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Archivio per luglio 2009

31 luglio 2009 4 commenti

… ci si rilegge a fine agosto/inizio settembre (mortaretti permettendo) …

 

29 luglio 2009 4 commenti
Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere.
Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa.
E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco.
   
H.J. Nielsen – L’angelo del calcio

3 x 2
 
Why? – Eskimo snow 
 
 Why? – This blackest purse
 
 
 
 
 
 
One Hundred Hurricanes – 60 Years Under The Stars 
 
 One Hundred Hurricanes – May (or april)
 
 
 
 One Hundred Hurricanes – Pass the torch
 
 
 
The Danks – Are You Afraid of The Danks 
 
 The Danks – Die young
 
 
 

 The Danks – What’s the rush?
 
 

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27 luglio 2009 1 commento

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24 luglio 2009 1 commento
IN VISIONE
 
 
Adventureland
(U.S.A. – 2009)
 
di Greg Mottola
con Ryan Reynolds, Jesse Eisenberg,Kristen Stewart, Kelsey Ford, Michael Zegen, Jack Gilpin, Wendie Malick, Matt Bush, Martin Starr, Bill Hader, Kristen Wiig
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Visto dopo aver letto il suo post, che capisco ma non condivido, se non quando dice “non sembra il solito film sugli anni ’80 ma che semmai sembra un film degli anni ’80”. E comunque sono molto più d’accordo con uno dei commenti: “il protagonista è uno di quei personaggi di una pesantezza inenarrabile e che ogni volta che parla con la tipa avresti voglia che entrambi morissero lì, sul colpo, senza motivo”.
 
Aspettando il sole
(Italia – 2008)
 
di Ago Panini
con Raoul Bova, Claudio Santamaria,Claudia Gerini, Bebo Storti, Michele Venitucci, Vanessa Incontrada, Gabriel Garko, Sergio Albelli, Giuseppe Cederna, Raiz
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non male, crea una buona atmosfera di fondo tenendo vivo l’interesse, anche se qualche volta ci indugia troppo.
 

The burning plain
(U.S.A. – 2009)
 
di Guillermo Arriaga
con Charlize Theron, Jennifer Lawrence,Kim Basinger, John Corbett, Tessa Ia, Jose Maria Yazpik, J.D. Pardo, Brett Cullen, Joaquim de Almeida, Danny Pino, Diego J. Torres
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Noia mortale. 

Fuori menù

(Spagna – 2008)
 
di Nacho G. Velilla
con Javier Cámara, Lola Dueñas, Carlos Leal, Fernando Albizu, Fernando Tejero, Benjamín Vicuña, Jorge Alonso, Cristina Carretero Yiyo Alonso, Alejandro Cabrera
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Buona commedia che sfiora con leggerezza anche temi alti.
 

Earth

(Germania, UK – 2007)
 
di Alastair Fothergill, Mark Linfield
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Ne ho visti di migliori. 
 
 
 
 
 

“Le meraviglie di St. Urbain Street” di Morderai Richler

23 luglio 2009 3 commenti
Le meraviglie di St. Urbain Street
di Morderai Richler
– Adelphi - 
 
