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Archivio per maggio 2008

30 maggio 2008 1 commento

DigiKid84B-Boy Underground

Qui, la versione vitaminizzata dai Culture Prophet.

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“Benvenuta nella gabbia delle scimmie” di Kurt Vonnegut

30 maggio 2008 2 commenti
Benvenuta nella gabbia delle scimmie
di Kurt Vonnegut
– Se -
 
Quinn sedeva al tavolo con il direttore della banda. Era scapolo, piccolo, scuro, privo di senso dell’umorismo. Non era un uomo che metteva allegria. Non riusciva a dormire, non riusciva a smettere di lavorare, non riusciva a sorridere con calore. Aveva solo due umori: quello sospettoso e autocompassionevole e quello arrogante e spocchioso. Il primo umore veniva fuori quando stava perdendo del denaro. Il secondo veniva fuori quando ne stava facendo.
*
Le lacrime aumentarono.
“Non voglio essere come sono” disse. “E’ solo che non posso farci nulla, visto il modo in cui ho trascorso la mia vita. Le uniche esperienze che ho avuto sono state quei sogni strampalati con le stelle del cinema. Quando incontro qualcuno carino nella vita reale, mi sento come se fossi in una specie di grande bottiglia, come se non potessi toccare quella persona, per quanto seriamente ci provi”. E melene spinse nell’aria come se ci fosse una grande bottiglia tutto intorno a lei.
*
Fuller sentì che la pelle gli ardeva come ottone bollente. Stava appropriandosi del destino. Il destino gli aveva dato improvvisamente un pubblico, e una circostanza su cui aveva molte cose amare da dire.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Sul fatto che Vonnegut sia un Signor Narratore non ci sono dubbi e anche se i racconti di questa raccolta (Benvenuta nella gabbia delle scimmie e Il portafoglio Foster tra i migliori) sono tutti scritti molto bene, sono altri i suoi capolavori e chi non ha mai letto niente di suo farebbe bene a rivolgersi altrove: Cronosisma, Mattatoio N. 5 o Hocus Pocus.
.
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29 maggio 2008 12 commenti
X & Y
(l’arte di arrangiarsi)
 
X: Non ti sembra che quest’anno il cartellone del MI AMI sia un bel po’ sottotono? Soprattutto il sabato.
 
Y: Hmmmm, sì, hai ragione… e vabbè, staremo in giro a guardare un po’ di figa.
 
[sottotitolo di scorta: francesismi]
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29 maggio 2008 2 commenti

PUNTATA DEL 28.05.08
 
Jonathan Krisp – Go not happy day (No horse no wife no mostache)
Dosh – Wolves (Wolves and wishes)
 
Mackintosh Braun – The sound (The sound)
As In RebekkaMaria – She lion (Queen of france)
 
Woodhands – Be back soon (Heart attack)
Santogold – You’ll find a way (Santogold)
 
Pony Pony Run Run – Boy girl surrender 
 
Mock Orange – Song in d (The hollow of morning)
Wye Oak – Warning (If children)
 
South – Lonely hights (You are here)
French Kicks – The way oyu arrive (Swimming)
 
Frank Turner – St. Christopher is coming home (Love ire & song)
Lo Fine – Damage twins (Not for us two)
 
Balance Problems – Winter sun (Morning sun)
Gemma Hayes – Chasing dragons (The hollow of morning)
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

