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Archivio per marzo 2008

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da “Il libro del desiderio” di Leonard Cohen – Mondadori
 
A UNA GIOVANE SUORA
 
Questo amore senza pretese
che le nostre nascite vacillanti
ci hanno riservato –
Tu della tua generazione,
io della mia.
Non sono io
quello che stai cercando.
Non sei tu quella
che ho smesso di cercare.
Con che dolcezza il tempo
dispone di noi
mentre passiamo a braccetto
sul Ponte dei Dettagli:
Tocca a te fare a pezzi.
Tocca a me cucinare.
Tocca a te morire per amore.
Tocca a me risorgere.
 
*
 
SEPARATO
 
Stavo facendo qualcosa
non ricordo che cosa
ero in un posto
non ricordo dove
aspettavo qualcuno
ma non ricordo chi
era prima o era dopo
non ricordo quando
e di colpo e pian piano
sono stato rimosso, sono stato portato
in questo luogo di capovolgimento
e sono stato separato
a la posto di ogni parte
c’era il nome della paura
e al posto di un grande memoriale
c’era il nome del dolore
se conoscete una preghiera
per uno che è stato dislocato in questo modo
ditela per favore o cantatela
e se in mezzo alle parole
c’è uno spazio vuoto, o tra lettere
un orto del ritorno
vi prego collocate lì saldamente il mio nome
con una voce o una mano
che solo voi comandate
voi giusti
che avete cura di queste cose
Ma fate presto
perché tutte le parti di me
che per poco si sono radunate intorno a questa supplica
sono di nuovo disperse
e disseminate sull’Alto Lato
dove gli angeli stanno capovolti
e tutto è coperto di polvere
e tutti bruciano di vergogna
e a nessuno è permesso di gridare
 
*
 
IL MIO TEMPO
 
Il mio tempo sta per finire
eppure
non ho ancora cantato
la vera canzone
la grande canzone
 
lo ammetto
sembra che
abbia perduto il mio coraggio
 
un’occhiata allo specchio
un’occhiata al mio cuore
mi fa venire voglia
di star zitto per sempre
 
e allora perché mi tieni qui
Signore della mia vita
mi tieni a questo tavolo
nel mezzo della notte
a interrogarmi su come
si può essere belli
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Altre poesie meritevoli di menzione: Il grande spartiacque, Così stanno le cose, Presso i neri fiumi, Anche l’amore, Attraversare un periodo, Bolgie Street e Come avrei potuto dubitare.
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INIZIATIVA LETTERARIA

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?
Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

  

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI: il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!
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28 marzo 2008 1 commento

X & Y
(e l’economia gira)
 
X: Hei ciao. Ti va bene eh?
 
Y: Scusa?
(risponde Y allibito, vedendo il suo colorito cadaverico riflettersi negli specchi dietro al banco)
 
X: Non eri in ferie? E’ da un po’ che non passi.
 
Y: Aaaahhh, no. E’ che mi avevano regalato due stecche comprate in Slovenia.
 
X: Quanto costano là?

Y: Sai che non lo so, non ho chiesto.
 

X: Bè, sicuramente poco, visto che te ne hanno portate due.

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27 marzo 2008 1 commento


Se l’hanno capito anche quelli della Threadless
 
Thanks Bolla

PUNTATA DEL 26.03.08
 
Beach House – Holy dances (Devotion)
Laura Marling – Ghosts (Alas I cannot swim)
The Do – At last (A mouthful)
Lightspeed Champion – Dry lips Falling of the lavender bridge)
Why? – Fatlist palmistry (Alopecia)
Plants and Animals – Feedback in the field (Park Avenue)
The Afternoon Naps – Orange pow (Sunbeamed)
Lacrosse – So sad (This year will be for me and you)
 
MGMT – Kids (Oracular spectacular)
Hot Chip – Touch too much (Made in the dark)
Flowers Forever – Golden shackles (Flowers Forever)
Aaron Thomas – Wasted or crazy (Follow the elephants)
Octoberman – Run from safety (Run from safety)
Offlaga Disco Pax – Venti minuti (Bachelite)
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

26 marzo 2008 10 commenti

LA SOLITUDINE E’
 

Quando vai a letto e hai i piedi freddi, ma  talmente freddi, che si schivano l’un l’altro.
 
