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Archivio per settembre 2009

28 settembre 2009 Nessun commento
da “Poesie” di Czeslaw Milosz – Adelphi
 
Nuvole
 
Nuvole, mie terribili nuvole,
come batte il cuore, è triste la terra,
nubi, nuvole bianche e silenziose,
vi guardo all’alba con occhi di pianto
e so che in me alterigia, bramosia
e crudeltà e il seme del disprezzo
per un sonno morto intessono il giaciglio
e i più bei colori della mia menzogna
hanno nascosto il vero. Chino gli occhi
e sento il turbine che m’attraversa,
ardente, secco. Oh, terribili siete,
nuvole, guardiani del mondo! Ch’io dorma,
possa la notte avvolgermi pietosa.
 
*
 
Speranza
 
La speranza c’è, quando uno crede
Che non un sogno, ma corpo vivo è la terra,
E che vista, tatto e udito non mentono.
E tutte le cose che qui ho conosciuto
Son come un giardino, quando stai sulla soglia.
 
Entrarvi non si può. Ma c’è di sicuro.
Se guardassimo meglio e più saggiamente
Un nuovo fiore ancora e più d’una stella
Nel giardino del mondo scorgeremmo.
 
Tutti dicono che l’occhio c’inganna
E che non c’è nulla, solo apparenza.
Ma proprio questi non hanno speranza.
Pensano che appena l’uomo volta le spalle
Il mondo intero dietro a lui più non sia,
Come da mani di ladro portato via.
 
*
 
Così poco
 
Così poco ho detto.
Giorni brevi.
 
Giorni brevi,
Notti brevi,
Anni brevi.
 
Così poco ho detto,
Non ho fatto in tempo.
 
Il mio cuore si è stancato di
Entusiasmo,
Disperazione,
Ardore,
Speranza.
 
Le fauci del leviatano
Si sono richiuse su di me.
 
Nudo giacevo sulle rive
In isole disabitate.
 
Mi ha trascinato in sé con l’abisso
La bianca balena del mondo.
 
E ora non so
Cosa fosse vero.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Il nucleo centrale dei temi più importanti della poesia di Milosz è la insopportabile percezione dell’essere umano di capire la propria esperienza, e quanto più il tempo lo separa da essa, tanto minori diventano le possibilità si comprenderla. E’ questa solo percezione che allarga la nostra conoscenza della psiche umana e getta una luce quasi spietata sulla proverbiale interazione di causa ed effetto.
[…]
Czeslaw Milosz è perfettamente consapevole del fatto che il linguaggio non è strumento di conoscenza, quanto piuttosto strumento di assimilazione in ciò che sembra essere un mondo chiaramente ostile, a meno che non venga utilizzato dalla poesia, che, sola, cerca di vincere il linguaggio nel suo stesso gioco, portandolo così il più vicino possibile alla conoscenza reale.
[…]
… perché non risponde alla domanda come vivere ma a quella per che cosa vivere. In un certo senso, ciò che il poeta enuncia è una versione spaventosamente asciutta dello stoicismo, che non ignora la realtà, per quanto assurda e orribile possa essere, ma la accetta come una nuova regola che la persona deve assumere senza rinunciare ad alcuno dei suoi valori, già ampiamente compromessi.” – dalla presentazione di I. Brodskij

25 settembre 2009 Nessun commento

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24 settembre 2009 3 commenti

IN VISIONE
 
 
I Love Radio Rock
(U.K. – 2009)
 
di Richard Curtis
con Philip Seymour Hoffman, Emma Thompson, Kenneth Branagh, Gemma Arterton, Bill Nighy, January Jones, Jack Davenport, Talulah Riley, Rhys Ifans, Nick Frost
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bellissimo, d’altronde con un cast così in forma e una colonna sonora simile era difficile sbagliare.
 
 
  
 
Videocracy
(Italia – 2009)
 
di Erik Gandini
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente di nuovo, ma nonostante questo, sicuro che un passaggio sulle reti pubbliche non avrebbe di certo guastato, ma anzi…
 
 
 
 
  
 
Fan boys
(U.S.A. – 2009)
 
di Kyle Newman
con Sam Huntington, Chris Marquette, Dan Fogler, Jay Baruchel, Kristen Bell
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Film che guardi per spegnere il cervello – I (e che fanno il loro lavoro)
 
 
 
 
 
Role Models
(U.S.A. – 2008)
 
di David Wain
con Paul Rudd, Seann William Scott, Elizabeth Banks, Christopher Mintz-Plasse, Kerri Kenney, Nicole Randall Johnson, Joe Lo Truglio, Jane Lynch, Nick Nervies, Tajh Bellow
 
Postilla squisitamente PERSONALE

Film che guardi per spegnere il cervello – II (e che avresti fatto meglio a non vedere)

23 settembre 2009 Nessun commento
Niente idee, se non nelle cose.
 