28 maggio 2008 16 commenti
CON LE PINNE, FUCILE ED OCCHIALI…
 
A gennaio c’era un progetto abbozzato, poi verso marzo la persona che doveva partecipare con me a quel progetto, ne ha trovato un altro, ben più grande e importante. Tutto è cambiato e io mi sono ritrovato senza nessuna idea con la quale affrontare il periodo lavorativo più intenso della stagione.
Nell’ultimo mese era saltata fuori un’altra ipotesi, naufragata a metà settimana scorsa e allora ho iniziato a rivedermi nella mia vecchia casa, un agosto di tre anni fa: tante, troppe sere ad osservare il soffitto illuminato a intermittenza dai fari delle macchine che passavano nel viale sottostante.
Ho impiegato una mattinata a cercare voli con le destinazioni più disparate, sperando di trovare qualche prezzo abbordabile senza dover ricorrere al mercato nero degli organi, cosa comunque inutile visto che non credo siano messi poi così bene i miei, quindi… ed ecco che dopo qualche ora, con gli occhi pallati da innumerevoli caratteri sotto forma di orari, date e prezzi, rispunta l’ipotesi di inizio anno. Tempo qualche giorno, la decisione viene presa e adesso, anche se molto pericolosamente sta girando un assegno a vuoto qua nelle vicinanze e non è da escludere una chiamata dalla banca nelle prossime ore, il biglietto è in mio possesso. Poco importa ai conti, ci penserò poi, come più volte detto, in certe situazioni l’importante è il movimento.
Se qualcuno di voi fosse già stato in India e volesse fornire suggerimenti o altro, usi pure i commenti o la mail in alto a sinistra. Idem per ipotetiche candidature a partecipare.
  
°°°
Travel Itinerary 

02AUG LV MILAN/MALPENSA  1210    AEROFLOT       286K
AR MOSCOW-SVO      1745    BAGS ALLOWED-20KILOS  

02AUG LV MOSCOW-SVO      1925    AEROFLOT       535K
03AUG AR DELHI           0300    BAGS ALLOWED-20KILOS   


28AUG LV DELHI           0200    AEROFLOT       536K
AR MOSCOW-SVO      0700    BAGS ALLOWED-20KILOS  

28AUG LV MOSCOW-SVO      0915    AEROFLOT       285K 
      AR MILAN/MALPENSA  1105    BAGS ALLOWED-20KILOS  

  

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P.S. Adesso devo riprendere seriamente l’attività fisica, perché se non si spinge bene sui pedali tutti assieme, dubito che l’Antonov riesca a decollare !!

“Se c’è ancora domani” di Valerio Bartolucci

Se c’è ancora domani
di Valerio Bartolucci
– peQuod -
 
Non ritornai a casa ma, attirato dalla luce del sole, camminai lungo la via e arrivai fino al piccolo parco che avevo visto tante volte passando in macchina. Da dieci anni vivevo lì e non c’ero mai entrato: eppure era solo a poche centinai di metri da casa mia. Ci ve3devo passeggiare qualche cane e pochi pensionati aggrappati a panchine vecchie e scolorite: lo chiamavano il “regno della tristezza”, perché in fondo ci andavano solo i cani e cagare e i vecchi ad aspettare la morte. Quel giorno, in particolare, il parco mi sembrò bellissimo, circondato da quegli alberi secolari, bianco e pulito come non mi ero mai accorto che fosse nelle giornate d’inverno. Un albero che sovrastava gli altri aveva un tronco enorme. Tentai di abbracciarlo ma non ci riuscii: scoprii che il suo tronco era coperto da una corteccia ruvida, antica ma piacevole al tatto, che emanava un odore forte e buono. MI avvicinai all’albero che gli stava accanto: mi accorsi che la sua corteccia era invece liscia e si lasciava accarezzare con piacere. Avevano la pelle diversa ma vivevano lì da cento anni e non avevano mai litigato o fatto la guerra, semplicemente erano cresciuti uno accanto all’altro, lasciando che le loro fronde si carezzassero l’un l’altra. Spolverai un po’ di neve da una panchina e mi sedetti per osservare un cane che correva liberamente nel parco, seguito a distanza dal padrone; dopo una corsa all’impazzata, si fermò per lasciare il suo regalo quotidiano. So che in genere non è uno spettacolo piacevole, ma quel giorno, dopo quello che era successo, esaminai con cura quel pezzo di escremento marrone posto sulla superficie bianca del manto nevoso. Non sarebbe durato molto lì, esposto agli agenti atmosferici e all’azione dei microbi e degli altri animali; si sarebbe sciolto in poco tempo e sarebbe andato a fornire nuovamente nutrimento agli alberi, all’erba e alle migliaia di animaletti che popolavano il terreno. In quel momento compresi che quel parco era vivo, veramente vivo, e che eravamo noi uomini a vivere nella morte e nella tristezza, chiusi dentro le nostre case di mattoni e cemento, barriere create a riparo delle altre cose vive. Ogni tanto portiamo con noi qualche ricordo del mondo che vive, qualche pesce rinchiuso nell’acquario o piante confinate in un pugno di terra, ma sostanzialmente ci circondiamo di cose morte, compresa la pelle di vacca con cui è ricoperto il nostro divano o i resti dell’albero che abbiamo tagliato per farne cornici per i quadri. In quel parco, al contrario era tutto vivo! Forse era per questa ragione che quei vecchi pensionati venivano a trascorrere lì le loro giornate: per stare in mezzo alla vita e allontanare così il più possibile l’odore della morte che pervadeva le loro strade e le loro case, simulacri del nostro allontanamento dalla natura.
*
Scriverò tutto di te, ti metterò a nudo e ti darò in pasto a un pubblico sempre desideroso di fagocitare mostri per diventare esso stesso più mostruoso.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Raccolta che non incide nel lettore, lasciando che le storie scivolino addosso senza particolari attriti, a volte proprio inutilmente, ad eccezione di qualche episodio E’ da quel giorno di settembre, Una gita al lago, Lui è il mio angelo, ma soprattutto Se ancora c’è domani, che è invece un gran bel racconto.

