30 ottobre 2009
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Archivio
Archivio per ottobre 2009
29 ottobre 2009
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3 x 2
Awkard I – Rock stars
Friska Viljor – People are getting old
The Scotland Yard Gospel Choir – One night stand
“Amore cieco” di V.S. Pritchett
28 ottobre 2009
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Si capiva che il piacere di mettere in imbarazzo nasceva in lui dall’orgoglio. Pareva conoscere l’effetto delle battute pronunciate da un volto impassibile.
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… le aveva fatto impressione, perché la sua rabbia, simile a quella di un animale, non sembrava provenire dalla mente ma dal corpo.
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Vide il dolore sul suo volto. A parte due rughe che gli scavano gli angoli della bocca, il volto di Armitage non era mai molto animato: ma quando si spegneva completamente, era cupo come la terra del giardino.
*
Non serve a niente rimuginare. Come diceva mia madre, finché hai le gambe puoi sempre cambiare aria.
Non serve a niente rimuginare. Come diceva mia madre, finché hai le gambe puoi sempre cambiare aria.
27 ottobre 2009
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IN VISIONE
Up(U.S.A. – 2009)
di Pete Docter, Bob Peterson
Postilla squisitamente PERSONALE
Altro “piccolo” capolavoro per grandi e piccini targato pixar, ma io continuo a preferire Wall-E.
Bruno(U.S.A. – 2009)
di Larry Charles
con Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten, Clifford Bañagale, Chibundu Orukwowu, Chigozie Orukwowu, Trishelle Cannatella, Candice Cunningham, Todd Christian Hunter, Ben Youcef, Sandra Seeling, Emerson Brooks, David Hill, Alice Evans, Alexander von Roon
Postilla squisitamente PERSONALE
Che qualche volta si rida non lo nego, ma questo NON è un film.
La casa sulle nuvole(Italia – 2008)
di Claudio Giovannesi
con Adriano Giannini, Emanuele Bosi, Emilio Bonucci, Paolo Sassanelli, Manuela Spartà, Tara Haggiag
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode, ma di buon auspicio.
Fa la cosa sbagliata(U.S.A. – 2008)
di Jonathan Levine
con Ben Kingsley, Olivia Thirlby, Method Man, Josh Peck, Mary-Kate Olsen, Famke Janssen, Peter Conboy
Postilla squisitamente PERSONALE
Colonna sonora da lacrimuccia per il sottoscritto in un film che non sempre gira bene e/o cattura l’attenzione, ma che ha alcuni spunti niente male.
The Spirit(U.S.A. – 2008)
di Frank Miller
con Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Eva Mendes, Gabriel Macht, Paz Vega, Jaime King, Sarah Paulson, Stana Katic, Johnny Simmons
Postilla squisitamente PERSONALE
Da guardare, ma da non ascoltare.
Da guardare, ma da non ascoltare.
26 ottobre 2009
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Il pensiero guarda l’inferno in faccia e non ha paura.
Bertrand Russell
23 ottobre 2009
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21 ottobre 2009
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Nel buio faccio ironiche rimostranze
Col me stesso più stupido
Per aver fatto finta di credere
Nella realtà d’ogni cosa
Specialmente la cosiddetta realtà
Di infliggere castighi
Il risultato pieno di una capanna nel deserto
E la solitudine del superuomo
E la continua trance illuminata
Senza preoccupazioni allo scoperto
E senza muri che si chiudono sul
Luminoso Paradiso Interiore
Della Notte Stellata
Del pomeriggio della Nuvola di Stracci –
Oh, Ah, Oro, Miele
Ho smarrito la strada Jack Kerouac (12/03/22 – 21/10/69)
N.B. La colonna sonora del documentario è curata da Ben Gibbard e Jay Farrar e la trovate QUI.
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20 ottobre 2009
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di E.M. Cioran
– Adelphi -
In un mondo senza malinconia gli usignoli si metterebbero a ruttare.
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Senza i dubbi che abbiamo su noi stessi, il nostro scetticismo sarebbe lettera morta, inquietudine convenzionale, dottrina filosofica.
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La storia delle idee è la storia del rancore dei solitari.
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Solo gli spiriti superficiali si accostano a un’idea con delicatezza.
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Annoiarsi è masticare tempo.
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Fra la Noia e l’Estasi si svolge tutta la nostra esperienza del tempo.
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Il pessimista deve inventarsi ogni giorno nuove ragioni di esistere: è una vittima del “senso” della vita.
