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Archivio per gennaio 2009

30 gennaio 2009 2 commenti
3 x 2
  
Black Eyed Dog - Rhaianuledada (Songs To Sissy) 
 
 Black Eyed Dog – Salinas
 
 
 
 Black Eyed Dog – Honeysuckle gal
 
 
 
Stephen Steinbrink - Ugly Unknowns 
 
 Stephen Steinbrick – Overpassing
 
 
 
 Stephen Steinbrick – When it’s easier
 
 
 
The Rifles - The Great Escape 
 
 The Rifles – Science is violence
 
 
 

 The Rifles – Sometimes
 
 

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29 gennaio 2009 Nessun commento
Chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore. Ma io ti dico, soltanto chi conosce il dolore può avvicinarsi alla sapienza. Non posso dire di averla conseguita, sono soltanto una tappa del cammino dello spirito che viaggia verso la fine del tempo. Chi sarò fra tre secoli? Che cosa? Da quali forme sarò veicolato? Fra dieci milioni di anni la mia coscienza avrà ancora bisogno di un corpo? Dovrò ancora usare i miei organi di senso? Fra centinaia di milioni di anni dividerò ancora l’unità del mondo in visioni, suoni, odori, sapori, immagini tattili? Sarò un individuo? Un essere collettivo? Quando avrò conosciuto l’universo intero, o gli universi, quando sarò giunto alla fine di tutti i tempi, quando l’espansione della materia si sarà fermata e insieme a lei avrò intrapreso la via del ritorno al punto d’origine, mi dissolverò in esso? Mi trasformerò nel mistero che giace fuori dal tempo e dallo spazio? Scoprirò che il Creatore è una memoria senza presente e senza futuro? Tu bambino, io anziano, saremo soltanto ricordi, immagini astratte che non hanno mai sfiorato la realtà? Per te non esisto ancora, per me non esisti più, e quando si racconterà la nostra storia, chi la racconterà sarà soltanto una collana di parole che scivolano via da un mucchietto di cenere.
  
Anonimo – Ecclesiaste

28 gennaio 2009 Nessun commento

PUNTATA DEL 27.01.09
 

Anthony & The Johnsons – Aeon (The crying light)
Xylos – Wrapped in a page (Bedrooms)
 
The Smittens – Half my heart beats (The coolest thing about love)
Dent May – God loves you Michael Chang (The good feeling music of Dent May and his magificent ukulele)
 
Nickel Eye – You and everyone else (The time of the assassins)
That Ghost – Top shelf (Young fridays)
 
Clue To Kalo – Which notice to your next of kin (Lily perdida)
 
The View – Rebeccas (Which bitch?)
Surf City – Free the city (Surf city)
 
Austin Newcomers – Pakage Bees (A decouvrir absolument vol. 25)
The Guild League – Suit fits (Speak up)
 
Tim Finn – The saw and the tree (Conversation)
The New Year – Seven days and seven nights (The New Year)
 
Barzin – Soft summer girls (Notes to an absent lover)
  

 

[On-Air ogni martedì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla frequenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

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27 gennaio 2009 9 commenti
IN VISIONE
 
Vuoti a Rendere
(Repubblica Ceca, Regno Unito – 2007)
 
di Jan Sverák
con Zdenek Sverak, Tatiana Vilhelmová, Daniela Kolarova, Jiri Machacek, Alena Vránová, Miroslav Táborský, Nella Boudová, Jan Budar
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Una piccola e graditissima sorpresa.
 
 
 
 
Giù al nord
(Francia – 2008)
 
di Dany Boon
con Kad Merad, Dany Boon, Michel Galabru, Line Renaud, Zoé Félix, Philippe Duquesne, Lorenzo Ausilia-Foret, Anne Marivin, Guy Lecluyse
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Guardabile, ma niente, nulla di più.
 
 
 
 
La terra degli uomini rossi Birdwatchers
(Italia – 2008)
 
di Marco Bechis
con Abrisio da Silva Pedro, Alicelia Batista Cabreira, Claudio Santamaria, Matheus Nachtergaele, Ademilson Concianza Verga, Ambrosio Vilhava, Chiara Caselli, Fabiane Pereira da Silva
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bella e interessante la storia, noioso in parecchi punti il film.