William Carlos Williams

22 settembre 2009 Nessun commento
3 x 2
 
 
Dan Mangan - Nice, nice, very nice 
 Dan Mangan – You silly git
 
 
 
 Dan Mangan – Basket
 
 
 
Surrogate - Popular Mechanics 
 Surrogate – Exersice machines
 
 
 
 Surrogate – Whiskey (vomiting words)
 
 
 
Pull Tiger Tail - PAWS 
 Pull Tiger Tail – Even good kids make bad sports
 
 
 
 Pull Tiger Tail – Let’s lightning

 
 

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18 settembre 2009 Nessun commento
Memorie di un’artista della delusione
di Jonathan Lethem
- minimumafx - 
 
Nell’avanzare una critica, bisogna essere onesti e benevoli. Essere disonesti significa essere malevoli. Ed essere malevoli significa essere disonesti verso se stessi e la propria arte.
*
Ogni stanza in cui ho vissuto fin da quando, a undici anni, me ne fu data per la prima volta una tutta per me, è stata piena, e in genere traboccante, di libri. Il mio lavoro di commesso nelle librerie è sempre proseguito senza soluzione di continuità in privato: disporre sugli scaffali e mettere in ordine alfabetico, montare mensole e sfogliare volumi – nella mia collezione e in quella altrui – in modo da farmi almeno una qualche idea del maggior numero possibile di libri. E il numero di libri che possiedo cresce così costantemente che si rende necessaria una cernita altrettanto costante: se vengo meno a questa pratica rigorosa, si verifica una vera e propria eruzione vulcanica. Mi sono anche murato vivo in mezzo alla musica: prima a forza di vinili, poi di cd. Le mie case sono sempre state incredibilmente dense di informazioni, come capsule di sopravvivenza dopo la guerra nucleare, o modelli ingranditi del mio cervello. Questo – la stanza come cervello – è un paragone di cui mi sono spesso servito per descrivere le stanze altrui, ma ho cominciato ad usarlo per il sospetto di aver esteriorizzato io per primo il contenuto del mio cervello, a beneficio di chiunque fosse intenzionato a guardarlo.
[…]
Può darsi che le mie stanze siano state un’armatura, una maschera o una barba, ma avrei voluto che milioni di ammiratori ci sbirciassero dentro e mi vedessero lì, e che in quel momento provassero per me al tempo stesso pietà e rispetto.
*
In fondo, ascoltare ogni sera in cuffia i ventun minuti di assolo di chitarra di Robert Fripp fino a impararli a memoria non era poi così diverso dal vedere Sentieri selvaggi una dozzina di volte, se non per il fatto che una delle due attività era più meditativa e mi metteva sonno e l’altra richiedeva energia e mi metteva rabbia. In entrambi i casi, e in decine di altri, il mio desiderio era quello di sottomettermi e lasciarmi sommergere, se non addirittura di morire un po’. Tendevo a preferire, fra le altre cose, le opere d’arte che richiedevano un certo grado di resistenza fisica, che riproducevano la sconfinatezza delle galassie e spossavano i miscredenti. Ignorando la fame o la necessità di andare in bagno durante le tre ore di un film di Kubrick o di Tarkovskij esprimevo un voto a sfavore del mio corpo, con le sue innegabili fitte di dolore e angosce, e in favore di un’identità fatta solo di occhi e cervello, sospesa nel vuoto della pura arte. Se non avevo paura di quel genere di dissoluzione non avevo motivo di temere neanche la morte, e così mi sarei trovato un passo avanti nella scala evolutiva. Scaricavo enormi quantità di arte dentro me stesso, ma contemporaneamente scaricavo me stesso al di fuori della mia famiglia, del mio corpo e della mia vita, su una libreria piena di Opere Complete, o nell’etere della musica e del cinema.
*
Siamo di fronte a un bambino che nei suoi primi anni di vita mangiava “verdura che raccoglievano nel bosco”, che fu rimandato a casa da scuola – nel Sud rurale – per “abbigliamento inadeguato” (ossia, sacchi di patate). Un adolescente che rimase quasi fulminato quando un paio di giovanotti bianchi, per divertirsi, lo invitarono a toccare la batteria di una macchina con cui stavano armeggiando. Un uomo che, durante la sua permanenza in carcere negli anni Ottanta, molto tempo dopo aver affogato il suo incubo dell’”abbigliamento inadeguato” in un’abbondanza di velluto, pelliccia, pelle e gemelli preziosi, fu scoperto a nascondere decine di migliaia di dollari in contanti dentro la cella, palese espressione della certezza che nella vita non poteva aspettarsi aiuto da nessuno se non da se stesso, che la società era soltanto una fragile invenzione sotto cui si annidava una giungla di solitudine e violenza, e che se non era James Brown a proteggere James Brown, non l’avrebbe fatto nessun altro.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Solo l’ultimo pezzo, quello su James Brown, meriterebbe l’acquisto di questo libro, ma nonostante questo devo dire che il resto è abbastanza altalenante, al di là dell’indubbia qualità letteraria di Lethem, il vostro piacere di lettura dipenderà molto dall’affinità o l’interesse per i temi trattatati.

