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Archivio per maggio 2009

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Scott Matthew - There is an ocean that divides 

 Scott Matthew – Every travelled road

 

 

 Scott Matthew – Ornament
 
 
 
Sophia - There are no goodbyes 
 
 Sophia – Storm clouds
 
 
 
 
 
 
Exsonvaldes - Near the edge of something beautiful 
 
 Exsonvaldes – A day like today
 
 
 

 Exsonvaldes – Everything I see
 
 

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PUNTATA DEL 26.05.09
(penultima puntata terza stagione) 

Sophie Madeleine – I just can’t stop myself (from writing love songs about you) (Love.Life.Ukulele)
Miss Li – A daughter or a son (Dancing the whole way home)
 
Two Bicycles – First morning light (An attempt to be alone)
The Picture – Tucked in corners (Bluebirds)
 
Official Secrets Act – December (Understanding electricity)
Evening Magazine – 18 wheels (The ride across lake Constance)
 
The Banshee – Colder (Your nice habits)
Kilians – Said & done (They are calling your name)
 
Dog Day – Saturday night (Concentration)
Jason Lytle – Yours truly, the commuter (Yours truly, the commuter)
 
MewithoutYou – Goodbye, I!(It’s all crazy! It’s all false! It’s all dream! It’s alright!)
Conor Oberst – Ten women (Outer south)
   
John Lennon – Jealous guy (Imagine)
  
  
 

[On-Air ogni martedì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

[Qua, invece, potete scaricate l'MP3/podcast]

Il libro degli schizzi
di Jack Kerouac
– Mondadori - 
 
La prima cosa che mi
colpisce dell’inizio dei li-
bri di Dostoevskij è
la nervosa angoscia che
sembra aver preceduto la
prima pagina – l’eroe è
sempre lo stesso, arriva
alla prima pagina dopo
eternità di introspezione,
angoscia, malinconia – proprio
come me ogni giorno.
Hmm.
 
*
 
Mrs. Langley della
porta accanto toglie rapida
le lenzuola & la biancheria dal
filo – si guarda
attorno esitante –
fa tutto con aria assente,
aggrotta le ciglia per il bagliore,
serena prima del temporale
(mentre un uccellino cinguetta
nella foresta
verso il Nord) – Prato,
fiori, erbacce ondeggiano
pigri e impazienti
- Le prime gocce
spruzzano la
bambina dei Langley
mentre gioca in
giardino – “Ehi”
dice – Ovunque
i bambini gridano
mentre la pioggia comincia
 a borbottare – Un uccellino
cinguetta tranquillo.
Ferme a NE
le nuvole sono
morbidi bignè &
sembrano sonnecchiare.
Qualche traccia di azzurro
nel grigio orizzonte
- Ora la pioggia
batte e morora –
il vento la raccoglie –
silenzio – un possente
scorsio – gli
alberi mostrano
segni d’attività -
 
*
 
Sab. notte di pioggia,
le auto passano
sollevando sibili di
fumosa rugiada dalla
strada, le gomme
ronzano, producendo
un rombo
tutto loro –
 
*
 
- là fuori c’è tristezza
a sufficienza, non serve
correrle incontro -
 
*
 
… io muoio, muoio
quando non sono entusiasta
& pieno di povera e semplice
gioia, …
[…]
L’entusiasmo è un progetto
da reintrecciare
in questo nudo cuore ramificato
 
*
 
… schegge di
legno coprono il pavimento –
vecchi chiodi arrugginiti piantati
chissà quando puntano
verso il cielo &
dimenticano –
 
*
 
Se non sei ossessionato
da qualcosa, come
un sogno, una visione, o
un ricordo, del tutto
involontari, non sei
interessato e nemmeno coinvolto.
 
*
 
Ma una fanciulla indossa
un sorriso, & un piccolo
lembo nascosto di senso
 
Postilla squisitamente PERSONALE
“Come Jackson Pollock, Kerouac escogitò un modo per prendere un oggetto che tutti noi contempliamo e utilizziamo quotidianamente trasformandolo in Arte. Il nuovo linguaggio coincideva con quello che noi parlavamo da sempre. Semplicemente, prima di aprire bocca, si trattava di conoscere ciò di cui si voleva parlare.”
[…]
“E’ proprio questo a dare incisività agli schizzi: il senso di frattura, quasi di taglio, trasmesso dalle descrizioni. Hai l’impressione che ti puntino contro, ma quando meno te l’aspetti schizzano via in molteplici direzioni, per chiudersi su una nota precisa in qualche modo legata al resto del componimento, eppure imprevista.”
[…]
“Jack vedeva attraverso la penna, e fu capace di cogliere lo spirito del suo tempo senza inventare alcunché.”
- dall’introduzione di George Condo.

