Questo libro ti salverà la vita
di A.M. Homes
– Feltrinelli -
Le nuvole si muovono veloci sopra le colline, sgorgano da crepe e fenditure come se fosse la geografia stessa a mandare segnali di fumo.
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Sopra e sotto, una catena di case si arrampica sulla parete del canyon: una catena sociale, una catena economica, una catena alimentare. Lo scopo è stare sulla vetta, essere il re della collina, vincere. Ognuno guarda chi viene dopo dall’alto in basso, pensando in qualche modo di essere meglio piazzato, ma c’è sempre qualcun altro che spinge da sotto o che, a sua volta, guarda dall’alto in basso da sopra. Non c’è modo di vincere.
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Lo punzecchiavano, gli prendevano il sangue, gli controllavano e ricontrollavano la pressione, la temperatura, le pupille, guardavano l’interminabile tracciato dell’elettrocardiogramma. Con penne a sfera da due soldi, scrivevano sul suo foglio bianco immacolato.
Una donna di impossibile magrezza si era avvicinata la bordo del letto, un ramoscello, un albero senza vita. “Ha con sé l’assicurazione? Chi desidera chi contattiamo in caso?…” Le sporgevano le ossa: gomiti, polsi, clavicole, ogni singolo osso era praticamente scoperto, spolpato. “Ci servono un nome e un numero di telefono.” Era come un contatto con l’aldilà, l’addetta alle prenotazioni. Non si sarebbe sorpreso se la domanda successiva fosse stata: ha dei parenti morti con cui le piacerebbe cenare? Potrei riservarle un tavolo.
Le ha dato il nome del suo avvocato. “Il numero non lo so.”
Era tutto talmente surreale. Le luci al neon erano fortissime, continuava a pensare che da un momento all’altro l’avrebbero sommerso, sbiancando tutto, e si sarebbe incamminato verso l’eufemistica luce bianca.
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“Ma sì, lo tenga segreto, sa che m’importa a me. Pensano tutti di avere il diritto di tenersi le cose per sé. Ma in fondo che ne sanno? E’ così che ci si ammala, che ci si ammala veramente: ulcera, colite, cancro. Io alla gente dico tutto, che me li tengo a fare i segreti? Mi chieda quello che vuole.”
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“Sentivo così male che ho pianto. E ho pianto anche stamattina. Io non piango mai.”
“Qualche trauma infantile?”
“Solo i miei genitori: sono ebrei,” dice lui. “Stamattina ho parlato con mia madre. Pensa che sia un fallito perché ho smesso di lavorare.”
“E’ la mentalità della depressione.”
“Pensa che sia questo, depressione? Cioè, può essere dolorosa fisicamente?”
“Intendevo dire che i suoi genitori sono cresciuti negli anni della Grande depressione. Adesso le faccio un piccolo prelievo. Voglio considerare ogni possibilità.”
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Qualcuno gli passa una birra. “Ormai viviamo in una cultura di prodotti chimici,” dice il tipo. “Mio figlio non riesce a fare i compiti se non prende un Ritalin, e mia figlia, quando ha cominciato a prendere gli antidepressivi, era convinta di essere diventata finalmente grande – come passare dalle medicine masticabili alle pillole da ingoiare. E’ un rito di passaggio, l’equivalente di quello che era per noi mettersi l’apparecchio.”
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“Stai cercando di sedurmi?”
“No,” dice lui.
“Devo sentirmi offesa?”
“No.”
“Sono tanto complicata?”
“No, ma forse io sì. E poi, non è quello il punto.”
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La guarda dormire. Pensa a sua moglie, a quando la lasciò. C’era un’immobilità paralizzante, una mancanza di ossigeno; lui resistette finché non ci rimase più niente, nemmeno un altro minuto. Non che avesse un’idea precisa di quello che avrebbe fatto, doveva andarsene e basta.
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Richard ha la sensazione di essere senza pelle. Tutto quello che vede, che annusa, che tocca, ha un impatto fortissimo. E’ completamente permeabile e non è esattamente una bella sensazione.
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Riattacca pensando ai suoi genitori che invecchiano, a quanto si è già perso di loro, a come non lo riavrà mai indietro. Pensa a tutto il tempo che si è tenuto alla larga, come per proteggersi, ma loro non sono più quello che erano, i segreti che serbavano sono già svaniti, non si ricordano più quali cose si erano dimenticati di dirgli.
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“Non puoi fuggire da te stesso,” dice Nick. “Abbiamo tutti una storia.”
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Un documento per il futuro. Quando Richard era piccolo non era sicuro che ci sarebbe stato un futuro: partiva l’allarme antiaereo, ci si nascondeva sotto le scrivanie e si pregava come ossessi, persino gli atei, specialmente gli atei. Un documento per il futuro; suona così sano, normale, giovane, pieno di zie e zii e speranza.
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Oggi niente è più come prima, tutto è esattamente uguale a ieri eppure non potrà mai più esserlo.
Postilla squisitamente PERSONALE
In un mondo dove le vite delle persone si rivelano per essere completamente differenti da come noi le avevamo sempre proiettate, cosa succede se ci rendiamo conto di averlo fatto anche con noi stessi e di non ricordarci nemmeno della nostra di vita? Innanzitutto si è quanto meno sorpassato il classico primo scoglio, ma il difficile sta proprio nel capire come cercare di recuperare e far sì che non avvenga più.
Di tutto questo parla il romanzo di A.M. Homes, con uno stile asciutto, scattante, fluido, che ti fa rimanere incollato dalla prima all’ultima pagina lottando con il protagonista.
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