16 settembre 2009 Nessun commento

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15 settembre 2009 1 commento
IN VISIONE
 
 
Drag me to hell
(U.S.A. – 2009)
 
di Sam Raimi
con Alison Lohman, Justin Long, Adriana Barraza, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao, Reggie Lee, Fernanda Romero, Chelcie Ross, Octavia Spencer, Bojana Novakovic
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non è il mio genere, ma l’ho guardato con piacere. Per altro, rimando a chi è più avvezzo di me (1 & 2).
 
 
 
Young people fucking
(Canada – 2007)
 
di Martin Gero
con Aaron Abrams, Diora Baird, Sonja Bennett, Callum Blue, Kristin Booth, Josh Cooke, Josh Dean, Ennis Esmer, Carly Pope, Natalie Lisinska
 
Postilla squisitamente PERSONALE
L’idea non era niente male, lo sviluppo un po’ meno, anche se l’episodio “I compagni di camera” e alcuni spunti negli altri sono ben fatti.
 
 
 
Religiolus
(U.S.A. – 2008)
 
di Larry Charles
con Bill Maher, Jose Luis De Jesus Miranda, Andrew Newberg, Steve Berg
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Fantastico quando intervistando o chiacchierando con i vari religiosi li smonta inequivocabilmente, un po’ meno nella frettolosa e periferica didascalia del resto.
 
 
W.
(U.S.A. – 2008)
 
di Oliver Stone
con Josh Brolin, Elizabeth Banks, David Born, Dennis Boutsikaris, Jesse Bradford, James Cromwell, Ellen Burstyn, Thandie Newton, Sayed Badreya, Jonathan Breck, Wes Chatham, Ioan Gruffudd
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Niente di nuovo, ma se si arriva quasi a rivalutare Bush Senior…
 
 
 
Sbirri
(Italia – 2009)
 
di Roberto Burchielli
con Raoul Bova, Alessandro Sperduti, Simonetta Solder, Luca Angeletti
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Perché mi domando, perché?
 
 
 
 
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“Racconti” di Bernard Malamud

14 settembre 2009 Nessun commento
Racconti
di Bernard Malamud
- Einaudi -

(traduzione di L.Balacco, I.Legati, V.Mantovani, D.Migone, I.Omboni)
 