La mente non capisce questo amore
per certi posti remoti dell’interno,
insidiosi, inospiti,
di barbara bellezza.
Non capisce
la necessaria perdita nei boschi.
 

Bartolo Cataffi

*

Perché sì pallido, devoto innamorato,
Orsù, perché sì smunto?
Se un bell’aspetto frutti non ha dato,
Nemmen potrà il consunto,
Orsù, perché sì pallido?
 
Perché sì pigro e muto, giovin peccatore?
Orsù, perché si muto?
Se un bel parlar non ha ispirato amore,
Il tacer però non l’ha accresciuto.
Orsù, perché sì muto?
 

Sir J. Suckling

20 maggio 2009 1 commento
 
“… non importa tanto l’inizio o la fine appunto, né forse la storia… sono le immagini e le sensazioni che sprigionano da esse che contano… e quindi inizio, fine, centro, sono quasi sostituibili…”
 
L’hai percepita veramente? O è stata solo una TUA urgenza quella che, dopo essere andato a letto poche ore prima stracolmo di birra fino alla punta dei capelli, ti ha fatto alzare alle 10 di mattina? Era la stessa che dopo un set di bricchi di Estathè bevuti neanche potessero essere la medicina miracolosa, una doccia inutile e qualcosa che nelle intenzioni era un “portarsi avanti”, ha messo in moto la macchina?
Pensare a cose che potrebbero far piacere, ad altre invece che sembrano già stupide ancora prima di assumere la forma di una fantasia e un’ora immaginata, vera, oppure no, che è ancora troppo lontana.
Spingere sull’acceleratore, adesso, consuma solo benzina. Inutile forse.
L’assurdo improvviso sta nello stupirsi come in così breve tempo si conosca una strada a memoria, come anche quella cazzo di scritta gigante della Lega Nord sia qualcosa di positivo, solo perché vuol dire essere vicini alla propria meta.
 
Due ore al tavolino di un bar, parole francesi si fanno largo attraverso il più classico e consistente accento milanese, la tua mano trema quando gira le pagine del giornale. E poi vie anonime, insolitamente afose per maggio, e mercati, ma non solo, affollati da troppa gente per un TUO sabato mattina.
Ci vorrebbero delle compagnie telefoniche più affidabili o dei polsini come quelli dell’uomo ragno. Ci potrebbe anche stare che abbia sbagliato tu, ma questo non è proprio il punto ora. A volte la redenzione supera tutto e tutti. Ed è qualcosa che ti sembra di riconoscere a tratti, mentre in altri proprio no, ti fa paura e camminare a testa alta allo stesso tempo.
Si può scommettere sulla propria vita? Perché sembra una sensazione così ambigua quando, dopotutto, dovrebbe essere il nostro primo compito giornaliero? Una cosa che dovremmo fare inconsciamente tutte le volte che usciamo dai nostri sonni, dai nostri letti, dalle nostre case.
 
E poi è salita, stallo orizzontale e infine apertura. Porte e finestre prima, persone dopo. E anche se non tutto è facile o immediato come forse davi per scontato, oggi capisci che non ci vuole niente di questo, nessuna supposizione, tutto va spazzato via. Comprensione, vicinanza e contatto, parole da tatuarsi sulla propria pelle come monito per imprese future.
E lei? Sì, è lei. Sei tu? Sì, sono io. Basta e avanza. Eccome se avanza, nonostante anni di perifericità vitale che si trasformano in ondate di insicurezza e inadeguatezza. Fai scudo con le braccia, racchiudi-ti-mi-ci e non permettere a niente e nessuno di entrare in questo centro bipolare.
Osservi le distanze che aumentano fino a diventare metri, per poi ridursi in un istante a zero, osservi lei e il modo come… il mondo nel quale si muove, osservi te stesso, anche se propriamente non potresti dire di farlo, e comunque senti la prima piccola calamita che affiora sottopelle, un’altra e un’altra ancora, centimetro per centimetro, fino a completare il tetris della tua superficie.
 
