
Una cosa difficile come l’amore
di Alice McDermott
– Terre Di Mezzo Editore -
Se volete una prova di quanto non siamo andati lontano dai tempi delle caverne e dei boschi, dai giorni solitari e pericolosi della prateria e della pianura, osservate le reazioni di una moderna famiglia di un quartiere periferico, quasi pronta per andare a letto, quando suona il campanello o suonano alla porta. Si bloccheranno lì dove sono, o si rizzeranno a sedere nel letto, come se la casa fosse stata attraversata da un lampo. Occhi sbarrati, voci intimorite, si sussurreranno l’un l’altro: “C’è qualcuno alla porta” in un modo tale da farti credere che da sempre prevedevano o temevano questo momento, e che per tutta la vita sono stati braccati.
Il campanello suona a mezzanotte e la famiglia interrompe il primordiale rito notturno di rannicchiarsi su se stessa e lo inverte. Sanno che non possono essere buone notizie. Si mettono infila per dimensione, età e sesso, come per una resa dei conti, e scendono le scale. Il patriarca, la patriarca, il più forte e grande e grosso e prossimo alle nozze alza una mano tremante e, con lo stesso coraggio a nascere, apre la porta.
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Cominciò a camminare più in fretta, la sentiva lì ma sentiva anche lo sguardo saggio divertito di chiunque fosse che lo stava osservando e sapeva la verità. Era abbastanza giovane da credere che la sua sciocca umiliazione amorosa non potesse passare inosservata e, una volta osservata, non potesse essere dimenticata.
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A casa di Diane Rossi, guardai dalla porta con la zanzariera e vidi la signora Carpenter e la signora Rossi al tavolo di cucina. Sentii la signora Rossi dire una cosa trana e poetica, o almeno una cosa stravagante e eccessiva, tipo: “La tragedia è il complemento dell’amore” prima di interromperla quando suonando il campanello. Lei e la signora Carpenter guardarono me e Diane, quando mi raggiunse, più o meno come mi aveva guardata mia madre: non con l’aria da padroni che avevano gli uomini la sera prima, ma valutandoci con tristezza e con cautela, come se durante la sera avessero scoperto che una di noi era una traditrice, una spia aliena. Come se, e me ne rendo conto adesso, avessero appena cominciato a capire che, se il loro amore era stato sufficiente a crearci, non necessariamente ci avrebbe mantenute in vita.
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E’ solo dopo una certa età, più o meno a venticinque anni, quando la distanza fra il bambino che eri e l’adulto che sei diventato è aumentata tanto fa generare nostalgia, che si prova l’esigenza di portare l’innamorato o l’innamorata in casa. O forse è solo un gesto di audacia. A quel punto si è di solito consapevoli e anche rassegnati a conservare per sempre in noi qualcosa dei nostri genitori: la stempiatura, la petulanza, l’incapacità di dire sinceramente: “Sono solo soldi”, e forse portiamo a casa questo estraneo che promette amore e fedeltà soltanto per fare una prova: se ama me, ama i miei genitori; ama quello da cui arrivo e quello che diventerò, che io lo voglia o no.
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C’era molta solitudine in quella veglia, il silenzio aveva una nuova sfumatura di tensione.
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Quando Sheryl entrò in camera di sua madre quel mattino d’estate, la madre era già sveglia con una mano sugli occhi. Nell’anno abbondante di quando era morto il marito, il senso di privazione non si era attenuato, né l’incredulità di fronte a quella privazione, ma forse ogni mattina diventata sempre più difficile chiamare a raccolta le lacrime che pensava l’avrebbero svegliata per il resto dei suoi giorni. Forse cercava di ricordare qualche particolare momento dei primi mesi di matrimonio, o dei loro ultimi giorni insieme, magari un litigio, rigirandosi il ricordo nella mente, in cerca di quel qualcosa che la colmasse dall’appropriata tristezza, l’unico sentimento per cui valesse la pena di svegliarsi, l’unico sentimento che ancora temesse di perdere.
Postilla squisitamente PERSONALE
La struttura del romanzo mi è piaciuta molto: un breve episodio centrale descritto da una non-protagonista, attorno al quale si sviluppano momenti del passato e del futuro dei personaggi, delle loro vite e dei loro luoghi.
Uno stile narrativo senza pecche ma nemmeno senza troppi guizzi.
Una storia che potrebbe avere più interpretazioni e che al momento sembra non incidere più di tanto, quando invece a ricordarla nei giorni seguenti, si scopre che dei segni li ha lasciati.