Archivio

Archivio per aprile 2008

8 aprile 2008 3 commenti
IN VISIONE
 
atonement Espiazione
(Regno Unito, U.S.A. – 2007)
 
di Joe Wright
con Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs, Anthony Minghella
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Non propriamente il mio genere, però mi è piaciuto, anche perché sembra non incartarsi su sentimentalismi stantii che spesso sono la base di storie come questa.
 
 
lescaphandreetlepapillon Lo scafandro e la farfalla
(Francia, U.S.A. – 2007)
 
di Julian Schnabel
con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Hiam Abbass, Niels Arestrup, Fiorella Campanella, Jean-Pierre Cassel, Emma de Caunes, Max von Sydow
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Bellissimo. Avrebbe potuto essere claustrofobico fino all’ossessione, invece tra lampi poetici e piglio vitale, il film riesce nell’intento di esprimere l’esistenza anche là dove non se ne dovrebbe trovare traccia. Menzione speciale alle cinque figure femminili del film, una più bella dell’altra, su tutte Anne Consigny, donna dalla classe immensa.

“L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery

7 aprile 2008 11 commenti
muriel “L’eleganza del riccio” di Muriel BarberyL’eleganza del riccio
di Muriel Barbery
– edizioni e/o -
 
Vivere, morire: sono solo le conseguenze di ciò che abbiamo costruito.
*
A torto crediamo che il risveglio della coscienza coincida con l’ora della nostra prima nascita, forse perché è l’unica condizione vitale che sappiamo immaginare. Ci sembra di aver sempre visto e sentito e, forti di questa convinzione identifichiamo con la venuta al mondo l’istante decisivo in cui nasce la coscienza.
*
Eppure non è così difficile da capire. Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono i bambini a custodirlo” è la bugia universale a cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, ma tutta l’energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi.
*
Per chi ignora l’appetito il primo morso della fame è al contempo una sofferenza e un’illuminazione.
*
La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.
*
Mi sembra che solo la psicoanalisi possa competere con il cristianesimo nella predilezione per le sofferenze prolungate.
*
Io credo che la grammatica sia una via d’accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto che abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscere una bella espressione o uno stile elegante. Ma quando si fa grammatica, si accede a un’altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare come è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: “Ma guarda un po’ che roba, guarda un po’ com’è fatta bene!”,“Quanto è solida, ingegnosa, acuta”. Solo il fatto di sapere che esistono diversi tipi di parole e che bisogna conoscerli per definirne l’utilizzo e i possibili abbinamenti è una cosa esaltante. Penso che non ci sia niente di più bello, per esempio, del concetto base della lingua, e cioè che esistono i sostantivi e i verbi.
*
Vi sorprendereste di quello che si dicono le persone modeste. Preferiscono le storie alle teorie, gli aneddoti ai concetti, le immagini alle idee.
*
Quando la malattia entra in una casa non si impossessa soltanto di un corpo, ma tesse tra i cuori un’oscura rete che seppellisce la speranza. Come una ragnatela che avvolgeva i nostri progetti e il nostro respiro, giorno dopo giorno la malattia inghiottiva la nostra vita.
*
La quiete che avvertiamo quando siamo soli, la sicurezza di noi stessi nella serenità della solitudine non sono niente in confronto al saper abbandonarsi e al saper ascoltare che si vivono con l’altro, in una complice compagnia…
*
Nel nostro universo la vita umana è vissuta così: occorre ricostruire continuamente la propria identità di adulti, un fragilissimo assemblaggio sbilenco ed effimero che maschera la disperazione e racconta a sé stesso, davanti allo specchio, la menzogna alla quale abbiamo bisogno di credere.
*
Non ho figli, non guardo la televisione e non credo in Dio, tutti sentieri che gli uomini calpestano per rendere la loro vita più semplice. I figli aiutano a rimandare l’angoscioso dovere di affrontare sé stessi, compito a cui in seguito provvedono i nipoti. La televisione distrae dalla massacrante necessità di fare progetti a partire dal nulla delle nostre frivole esistenze e, ingannando gli occhi, solleva la mente dalla grande opera del senso. E infine Dio mitiga i nostri timori di mammiferi e l’insopportabile prospettiva che i nostri piaceri un giorno abbiano fine.
*
Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Scritto, non è neanche scritto poi così male, se si esclude qualche passaggio troppo letterario per l’andamento generale della narrazione, il problema vero di questo romanzo (diventato caso letterario in Francia e successivamente, con minori proporzioni, in Italia) è proprio la storia: troppo semplicistica, stereotipata, infarcita di luoghi comuni e trovate che vorrebbero essere ad effetto, ma che invece fanno risaltare la volontà di farsi fiaba per un libro che dovrebbe invece nutrirsi di pura e semplice realtà attuale.
E poi, sinceramente, le due protagoniste mi sono state antipatiche fin dalle prime pagine.