“E le altre sere verrai?” di Philippe Besson

E le altre sere verrai?
di Philippe Besson
– Guanda - 
 
Fuori, al di là della vetrata, è sempre estate, sempre settembre, sempre quel tepore dolciastro della sera, nonostante le nuvole che arrivano da Boston e la luce che declina. All’interno del bar, le pale dei ventilatori girano sopra le teste e le panche in finta pelle. Le file di bottiglie si riflettono nell’immenso specchio a muro dietro il bancone e recano in sé la minaccia di un caos gigantesco, qualora una mensola dovesse cedere. Nella sala, Ben si dà da fare con una spugna passandola e ripassandola sui tavoli prima di disporvi coperte e tovaglioli di carta, e controllare che le boccette di ketchup e senape non siano vuote e che saliere e pepiere siano al loro posto. Rassetta un po’ in modo che le seggiole siano alla giusta distanza dai tavoli. Quando ha finito, senza pensarci, fa lo slalom tra i tavoli, una scopa in mano, ma tutto è pulito e il suo affaccendarsi è inutile perché non è arrivato alcun cliente dalla metà del pomeriggio, ovvero dal suo ultimo balletto. Alle pareti, i manifesti pubblicitari della coca-cola ricordano che questa è l’America q2uasi profonda. Meriterebbero, più che altro, di essere cambiati, perché si vede a occhio nudo che sono coperti da uno spesso strato di unto, cosa che non fa buona impressione in un locale che si suppone ben tenuto. Ben ne ha già parlato a Phillies ma, come al solito, lei ha ascoltato con orecchio distratto; bisognerà tornare alla carica. D’un tratto, un raggio di sole entra nel bar e rimbalza contro la finta pelle. Ben pensa che quello è uno dei momenti che ama di più.
*
Cinque anni che non si vedono ed ecco la prima frase che gli rivolge. Lui, se non altro, ha dato prova di tatto: ha cominciato con un complimento, una frase gentile. Lei, no. Lei non è portata a fare sforzi, a smussare gli spigoli, a curare le presentazioni, a usare le parole che la gente si aspetta. E’ sempre un po’ altrove, un po’ defilata. Segue i suoi pensieri.
*
Ha avuto la sensazione di cose conosciute da sempre e lasciate soltanto il giorno prima.
*
Capisce qualcosa di quella rinuncia, del dispiacere di ciò che non si è compiuto, di quel lutto della giovinezza. Sa che è una faccenda legata alle ferite del profondo, alle sofferenze personali, non a quelle dolenti come un taglio o una frattura, ma a quelle lancinanti come un reumatismo.
*
Lui si è fatto a modo suo una ragione del silenzio, ovvero passando ad altro, buttandosi a testa bassa nella sua nuova esistenza. Si è comportato come tutti coloro che non sono completamente sicuri d’aver fatto la scelta giusta: ha amplificato, si è riempito la bocca di quella scelta, ha fatto di tutto per dimostrare di non essersi sbagliato. In verità ha cercato soltanto di convincere soltanto se stesso con quell’ostinazione a mettere i puntini sulle i.
*
Non è dunque in grado di rispondere alla sua domanda. Per dare risposte bisogna quantomeno immaginare che le domande possano, un giorno, essere poste.
*
In poche parole, lui concentra i loro anni decisivi, spazza via tutto quel tempo che è stato il loro e cerca di farle capire che il tempo attraversato al di fuori di lei non è stato attraversato senza di lei.
*
In lontananza, il sole è rosso come una minaccia e basso come per un lento addio.
*
La forza di continuare, l’ha attinta al desiderio, semplice e fondamentale, di rifarsi una vita, di dimostrare che ne era capace, che era una cosa possibile. La furia di scrivere è ancorata alla sua volontà di lottare, di farsi valere, di “ricostruirsi” come si dice in gergo psicanalitico. Potrebbe sembrare patetico e lei è disposta ad ammettere che è certamente così. Ma è convinta che la scrittura l’abbia protetta dalla pura e semplice fine.
*
Per lui, non è tanto una questione d’età quanto di energia. Non che abbia paura di invecchiare: ha paura di rinunciare. Ha già rinunciato una prima volta. Sa quanto sia facile abdicare, conosce la tranquillità che ne deriva, sa quanto sia facile abituarcisi. Sa che ci si può lasciar andare, abbandonare, che tutti gli uomini della sua generazione hanno fatto o fanno così, che non c’è vergogna in questo, che è una sorta di meritato riposo. Tuttavia, lui non ha scatenato alcuna guerra: quale riposo potrebbe mai meritare? E’ piuttosto una piccola morte, una comoda rassegnazione, o una diserzione se proprio si vuole restare nell’ambito militare. Per sottrarvisi, conviene lottare, sforzarsi. Andando da Phillies, dando per scontato di trovarvi Louise, lui sperava, in realtà, di ritrovare qualcuno che avrebbe saputo restituirgli il gusto e il senso dello sforzo.
*
E’ storia vecchia come il mondo. Le lacrime sono il legame tra le generazioni da secoli e secoli. E’ qualcosa che si trasmette, forse meglio della parola. Le lacrime sono un linguaggio. Sono anche una cosa che fa somigliare le persone, poiché il volto del dolore è uno solo. Sono ciò che avvicina le persone, che scopre tra loro una sorta di fraternità. Si va verso chi piange come verso nessun altro. Con le lacrime si è anche più vicini alla verità degli uomini.
*
Sgranano la loro vita come altri preghiere, avvolgendo rosari alle dita ossute. Sono giunti al termine di qualcosa, senza essere in grado di discernere quel che potrebbe ricominciare per loro. Si sono persi.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bel romanzo, anche se sinceramente più che un romanzo sembra quasi una sceneggiatura teatrale talmente è immobile e stratificato tra gli ambienti, i gesti e le vite dei personaggi.