“La danza della realtà” di Alejandro Jodorowsky

26 gennaio 2009 1 commento
La danza della realtà
di Alejandro Jodorowsky
– Feltrinelli -
 
Uno scheletro si è seduto sulle mie pupille e mi sta mordendo l’anima con i denti.
*
Di giorno, un silenzio implacabile scendeva dal cielo, scivolava lungo la muraglia di sterili colline che ci spingeva verso il mare, scaturiva da un terreno pietroso senza un briciolo di terra. Al tramonto non c’erano uccelli che cinguettavano, né alberi con le foglie che stormivano al vento, né il metallico canto dei grilli. Un avvoltoio ogni tanto, il raglio lontano di un asino, ululati di cani che avvertono la morte, che per la loro ipnotica ripetitività alla fine non si sentivano più. E nella notte fredda un silenzio ancora più grande: occultando le stelle il cui fulgore poteva divenire sinonimo di musica, la camanchaca, una nebbiolina spessa, si addensava sulla cime delle colline formando un muro lattiginoso, impenetrabile.
*
Non dimenticarlo mai: il corpo di un attore inizi nel suo cuore, si estende al di là della pelle e finisce con le pareti del teatro.
*
Davanti a me si aprivano soltanto due alternative: o diventavo un assassino di sogni come gli altri, oppure mi rinchiudevo nella mia mente trasformandola in una fortezza. Optai per la seconda scelta.
*
Mi resi conto che il desiderio di unione ce l’avevo dentro ogni cellula del mio corpo, in ogni manifestazione dello spirito. Ora non si trattava più di immaginare fili, ma di rendersi conto che essi esistevano: ero legato alla vita e unito alla morte, legato al tempo e unito all’eternità, legato ai miei limiti e unito all’infinito, legato alla terra e unito alle stelle. Unito ai miei genitori, ai nonni, agli antenati, unito ai miei figli, ai nipoti, alla mia futura discendenza, unito a ogni animale, a ogni pianta a ogni creatura cosciente. Unito alla materia sotto ciascuna forma, io ero fango, diamante, oro, piombo, lava, pietra, nuvola, onda magnetica, scarica elettrica, uragano, oceano, piuma. Legato all’umano, unito al divino. Ancorato al presente, unito al passato e al futuro. Ancorato all’oscurità, unito alla luce. Incatenato al dolore, unito all’euforia delirante della vita eterna.
*
Provavo un odio e un piacere talmente intensi che il nero del mio cuore parve trasformarsi in una tarantola.
*
Tentai di analizzare l’astratto. L’odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perso la chiave. L’amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono. La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola. Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all’altra. La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango. La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali. La libertà: orizzonte che si stacca dall’oceano per volare formando labirinti. La certezze: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco. La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo.
*
Ho bisogno di stare da solo per un po’ di tempo. Mi sento come un naufrago senza salvagente nel tuo immenso oceano. Non so più chi sono. Sono diventato uno specchio che riflette soltanto la tua immagine. Non posso continuare a vivere nel caos che crei. La donna che si è impiccata all’albero l’hai inventata tu. Ogni notte ti uccidi perché sai di rinascere uguale a te stessa. Eppure forse un giorno ti sveglierai e sarai diversa, con un corpo che non ti meriti. Ti prego, lascia che mi riprenda, dammi qualche giorno di solitudine.
*
Dovevo piuttosto disidentificarmi dai miei pensieri. Erano miei, però non erano me.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La prima parte, quella più classicamente biografica, mi è piaciuta molto. La seconda, quando si inizia a parlare di sogno, psicomagia e guaritori vari, molto meno, forse perché sono argomenti che non sono proprio nelle mie corde (anche se quando parla del rapporto tra sogno e veglia ci sono degli spunti molto interessanti).

23 gennaio 2009 Nessun commento
3 x 2
(EP) 
 

The Innocence Mission – Street map   
 
   
  
The Innocence Mission – Sunshine roof
 
 
 
 

Xylos - Bedrooms 
 
 
 Xylos – Wrapped in a page*

 
 
 
 
 
Surf City - Surf City 
 
 
 Surf City – Free the city
 
 
 
 
 
 
* L’intero EP è in free download sul loro sito.

