il cielo grigio di Minneapolis sembra un oggetto solido che preme e si intromette nella visuale di Esther. Fa troppo freddo per nevicare. Il freddo le si pianta fra le spalle come una gobba invisibile.
*
Hamm la guarda mente con le manine gratta via il formaggio dall’hamburger. Assorta com’è in quel gesto, assomiglia a un gatto che si lecca la faccia, o a un cane che gironzola in tondo prima di accucciarsi. Quando poi mangia sia l’hamburger che i pezzi mollicci di formaggio, ma separatamente, Hamm sorride.
*
“Ho tredici anni e non sono sposata e sono in cinta. E sono ancora vergine”. Restammo tutte e due con gli occhi fissi a terra, come se quelle informazioni si fossero raccolte lì, in una pozzanghera, e stessimo aspettando che arrivasse qualcuno con uno spazzolone ad asciugarle.
*
“Che cielo meraviglioso”, dice Wanda quando Priscilla entra in cucina dalla porta sul retro. “Se incroci il Midwest con il Sud, ecco cosa ottieni. Non ti fa impazzire questo cielo? E’ veramente uno spettacolo, Priscilla”.
“Sì, è bello”, risponde Priscilla, ma adesso il cielo le piace un po’ meno. Non riesce a evitarlo. E’ difficile provare grosse emozioni quando Wanda è nei paraggi, le emozioni le consuma tutte le lei.
*
Alle due, Alton è steso sul divano – il vecchio divano piazzato davanti alla tv che un tempo era il divano buono – ad ascoltare soap opera a ciclo continuo con le cuffie che Viv gli ha comprato quando è andato in pensione, in primavera. Ha settant’anni, e per la prima volta in vita sua non sta aspettando che succeda nulla. Non ha mai potuto sopportare l’aspetto che hanno i pensionati. Vestiti poco rischiosi, occhi fissi nelle espressioni felici indotte dagli hobby.
*
June sospira. Appoggia i pugni sui bordi del ripiano attorno al lavandino, china la testa, guarda in giù come aspettandosi che dallo scarico risalga qualcosa.
*
Il lunedì mattina seguente, aprendo la porta di casa dei Peel, Shiloh trovò la signora Peel già stesa sul divano. Il sonno le scava dei solchi sulla faccia: fra gli occhi, sotto gli occhi, ai lati della bocca. I capelli sembravano sporchi, e la pelle era lucida come quella di un pollo crudo. Poi gli occhi si spalancarono di colpo e Shiloh fece un passo indietro.
*
“Che intendi?”
Shiloh sentì il silenzio sotto la domanda. “Niente”.
*
Fino a che il peggio non accade, c’è sempre la tremenda possibilità che accada.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Scrittura solida quella di Angela Pneuman. Una scrittura che ogni tanto sembra tingersi momentaneamente di surreale, ma che a ben vedere invece è solo uno sguardo per niente indulgente e conciliante, quindi molto reale. Si parla di adolescenti, ma non solo, e dei loro difficili rapporti con la religione, la famiglia, città non propriamente al centro del mondo.
Tra i migliori racconti Rinedi casalinghi, Suona la campana, Il gioco lungo, mentre gli altri sembrano invece passare senza lasciare una grandissima traccia nel lettore, a mio avviso perché troppo volutamente incompleti o perché ricalcano i precedenti. Ciò nonostante un libro che merita il suo tempo.

13 novembre 2009 Nessun commento

Tag:

“Stronzate – Un saggio filosofico” di Harry G. Frankfurt

9 novembre 2009 Nessun commento
Stronzate – Un saggio filosofico
di Harry G. Frankfurt
– Rizzoli -
 