Quel viso lo turbò profondamente. Dapprima non seppe dire il perché. Gli dava un’impressione di giovinezza – fiori di primavera – ma anche di vecchiaia: un senso d’essere stata consunta fino all’osso, sciupata; questo veniva dagli occhi, che erano ossessivamente familiari eppure assolutamente sconosciuti. Egli aveva l’impressione d’averla già incontrata, ma per quanti sforzi facesse non riusciva a identificarla, pur potendone quasi rammentare il nome, come se avesse letto la sua firma. No, non poteva essere: l’avrebbe ricordata. Non che fosse, pensò, di una bellezza straordinaria: no, anche se il suo viso era abbastanza attraente; ma c’era qualcosa in lei che lo turbava. Se andavi a guardare le fattezze, perfino alcune donne delle fotografie erano meglio di lei; ma lei gli balzò al cuore: aveva vissuto, o voleva vivere – più che voler vivere, forse rimpiangeva come aveva vissuto – e in un modo o nell’altro aveva profondamente sofferto: lo si poteva scorgere negli abissi di quegli occhi riluttanti, e dal modo in cui la luce l’avvolgeva e ne rifulgeva, fuori e dentro di lei, aprendo regni di possibilità: lui era la sua possibilità. Era lei che egli desiderava.
*
- Ma lei è un uomo? – gli chiese Wolff ironicamente.
- No, non ci sono riuscito.
- Allora è una bestia?
- Nella misura in cui non sono un uomo.
*
Lo interrogò con lo sguardo, ma l’uomo segnalò con un cenno di scusa del capo coperto che avrebbe atteso – ben volentieri (per sempre) – benché il suo viso luccicasse d’infelicità. Se la sofferenza l’aveva segnato, egli non cercava più di nasconderne l’impronta; quel luccichio era suo – era lui – ormai.
*
Davvero, non avevi mai quello che volevi. Per quanti sforzi facessi, commettevi degli errori e non te ne liberavi mai. Non potevi mai vedere il cielo o l’oceano perché eri in una prigione, e se tu la chiamavi così gli altri non capivano di che parlavi, oppure dicevano che per loro non lo era. Un drappo funebre gli si posò addosso. Rimase disteso immobile, senza un pensiero, né compassione, per sé o per gli altri.
*
Le ha detto sul mio conto cose che non erano vere. Le ha detto che ero più di quanto non sia, e di conseguenza meno di ciò che sono.
*
Il dottor Morris aveva sessantasei anni, era medico, a riposo da due anni. Avevo chiuso lo studio a Queens e si era già trasferito a Manhattan. Era andato in pensione dopo un infarto, non gravissimo ma abbastanza grave. Era stato il suo primo infarto e sperava l’ultimo, sebbene alla fin fine sperasse di andarsene in fretta. Sua moglie era morta e la figlia viveva in Scozia. Le scriveva due volte al mese e riceveva sue notizie due volte al mese. E benché avesse qualche amico da andare a trovare, e si tenesse al corrente leggendo riviste mediche, e gli piacessero i musei e il teatro, per lo più lottava contro la solitudine. Il suo problema era il futuro; il futuro era tutto in mano alla vecchiaia.
*
Esso illumina un’inespressività solitaria raggiunta dopo anni d’esperienza.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Con tutta la loro buona volontà sono destinati al massacro. […] Nonostante gli sforzi resteranno al palo, irrisolti, le radici spezzate, la malinconia trionfante […] delusi di fronte a se stessi prima ancora che nei riguardi degli altri” – dalla prefazione di Eraldo Affinati
Concordo con Affinati, questo è il mood prevalente nei racconti di Malamud, anche se devo ammettere che non da tutti esce così preponderante, a volte, soprattutto negli episodi più brevi, si ha la sensazione che quell’atmosfera, per mancanza di “spiegazione”, non riesca ad emergere.
I racconti migliori: Uomo nel cassetto, Il barile magico, Il profugo tedesco e Ora tutto è cambiato.

11 settembre 2009 1 commento
3 x 2
 
St. Augustine - Changing Plans 
 
 
 
 St. Augustine – Rainy country
 
 
 
 
Julian Plenti - Julian Plenti is... skyscraper 
 
 
 Julian Plenti – Games for days
 
 
 
 
 

Brendan Benson - My old, familiar friend 
 
 
 Brendan Benson – Poised and ready
 
 
 
 

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10 settembre 2009 1 commento
E’ facilissimo avere successo a Parigi, soltanto i primi cinquant’anni sono difficili.
 
Roberto Matta
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9 settembre 2009 Nessun commento

8 settembre 2009 1 commento
IN VISIONE
 
 
Watchmen
(U.S.A., Regno Unito, Canada – 2009)
 
di Zack Snyder
con Jeffrey Dean Morgan, Carla Gugino,Malin Akerman, Billy Crudup, Patrick Wilson, Jackie Earle Haley, Matthew Goode, Stephen McHattie, Matt Frewer, Danny Woodburn
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Visto su uno degli aerei presi per arrivare in Indonesia: me ne avevano parlato male e, seppur a tratti sia un po’ macchinoso, invece a me è piaciuto, e non poco.
 
 
Crossing Over
(U.S.A. – 2008)
 
di Wayne Kramer
con Harrison Ford, Ray Liotta, Sean Penn,Ashley Judd, Cliff Curtis, Alice Eve, Alice Braga, Summer Bishil, Jaysha Patel, Merik Tadros, Melody Khazae
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ma anche no.
 