 
N.B. Disco della settimana: "Barzin – Notes to an absent lover".

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22 gennaio 2009 5 commenti
LIFE POINT ?
 
Un punto di non ritorno è quando fai fatica a ricordare perché sei diventato quello che sei, quali passi hai scelto di fare e quali altri no per arrivare all’adesso. Forse non c’era un’idea nemmeno all’inizio, eppure qualcosa non torna, una strana sensazione, indefinibile, prende piede. La stessa che una volta rientrato a casa alla sera, ti fa voltare verso la porta chiusa, grattare la testa distrattamente e trattenere l’impulso di uscire ancora, nonostante tu sia certo che non sapresti dove andare.
L’unica “fortuna” è che da un punto di non ritorno non si può tornare indietro.
A(p)punto e a capo.

21 gennaio 2009 Nessun commento

PUNTATA DEL 20.01.09
 
Pale Young Gentleman – Marvelous design (Black forest (tra la la)
Lowry – Roads (Love is dead)

Doug Walker – Shine (Fear together)
Rose King Castles – Entroubled (Rose King Castles)

Underwater Sleeping Society – Accidents (The dead vegas)
Flamingo Crash – The fire song (Triangle island)

Jonezetta – Busy body (Cruel to be young)

Comet Gain – Beautiful despair (Broken record players)
Sky Larkin – One of two (The golden spyke)

Animal Collective – Guy’s eyes (Merriweather post pavilion)
Kanye West – Heartless (808’s and heartbreaks)

Daniel Ledwell – Daisy, you’re a liar (Two over seven)
Everest – Rebels in the roses (Ghost notes)

Lost In The Trees – All alone in an empty house (All alone in an empty house)  
 
  
 
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20 gennaio 2009 2 commenti

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19 gennaio 2009 4 commenti
Il fantasma esce di scena
di Philip Roth
– Einaudi -
 
Io non avevo mai mantenuto la distanza dagli antagonismi della politica di parte, ma ora, dopo essere stato per quasi tre quarti di secolo ammaliato dall’America, avevo deciso di non lasciarmi più sorprendere ogni quattro anni dalle emozioni di un bambino: le emozioni di un bambino e i dolori di un adulto. Almeno, non finché non fossi rimasto rintanato nella mia capanna, dove potevo restare in America senza più assorbire l’America dentro di me. A parte la scrittura e la rilettura, per un ultimo giro di giostra, dei primi grandi autori che avevo affrontato, tutto il resto, un tempo della massima importanza, ora non ne aveva più nessuna, e io mi ero liberato di una buona metà, se non più, dei vincoli di fedeltà e degli obiettivi di una vita.
*
Mi avviai verso la metropolitana per prendere un treno che mi portasse downtown, a Ground Zero. Cominciamo da lì, dov’è successa la cosa più grande di tutte; ma poiché mi sono ritirato sia come testimone che come partecipante, non arrivai mai alla metropolitana. Sarebbe stato assolutamente in contrasto con il personaggio che ero diventato. Invece, dopo aver attraversato il parco, mi ritrovai nella sale familiari del Metrpolitan Museum, ad ammazzare il tempo come uno che non avesse del tempo da recuperare.
*
Eccolo: l’indiscreto rigore del maschio giovane e pieno di vita, senza un sol dubbio sulla propria coerenza, accecato dalla sicurezza e dalla virtù di sapere cosa conta di più. Il senso inesorabile della necessità. L’impulso di annientare un ostacolo. Quei giorni spettacolari in cui non arretri davanti a nulla e hai sempre ragione. Ogni cosa è un bersaglio; vai all’attacco; e hai sempre ragione tu, solo tu.
*
- Senza paura di che cosa, se posso saperlo?
- Del disprezzo. Della disapprovazione. Non ha le remore che hanno gli altri a stare nel gruppo di persone con cui si sentono a loro agio. In lui non c’è nulla di esitante. E’ una serie di atti decisivi.
*
E a questa folle velocità, nientemeno, come se temessi che la mia follia possa evaporare da un momento all’altro e io stia per scoprirmi incapace di continuare a fare tutto quello che sto facendo, che so benissimo che non dovrei fare.
*
Quella donna era dentro di me ancora prima di fare la sua comparsa.
*
Tu non mi adori. Non puoi. Non è possibile. Sono parole insensate. Mi sembri uno che, a sua insaputa, moriva dalla voglia di un’avventura. Tu, uno che ha sdegnato ogni esperienza per undici anni, che si è isolato da tutto tranne che dallo scrivere e dal pensare… uno che si era sempre tenuto così abbottonato, tu non avevi idea. Solo quando si ritrova nella grande città, ecco che scopre di voler tornare a vivere, e che l’unica maniera di farlo è attraverso la sua insensata, sconsiderata… be’, lasciandosi travolgere da un impulso del tutto irragionevole. Sto parlando con una persona razionale, che si è sottoposta a una disciplina praticamente disumana, che ha perduto il senso delle proporzioni ed è entrata in una storia disperata di irragionevoli desideri. Eppure, è proprio questo che significa vivere, no? Che significa forgiare una vita. Sai che la ragione può rivendicare il suo primato in ogni istante… e se lo fa, addio alla vita e all’instabilità che è vita.
*
Adesso ero tornato dove non occorreva mai essere in urto con nessuno né spasimare per qualcosa né fingere di essere qualcuno, convincere la gente di questo o di quello e cercare un ruolo nel dramma del mio tempo.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non c’è niente da fare, Roth è uno dei più grandi scrittori viventi, e anche se questo romanzo forse, ma proprio forse, non può essere annoverato tra i suoi migliori, rimane comunque un grandissimo libro, dove l’ormai membro di famiglia Zuckerman si ritroverà a combattere tra passato e presente futuro.