Nel romanzo Una sporca storia di Eric Ambler, un personaggio, Arthur Abdel Simpson, ricorda i consigli che da bambino aveva ricevuto dal padre:
- Anche se avevo solo sette anni quando mio padre venne ucciso, me lo ricordo bene, e anche alcune cose che diceva […]. Uno dei suoi primi insegnamenti fu: “Mai dire una bugia quando puoi cavartela a furia di stronzate”.
Questa frase presuppone non solo che ci sia un’importante differenza tra le menzogne e le stronzate, ma che quest’ultime siano preferibili alle prime. Ora, Simpson padre di certo non riteneva che raccontare stronzate fosse moralmente superiore a mentire. E probabilmente nemmeno considerava le menzogne invariabilmente meno efficaci delle stronzate nel raggiungere gli scopi per i quali entrambe possono essere impiegate. Dopo tutto, una bugia elaborata con intelligenza può fare il suo lavoro con assoluta efficacia. Può darsi che Simpson ritenesse più facile passarla liscia raccontando stronzate invece che mentendo. O forse intendeva dire che, benché il rischio di essere colti sul fatto sia all’incirca lo stesso, le conseguenze sono di solito meno gravi per chi spara stronzate che per il bugiardo. In effetti, la gente tende ad essere più tollerante nei confronti delle stronzate, forse perché è incline a non considerarle come un affronto personale, come accade invece con le menzogne. Possiamo benissimo cercare di prendere le distanze dalle stronzate, ma è probabile che volteremo loro le spalle con impazienza e irritazione piuttosto che con quel senso di violazione o di insulto che sovente ispirano le menzogne. Comprendere perché il nostro atteggiamento nei confronti delle stronzate è di solito più benevolo di quello che abbiamo verso le menzogne è un problema importante, che lascerò al lettore come esercizio.
Il confron5to pertinente non è, tuttavia, tra dire una bugia e produrre una stronzata specifica. Simpson padre identifica l’alternativa a dire una bugia con “cavarsela a forza di stronzate”. E’ qui, forse, la chiave della sua preferenza. Dire una bugia è un’azione con un fine preciso. Ho lo scopo di inserirà una particolare falsità in un punto specifico di un insieme o di un sistema di valori, per evitare le conseguenze generate dal fatto che quel punto sia occupato dalla verità. Questo richiede un certo grado di abilità tecnica, con la quale chi dice una bugia si sottomette alle costrizioni oggettive imposte da ciò che lui stesso considera verità. Per inventare qualunque bugia, deve credere di sapere cosa è vero. E per inventare una bugia efficace, deve progettare la sua falsità lasciandosi guidare da quella verità.
D’altra parte, una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà. La sua prospettiva è panoramica invece che particolare. Non si limita a inserire una certa falsità in un punto specifico, e così non è costretta a obbedire alle verità che circondano o intersecano quel punto. E’ disposto, se necessario, a contraffare anche il contesto. Questa liberta dalle costrizioni alle quali deve sottomettersi il bugiardo non significa, ovviamente, che il suo compito sia di necessità più facile. Ma il tipo di creatività a cui si affida è meno analitico e meno premeditato di quello che viene messo in opera mentendo. E’ più ampio e indipendente, con maggiori opportunità per l’improvvisazione, le note di colore e la fantasia. E’ meno una questione di abilità tecnica che di arte. Di qui l’espressione inglese bullshit artist. [Anche l’equivalente italiano contaballe – vicino com’è a contastorie – ha una certa affinità con la dimensione artistica.] La mia ipotesi è che la raccomandazione del padre di Arthur Simpson rifletta il fatto che lui dovesse sentirsi attratto con maggior forza da questo tipo di creatività, a prescindere dall’efficacia e dal merito relativi, che dalle esigenze più austere e rigorose della menzogna.
Nel suo senso più profondo, la falsa rappresentazione offerta dalle stronzate non riguarda né lo stato di cose a cui si riferiscono né la credenza del parlante riguardo a quello stato di cose. Ciò è quanto rappresenta falsamente la menzogna, in virtù del fatto di essere falsa. Dato che le stronzate non devono di necessità essere false, differiscono dalla menzogna nel loro intento. Chi racconta stronzate può benissimo non ingannarci, e nemmeno volerlo fare, né riguardo ai fatti né riguardo alle credenze su quei fatti. La cosa su cui, di necessità, intende ingannarci è la sua attività. L’unica sua indispensabile caratteristica distintiva è che in un certo modo offre un falsa rappresentazione di ciò che sta facendo.
E’ questa la distinzione cruciale tra lui e il bugiardo. Entrambi si rappresentano, falsamente, come se fossero impegnati a comunicare la verità. Il successo di entrambi dipende dalla loro capacità di ingannarci su questo punto. Ma ciò che di sé il bugiardo ci nasconde è che sta cercando di allontanarci da una corretta percezione della realtà; noi non dobbiamo sapere che lui vuol farci credere qualcosa che suppone sia falso. Quello che di sé ci nasconde chi racconta stronzate, invece, è che i valori di verità delle sue asserzioni non sono al centro del suo interesse; ciò che non dobbiamo sapere è che la sua intenzione non è né di riferire la verità né di nasconderla. Questo non significa che il suo discorso sia mosso da un impulso anarchico, ma che la ragione che lo guida e lo controlla non si cura di come stanno davvero le cose di cui parla.
E’ impossibile che una persona menta se non crede di conoscere la verità. Produrre stronzate non richiede questa convinzione. Una persona che mente è in tal modo sensibile alla verità, e fino a quel punto rispettosa di essa. Quando parla una persona sincera, dirà solo ciò che crede vero; conformemente, è indispensabile che un bugiardo consideri false le sue asserzioni. Chi racconta stronzate, tuttavia, non punta su nessun tavolo: non è né dalla parte del vero né dalla parte del falso. I suoi occhi non sono rivolti ai fatti, come quelli della persona sincera e del bugiardo, se non in quanto pertinenti al suo interesse di farci accettare quello che dice. Non si preoccupa che le cose che dice descrivano correttamente la realtà. Le sceglie, o le inventa, perché di adattino ai suoi scopi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
UNICA parte realmente interessante di questo libricino altrimenti inutile.