La guerra in Europa produsse cambiamenti notevoli nella comunità ebraica di Montreal. Per cominciare, ci fu l’arrivo dei profughi. Costoro, internati in Inghilterra in quanto cittadini di paesi nemici e spediti in Canada, dov’erano rimessi in libertà, ebbero su di noi un impatto profondo. Ci eravamo figurati i profughi come poveri chassidim col sacco in spalla. Desideravamo essere d’aiuto, gli aprivamo le braccia, ma in cambio ci aspettavamo non poca gratitudine. Risultò che i profughi, in parte austriaci e tedeschi, erano di gran lunga più evoluti e istruiti di noi. Non venivano, come i nostri nonni immigrati, dagli shtetl della Galizia o della Russia. E non disprezzavano l’Europa. Al contrario, trovavano esile la nostra cultura, provinciale la città, gente ristretta gli ebrei. Ne restammo sconcertati e offesi. Ma la cosa che più ci ferì, direi, fu che i profughi parlavano l’inglese meglio di molti di noi,e, tra loro, avevano l’impudenza di conversare nell’aborrita lingua tedesca. Molti, inoltre, non facevano mistero di considerare il Canada come una gelida sosta temporanea in attesa del visto statunitense. Quindi per qualche tempo noi canadesi autentici fummo loro ostili.
*
Herr Bambinger, a differenza degli altri profughi, non beveva innumerevoli caffè all’Old Vienna e non pontificava sul grigiore e l’incultura del Canada. Bambinger passava le serate per lo più fumando al buio in camera sua, la stanza in fondo. Scriveva una quantità prodigiosa di lettere, riempiendo i fogli di carta da riso, da capo a piedi, della calligrafia più fitta e minuta che avesse mai visto. Le lettere andavano alla Croce Rossa Internazionale e a organizzazioni e a campi profughi di tutto il mondo, ma a lui non arrivava mai niente salvo le sue lettere respinte al mittente e copie dell’”Aufbau”. Bambinger dimostrava per me un interesse considerevole. Convinse mia madre che i fumetti avevano una cattiva influenza. Superman, diceva, era una glorificazione del fascismo, e quello tra Batman e Robin era un malcelato – “molto mal celato” diceva – rapporto omosessuale. “Non consiglierei” diceva a mia madre “di far uscire il ragazzo senza una sciarpa, con questo freddo”. E un paio di giorni dopo: “Il ragazzo non dovrebbe tenere i gomiti sulla tavola quando mangia”. O, un’altra volta, spegnendo bruscamente la radio: “Un ragazzo non può studiare e ascoltare la radio allo stesso tempo”.
*
Con i bambini non era gentile. “Sai cosa sei tu,” amava dire “uno sbaglio di tuo padre”.
*
I nostri genitori applicavano a uomini e avvenimenti un criterio speciale: “Per gli ebrei è un bene?”. In base a questa norma interpretavano la politica di Mackenzie King, gli spareggi della Stanley Cup e i terremoti in Giappone. Un esempio: se i Canadiens di Montreal vincevano la Stanley Cup, i WASP di Toronto si sarebbero infuriati, e finché inglesi e francesi si azzuffavano tra loro noi ci lasciavano in pace: ergo, per gli ebrei era un bene se i Canadiens vincevano la Stanley Cup.
*
“Già allora si capiva che era un uomo romantico. Glielo vedevi negli occhi”.
“Ne ha due,” disse mio padre “tale e quale a me”.
“Certo. Come no. Tu sacrificheresti un trono per amore di una donna. Per te è già troppo cedere il posto in tram”.
*
Per la cronaca, l’”erba”, come il “Reader’s Digest”, non genera necessariamente assuefazione, ma l’una e l’altro possono portare a perniciose dipendenze: dall’eroina, in un caso, da brutti libri mal compendiati nell’altro. Alla rinuncia, in entrambi i casi, a una vita intelligente.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Si percepisce l’ironia e le doti di attento osservatore critico di Richler, però il libro non è niente di che, qualche abbozzo e un paio d’episodi un po’ più riusciti, ma non prende insomma. Se poi si pensa a quel piccolo capolavoro che è “La versione di Barney“.

22 luglio 2009 1 commento

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3 x 2
(EP)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 Palpitation – Next stop Tennessee
 
 
 
 

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20 luglio 2009 3 commenti
Se anche raggiungiamo enormi successi nel nostro lavoro, non ci sono i presupposti per essere autocompiaciuti e arroganti. La modestia aiuta l’uomo ad andare avanti, mentre la vanità lo tira indietro. Questa è una verità di cui dobbiamo tenere sempre conto.
   
Mao Zedong – saluto ai delegati dell’VIII Conferenza nazionale del Partito Comunista Cinese (15.09.1956)
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21.00 – 21.30 SubliminalPop (dubstep & chill beats)

21.30 – 22.30 GuaGab (elettronica)

22.30 – 23.30 Too Bambi Too Love (crunky ghetto house)

23.30 – 00.30 Taz (elettronica)

00.30 – 02.00 Fucked From Above 1985 (electro)

02.00 – 03.00 Strobo Addicted (electro)

Visuals by: Strobo Addicted, Tinaa e Monsiere Optique

Info: letortefatteincasa

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16 luglio 2009 2 commenti

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“Missione Londra” di Alek Popov