16 gennaio 2009 2 commenti

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“Raccontami la notte in cui sono nato” di Paolo Di Paolo

16 gennaio 2009 2 commenti
Raccontami la notte in cui sono nato
di Paolo Di Paolo
– Giulio Perrone Editore -
 
Dove finiscono le persone sconosciute che inciampano per caso nelle nostre fotografie? Te lo chiedi mai che vita hanno avuto? da quell’estate in poi, che erano là, a un passo da noi, in quello spicchio d’estate.
*
Un piglio disinvolto e pratico con cui si muove attraverso la vita e ne affronta ogni mancanza (senza le improvvise malinconie, le mie, che come muri di gomma fanno rimbalzare gli altri lontano).
*
Così adattato alla vita (alla vita pratica), così adatto. Anche e proprio perché lascia da parte le domande, le lascia per la sera tardi o per mai, come certi sms. Meglio le giornate uguali, la musica in macchina, il gesto sicuro della mano che cambia stazione radio, il ritaglio per lo shopping (cercare sé stessi pure dentro i vestiti, e trovarsi: i vestiti sono il mondo), e la palestra. E poi una certa abilità nel trovare parcheggio, o nel pronunciare sconcezze con disinvoltura.
*
Io ho avuto solo me stesso e le parole. Dietro a una corazza disinvolta, dietro modi leggeri, ho nascosto anni di sforzi e imbarazzo. Come facevano, gli altri, a esserci con tanta naturalezza? A essere, essersi amici. A muoversi, toccarsi, baciarsi perfino: senza tremare.
*
E avrei potuto chiedergli se secondo lui i tempi supplementari erano finiti o no, anche nella mia partita di carezze mancate, e se ci fosse ancora tempo per ficcare il naso nei capelli di qualcuno e sentire quell’odore cotto e vivo.
*
Come si fa a dimenticarsi che siamo stati, e cominciare a essere, d’ora in poi: essere nel presente, e basta. Essere nuovi, essere adulti. E’ cambiato tutto, però io sono rimasto lo stesso, e per quanto ancora? adolescente. Eccomi, pensavo, corro avanti, mi lascio tutto alle spalle, adesso sarò nuovo, e invece venivo ricatapultato indietro. Che cosa avrei dovuto davvero perdere? a cosa avrei dovuto rinunciare? La vita non si sostituisce con nulla, la vita non si simula (non so più quale fantasma mi parli, a questo punto, e da dove – una voce che mi raggiunge dalle radici di me), tu avevi bisogno non di un altro spazio fuori, ma di un altro spazio dentro, dovevi fare spazio in te, condividere, tenderti – tenderti d’amore. Sei ancora davanti allo specchio di quando avevi dodici anni, sei ancora lì a giurare a te stesso di durare come sei.
*
… voglio esaurire con la scrittura questo luogo, mi dicevo, pur sapendo come fosse impossibile.
*
Ho pensato a quanto spazio si prendono i libri, quando siamo soli.
*
Tu non hai insistito perché sei uno smisurato paraculo; perché ti faceva comodo dirle quello che le hai detto protetto da un telefono e dalla tua situazione, dal fatto che c’era lui di mezzo: perché se avessi spinto un po’, ma neanche tanto, magari lei lo lasciava, e tu eri terrorizzato dall’ipotesi, non ti sentivi all’altezza, saresti stato lì a chiederti come riempirle la vita senza farle rimpiangere lui. Se sapevi baciarla altrettanto bene. E scoparla altrettanto bene. Se ce l’avevi più corto. Se eri davvero in grado di farla felice.
*
… ma i cambiamenti sono tutto: tu vivi perché cambi, e la città e le strade vivono perché cambiano.
*
Un giorni ti verrà da dire basta, questa vita non mi piace più, succede a tutti, è successo mille volte anche a me. Lascia passare un minuto, un’ora: poi cambia angolo e prova a guardare da lì. Ti accorgerai di qualcosa che c’era e che hai trascurato, come gli spazi dietro ai mobili, come i dettagli di un quadro. Ricomincia da lì.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non è poi così brutto questo breve romanzo, anche se alla fine non mi ha convinto molto. Ogni tanto il ritmo e la narrazione si ingarbugliano e rallentano il passo, altre volte è troppo forte la sensazione del già letto, soprattutto in relazione fatto che qui ci sia un accenno di quanto altrove è stato esposto in maniera migliore e molto più approfondita. Attendo comunque fiducioso la prossima prova, le qualità ci sono.
.