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E’ facile essere “profondi”: basta lasciarsi sommergere dalle proprie tare.
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Le “fonti” di uno scrittore sono le sue ignominie: colui che non ne scopre dentro di sé, o che vi si sottrae, è destinato al plagio o alla critica.
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Niente inaridisce una mente quanto la ripugnanza a concepire idee oscure.
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Ben prima che fossero nate fisica e psicologia, il dolore disintegrava la materia, e la pena l’anima.
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Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi.
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Mille anni di guerra hanno consolidato l’Occidente; un secolo di “psicologia” lo ha ridotto allo stremo.
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Uno scetticismo che non contribuisca alla rovina della nostra salute è soltanto un esercizio intellettuale.
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Gli avvenimenti – tumori del Tempo…
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Nel pessimista si accordano una bontà inefficace e una cattiveria inappagata.
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Hai sognato di incendiare l’universo, e non sei neanche riuscito a comunicare la tua fiamma alle parole, ad accenderne una sola!
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Si scopre un sapore ai propri giorni soltanto quando ci si sottrae all’obbligo di avere un destino.
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Ancor più che una reazione di difesa, la timidezza è una tecnica, infinitamente perfezionata dalla megalomania degli incompresi.
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L’ambizione di ciascuno di noi è di sondare il Peggio, di essere il profeta perfetto. Ahimè, sono tante la catastrofi alle quali non abbiamo pensato.
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A che pro disfarsi di Dio per ricadere in se stessi? A che pro questa sostituzione di carogne?
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Sperare significa smentirel’avvenire.
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L’arte di amare? E’ il saper unire a un temperamento di vampiro la discrezione di un anemone.
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All’interno di ogni desiderio lottano un monaco e un macellaio.
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Con le tue vene cariche di notti, non hai un posto fra gli uomini più di quanto lo abbia un epitaffio in mezzo a un circo.
Postilla squisitamente PERSONALE
Da queste parti Cioran quasi si venera, quindi sarebbe bene leggere anche una sua lista della spesa, però questo libricino, che è stato tra i suoi più letti, mi è sembrato leggermente sottotono rispetto a tante altre sue prove molto ben più riuscite.
16 ottobre 2009
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15 ottobre 2009
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La realtà è solo un effetto prodotto dalla mancanza d’alcool.
Jack Nicholson
“L’ubicazione del bene” di Giorgio Falco
14 ottobre 2009
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Al mattino le auto incolonnate si dispongono su due file parallele. Alcuni sorpassano le colonne di auto ferme e allineate nella medesima direzione, invadono la corsia opposta, prima di rientrare con prepotenza in un pertugio della coda, centinaia di metri dopo. Le auto incolonnate condividono l’intimità, il sonno prolungato dei finestrini schermati da cui filtrano jingle, notiziari, numeri, percentuali di crescita e sviluppo. Le due file diventano comunità promiscue e ostili alla rassegnazione, così vicine da non poter sterzare di un grado, quando incontrano il cadavere di un animale ci passano sopra, la prima auto ha un lieve sobbalzo, come se schiacciasse un pezzo di terra friabile sulla strada di un agriturismo. Dopo parecchi passaggi, la carne si disperde nei cinque, dieci, venti metri avanti, gira nei copertoni, macchia la lamiera, oppure resta appiattita fino a diventare segno, mimetizzato dove è indispensabile decifrare la testa, le zampe, la coda, infine solo asfalto.
*
Paola ha conosciuto Pietro dodici anni fa, in palestra, su uno di quei tapis roulant di Lorenteggio, la corsa dei cuori paralleli nei sobbalzi, gli sguardi limitati dalle mura.
Paola, quando sente ciò che ha sempre definito amore, pensa di essere finalmente adulta, ma niente di ciò che prova Paola è separato dall’influenza dei suoi genitori. I genitori hanno comprato la casa a Paola e hanno offerto l’appartamento al genero. Peltro doveva solo continuare a essere ciò che i genitori di Paola si aspettavano.
Posizionarsi sul mercato: adesso le parole sono inaccettabili.
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Chi usciva alle sei di pomeriggio dubitava della forza aziendale. Chi usciva alle otto di sera dubitava della vita.