Missione Londra
di Alek Popov
– Voland -
 
La conferenza si teneva nella Lancaster House, la parte più rappresentativa di palazzo Saint James. Il luogo mozzava il fiato con il suo addobbo sfarzoso, e certo non giovava alla tranquillità spirituale degli statisti dell’Europa orientale. Sotto i soffitti sontuosamente dorati della residenza reale di un tempo, aleggiava una sensazione di vittoria e sconfitta. Una vittoria a cui partecipavano tutti; una sconfitta di cui nessuno si doleva, almeno non in modo evidente. Ma se la vittoria era comune, perché i suoi frutti venivano raccolti solo da una parte, mentre per l’altra non c’erano che i piccioli? I leader delle giovani democrazie si sforzavano di comprenderlo, e interiormente erano amareggiati dalla nuova spartizione del vecchio continente. Ma anche tra loro erano rimasti ben pochi sentimenti fraterni. Il semplice ed evidente fatto di essere così simili da potersi specchiare gli uni negli altri, li faceva infuriare. Li irritava la loro immagine da zotici, preferivano rispecchiarsi nei ricchi parenti occidentali con abitudini da aristocratici e nobile contegno. Erano gelosi e sospettosi gli uni degli altri , inclini a guardare il progresso del vicino come un insuccesso personale, e viceversa. Si sforzavano disperatamente di uscire dal calderone comune, senza badare a dove mettevano i piedi. La grande competizione per l’Europa era cominciata. I paesi favoriti esultavano per aver superato gli ex alleati, ma la gioia era offuscata dalla consapevolezza che tra loto e i paesi europei progrediti c’era ancora molta distanza. Per chi era rimasto indietro, ivi compresa la patria di Varadin, era già motivo di felicità essere ammessi alla competizione. Non si davano la pena di confr5ontarsi con l’Occidente, perché nel loro inconscio dimorava la sentenza di un ignoto saggio balcanico: “Se pure ci corressero incontro, non li raggiungeremmo comunque”.
*
Nelle strade della sua coscienza si aggiravano, come un branco di cani randagi in inverno, domande terribili. Fiutavano gli angoli, abbaiavano e ululavano rabbiosamente, ma lui non aveva di che nutrirle. E stava sempre peggio!
*
- Te ne comprerai due di frigoriferi! – Ziebling le diede una pacca sulla spalla. – Che ne pensi del copione?
- Insulso, come la vita – troncò lei. – Ma la caverò, non è la prima volta.
*
I lunghi discorsi non erano di suo gusto. Parlare lo spaventava, rivelava la natura caotica della sua mente. I suoi pensieri saltellavano qua e là come cavallette venute fuori da un barattolo chiuso.
*
- Allora non avrebbe dovuto morire – concluse logicamente Katja.
- E che altro ti resta quando non vuoi più recitare il tuo ruolo? – chiese Desmond.
- Smetti di recitarlo.
- Ma non puoi, – sussurrò lugubre lui – perché in tutti questi anni il ruolo ha distrutto il tuo IO di prima e se a un dato momento vuoi separartene, capisci che non hai via d’uscita. Non hai niente da metterti addosso. Sei nudo come un verme. E non puoi né recitare né non recitare.
*
Niente era più lo stesso! Ovvio, c’era da aspettarselo. Quando le cose s’annunciano troppo facili, nascondono sempre una particella di dubbio. Come un carbone acceso tra la cenere. Gli incendi scoppiano così!
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non è un brutto libro, anzi, è scritto bene e sotto molti punti di vista fa capire il mondo che ruota attorno alle ambasciate e ai loro affari connessi, ma è una lettura che lascia poco, per non dire niente, se non il piacere di aver trascorso qualche ora pensando ad altro. (un ulteriore punto in meno per la copertina orribile)

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13 luglio 2009 3 commenti
IN VISIONE

 
Uomini che odiano le donne
(Svezia/Danimarca – 2009)
 
di Niels Arden Oplev
con Peter Haber, Noomi Rapace, Michael Nyqvist, David Dencik, Georgi Staykov, Tomas Köhler, Lena Endre, Per Oscarsson, Ingvar Hirdwall, Gunnel Lindblom
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Troppo lungo e poco incisivo, con punte di lentezza mortale e altre di ridicola improbabilità.
 
 
 
Ghost town 
(U.S.A. – 2008)
 
di David Koepp
con Greg Kinnear, Ricky Gervais, Téa Leoni, Jordan Carlos, Dequina Moore, Deborah S. Craig, Aaron Tveit, Kristen Wiig, Aasif Mandvi, Bridget Moloney
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Trattasi di commedia con punte romantico-sentimentali e forse non tutto gira alla perfezione, però c’è una storia decente, alcuni personaggi  caratterizzati, dialoghi ben construiti e una colonna sonora non male.

 
Cadillac Records
(U.S.A. – 2008)
 
di Darnell Martin
con Adrien Brody, Jeffrey Wright, Beyoncé Knowles, Cedric the Entertainer, Gabrielle Union, Columbus Short, Emmanuelle Chriqui, Mos Def, Eric Bogosian, Marc Bonan, Natasha Ononogbo
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Il periodo storico e la vicenda particolare sarebbero molto interessanti e ricchi di spunti, ma il film è noioso, molto noioso. Per non parlare della traduzione di alcuni dialoghi: terribile.

10 luglio 2009 27 commenti

… abituarsi come accettare un compromesso tra le esigenze pratiche e la natura solitaria … abituarsi alle intrusioni, accettarle come inevitabili conseguenze del vivere tra gli altri … vivere le assenze e le mancanze di queste abitudini come una liberazione … e stamattina invece confondersi nell’assenza, percepirla come privazione …
 
 

Quest’anno poche parole, oltretutto non mie, anche se è come se lo fossero, a corollario di questo post che segna il passaggio dal al anno di vita del presente blog (i motivi che mi spinsero ad aprirlo li ho spiegati, più o meno,
l’anno scorso).
Come da tradizione sarebbe gradito un commento al passaggio, mentre io ci metto la compilation da scaricare:
 
 
 
BUBBLES
 
 
 
 
Buon ascolto e state bene.