15 gennaio 2009 1 commento
IN VISIONE
 
 
Waltz with Bashir
(Israele, Germania, Francia – 2008)
 
di Ari Folman
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bellissimo !
 
 
 
 
 
 
 
 
L’ospite inatteso
(U.S.A. – 2007)
 
di Thomas McCarthy
con Hiam Abbass, Amir Arison, Danai Jekesai Gurira, Richard Jenkins, Maggie Moore, Tzahi Moskovitz, Laith Nakli, Haaz Sleiman
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bello per carità, però certe volte un po’ di dinamismo in più non guasterebbe affatto.
 
 
 
Pride and glory
(U.S.A. – 2007)
 
di Gavin O’Connor
con Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, John Ortiz, Shea Whigham, Frank Grillo, Michalina Almindo, Carolyn Barrett, Lake Bell
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Di “monociglio” non mi frega niente, ma che Edward Norton finisca là dove sono già finiti, con la loro carriera e età alle spalle però, Al Pacino e Robert De Niro, questo no dai.
 
 
Max Payne
(U.S.A. – 2008)
 
di John Moore
con Mark Wahlberg, Olga Kurylenko, Mila Kunis, Beau Bridges, Donal Logue, Chris O’Donnell, Rico Simonini, Kate Burton, Ludacris, Marianthi Evans, Nelly
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Buoni i primi 15 minuti, poi noia e cliché a valanga.
 

14 gennaio 2009 2 commenti

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14 gennaio 2009 Nessun commento

PUNTATA DEL 13.01.09
 

Sin Fang Bous – Clangour and flutes (Clangour)
Alaska In Winter – We are blind and riding the merry-go-round (Holiday)
 
No and The Maybes – Hummingbird bed (No and The Maybes)
Cocoanut Groove – The end of summer on bookbinder road (Madeleine Street)
 
The High Dials – Oisin, my bastard brother (Moon country)
Parker Lewis – 75 days (Parker Lewis)
 
The Killers – This is your life (Day and age)
 
Computerclub – Some kind of love (Before the walls come down)
Dutch Uncles – Takeover (Dutch Uncles)
 
Birdmonster – Born to be your man (From the mountain to the sea)
Ketch Harbour Wolves – Midnight dark water (Dead calm horizon)
 
Solo – Harmony (Before we part)
Whetherman – My window (The great lull)
 
Right Away, Great Captain! – Anna no (The eventually home)
Brian Borcherdt – Evil twin (Coyotes)
 
 
 
 
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13 gennaio 2009 1 commento
Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che si scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno.
 