6 novembre 2009 2 commenti
IN VISIONE
 
 
Basta che funzioni
(U.S.A., Francia – 2009)
 
di Woody Allen
con Larry David, Adam Brooks, Lyle Kanouse, Patricia Clarkson,Evan Rachel Wood, Michael McKean, Clifford Lee Dickson, Yolonda Ross, Carolyn McCormick, Henry Cavill, Ed Begley Jr., Steve Antonucci, John Gallagher Jr., Nicole Patrick
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Buoni i primi 20 minuti, poi lentamente si scivola nella noia.
 
 
Mostri contro alieni
(U.S.A. – 2009)
 
di Rob Letterman, Conrad Vernon
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non siamo ai livelli della Pixar, ma sulla buona strada comunque.
 
 
 
 
 
 
 
The hurt locker
(U.S.A. – 2008)
 
di Kathryn Bigelow
con Ralph Fiennes, Guy Pearce, David Morse, Jeremy Renner, Christian Camargo, Brian Geraghty, Sam Redford, Kate Mines
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Quasi documentaristico, molto reale, ben fatto.
 
 
 
 
 
Star Trek
(U.S.A. – 2009)
 
di J.J. Abrams
con Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Winona Ryder, Zoe Saldana, Karl Urban, John Cho, Bruce Greenwood
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Storico”.
 
 
 
 
 
Live – Ascolti record
(U.S.A. – 2007)
 
di Bill Guttentag
con Eva Mendes, David Krumholtz, Eric Lively, Katie Cassidy, Jeffrey Dean Morgan, Rob Brown, Jay Hernandez, Monet Mazur, Andre Braugher
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Mai e poi mai, farsi prendere dalla curiosità di ordinare i files dei film in ordine cronologico e voler vedere a tutti i costi uno tra i più vecchi.

5 novembre 2009 Nessun commento
3 x 2
 
Orenda Fink - Ask The Night 
 
 
 
 Orenda Fink – Half light
 
 
 
 
Said The Whale - Islands Disappear 
 
 
 
 Said The Whale – Black day in december
 
 
 
 
Thomas Function - In the Valley of Sickness 
 
 
 
 Thomas Function – Two pigs

 
 
 