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23 maggio 2008 4 commenti
3 x 2
  
The Audreys - When the flood comes 
 
 The Audreys – Small things

 
 
 The Audreys – Paradise city

 
Lo Fine - Not for us two 
 
 Lo Fine – Damage twins

 
 
 Lo Fine – Runaway lullabye

 
Martina Topley Bird - The Blue Gold 
 Martina Topley Bird – Phoenix
 
 Martina Topley Bird – Something to say
 
 Martina Topley Bird – Baby blue (bonus)
 
  
 
°°°
Per restare in tema, in questi giorni è uscito il nuovo EP dei Numero6, Quando arriva la gente si sente meglio, con partecipazioni di Bonnie "Prince" Billy e Enrico Brizzi, perchè non ascoltarlo visto che si scarica gratis qui.
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22 maggio 2008 2 commenti
C’è un solo punto sul quale non possiamo accusare la vita, ed è che essa non trattiene nessuno suo malgrado.
   
Seneca

PUNTATA DEL 21.05.08

La Fleur Fatale – Swift flash of mind (Night generation)
Jim Noir – Look around you (Jim Noir)
 
Moscow Olympics – Still (Still)
Smallgoods – Driving song (Down on the farm)
 
The National Bank – Home (Come on over to the other side)
The Foxglove Hunt – A concealed weapon (Stop heartbeat)
 
Bugo – C’è crisi (Contatti)
 
Tokyo Police Club – In a cave (Elephant shell)
Cajun Dance Party – The race (The colourful life)
 
Wolf Parade – The grey estates (At mount zoomer)
The Wave Pictures – Strange fruit of David (Instant coffee baby)
 
The Dubervilles – National flowers (We are the hunters)
Surrounded – Bolder acrobat (The nautilus years)
 
Ane Brun – The fall (Changing of the seasons)
The Audreys – Small things (When the flood comes)
 
  
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

21 maggio 2008 3 commenti
X* & Y
(come un nick su messenger possa creare scompiglio)
 
X: “Chi è Ginevra? E’ nata tua nipote?”
 