Georges Perec

“Suicidio” di Edouard Levé

12 gennaio 2009 1 commento
Suicidio
di Edouard Levé
– Bompiani -
 
La tua vita è stata un’ipotesi. Chi muore da vecchio è un cumulo di passato. Si pensa a lui, e compare ciò che è stato. Si pensa a te, e compare ciò che avresti potuto essere. Sei stato e rimarrai un cumulo di possibilità.
*
Lontano dal tuo paese, assaporavi il piacere di essere matto senza essere alienato, di essere imbecille senza rinunciare alla tua intelligenza, di essere un impostore in piena innocenza.
*
Spesso sarebbe bastato che qualcuno esprimesse le tue idee, per fartele piacere.
*
In pubblico, il tuo modo silenzioso di guardare gli altri li metteva a disagio, come se tu fossi una statua di carne, incurante delle ansie che svelava.
Il tuo aver deciso di cancellare il mondo evita di farlo a chi ti sopravvive. Vedono cosa ti perdi. Le loro sofferenze diventano accettabili quando pensano che non sei più niente.
Nell’arte, togliere equivale a migliorare. Scomparendo ti sei perpetuato in una bellezza negativa.
*
Parlavi poco, perciò era raro che avessi torto. Parlavi poco perché uscivi poco. Quando uscivi, ascoltavi e guardavi. Ora non parli più, perciò avrai sempre ragione. A dire il vero parli ancora, per quelli che, come me, ti fanno rivivere ti interrogano. Ascoltiamo le tue risposte, ne ammiriamo l’equilibrio. E se i fatti smentiscono i tuoi consigli, ci accusiamo di averli mal interpretati. A te la verità, a noi gli errori.
*
Non eri acido né cinico, però spietato.
*
Pensavi che invecchiando saresti stato meno infelice, perché a quel punto avresti avuto dei motivi per essere triste. Ancora giovane, il tuo sconforto era inconsolabile perché lo giudicavi infondato.
*
Conservavi le tue vecchie agende. Le rileggevi quando non eri sicuro di esistere. Rivivevi il tuo passato sfogliandole a caso, come se consultassi una cronaca di te stesso.
*
Eri talmente perfezionista da voler perfezionare il perfezionamento. Ma come si fa a decidere che la perfezione è raggiunta? Perché non modificare ancora un dettaglio? Arrivava però un momento, pauroso, in cui non riuscivi più a giudicare i miglioramenti apportati: il tuo amore per le cose perfette rasentava la follia. A quel punto perdevi i punti di riferimento, lavoravi alla cieca, tra visioni vaghe e confuse. Per te non era difficile né cominciare né continuare, ma concludere. Ossia decidere, un giorno, che il tuo progetto non poteva più essere ritoccato senza soffrirne: un’aggiunta l’avrebbe indebolito anziché migliorarlo. A volte, stufo di perfezionare le perfezioni, abbandonavi il lavoro, senza distruggerlo né finirlo. Guardare quegli incompiuti avrebbe potuto rassicurarti: avevi lavorato, anche se il tuo solaio conteneva solo lavori vecchi. Ma quello spettacolo ti angosciava: concreto, volevi veder funzionare ciò che producevi.
*
Di fronte allo specchio, contento o spensierato, eri qualcuno. Triste, non eri più nessuno: i lineamenti del tuo viso si spegnevano, riconoscevi quello che l’abitudine ti faceva chiamare “me”, ma vedevi qualcun altro guardarti. Il tuo sguardo ti attraversava il viso come se fosse d’aria: gli occhi che avevi di fronte erano insondabili. Animare i tuoi tratti con una smorfia o una strizzata d’occhio non era di nessun aiuto: priva di motivo, l’espressione era artificiosa. Allora provavi a mimare dialoghi con terzi immaginari. Ti sembrava un indizio di follia, ma l’aspetto ridicolo della situazione finiva per farti ridere. Interpretare i personaggi di una scenetta ti faceva tornare a esistere. Adesso i tuoi occhi potevano posarsi su se stessi, e, di fronte allo specchio, ti era di nuovo possibile pronunciare il tuo nome senza che ti sembrasse astratto.
*
Era questo a turbarti di più: che tu, un giorno, potessi scegliere di degenerare. Non di lasciarti andare, che sarebbe stato solo una forma di passività, bensì di abbruttirti, degradarti, diventare una rovina di te stesso.
*
Sottovalutavi il valore della passività, che non è l’arte di piacere bensì quella di porsi. Per essere nel posto giusto al momento giusto occorre accettare la lunga noia di minuti banali trascorsi in luoghi grigi. La tua impazienza ti ha precluso l’arte di rendere produttiva la noia.
*
Di notte sentivi meno lo scorrere del tempo. Le incombenze pratiche erano rinviate all’indomani. Non potendo assolvere alcuna funzione sociale, non c’era più nulla che ti distraesse da te. Diventavi contemplativo senza colpa, e con il solo limite della stanchezza.
Durante le tue insonnie a occhi chiusi il tempo era sospeso, scene e pensieri si inseguivano in tondo nel tuo cervello con la regolarità di un orologio. Come un adulto che guardi una giostra per bambini, osservavi il carosello delle tue fantasticherie.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Impossibile separare la storia interna di questo romanzo breve con quella esterna di gestazione dello stesso. Non c’è bisogno che vi spieghi di cosa si parla, ma forse non tutti sapranno che l’autore si è effettivamente suicidato dieci giorni dopo aver consegnato questo libro al suo editore. Libro che non parla del suo suicidio, bensì di quello di un amico avvenuto vent’anni prima (anche se è ovvio che con lo scorrere delle pagine il legame narratore/protagonista sembra farsi sempre più stretto). Ne ripercorre la vita per immagini, sensazioni, abitudini, modi di essere, vivere, con frasi brevi e un linguaggio semplice, preciso, senza mai cadere nella trappola del pietoso o del melodramma.
Forse alla fine non è proprio un libro sul suicidio, ma piuttosto sul rapporto tra io e vita.
N.B. Notevole la raccolta finale di terzine.

