28 settembre 2009
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Nuvole
Nuvole, mie terribili nuvole,
come batte il cuore, è triste la terra,
nubi, nuvole bianche e silenziose,
vi guardo all’alba con occhi di pianto
e so che in me alterigia, bramosia
e crudeltà e il seme del disprezzo
per un sonno morto intessono il giaciglio
e i più bei colori della mia menzogna
hanno nascosto il vero. Chino gli occhi
e sento il turbine che m’attraversa,
ardente, secco. Oh, terribili siete,
nuvole, guardiani del mondo! Ch’io dorma,
possa la notte avvolgermi pietosa.
*
Speranza
La speranza c’è, quando uno crede
Che non un sogno, ma corpo vivo è la terra,
E che vista, tatto e udito non mentono.
E tutte le cose che qui ho conosciuto
Son come un giardino, quando stai sulla soglia.
Entrarvi non si può. Ma c’è di sicuro.
Se guardassimo meglio e più saggiamente
Un nuovo fiore ancora e più d’una stella
Nel giardino del mondo scorgeremmo.
Tutti dicono che l’occhio c’inganna
E che non c’è nulla, solo apparenza.
Ma proprio questi non hanno speranza.
Pensano che appena l’uomo volta le spalle
Il mondo intero dietro a lui più non sia,
Come da mani di ladro portato via.
*
Così poco
Così poco ho detto.
Giorni brevi.
Giorni brevi,
Notti brevi,
Anni brevi.
Così poco ho detto,
Non ho fatto in tempo.
Il mio cuore si è stancato di
Entusiasmo,
Disperazione,
Ardore,
Speranza.
Le fauci del leviatano
Si sono richiuse su di me.
Nudo giacevo sulle rive
In isole disabitate.
Mi ha trascinato in sé con l’abisso
La bianca balena del mondo.
E ora non so
Cosa fosse vero.
Postilla squisitamente PERSONALE
“Il nucleo centrale dei temi più importanti della poesia di Milosz è la insopportabile percezione dell’essere umano di capire la propria esperienza, e quanto più il tempo lo separa da essa, tanto minori diventano le possibilità si comprenderla. E’ questa solo percezione che allarga la nostra conoscenza della psiche umana e getta una luce quasi spietata sulla proverbiale interazione di causa ed effetto.
[…]
Czeslaw Milosz è perfettamente consapevole del fatto che il linguaggio non è strumento di conoscenza, quanto piuttosto strumento di assimilazione in ciò che sembra essere un mondo chiaramente ostile, a meno che non venga utilizzato dalla poesia, che, sola, cerca di vincere il linguaggio nel suo stesso gioco, portandolo così il più vicino possibile alla conoscenza reale.
[…]
… perché non risponde alla domanda come vivere ma a quella per che cosa vivere. In un certo senso, ciò che il poeta enuncia è una versione spaventosamente asciutta dello stoicismo, che non ignora la realtà, per quanto assurda e orribile possa essere, ma la accetta come una nuova regola che la persona deve assumere senza rinunciare ad alcuno dei suoi valori, già ampiamente compromessi.” – dalla presentazione di I. Brodskij
… perché non risponde alla domanda come vivere ma a quella per che cosa vivere. In un certo senso, ciò che il poeta enuncia è una versione spaventosamente asciutta dello stoicismo, che non ignora la realtà, per quanto assurda e orribile possa essere, ma la accetta come una nuova regola che la persona deve assumere senza rinunciare ad alcuno dei suoi valori, già ampiamente compromessi.” – dalla presentazione di I. Brodskij

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