Y: “No, la figlia della mia ex.”
 
X: “Ah!” – seguito da silenzio multimediale imbarazzato.
 
*X sono state molteplici persone
 
°°°
Riallacciandomi in parte a quanto detto nel post di settimana scorsa, anche questa situazione credo possa riflettere, seppur con toni decisamente smorzati, una sorta di immedesimazione antilibertaria nell’altro, presupponendo da parte di X la stessa, probabilmente la propria, reazione per chiunque all’accadere di un dato evento.
Ci tengo a ribadire subito la precisazione, prima che mi prendiate per pazzo o peggio, che l’altra volta si trattava effettivamente di una riflessione (anche se a distanza di qualche giorno mi sembra di sentire un po’ di puzza d’acidume senile), mentre questo è solo un piccolissimo e rifrangente ingrediente del tutto.
Appunto, X si aspettava qualcosa che, a confutazione della mia tesi, non avviene. Essendo che io, cioè Y, nel giorno in cui appresi la notizia, passai sì parte della notte in stupidi giochi di onanismo adolescenziale del tipo – E se …? – , ma il giorno dopo, come tutt’ora che la bambina è nata, mi sento solo inglobato, seppur di riflesso e di sfuggita come è normale che sia, nell’immensa felicità della madre.
 
°°°
BENVENUTA GINEVRA!
(in realtà tutto quanto sopra era solo un pretesto, o forse no?)

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20 maggio 2008 7 commenti
IN VISIONE
 
Juno
(U.S.A. – 2007)
 
di Jason Reitman
con Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J.K. Simmons, Candice Accola, Cameron Bright, Daniel Clark
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Un po’ riconcilia con la vita questo film (inutile dire che la colonna sonora è di tutto rispetto).
 
 
Rushmore
(U.S.A. – 1999)
 
di Wes Anderson
con Jason Schwartzman, Bill Murray, Olivia Williams, Seymour Cassel, Brian Cox, Mason Gamble, Sara Tanaka.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Secondo film di Wes Anderson, nel quale si trova già la sua capacità di riuscire a mettere in mostra un lato particolare delle cose e delle persone, svelando intimità che sembrerebbero naturali, ma che spesso nel mondo reale non lo sono.
 
 
36 (Quai des orfévres)
(Francia  – 2005)
 
di Olivier Marchal
con Daniel Auteuil, Gérard Depardieu, André Dussollier, Roschdy Zem, Valeria Golino, Daniel Duval.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La solita storia poliziesca dei buoni contro i cattivi (guardie o ladri che siano), dove i cattivi fanno cazzate a tutto spiano e la passano liscia, mentre i buoni appena ne fanno una e pure a fin di bene… appunto la solita storia.

“La strada” di Cormac Mc Carthy

19 maggio 2008 5 commenti

La strada
di Cormac Mc Carthy
– Einaudi - 
 
Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l’inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo.
*
Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui.
*
Ciò che si altera ricordando ha comunque una sua realtà, che la si conosco o meno.
*
Rimase ad ascoltare lo sgocciolio dell’acqua nei boschi. Era roccia fresca, quella. Freddo e silenzio. Le ceneri del mondo defunto trasportate qua e là nel nulla da lugubri venti terreni. Trascinate, sparpagliate e trascinate di nuovo. Ogni cosa sganciata dal proprio ancoraggio. Sospesa nell’aria cinerea. Sostenuta da un respiro, breve e tremante. Se solo il mio cuore fosse pietra.
*
Guardai intorno. Mai è un sacco di tempo. Ma il bambino la sapeva lunga. E sapeva che mai è l’assenza di qualsiasi tempo.
*
Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.
*
E ha cercato di prepararsi?
No. Lei cosa avrebbe fatto?
Non lo so.
La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che esistessero.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Secondo libro che leggo in meno di sei mesi di McCarthy, autore che per non so quale motivo reputavo non nelle mie corde, che invece si rivela un altro grandissimo romanzo. Dove film sul genere come il decente “28  giorni dopo” o il pessimo “Io sono leggenda”, hanno fallito immaginando i cattivi come mutazioni genetiche, McCarthy fa centro con l’elemento base, l’uomo puro e semplice.