Tag: ,

“Accoppiamenti” di Norman Rush

2 novembre 2009 Nessun commento
Accoppiamenti
di Norman Rush
- Elliott -
 
Si era appena spento un tramonto color pesca e sangue.
*
Qualcosa mi stava forse dicendo di ammazzarmi in gran fretta, se la triste realtà era che avrei avuto una vita mediocre? Era un pensiero che portava con sé vero dolore. Per quel disastro di mia madre essere la mediocrità era un concetto superlativo: un’imputazione a cui mi ero opposta con tutte le forze, una volta che avevo capito che riguardava anche me. Ero cresciuta aggrappandomi all’idea che ero originale in un modo che gli altri non apprezzavano oppure, più tardi, che potevo diventare originale lottando e leggendo incessantemente e prendendo semplici precauzioni come ad esempio non guardare mai più la televisione in vita mia.
*
Non credo di averli presi in giro. Non ho dato un’idea sbagliata di me, però non l’ho neanche detta tutta.
*
Una delle differenze tra le donne e gli uomini è che le donne desiderano davvero il paradiso. Gli uomini dicono di volerlo, ma quello che intendono è la sicurezza assoluta, che possono ottenere solo attraverso il dominio totale dei proprio cari e dell’ambiente che li circonda, e come se no?
*
L’amore intellettuale è un pericolo in particolare per le donne istruite, credo. Devono sussistere certe condizioni. Incontri qualcuno, dell’altro sesso mi verrebbe da precisare, ma è solo la mia parte ultraprovinciale, che ti colpisce per le risposte convincenti e ben fondate che sa dare a domande del tipo Dove sta andando il mondo? Assolutamente non domande sul significato della vita. Se c’è una cosa di cui Denoon mi ha convinto è che tutte le risposte date alla domanda Qual è il significato della vita? si riducono ad accertare cosa voglia da te una qualche entità superiore ipostatizzata, vale a dire accertare come, con chi o che cosa dovresti stringere una relazione di obbedienza. La dimostrazione di questo sta nel fatto che nessuno direbbe mai, se fosse convinto che la vita è assolutamente casuale e accidentale nelle origini e nell’evoluzione, di aver trovato il significato della vita.
*
Non c’è nulla di più interessante della rivoluzione, o forse dovrei dire dell’insurrezione, perché tutto l’immaginario della rivoluzione deriva dall’insurrezione, che è una cosa diversa.
*
Ricordo di avergli detto Spiegami come faccio ad amare uno che non ha mai visto un film che gli è piaciuto abbastanza da vederlo due volte? Era stato in effetti un suo punto d’orgoglio, e derivava dalla sua enorme antipatia per la ripetizione dell’esperienza in generale, alla quale attribuiva il suo orrore per il concetto di insegnamento universitario.
*
Avevo bisogno che mi si impedisse di soccombere a una certa metafora del matrimonio come forma di combattimento al rallentatore, in cui i due contendenti continuano a provare varie prese l’uno sull’altro finché uno dei due si stanca e si accascia e voilà, ecco che allora si ottiene il classico matrimonio felice.
*
La velocità con cui una persona riconosce che è troppo tardi per rimediare a qualcosa dà la misura della sua razionalità.
*
Un aspetto affascinante del mio carattere è che non mi annoio mai, perché durante qualsiasi pausa ho sempre a disposizione il mio automatico passatempo personale di mettere in dubbio le mie motivazioni.
*
Nel sesso totale, tutto ciò che c’è di tangibile nel partner di trasforma in qualcosa di capace di eccitare e risvegliare, diventa insostituibile, l’alito, persino i difetti fisici, e tutte queste cose sono in qualche modo necessarie alla sopravvivenza fisica o alla salvezza, eppure sei consapevole che non potrai mai possederle, persino mentre le accarezzi e cerchi di convincerti che starci a contatto nel fervore del sesso è un po’ come reclamarle, farle proprie per sempre, il che in fondo in fondo sai che è una bugia, di qui lo spasmo della disperazione.
*
Talvolta può capitare di essere così motivati all’azione da colmare l’abisso che si apre tra l’episodio di cui siamo realmente artefici e l’episodio ideale che la profondità dei sentimenti ci concede.
*
Sono una che vuole conoscere le regole, perché le regole ci sono sempre. Quelli che dicono il contrario tendono a far finta di non conoscere le regole perché a loro conviene.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tanta carne al fuoco in questo romanzo: si spazia dalla politica alla storia, dall’antropologia alla psicologia, ed è forse questo “tutto” a rendere il libro non proprio digeribilissimo, in particolar modo su una parte centrale troppo descrittiva/nozionistica e un finale che sembra un po’ troppo sbrigativo.