*
 
La mancanza fa necessariamente parte del sentimento (un assunto che forse nobilita la sensazione, ma non ne riduce l’intensità).
La mancanza è un sensazione metrica-decimale, si misura e si confronta (un’attività che non le rende onore, anzi, probabilmente la mercifica).
La mancanza è come una gara di Formula Uno (si fa presto ad andare fuori giri, o addirittura di pista).
La mancanza è un controsenso, se si vuole vederla come il costante e quasi concreto pensiero di una persona, cosa, situazione (e il pensiero della mancanza !?!).
La mancanza come sintomo di qualcos’altro, mai semplice sensazione a sé stante, indipendente (positivo o negativo sia l’insieme del tutto).
 
E’ bello sbagliare e rendersi conto che si è ancora in grado di chiedere scusa con un’immediata naturalezza. Altrettanto lo è realizzare che ci sono persone in grado di farti capire che hai sbagliato e vogliono guidarti sulla strada dell’ammissione e della consapevolezza. Questo ti permette di decidere senza sapere, senza doversi per forza lanciare dai blocchi della certezza. E anche se per la prima ora non c’è nessun gesto, poche parole e alcuni sguardi assenti, a cercare di sorreggere te stesso su due gambe che sono diventate lunghi e sottili elastici, puoi capire. Grazie ai tuoi sbagli che sembrano essere anche i suoi, come imposizioni che ogni tanto ci impegniamo a sostenere, nonostante dentro di noi sappiamo di volere tutto il contrario. Va bene, ti va bene anche così, se sei disposto a scommettere che dopo tutto tornerà. Lei tornerà.
A volte c’è insieme la paura del passato, del presente e del futuro. Altre, molte altre per fortuna, non c’è tempo, solo l’adesso che sembra allungare le sue mani come un bambino che si alza sulla punta dei piedi per raggiungere il vaso delle caramelle sul ripiano più alto della credenza.
Sei sempre stato proiettato al momento successivo nella tua vita, e non per decidere cosa fare, dire, pensare, bensì per contemplarlo nella sua immobilità apparente. Ora invece c’è solo l’urgenza di vedere, toccare, sentire, esserci! Anche a costo si sanguinare.
 
La metropoli ci guarda, ma non giudica.
Le notti passano attraverso il riflesso di insegne etniche, mille e una parole, aggiustamenti di tiro, insistenti clacson e il costante suono dei lampeggianti. Tracciano scie che arrivano fino a domeniche iniziate su diversi livelli temporali ma che si riannodano subito, per finire sempre più tardi, le quattro, le cinque, oggi quasi alle sette. Gesti che sanno di quotidiano e un lento, lentissimo ritornare a una vita sotto naftalina quasi, tanto quanto l’aria viziata delle tue stanze chiuse per giorni.
Osservare la pila di piatti, bicchieri e posate sporche instabilmente in bilico nel lavello. Stupirsi prima e mettersi a ridere poi, pensando alla stessa situazione in un’altra casa a chilometri di distanza, a quanto questo sia sintomo di influenza.
Alla fine, è “solo” un continuo re-impararsi.
 
  

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(EP)
 
Foma - Inverness 
 
 
 
 Foma – Control panel
 
 
 
 
 
The Picture – Bluebirds 
 
 
 
 The Picture – Tucked in corners
 
 
 
 
 

The Morning Benders - Grain Of Salt 
 
 
 
 The Morning Benders – Grain of salt
 
 
 

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E poi siamo arrivati alla fine
di Joshua Ferris
– Neri Pozza Bloom - 
 