3 x 2
 
Whetherman - The Great Lull 
 
 Wetherman – Christopher
 
 
 
 Wetherman – My window
 
 
 
Lowry - Love Is Dead 
 
 Lowry – Whiskey
 
 
 
 Lowry – Roads
 
 
 
Sin Fang Bous - Clangour 
 
 Sin Fang Bous – Clangour and flutes
 
 
 
 Sin Fang Bous – Sunken ship
 
 
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8 gennaio 2009 10 commenti
IN VISIONE
 
The Millionaire
(UK/U.S.A. – 2008)
 
di Danny Boyle
con Mia Drake, Imran Hasnee, Anil Kapoor, Irfan Khan, Madhur Mittal, Dev Patel, Freida Pinto, Shruti Seth
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Veramente ben fatto, eccetto forse per la parte riguardante le domande nel gioco, che non so perché ma non mi hanno convinto fin in fondo. Colonna sonora di tutto rispetto. E poi c’è l’India !
 
Gake no ue no Ponyo
(Giappone – 2008)
 
di Hayao Miyazaki
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Miyazaki è una sicurezza per grandi e piccini, ma soprattutto per grandi che vogliono tornare piccini.

 
 
 
 
 
Il resto della notte
(Italia – 2008)
 
di Francesco Munzi
con Sandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Stefano Cassetti, Laura Vasiliu, Victor Cosma, Constantin Lupescu, Valentina Cervi, Susy Laude, Teresa Acerbis
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Crudo, diretto e senza fronzoli.
 
 
 
 
A Cross The Universe
(Francia – 2008)
 
di Romain Gravas
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Sinceramente non mi aspettavo granché, infatti ho trovato più "adatta" la visione di brevi spezzoni su You Tube rispetto alla versione integrale.

Californication (seconda stagione)
(U.S.A. – 2008)
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Dite quello che volete, che è irreale, maschilista, etc, ma a me questa serie fa letteralmente impazzire. Come per la prima stagione, dialoghi semplicemente magistrali!

“Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace

7 gennaio 2009 5 commenti
Una cosa divertente che non farò mai più
di David Foster Wallace
– minimumfax -
 
Ora, io ho trentatré anni, e sento di aver già vissuto tanto e che ogni giorno passa sempre più velocemente. Ogni giorno sono costretto a compiere una serie di scelte su cosa è bene e cosa è male o importante o divertente, e poi devo convivere con l’esclusione di tutte le altre possibilità che quelle scelte mi precludono. E comincio a capire che verrà un momento in cui le mie scelte si restringeranno e quindi le preclusioni si moltiplicheranno in maniera esponenziale finché arriverò a un qualche punto di qualche ramo di tutta la sontuosa complessità ramificata della vita in cui mi ritroverò rinchiuso e quasi incollato su di un unico sentiero e il tempo mi lancerà a tutta velocità attraverso vari stadi di immobilismo e atrofia e decadenza finché non sprofonderò per tre volte, tante battaglie per niente, trascinato dal tempo. E’ terribile. Ma dal momento che saranno proprio le mie scelte a immobilizzarmi, sembra inevitabile, se voglio diventare maturo, fare delle scelte, avere rimpianti per le scelte non fatte e cercare di convivere con essi.
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Un triplo din-don dagli altoparlanti in cabina, nel corridoio e nelle sale è seguito da una flautata voce di donna che dice buongiorno, che giorno è, che tempo fa, eccetera. Lo dice con un dolce accento inglese, le ripete in un francese che sembra alsaziano, e poi ancora in tedesco. Riesce a rendere persino il tedesco mieloso e postcoitale.
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Le mattinate nel porto sono un momento speciale per il semi-agorafobico, perché tutti gli altri scendono dalla nave e vanno sulla terraferma in Escursione Organizzata o per attività turistico-peripatetiche non strutturate e i ponti superiori della Nadir sono avvolti della stessa atmosfera deserta deliziosa e irreale che ha una casa quando, da bambino, sei malato e resti da solo mentre gli altri sono tutti al lavoro o a scuola.
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Quanto tempo è che non fate Assolutamente Niente? Per quanto riguarda me, lo so con precisione. So con precisione quanto tempo è passato dall’ultima volta che ogni mio bisogno è stato esaudito senza possibilità di scelta da qualche forza esterna, senza che dovessi farne richiesta o addirittura ammettere di avere alcun bisogno. E anche quella volta galleggiavo nell’acqua, in un liquido salato, e caldo, ma poi nemmeno troppo – e se per caso ero cosciente, sono sicuro che non avevo paura e che mi stavo divertendo un sacco e che avrei spedito cartoline dicendo a chiunque “vorrei che fossi qui”.
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Nonostante Conroy e il terrore della morte, adesso siamo nella condizione di apprezzare la menzogna nascosta nel cuore della brochure della Celebrità. Perché è proprio questa – la promessa di appagare la parte di me che, sempre e soltanto, VUOLE – l’illusione fondamentale che la brochure vende. E’ da notare che la vera illusione, qui, non è che questa promessa sarà mantenuta, ma che sia possibile mantenerla. Questa è una grande, gigantesca menzogna. E naturalmente io voglio crederci – fanculo Budda – voglio credere che magari questa vacanza dell’estrema illusione mi vizierà a sufficienza, che il lusso e il piacere saranno somministrati in maniera così completa e impeccabile che la mia parte infantile si sentirà finalmente appagata.
L’illusione che vendono è la vera ragione per cui tutti i soggetti di tutte le foto di tutte le brochure hanno delle espressioni che sono allo stesso tempo estasiate e stranamente fiacche: queste espressioni vogliono dire “aaaaah”, e questo non è solamente il grido della parte infantile di una persona che esulta perché ottiene ciò che ha sempre cercato, cioè essere viziata in ogni momento, ma è anche il grido di sollievo di tutte le altre parti di quella persona nel momento in cui la parte infantile si azzittisce.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Abbiamo perso una delle menti e degli scrittori più geniali e originali degli ultimi anni. DFW R.I.P.
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