“Sotto il sole” di Daniel Kehlmann

Sotto il sole
di Daniel Kehlmann
– Voland -
 
La strada sembrava storta, inclinata da una parte, poi dall’altra; le insegne luminose si sovrapponevano formando una nebbia di lettere, i pali dei lampioni si incurvavano, le facciate delle case si ergevano e sprofondavano; onde percorrevano l’asfalto dei marciapiedi, e il cielo era nero e molto basso.
*
La nebbia si dissolse; il sole divampò, e una luminosità infuocata si riversò su monti bitorzoluti bianchi di spuma. Markus strizzò gli occhi e si tenne una mano sulla tempia: non aveva mai visto tanta luce. Il cielo splendeva di un azzurro puro e profondo, da pietra preziosa, e la sfera del sole vi nuotava in mezzo come un dio sfavillante, indicibilmente radioso. Markus chiuse gli occhi e vide delle immagini gialle e sfocate svanire serpeggiando nel buio; la bellezza ardeva sulla sua retina.
Poi le nubi scomparvero, e fu la volta di città-giocattolo con batuffoli di cotone sopra lunghe ciminiere. Poi verdi superfici muscose, divise da leggere linee a matita percorse da minuscoli riflessi di luce. E le montagne: alture a zigzag di granito venato, pennellato di cascate.
E poi si aprì l’oceano. Un foulard di seta liscia colorato di tutti i toni, tutte le sfumature e gradazioni di blu. Di tanto in tanto piccoli battelli, e ognuno incideva uno strappo sottile sulla stoffa. Dopo un paio d’ore, il sole si abbassò avvicinandosi al mare: brace rossa si sciolse in acqua, fiamme percorsero l’orizzonte rimpicciolendosi; in un punto molto lontano, un altro aereo dipinse sullo sfondo viola una stria di luce. Poi dal mare si levò l’oscurità, una tenue materia nebbiosa salì in alto, sempre più in alto, fino alla volta del cielo. Per breve tempo continuò a fluttuare nell’aria una luce soffusa e senza provenienza. Poi fu notte.
*
Eppure, grande è il potere della mente. Anche le banconote sono solo carta colorata, un simbolo, nessuno sa bene di cosa. Le borse, con tutti quei tizi incravattati impegnati a sbracciarsi, sono mercati in cui si vendono astrazioni. Il denaro è soltanto un’idea che vive sulla carta e sugli schemi – e tuttavia un’idea che ha potere sulla realtà!
*
E nell’alto dell’emisfero giacevano abbandonati i luoghi del suo passato. Forse si stavano già disfacendo, visto che lui non era più là, come attrezzi scenici depositati in una rimessa. Poteva anche darsi che l’intera città si fosse già dissolta: un’allucinazione alla quale nessuno credeva più.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non mi è piaciuta questa raccolta, tante belle descrizioni esterne e interne che ogni volta sembrano la preparazione per arrivare al punto della narrazione e che invece finiscono lì, come le travi nude di una casa incompiuta e abbandonata da anni.
Tre racconti sopra la media: Pyr, Digiuno e Uccidere.

15 maggio 2008 2 commenti

PUNTATA DEL 14.05.08

13 Ghosts – Beyond the door (The strangest colored lights)
Racoon – Clean again (Before you live)
 
The Whitsundays – Already gone (The Whitsundays)
The Kennedys – Speed of soul (Better dreams)
 
Codaphonic – A lot like me (The ballad of Codaphonic)
Ghosty – You are a big screen (Answers)
 
Head Of Femur – River ramble (Great plains)
 
De Novo Dahl – Make some sense (Move every muscle, make every sound)
Hospital Bombers – Jackoff (Footnotes)
 
Tgr Lou – Patterns (The loyal)
What Made Milwaukee Famous – Resistance st. (What doesn’t kill us)
 
October Man – Once in a blue (Run from safety)
The Last Shadow Puppets – My mistakes were made for you (The age of the understatement)
 
Jadon Lavik –I surrender all (Roots run deep)
The Chapin Sisters – Kill me now (Lake bottom)
   
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

13 maggio 2008 40 commenti
“Poiché io sono l’unico esempio a me noto
di una regola che non si lascia stabilire,
posso parlare soltanto per me”
 
X & Y
(un sabato con mani tremanti e sguardo distante)
 
X: Metti un po’ di d’n’b?
 