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Per la casa in via Pioppo 10 a Cortesforza, Milano, Gabriele e Silvia perdonano all’agente immobiliare anche le gaffe sui figli e sulle camerette dei figli. Gli agenti immobiliari non dovrebbero parlare di figli durante gli incontri con i potenziali clienti, a meno che i figli non siano lì, assieme ai genitori. I bambini potrebbero essere morti per una meningite fulminante, per un incidente automobilistico sulla Tangenziale Ovest, potrebbero non essere mai nati, dopo anni di tentativi inutili, o essere l’ultimo dei pensieri di una coppia. Così, solo i figli vivi e presenti dovrebbero diventare motivo di conversazione, alleati preziosissimi per proiettare sulle mura delle case i desideri dei genitori.
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Il portafotografie d’argento, la foto del signor Morlacchi e di sua moglie a un pic nic di colore leggero della stampa, così leggero da farlo sembrare senza colori, eppure non in bianco e nero, l’idea di come affiora un ricordo.
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Da molti anni evito le discussioni di politica ed economia. Ognuno resta con le opinioni utili per difendere la propria vita.
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I topi annusano di notte lattine compresse nell’asfalto, muovono baffi, fiutano ruote, risalgono nei motori delle auto parcheggiate tra batterie, liquidi di freni e raffreddamento, imbevono code nell’olio semisintetico, costeggiano marciapiedi, pronti a rifugiarsi nei tombini. Cercano cibo di giorno, impauriti dalla luce sfidano il disgusto dei passanti e tornano alle intercapedini delle cantine, ai cunicoli, alle discariche, ai magazzini dei supermercati, ai depositi di industrie dismesse, ai musei. Gli scarafaggi sono di più, più dei topi, più degli uomini, escono di notte, traboccano dalle macchine spente del caffè, camminano sulle tazzine rivoltate dei bar chiusi, sui cucchiaini pronti come soldati per le prime colazioni dell’indomani. Gli scarafaggi abbandonano il perlinato delle trattorie, lasciano le cucine dei self-service, gli interstizi d’acciaio dei forni e dei frigoriferi, escono dalle tubature dei palazzi, dagli scarichi rumorosi dei bagni, dei lavandini e delle cucine, dove marciscono litigi e avanzi di cibo.
Postilla squisitamente PERSONALE
Ci sono due racconti molto belli, L’ubicazione del bene e Alba, ma sono gli unici in un raccolta che negli altri episodi dà l’impressione di ritrovarsi davanti a dei tentativi, abbozzi reiterati dei due sopra citati, insomma non aggiungono molto altro. Ed è un peccato perché secondo me Falco ha tutte le doti per diventare un gran narratore, ha uno sguardo che mi piace e una scrittura pulita e decisa. Attendo quindi fiducioso la prossima prova.
Qui e qui trovate, anche, qualche altra opinione a riguardo.
Qui e qui trovate, anche, qualche altra opinione a riguardo.
12 ottobre 2009
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IN VISIONE
Come Dio comanda(Italia – 2008)
di Gabriele Salvatores
con Elio Germano, Filippo Timi, Fabio De Luigi, Alessandro Bressanello, Angelica Leo, Vasco Mirandola, Vasco Mirandola, Alvaro Caleca, Carla Stella
Postilla squisitamente PERSONALE
Bacchettato un po’ ovunque, a me invece è piaciuto molto, sa creare un’atmosfera molto particolare e sempre presente, anche se magari nella parte centrale avrebbe meritato qualche sforbiciata.
Transiberian(Spagna – 2008)
Di Brad Anderson
Con Woody Harrelson, Emily Mortimer, Eduardo Noriega, Kate Mara, Ben Kingsley,Thomas Kretschmann, Etienne Chicot, Mac McDonald, Colin Stinton.
Postilla squisitamente PERSONALE
Certo, qua e là la sceneggiatura si sarebbe potuta scrivere molto meglio, ma alla fine si fa guardare.
Lezioni d’amore(U.S.A. – 2008)
di Isabel Coixet
con Ben Kingsley, Penelope Cruz, Dennis Hopper, Patricia Clarkson, Deborah Harry, Peter Sarsgaard, Chelah Horsdal, Sonja Bennett, Michelle Harrison, Laura Mennell
Postilla squisitamente PERSONALE
Non convince, si capiscono le buone intenzioni del regista, ma il film non riesce a comunicarle.
24 Hour party people(UK – 2002)
di Michael Winterbottom
con Steve Coogan, Paddy Considine, Danny Cunningham, Sean Harris, Shirley Henderson
Postilla squisitamente PERSONALE
Nonostante il tema fosse molto interessante, la realizzazione è noiosa, a tratti quasi fastidiosa.