 
 
 
 
La vita segreta delle api
(U.S.A. – 2008)
 
di Gina Prince-Bythewood
con Dakota Fanning, Queen Latifah, Alicia Keys, Jennifer Hudson, Sophie Okonedo, Paul Bettany, Hilarie Burton, Nate Parker, Shondrella Avery, Tristan Wilds
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Miele per tutti… e non è solo quello delle api, anzi.
 
 
 
Il diavolo veste Prada
(U.S.A. – 2006)
 
di David Frankel
con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Visto sul terzo volo consecutivo per tornare in Italia dall’Indonesia: avrei fatto MOLTO meglio a continuare a guardare l’infinito countdown dei minuti sul canale di informazioni di volo.
 
 
Yes Man
(U.S.A. – 2008)
 
di Peyton Reed
con Jim Carrey, Zooey Deschanel, Terence Stamp, Bradley Cooper, Danny Masterson, Sasha Alexander, Molly Sims, John Michael Higgins, Fionnula Flanagan
 
Postilla squisitamente PERSONALE
All’inizio non sembra male, si ride e anche molto, sul finale però perde smalto.
 
 

7 settembre 2009 Nessun commento
Club midnight
di Charles Simic
– Adelphi -
 
Il ruolo dell’insonnia nella storia
 
I tiranni non dormono niente:
un occhio che non sbatte la palpebra
doloroso e truce
ricambia lo sguardo della notte.
 
La mente è un palazzo
di muri di specchio.
La mente è una chiesa di campagna
infestata da topi.
 
Quando spunta il giorno,
i santi si inginocchiano,
i tiranni danno ai loro cani
pezzi di carne sanguinolenta.
 
*
 
Descrizione di una cosa perduta
 
Non ha mai avuto un nome
e neanche ricordo come l’ho trovata.
Me la portavo in tasca
come un bottone perduto
ma non era un bottone.
 
Film dell’orrore,
tavole calde aperte tutta la notte,
sale da biliardo
e bar bui
in vie lustre di pioggia.
 
Viveva un’esistenza silenziosa e discreta,
come un’ombra in un sogno,
un angelo su uno spillo
e poi svanì.
Gli anni passavano con il loro susseguirsi
 
di situazioni anonime,
finché qualcuno mi ha detto ci siamo!
E stupidamente
sono sceso su una banchina deserta,
nessuna città in vista.
 
*
 
Il mio inudibile entourage
 
Non siamo mai stati presentati formalmente.
Non avevo idea di quanti fossero.
Era come un discreto entourage
di angeli e demoni nostrani
che avessi incontrato prima
e poi in gran parte dimenticato.
 
Nei momenti di pericolo si facevano vedere poco.
Dove sparivano tutti?
Una notte lo domandai a un criminale
che mi puntava il coltello alla gola,
ma anche lui era spaventato,
e mi lasciò andare senza una parola
 
Sconcertante, agghiacciante
dover pensare alla propria solitudine,
come aprire un libro per bambini –
non avendo niente di meglio da fare -, leggere delle stelle,
che possono permettersi di impiegare secoli
per giungere fino a noi su un barbaglio di luce.
 
*
 
Parole farfugliate
 
Rifugiato nel guardaroba
con i miei oscuri sospetti.
Due delle sue camicie da notte mi strofinano la guancia
mentre sto lì a tremare.
 
Al funerale pensavo di aver molto da dire,
ma in verità non avevo proprio niente.
Ero solo un corvo in più
al seguito dei becchini.
 
Questa casa è infestata dai fantasmi,
anche se non ne ho mai visto uno.
Ovviamente non metto me stesso nel conto
o i loro piedi nudi a letto.
 
l’Incubo, che allargava le sue nere ali
nelle lente ore pomeridiane su di lei
che se ne stava attorcigliata
come una serpe sulla punta di un bastone.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Nel 2008 il suo primo libro che leggevo finì nella lista dei migliori dell’anno e anche questa volta, con la seconda prova, la storia si ripeterà.
. 
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4 settembre 2009 Nessun commento

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2 settembre 2009 Nessun commento
3 x 2
 
 
Concept: Bravery - The trouble with pretending 
 
 Concept: Bravery – And if…
 
 
 
 Concept: Bravery – Antiques
 
 
 