Ogni scemo che si strugge d’amore è vittima di un cattivo tempismo di buone intenzioni e dell’incapacità dell’altro di decidere.
*
Gli dicemmo di arrivare al dunque. Perdere tempo ci piaceva, ma poche cose erano più seccanti del dover perdere tempo per argomenti per cui non valeva la pena perdere tempo.
*
Avevamo avuto un cliente di giocattoli, un cliente di automobili un corriere a lunga percorrenza e un negozio di animali. Facevamo tivù, stampa, direct mail e Internet. Avevamo una divisione business-to-business. Nel fine settimana bevevamo troppo. Avevamo la grande fortuna e i difetti caratteriali tipici delle generazioni che non hanno fatto la guerra. Se avessimo vissuto l’esperienza di riprenderci dai postumi di una campagna pubblicitaria significativa, saremmo già stati contenti. Entusiasti perfino. Invece le nostre battaglie erano solo quelle per salire di un gradino nella gerarchia delle sedie. Contavamo le mattonelle negli uffici per stabilire chi ne aveva di più.
*
Ormai lei lo sapeva a memoria. Oh, Dio – lo aveva frainteso? Quando lui era in California, lei aveva deciso di non rispondere alle sue telefonate basandosi sulla supposizione che, avvicinandosi alla doccia, lui avesse pensato: entro e sono condannato. Due minuti di ispezione non sessuale di ciò che in certe ore più convenienti colmava di attenzioni e sarebbe rimasto coinvolto per mesi, forse per anni. Coinvolto nel consulto con i medici e nel dover imparare la terminologia e accompagna avanti e indietro e tenerle la testa mentre vomitava. Se era improbabile che si impegnasse in un rapporto che comportava sicurezza, amore, protezione, sarebbe stato davvero disposto ad assumersi un impegno simile? Ma era possibile che semplicemente non l’avesse sentita?
*
Nell’anonimo cubicolo dov’era finito, la moquette era grigia e il soffitto bianco. Le pareti erano di tessuto arancione e c’era una scrivania senza sedia. Un bordo della scrivania scheggiato o tagliuzzato – sembrava quasi rosicchiato – rivelava l’interno scadente di permaboard. Non c’era altro nel suo campo visivo, niente da fare a parte capire in che modo il cancro potesse essere divertente. Nella stanza ronzava un’immobilità circospetta che avrebbe dovuto aiutare la concentrazione e invece lo distraeva. Forse era il rumore delle luci a soffitto. Era come se la pagine bianca lo avesse seguito e per un miracolo della fisica si fosse trasformata in un suono. Tutto il cinquantanovesimo era una pagina bianca, ripartita dai divisori dei cubicoli. Lo circondava con il suo silenzio e la sua vacuità, un vuoto che consumava, e dato che ne era risucchiato avrebbe perso non solo il suo lavoro ma anche la salute mentale.
*
Solo i seguaci delle fedi più ottuse e convenzionali, guardandola dall’esterno, potrebbe guardarla con sospetto e compatirla per non essere ancora sposata a quarantatrè anni. Un uomo lo compatirebbero? Lo invidierebbero.
*
Per tutta quella settimana e la settimana seguente giocammo al gioco dell’agenzia che deve vincere, vincere, vincere, ma la nostra vera occupazione consisteva nel ripercorrere gli eventi e riflettere sulle conseguenze di esserci ancora. L’India rientrò nei nostri orizzonti. Facemmo un’alta l’inventario dei nostri obiettivi nella vita. L’idea di sacrificio, di abnegazione silenziosa e di nobile morte raggiunse ancora una volta il sancta snactorum dove normalmente costudivamo il numero del nostro conto in banca e i nostri fondi pensionistici. Forse c’era un’alternativa alla ricchezza e al successo come coronamento del sogno americano. O forse era il sogno di una nazione diversa, in un futuro ordine mondiale, e noi eravamo inchiodati nel medioevo del lusso e del benessere. Come ci si poteva aspettare che ne venissimo fuori noi, superpagati, ben assicurati e pieni di credito, noi non addestrati nella pratica illuminata di metterci al secondo posto?
*
Qualcuno non dimenticava mai certe persone, pochi si ricordavano di tutti, e la maggior parte di noi veniva per lo più dimenticata. A volte era meglio così.
*
“E’ perché” disse lei nel telefono ascoltando il messaggio “le persone intelligenti non sono sempre guidate dalla loro intelligenza. A volte, Martin, c’è una cosa più potente che si chiama paura”.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Vale quanto detto per “Maledetti colleghi” di Ken Park. Se quel libro però faceva della brevità e semplicità i suoi punti di forza, qui è tutto all’opposto e va bene lo stesso, seppur la lettura scorra meno agevolmente e in brevi tratti sia forse addirittura noiosa.

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PUNTATA DEL 12.05.09

My Latest Novel – All in all in all is all (Deaths and entrances)
Doves – Kingdom of rust (Kingdom of rust)
 
David Kitt – Move it on (The nightsaver)
Mazes – Cat state comity (Mazes)
 
Telekinesis! – Coast of Carolina (Telekinesis!)
The Morning Benders – Grain of salt (Grain of salt)
 
Art Brut – Summer job (Art Brut vs Satan)
Maximo Park – Roller disco dreams (Quicken the heart)
 
The Joy Formidable – Austere (A Balloon Called Moaning)
Jeffrey Lewis & The Junkyard – Broken broken broken heart (Em are I)
 
Valentiger – Bosses on their offices (Power lines to electric times)
New Ruins – Other Ones (We make our own bad luck)
 
Iron & Wine – The trapeze swinger (Norfolk)

[On-Air ogni martedì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

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La mia vita è esitazione davanti alla nascita.