Y: Con la prossima passiamo alla d’n’b.
 
X: Davvero? Mitico, ti do un bacio.
 
Y: Grazie, non c’è bisogno, va bene così.
 
Dopo un’ora X torna con un’amica.
 
X: Lo sai che mi hai proprio lasciato male prima, io un bacio non lo negherei nemmeno al mio cane.
 
Y: Scusa se ci sei rimasta male, ma non vedo perché…
 
Segue asciugata da parte di entrambe di un quarto d’ora, durante il quale ogni tentativo di Y di spiegare che non è serata, è stato cortese e non si è trattato di un rifiuto a una possibile e nemmeno immaginata malizia, immediatamente comunque messa da parte da Y all’inizio di questo secondo scambio.
   
°°°
Generalizzando adesso: se si è espansivi, o il contrario (per rimanere sul tema dello scambio sopra riportato), non mi sembra che questo autorizzi a pretendere altrettanto da chiunque e proiettare il proprio essere a modello globale. Lo penso con estrema modestia e convinzione, perché anch’io spesso commetto questo grossolano errore, per fortuna riavendomi subito, visto che un mondo più simile a me non sarebbe certamente un luogo migliore dell’attuale. Però quello che per X rappresenta un bacio, in quel determinato momento per Y potrebbe anche significare un pugno, ovvero il contrario, e magari in un altro istante potrebbe essere un pugno di X a sembrare un bacio a Y, per rendere quanto situazioni come questa possano essere sfumate. Tutto ciò non vuol dire che X abbia sbagliato ad agire, esprimersi, ma l’ha fatto nel pretendere in cambio quello che a LEI sembrava giusto.
Determinati comportamenti dovrebbero far parte di una sottile, ma molto importante, forma di rispetto e libertà, anche e soprattutto nei momenti più difficili, quando i perché ci appaiono distanti e incomprensibili.
 
°°°
Corollario (ed ennesimo promemoria per me stesso): scrivere è soprattutto ricordare, ma anche avere una possibilità in più per comprendere e sforzarsi di capire.
 
°°°
Surrounded – Bolder acrobat
The Last Shadow Puppets – My mistakes were made for you