Lightning Dust - Infinite light 
 
 Lightning Dust – Dreamer
 
 
 
 Lightning Dust – Wondering what everyone knows
 
 
 
The Films - Oh, scorpio 
 
 The Films – Me + the thief
 
 
 

 The Films – Hold on to me tight
 
 

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“Un solo tipo di vento” di Peter Orner

1 settembre 2009 2 commenti
Un solo tipo di vento
di Peter Orner
– minimumfax - 
 
All’ombra fa un gran freddo e al sole fa un caldo insopportabile: non c’è una via di mezzo. Osservo il giorno che sorge, poi esplode a tutto volume e alla fine scola via dal vetro incrinato e rotto.
*
A Goas le stagioni, se si può definire stagioni l’alternarsi di freddo, caldo e ancora più caldo, precipitano l’una nell’altra. Così le giornate. Le mattinate invernali si sciolgono in pomeriggi estivi. E la memoria non è solo un ammasso disordinato, ma per di più è bugiarda.
*
Forse un tre settimane. Ma tre settimane bastano e avanzano perché un uomo s’innamori della moglie di un altro. L’Impero Romano? A Nerone sono bastati la sbornia di una notte e una scatola di fiammiferi per raderlo al suolo. La guerra dei Cent’Anni? Un’esagerazione. Solo pubblicità per Giovanna d’Arco. Il diluvio universale? Secondo te al Padreterno Gli ci volevano quaranta giorni e quaranta notti per affogare tutti gli uomini e le bestie e ogni cosa che strisciava sulla terra? Lui – come dire – ha un po’ strafatto. Era irritato. Lo sarebbe stato chiunque, no? Solo soli cinque capitoli, Gli è toccato ricominciare da capo.
*
Una storia segreta di Pohamba? Ci pensate all’orrore di non averne una, di essere soltanto la persona che la gente pensa voi siate?
*
Obadiah lancia un gemito. “Ecco che viene a noi la malalingua”, dice. Qualche attimo dopo la vediamo arrivare. Diventa sempre più grande man mano che s’avvicina e, tuttavia, non è che la Zia si muova come tutti: lei trasuda nello spazio. Si manifesta.
*
Aveva una doppiezza così prevedibile che praticamente ci si poteva fidare di lui.
*
“Allora, perché suoni?”
“Smettila di pensare a me”.
“Ti ho solo chiesto…”
“Ormai ho smesso”.
“Smesso cosa?”
“Di farmi pensare”.
*
Perché ci sono momenti – e questa cosa l’ha già pensata altre volte – in cui preferiamo desiderare piuttosto che afferrare?
*
E’ estate, o comunque si chiami quella stagione ancora più calda prima che cominci l’estate vera e propria, quando la pelle non è ancora abituata al caldo notturno e le zanzare cominciano a gemere assetate di sangue. Il loro ronzio cambia ma mano che la notte si fa più fonda. Al principio sono in preda a una febbrile eccitazione, per via dell’insopportabile, stupenda vicinanza della nostra carne, eppure per lo più retine e zampironi funzionano e la loro libidine si trasforma in frustrazione. Si ascolta la loro fame che cresce e si dissipa finché non si cade in una sorte di torpore che ancora non è sonno, anche se quando ci si sveglia al mattino ci si rende conto di aver dormito, che non è stata tutta un’attesa.
*
“Stammi bene a sentire. Il mito è una menzogna. Appena lo racconti, non riesci più a vederlo. Perché esista – e bada che non dico abbia senso, dico esista – non bisogna parlarne, bisogna immaginarselo. Provaci. Prova a immaginarlo”.
*
Le donne indossavano vestiti neri in cui parevano essere troppo a loro agio, come se la morte fosse un’uniforme in attesa nell’armadio.
*
Ogni momento è una morte. Possiamo anche tornare indietro e riviverlo, ma non si può mai riprenderne il possesso. Chi ha progettato un meccanismo così crudele come il ricordo?
*
Non esiste la fine. C’è solo la resa.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Già autore di una bella raccolta di racconti, Orner torna con un altrettanto ottimo romanzo a carattere diaristico, fatto di tanti brevi, brevissimi capitoli (N.B. il 5) e personaggi che vengono resi vivi nonostante apparentemente non ci siano grandi cambi di rotta nelle loro vite. Giornate che scorrono a fianco di un’immobilità desolata in un’Africa finalmente “libera”, ma che deve ancora saldare i propri conti con un passato, forse non passato, da dominata.