Nonostante il tema fosse molto interessante, la realizzazione è noiosa, a tratti quasi fastidiosa.
“Città di notte” di John Rechy
8 ottobre 2009
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In seguito avrei pensato all’America come a un’unica, vasta Città di Notte che si estendeva rutilante da Times Square a Hollywood Boulevard, tra il lampeggiare dei juke-box e i gemiti del rock’n’roll: l’America di notte che fonde le sue città di tenebra nella forma inconfondibile della solitudine.
*
E mi trasferii in quell’edificio nella Trentaquattresima detto La Casbah perché è un serraglio di nottambuli, e aumentai il numero delle ombre in uno di quelle migliaia di corridoi di New York, in uno degli immensi palazzi eretti nelle grandi città americane prima che gli edifici diventassero alti e magri invece che piccoli e grassi. Se ne stanno timidamente accucciati in mezzo ai grattacieli lustri, aspettando tetri di venire comprati, abbattuti e sostituiti. E questo palazzo ha quattro ascensori, simili a gabbie, uno per scala, che vanno su e giù di malavoglia, vecchie signore affaticate, che brontolano in continuazione per come sono ridotte e le ingiustizie della vita…
*
Come giocattoli meccanici, le persone intorno a me procedevano ostinate lungo gli isolati, diretti alle varie destinazioni della mattinata: aspettano, assembrate, ai semafori, fermandosi inquiete prima di precipitarsi le uno verso le altre, per rimescolarsi in un parapiglia in mezzo alla strada. Si sfioreranno le spalle, senza accorgersene, inciamperanno, proseguiranno: ognuna rinchiusa nel suo mondo più immediato.
*
Lungo i sentieri del parco, le foglie sono cadute come stelle marroni di scarto.
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E tuttavia, con quell’ego corrotto nell’infanzia, instabilmente posato su una struttura effimera come quella delle strade (e l’ulteriore ironia che solo lì, forse fra tutti i luoghi, io avrei potuto saziarmi), il bisogno di rassicurazione cresceva, e io la cercavo nella quantità. Una ricerca di rassicurazione che a volte si ritorceva repentina contro di me, minando insidiosa quel narcisismo divorante.
*
Dentro, la stanza è quasi nuda. Per portacenere, c’è una lattina. Niente asciugamani. Le pareti sono di un intonaco unto e sudaticcio, squamato in mostri orribili da incubo infantile, figure fatiscenti protese ad azzannarvi, niente persiane. Tendine di carta con gli orli strappati simili a seghe pendono desolate sopra la finestra: una stanza sgualcita dalle brevi, ricorrenti solitudini che la abitano nei giorni e le notti. Il letto è arruffato, come se avessero compiuto solo un frettoloso tentativo di rassettarlo, usciti i precedenti occupanti.
*
… su quell’isola che non scivola sulle onde, con quella vita che non dorme mai, in quella città che pare generare la sua energia traendola da tutte le piccole città sonnolente d’America, private della loro linfa da questa immensa calamità; i fuggiaschi attirati qui da un’insonnia emotiva, riuniti in gruppi uniformi o complementari; in questa città abbagliante e sdegnosa che fora il cielo…
*
Ecco quello che mi aveva sconcertato in Chuck fin dall’inizio: la sua facile, felice accettazione del Nulla. Non era rassegnazione, era accettazione. Lo guardo mentre sorride nel chiarore vivido del sole… In mezzo a tutta quella confusione, era sempre di una calma invidiabile, quasi che un angelo compassionevole gli avesse bisbigliato un segreto, lui pareva vivere la sua vita mai sfiorato dall’agitazione, eppure l’agitazione lo circondava costantemente.
*
Hollywood Boulevard è il cuore della leggenda della Hollywood senza cuore. Come falene speciali attratte dallo scintillio speciale della nichilista capitale del cinema, le persone senza talento o rimasta anonime vengono sputate nelle strade dalla leggenda del successo.
*
Dopotutto, c’è questo da considerare: Il mondo non ha un cazzo di buono. “Fai finta che non te ne importa un accidente e balli con quelli cui non importa davvero, o vai a fondo.”
Postilla squisitamente PERSONALE
A tratti riesce bene nella sua narrazione estremamente poetica della città, della notte, della ricerca costante di un qualcosa al quale non si è ancora in grado di dare un solo nome, bensì tanti, troppi; spesso invece però la liricità appesantisce la prosa di Rechy, facendo diventare la lettura più che un flusso continuo, un continuo chiedersi a che punto si era rimasti.