“Veloce come la notte” di Jonathan Ames

Veloce come la notte
di Jonathan Ames
– Baldini Castoldi Dalai editore - 
 
Quest’estate è stata calda da raccapriccio e non ha piovuto per parecchie settimane. New York era circondata dalle mura di una prigione di umidità, spessa e immobile, fino a quando una notte, con la nostra gratitudine, il cielo non ha potuto trattenersi e si sono aperte le cataratte. Be’, di norma non mi piace farmi inzuppare dalla pioggia di New York, ho paura di diventare cieco o che mi cadano le sopracciglia, ma quel diluvio era ancora più terrorizzante. Durante le ultime settimane le nuvole avevano accumulato veleni come il fegato di un alcolizzato, e non volevo trovarmici sotto adesso che stavano per scoppiare. Per questo, nonostante fossi a pochi isolati dal mio appartamento, mi sono precipitato in un nuovo bar sulla Terza Strada Est.
*
L’ho osservata bene, perché per anni ho fantasticato che qualcuno là fuori sia in possesso di qualche perla di sapienza destinata solo a me. E’ una specie di ricerca del vecchio saggio e, benché non la prenda troppo sul serio, provo lo stesso a parlare con tutti: puttane, barboni, baristi, parenti, ma nessuno mi ha detto, a quanto mi pare, quel che ho bisogno di sentire.
*
C’era un gran silenzio e ascoltavo, e il mio corpo era come una casa nella quale si potevano distinguere i rumori delle porte che sbattevano.
*
Quando mi sono svegliato Joy dormiva, ho guardato la curva della sua schiena e le vertebre della spina dorsale che sporgevano. Ho pensato a tutte le persone con cui avevo dormito nella mia vita, a tutti i corpi che avevo toccato, a come avrebbero riempito la camera. Le ho immaginate tutte nude, ognuna con il suo triangolo peloso e i seni cascanti, i corpi bianchi e senza vita, a tappezzare i muri della casa di Joy, schiacciati uno contro l’altro, circondandomi.
*
I miei genitori mi hanno allevato credendo che, in quanto ebrei, fosse passibile di sterminio in qualsiasi momento, per cui era meglio cercare di non dare nell’occhio. Ancora oggi si innervosiscono quando leggono sul giornale di un ebreo che ha fatto qualcosa di male. Pensano che sia la fine per tutti noi, che basti un solo ebreo troppo rumoroso a portarci alla camera a gas.
[…]
Non mi hanno allevato soltanto nella paura della morte per mano dei nazisti risorti. Meglio, mi hanno fatto credere che la vita fosse appesa a un filo. Venivo sempre messo in guardia contro infezioni, malattie e incidenti. Se facevo una doccia non potevo uscire con la testa bagnata. Se qualcuno a scuola prendeva un morso dal mio panino, mi sentivo costretto a buttarlo via. Fino a diciassette anni non sapevo che fosse possibile andare in macchina con la pioggia, avevo sempre sentito dire: “Si scivola, morirai!”
Così sono cresciuto in uno stato di preparazione continua al disastro. Mio padre teneva una pila in ogni stanza, molti piccoli conti in banca, e non buttava via niente, tutto andava conservato, nel caso servisse. E’ un’ansia ereditaria, gli ebrei come i miei vivono in un flusso doloroso tra miseria e martirio. Nella miseria fanno conti e risparmiano tutto quello che possono, in modo che, quando arriveranno al martirio, sapranno esattamente quello che hanno perduto.
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Mia sorella è stata bravissima, non è ancora sposata, ma è medico; io, al contrario, ho cominciato a procurare tsuris ai miei quando a diciotto anni gli ho comunicato che non sarei andato all’università. E’ stato un brutto colpo per loro, per mia madre in particolare. E per una volta è stata lei a gridare, e l’urlod ev’essere venuto da un posto nelle profondità del fegato, un vecchio odio tenuto dentro, repellente, anche la sua faccia lo era: “CI HAI TRUFFATO, MALEDETTO CI HAI TRUFFATO!” Ha visto le mie lacrime e sono corso fuori. Mi ha gridato: “Mi dispiace!” Non le ho mai detto di averla sentita.
Così io non sono andato all’università e loro non hanno smesso di amarmi. Ogni tanto mio padre dice: “Mio figlio, il portiere”. E va bene, non si aspettano troppo da me ormai, però ci sono volte in cui vado a casa, e vado spesso a trovarli, e mi piacerebbe poter riassumere il vecchio ruolo e vederli sorridere quando dico che prenderò la laurea o che andrò a un ballo di scapoli ebrei. E posso sognare, sognare che si sentano soddisfatti di me, però non posso tornare davvero sui miei passi, perché dovrei chiedermi se non li stia truffando davvero.
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Seduto accanto al finestrino ho lasciato indietro la mia strada pensando che non avrei mai potuto dirglielo e chiedendomi come avrei fatto se e quando mi fossi ammalato. Poi ho scacciato quel pensiero dalla mia mente e mi sono detto che se ero vivo in quel momento, ero vivo per sempre.
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Così è cominciata, com’è finita non ricordo esattamente perché non c’è stata un’ultima volta, ma soltanto uno svanire.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Romanzo breve o raccolta di racconti come istantanee, semplicemente un pugno nello stomaco, forte e sincero, come lo è il primo libro di Ames.
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10 maggio 2008 4 commenti

ESTEMPORANEO
(che a breve, non so come, dovrò tornare in consolle qui)
 
Grazie a tutti!
 
Questa potresti essere tu (a caso), ma anche no.
 
E’ ufficiale, il contrasto è la mia via (per niente facile, ma già sapevo).