Franz Kafka

11 maggio 2009 3 commenti
IN VISIONE
 
 
Le tre scimmie
(Turchia, 2008)
 
di Nuri Bilge Ceylan
con Yavuz Bingol, Hatice Aslan, Rifat Sungar, Ercan Kesal, Cafer Köse, Gürkan Aydin
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bello e crudo come solo gli esseri umani a volte sanno essere tra di loro, anche se alla lunga il ritmo lentissimo non aiuta di certo lo spettatore e la sua attenzione.
 
 
 
Franklyn
(Francia, 2008)
 
di Gerald McMorrow
con Eva Green, Ryan Phillippe, Sam Riley, Bernard Hill, Jay Fuller, Art Malik, Kika Markham, Gary Pillai, Chris Wilson, Susannah York, Mark Wingett
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia non sarebbe stata nemmeno poi così male, però è montata in maniera assurda e quel finale proprio no, dai!
 
 
 
Nemico pubblico n.1
(Francia, Canada, Italia, 2008)
 
di Jean-François Richet
con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche, Roy Dupuis, Elena Anaya, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Abdelhafid Metalsi
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Guardabile, ma niente di che, tanto che in una crisi da  rincoglionimento totale ho visto il secondo tempo e solo dopo essermene reso conto, il primo (cosa che non ha inficiato minimamente  la resa del film).

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My Latest Novel - Deaths & Entrances 
 
 My Latest Novel – All in all in all is all
 
 
 
 My Latest Novel – A dear green place
 
 
 
Mazes – Mazes  
 
 Mazes – Cat state comity
 
 
 
 Mazes – Song for Luke
 
 
 
Telekinesis! - Telekinesis! 
 
 Telekinesis! – Coast of Carolina
 
 
 
 Telekinesis! – Foreign room
 
 
 
 
BONUS: The Shins – Plenty is never enough*
 

* from: Score! 20 Years Of Merge Records The Covers

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Where has the wolf gone?
He disappeared under the skin of my fingers.
 

Margaret Atwood

PUNTATA DEL 05.05.09

Blue Giant – Target Heart (Target heart)
Other Lives – End of the year (Other Lives)
 
Masha Qrella – One life to live (Speak low)
Jonna Lee – In the mood for you (This is Jonna Lee)
 
Gomez – Airstream driver (A new tide)
Brakes – Why tell the truth (when is easier to lie) (Touchdown)
 
The Perils – Bedlocked (Good people do bad things)
Silversun Pickups – Substitution (Swoon)
 
Eulogies – Out of character (Here anonymous)
Circle – Would you believe in me (Just keep swimming)
 
Rubik – Goji berries (Dada bandits)
Boy In Static – Tijuana (Candy cigarette)
 
Casiotone For The Painfully Alone – White jetta (VS Children)
 
  


  
[O
n-Air ogni martedì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

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da “Nel bosco” di Elisa Biagini – Einaudi
 
la bocca piccola
per parole da
cannuccia, sputate
come noccioli, come
latte che deborda
 
gli occhi due
semi sotto
ghiaccio, due
pesci intrappolati,
 
le orecchie
tazzine scordate
 
e i denti persi
insieme alle
diottrie,
smussati da
maree di
silenzio, dal
buio che ti
sale da
urti.
 
*
 
in questo
scambio di
pelli, ti
riconosci nel
bianco dei
denti, gli occhi-
pozzi, orecchie
come guanti:
gli senti
uguale il
soffio delle
ossa.
 
*
 
il buio secca
le gocce al tuo
respiro:
 
tutto
il tondo del
mondo è qui
 
nel letto, quel
piatto di
parole evaporate
 
*
 
(ancora creta molle)
 
cogli orecchi
staccati dentro i
palmi per meglio
sentirti, il raggio
dell’occhio tirato per
vederti di più,
 
con la lingua che è
carta moschicida di
ogni tuo
respiro.
 
*
 
apro lo sterno,
schedario di
tracciati, mappe
di tutte le mie perdite
e ritrovi,
             rocchetto dove
il filo ha il suo
capo.
 
*
 
rosicchio e rodo
zucchero e lenzuolo
di notte sforno
sogni duri
come meringhe.
 
*
 
di lame,
punte, code
lati scuri
che tagliano e
te lo vedi dopo
il sangue, che
scende come
la pozza dell’
occhio,come quel
panno rosso, che è
lingua.
 
*
 
lo senti il respiro
mio pietroso? è il
rotolare dei ricordi
giù dal buio-nido
della testa,
                 pupille
che s’aprono in ali.