5 ottobre 2009
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INDONESIA 2009.
Un grillo, il ronzio del neon
Una rapida motocicletta lontana
Cadenzati dagli altoparlanti
Della stazione poco più in là
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Lo dico subito, quest’anno non è proprio stato un gran viaggio quello che ho intrapreso, sicuramente il peggiore tra quelli fatti negli ultimi (sigh!) 13 anni. Credo siano tanti i fattori che possono aver contribuito a far sì che per la seconda volta nella mia vita abbia avuto più voglia di ritorno che partenza e tra questi citandone solo alcuni: mi aspettavo decisamente (chissà perché?) qualcosa di diverso, questo viaggio veniva preceduto da quello in India l’anno scorso (quindi forse il paragone, seppur inutile, era già perso in partenza), per la prima volta non partivo con l’assoluta certezza di non lasciare niente e nessuno a casa, anzi, proprio il contrario.
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Lo dico subito, quest’anno non è proprio stato un gran viaggio quello che ho intrapreso, sicuramente il peggiore tra quelli fatti negli ultimi (sigh!) 13 anni. Credo siano tanti i fattori che possono aver contribuito a far sì che per la seconda volta nella mia vita abbia avuto più voglia di ritorno che partenza e tra questi citandone solo alcuni: mi aspettavo decisamente (chissà perché?) qualcosa di diverso, questo viaggio veniva preceduto da quello in India l’anno scorso (quindi forse il paragone, seppur inutile, era già perso in partenza), per la prima volta non partivo con l’assoluta certezza di non lasciare niente e nessuno a casa, anzi, proprio il contrario.
Ho letto poco e ho scritto pochissimo, ho pensato troppo e parlato all’opposto, ho perso 4 kg e mezzo e ho visto, o comunque vissuto, tante albe senza mai andare a letto più tardi dell’una (passione mattiniera che mi sono portato dietro anche per i primi giorni di rientro).
JAVA (Jakarta – Yogyakarta – Probolingo)
Più 

- il quartiere cinese a Jakarta, in realtà praticamente una sola via e nemmeno così lunga, dove però finalmente si respira un’atmosfera particolare, tra chi vende sopra una cassetta di legno ribaltata grappoli di rane vive e chi in un pentolone cuoce un bollito con parti di animali che sarebbe meglio non chiedere cosa sono !!
- il vagone “ristorante-karaoke-cinema” del treno notturno Jakarta-Yogyakarta, dove non si mangia, ma si fuma a nastro, si picchiettano le dita sul lineloum dei tavoli rovinati canticchiando a bassa voce e ci si lascia andare a uno stupore mimico (chi verso lo schermo, chi verso lo stupore degli altri spettatori) per i combattimenti in un film d’arti marziali di serie D
– il pranzo a base di “spaghetti e spinaci” al warung nei pressi del Borobudur, dove siamo riusciti a capire cosa potevamo mangiare grazie all’inglese parlato (forse 5 parole in croce) dalla figlia teenager della signora che lo gestiva
- il Borobudur stesso e la visuale sulle pianure circostanti che si stende a perdita d’occhio dalla sua altezza (in un improvviso e inaspettato momento mistico ho pure eseguito il rito dei buddha)- il mercato degli animali a Yogyakarta dove potreste comprare praticamente ogni specie di medie/piccole dimensioni: dal pipistrello (a quanto dicono serve per curare l’asma) ai galli da combattimento, dai boa constrictor alle civette, dai gechi a ogni sorta di pesce o uccellino
- la valle del Bromo all’alba dopo un viaggio interminabile e un paio d’ore di sonno; nelle orecchie per eliminare tutto quello nei dintorni che fosse umano (v. sotto) Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust dei Sigur Ros (nel particolare del momento topico, quando tutto si illumina: Ára bátur)
Meno- Jakarta con il suo traffico onnipresente e niente o poco più da fare/vedere/sentire
- il ragazzo indonesiano a Yogyakarta, con fratello che lavora a Milano, che ci ha esortato ad andare in discoteca una sera: “basta solo offrire da bere e mangiare, la porta è piccola, ma la big banana comunque…swoosh”
- i templi di Prambanan che sembrano una versione provinciale di Gardaland dopo un attacco atomico e che, se paragonati a tutto il resto, costano uno sproposito
- la quantità assurda di gente, veramente troppa, che c’era a vedere l’alba nella vale del Bromo (lo spettacolo nello spettacolo, ormai sempre più frequente ad ogni sorta d’evento, fatto di centinaia di obiettivi e microschermi!)