BREVE ESCURSIONE
 
Mentre il corvo nero parla, introducendo questo primo film di una minirassegna intitolata “Il tempo che resta”, io mi distacco dalla monotonia del suo essere un cinefilo, ripercorrendo invece quei quindici minuti che mi hanno portato per la prima volta da chissà quanti mesi ad entrare in un cinema.
 
E’ da un po’ che mi sento scompensato, penso mentre mi infilo la giacca, e oggi ho voglia di dare la colpa di tutto ciò al tempo; sembra che ultimamente non si possa contare sulla sua stabilità, impegnato com’è a cambiare pelle continuamente e rapidamente, come se in un presunto affanno non riuscisse a como040408 trovare la sua forma attuale, definitiva.
Mi incammino con una leggera stanchezza che è stata la costante di questo ultimo mese e mezzo, una stanchezza sì fisica, ma soprattutto mentale, sensitiva, passando per le vie della città sotto un cielo che sembra una grande e infinita sfumatura, nessun colore principale, prorompente: dalla luminosità ruvida di una piazza deserta e spazzata dal vento, all’opacità sotto vuoto delle vetrine in cui riconoscersi furtivamente.
Mi sembra insolito ritrovarmi a quest’ora in centro, come lo è incrociare sul cammino almeno cinque persone conosciute, essendo che per lo più le strade sono deserte, escludendo qualche piccola oasi sotto forma di bar mezzo vuoto e inumanamente silenzioso. Chiudo la giacca perché il vento deve essere diventato più forte, coraggioso, fino ad arrischiarsi ad entrare nel dedalo di viuzze ricoperte di porfido, facendo roteare qualche cartaccia, solitaria anch’essa. Osservo le scarpe che si rincorrono sul mio ritmo, qualche sguardo verso i piani alti dei palazzi che sembrano disabitati e niente che riesca a rimanermi impresso, o almeno così sembra nella furtiva apparenza. Perché infatti non è vero, quasi tutto è in grado di colpirmi e sbatacchiarmi, sento il rintocco sordo dei colpi, anche se pare che questi avvengano al di fuori di me; non avverto dolore, come se un bilanciamento geneticamente modificato, evitasse a qualsiasi parte interna di compiere il benché minimo movimento.
Cerco di reggere lo sguardo di quelle poche persone che appaiono davanti a me, ma non ci riesco, mi sembrano tutte molto vicine all’infelicità, singolarmente immerse nei loro pensieri e nei loro problemi, distanti anni luce dai miei, anche se sempre della stessa razza rimaniamo. Anche loro saranno metereopatici? O sono io che proietto?
Un manichino grigio con addosso un bikini floreale mi fa sorridere, non ce n’è sarebbe motivo, se non fosse che quel mezzo busto è incinto. Incurvatura delle labbra che si ritrae dopo pochi metri, quando quell’altra di incurvatura, quella della pancia di plastica, diventa nella mia fantasia una metafora perfetta, la metafora al cubo che ne alimenta altre, di fantasie, e altre ancora. Potrebbero attraversare al semaforo che vedo a un centinaio di metri sulla mia destra, spuntare dietro il prossimo angolo oppure sedersi, di lì a poco, nelle poltrone di fianco alla mia. Fantasie in grado di gettarti le braccia al collo e di abbracciarti, ma che andrebbero uccise prima che inizino a soffocarti. Tutte comunque, chi più e chi meno, aspetteranno il momento di poter contare sulla mia immobile attenzione, quando la casa sarà fredda, la resa totale, il centro sempre più lontano e la stanchezza finalmente utile a qualcosa. 
 
La litania si arresta all’improvviso, nasce un timido applauso e le luci finalmente si spengono. Io posso allontanarmi per un paio d’ore.
 
 
°°°
Leonard Cohen – One of us cannot be wrong 

3 aprile 2008 2 commenti

logosubpopfm07

PUNTATA DEL 02.04.08

Portishead – The rip (Third)

Borko – Dingdong kingdom (Celebrating Life)
 
Kobenhavn Store – Black rebel tricycle (Action! Please)
Aster – We won’t remember (Some things seldom heard of)
 
The Hermit Crabs – Third time lucky (Saw you dancing)
Elf Power – Spiral stairs (In a cave)
 
Born Ruffians – I need a life (Red, Yellow & Blue)
 
The Old Haunts – Ruined view (Poisonous times)
We Are Scientists – Dinosaurs (Brain thrust memory)
 
Duels – Wolvesland (The barbarians move in)
We Barbarians – Black & crooked(In the doldrums)
 
The Sleeping Years - Islands (We’re becoming islands one by one)
Ane Brun – Changing of the seasons (Changing of the seasons)*
  
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

2 aprile 2008 3 commenti
I libri che abbiamo letto da bambini non esistono più;  se ne sono andati sulle ali del vento, lasciandosi dietro scheletri spogli. Chiunque abbia ancora in sé il ricordo e il midollo dell’infanzia dovrebbe riscrivere quei libri secondo l’esperienza che ne ha fatto.
  
Bruno Schultz