9 luglio 2009 1 commento
Sono stolti tutti coloro che lo sembrano e la metà di coloro che non lo sembrano.

Francisco de Quevedo

X & Y
(esagerazioni & contrasti)

°°°

X: Neanche tu stai dormendo molto eh?

Y: Mah… ieri pensieri che giravano in continuazione.

X: Io voglio diventare un pastore, che pensa solo alle pecore e al temporale se piove.

Y: Io voglio diventare re, così tutti penseranno a me (e io magari a niente).
 
°°°
 
X: Ma tu mi sembri un po’ incostante.

Y: Lo divento quando vengo a contatto con voi.

X: Voi chi?

Y: Voi … [ampio gesto del braccio].

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“Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio” di Massimo Lolli

Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio
di Massimo Lolli
– Mondadori -
 
Esistono tre tipi di conversazione: quella che parla del mondo, e produce idee; quella che parla dei presenti con i presenti, e produce relazioni; quella che parla degli assenti con i presenti, e produce controllo sociale.
*
La memoria avvicina le persone e il tempo trascorso le allontana.
*
E le donne mature hanno una caratteristica peculiare al nostro tempo: sono sepolte vive. Hanno i desideri di un’adolescente in un corpo non più giovane. Hanno la voglia di libertà di un’adolescente e vivono nella prigione della famiglia, del condominio, del quartiere, della città. Insegnano ai figli le regole che desiderano infrangere. Pretendono dai mariti il rispetto che non vogliono ricambiare. Le donne mature sono sepolte vive, e per uscire dal sepolcro della rispettabilità hanno bisogno del favore della clandestinità. Il dancing è un miraggio di clandestinità. L’imbelle ridiventa ribelle nella penombra e sotto i faretti, ribelle come al tempo della giovinezza. Lontano da sguardi indiscreti.
*
Il corpo di Gemma esegua adesso uno schema di movimento lento, ancorché non sciolto, uno schema base, parte sinistra avanti/indietro, parte destra avanti/indietro, l’apprendimento per emulazione ha dato i suoi risultati, non guarda più gli altri, ma se stessa, la sua abilità nel ballo è oggettivamente migliorata, non sembra più un cadavere sottoposto a intermittenti scariche elettriche, ma la vittima di un incidente stradale alla prima seduta di rieducazione motoria.
*
A ogni modo questo per me non era un problema. O meglio non era un problema per il mio appagamento sessuale. Da sempre infatti sapevo che le categorie di vecchia/giovane, brutta/bella, boara/raffinata, analfabeta/laureata erano per me nient’altro che condizionamenti culturali, ai quali ovviamente soggiacevo pena l’esclusione dal consenso sociale. Le polarità socialmente apprezzate di tali categorie, giovane, bella, laureata, raffinata, non producevano apprezzabili effetti sulle mie erezioni, e dunque non rilevavano sul piano dell’appagamento sessuale. Certo, in ciò ero facilitato dal rallentamento dei processi di invecchiamento operato ossessivamente dal genere femminile, ciò che era anagraficamente vecchio non era poi effettivamente così vecchio, e dunque poteva obiettarsi che anch’io mi indirizzavo verso corpi a minor stato di decomposizione, e dunque anch’io, come tutti, cercavo la giovinezza. Certo, per tutti e non solo per me, la bellezza poteva accompagnarsi all’eros così come dissociarsene. L’istruzione poi, che sommamente apprezzavo, non aveva su di me alcun effetto erotizzante, mentre la raffinatezza, che sommamente disprezzavo, decisamente mi provocava deficit di prestazione. Per il mio appagamento sessuale, come per tanti se non per tutti, rilevavano, al primo posto, categorie come tette/non tette, culo/non culo. Al secondo posto gambe/non gambe. Al terzo posto mani, labbra, capelli, piedi. Insomma, io non saprei quanto sono diverso o uguale agli altri, certo ero diverso nei comportamenti, prendevo quello che passava il convento e me ne fregavo.
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Ricordati che chi si difende è indifeso.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Questo libro, così com’è sviluppato, potrebbe essere un racconto molto lungo, ma non di certo un romanzo, ed è qui che sta la pecca più grande. Perché come romanzo è troppo superficiale, non va a fondo nelle situazioni, mentre come racconto non è centrato, né coinvolgente. Peccato, la storia e i protagonisti potevano essere un buon spunto di partenza.

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Alcune delle più grandi invenzioni del XX secolo (antipiretici, antibiotici, voltaren, cortisonici, psicofarmaci, ipotensivi, ansiolitici e pannolini e pannoloni assorbenti) che cosa raccontano, se non l’infinita miseria del corpo umano?
  
Guido Ceronetti