BALI (Semyanak – Kuta – Ubud – Sanur)
Più

- il tris di spiagge: Ulu Watu, Dreamland, Padang Padang
- una cena, forse la migliore del viaggio, a lume di candela causa elettricità assente, fatta in un ristorante di specialità indiane (ecco che ritorna l’India!)
- rari tratti della strada fatta in motorino per andare ad Ubud, al centro di Bali, dove sembrava di essere stati catapultati in una scena a metà strada tra “Apocalypse now” e “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera”
Meno
- la zona che da Kuta Beach, passando per Semyanak, si estende verso ovest, praticamente una sorta di orripilante mistura tra il lungo mare di Riccione, un qualsiasi centro commerciale e Corso Como a Milano
- il fatto che ogni spiaggia abbia almeno uno spazio dedicato a lettini e ombrelloni; anche se a volte non è poi così invasiva come situazione e camminando un po’ si può cancellare quella visione da: bomboloni, bomboliniiiii…- molti tratti della strada fatta in motorino per andare ad Ubud, al centro di Bali, costeggiata per chilometri e chilometri, in entrambe le direzioni, da laboratori e negozi d’artigianato che ad intervalli brevissimi riproponevano la stessa identica merce (collegamento inconscio con il video di Star Guitar dei Chemical Brothers)
LOMBOK (Kuta Lombok – Gli Nanggu – Gili Trawangan – Gili Air – Gili Meno)
Più- l’aria e l’atmosfera che si respira in tutta Lombok, finalmente qualcosa che è in grado di essere parte integrante del paesaggio e delle persone che lo animano
- Kuta Lombok con il suo piccolo villaggio sonnacchioso, le capanne senza elettricità (come gran parte del villaggio in molti momenti della giornata), una spiaggia principale praticamente semideserta ad ogni ora e una tranquillità impensabile solo fino a pochi giorni prima
- Gili Nanggu che, nonostante sia forse un posto più adatto a famiglie tedesche dedite alla pratica dello scambismo, rimane pur sempre una piccola oasi che ti sognerai volentieri per i restanti 335 giorni dell’anno- il tris di Gili al largo della costa nord-ovest di Lombok, una probabile sorta di “Com’era?” rivolto a Bali; qui c’è tutto quello che si vuole, dalla spa alla spiaggia deserta, ma tutto rimane sempre a misura d’uomo e non è invadente.
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2 ottobre 2009
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A me nel petto, ah! vivono due anime,
e l’una vuol dividersi dall’altra.
In una crassa bramosia d’amore
una si aggrappa al mondo con organi tenaci,
e l’altra si solleva con forza dalla polvere,
verso I campi di nobili antenati.
Goethe – Faust
1 ottobre 2009
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IN VISIONE
District 9(U.S.A. – 2009)
di Neill Blomkamp
con Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, Elizabeth Mkandawie, John Summer, William Allen Young, Louis Minnaar
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente male, finalmente qualcosa di nuovo e “fresco” (sia dal punto di vista narrativo che tecnico), e poco importa se nella seconda parte cala un po’, decisamente una buona visione.
The Uninvited(U.S.A. – 2009)
di Charles Guard, Thomas Guard
con Elizabeth Banks, David Strathairn, Arielle Kebbel, Emily Browning, Maya Massar, Kevin McNulty, Jesse Moss, Dean Paul Gibson, John Prowse, Matthew Bristol, Danny Bristol, Don S. Davis
Postilla squisitamente PERSONALE
Senza infamia e senza lode.
The lucky ones(U.S.A. – 2008)
di Neil Burger
con Tim Robbins, Rachel Mcadams, Michael Peña, Molly Hagan, Mark l. Young, Howard Platt, John Heard, Arden Myrin, Coby Goss, Spencer Garrett
Postilla squisitamente PERSONALE
Spento dopo 50 minuti scarsi. E nel caso ve lo steste chiedendo: Sì, a volte, sono masochista.
Wristcutters – Una storia d’amore(U.S.A. – 2006)
di Goran Dukic
con Tom Waits, Patrick Fugit, Shannyn Sossamon, Leslie Bibb, Shea Whigham, Will Arnett, John Hawkes
Postilla squisitamente PERSONALE
Povero Tom Waits!
Povero Tom Waits!