Corollario pasquale
Farsi venire la malsana idea di prendere un cane della prateria come compagnia domestica.

26 marzo 2008 1 commento
IN VISIONE
  
Nella valle di Elah
(U.S.A. – 2007)
 
di Paul Haggis
con Tommy Lee Jones, Charlize Theron, James Franco, Susan Sarandon, Josh Brolin, Jonathan Tucker
 
Postilla squisitamente PERSONALE
La storia ci sarebbe anche, soprattutto perché fornisce l’ennesima e differente versione di quanto sia lunga e devastante l’onda ripercussiva di una guerra, però è messa in scena molto male (Tommy Lee Jones a parte). Basta citare il pessimo finale, scontatissimo e con quell’orribile canzone in sottofondo.
 
Lars e una ragazza tutta sua
(U.S.A. – 2007)
 
di Craig Gillespie
con Ryan Gosling, Patricia Clarkson, Emily Mortimer, Kelli Garner, Paul Schneider, Boyd Banks, Tommy Chang, Lindsey Connell, Maxwell McCabe-Lokos, Annabelle Torsein
 
Postilla squisitamente PERSONALE
A tratti, pochi, ho sorriso. In altri, troppi, mi sono spaventato. Bel film.
 
 
 
Fitzcarraldo
(Germania – 1981)
 
di Werner Herzog
con Klaus Kinski, Claudia Cardinale, José Lewgoy
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Penso che sia entrato e uscito da casa mia almeno 3/4 volte nell’ultimo anno. Questo perché non mi fidavo del mio spacciatore di fiducia, sentivo puzza di pesantezza lontano un miglio. Invece il film mi è piaciuto e molto, seppur spesso non si possa definire una visione propriamente leggera, ma d’altronde se il centro della narrazione è la pazzia/visionarietà dell’uomo…

“Il Beat Hotel” di Barry Miles

25 marzo 2008 5 commenti
Il Beat Hotel
di Barry Miles 
– Guanda - 
 
“Ne fumai un po’ e poi uscii per cercare il gabinetto. Era minuscolo e il buco centrale era bloccato dallo stronzo più enorme del mondo. La puzza di ammoniaca distruggeva ogni traccia di ossigeno e mentre facevo pipì sullo stronzo, mi vennero le lacrime agli occhi e mi rigarono le guance, cadendo a cascata sulle clavicole. Tornai indietro barcollando.
- Nulla a che vedere con qualcuno di voi? – esclamai in tono aggressivo e veemente, sulla difensiva.
- No, è il turco al piano di sotto. Si ripete ogni mattina.” – Henrietta Abbott
*
“Il processo creativo è più solitario della masturbazione, o dovrebbe esserlo.” – Brion Gysin
*
“GRANDI quadri. Intendo grandi secondo il vecchio significato delle parole, non nella parlata gergale. Riconosco una grande opera quando la vedo, quale che sia il genere. Nella sua pittura vedo il panorama psichico del mio lavoro. Dipingendo lui sta facendo quel che io cerco di fare scrivendo. Lui considera la sua pittura come un buco nel tessuto della cosiddetta realtà attraverso il quale sta esplorando un posto vero e proprio nello spazio cosmico. Cioè, si muove dentro e attraverso il quadro, la sua vita e la sua sanità mentale in gioco quando dipinge.” – Bill Burroughs
*
“Faccio quel che la mia natura mi permette. Per la verità, all’inizio, quando amavo una donna che diventò una psicotica incurabile, mi trovai in posizione di svantaggio, ma nel svantaggio usai le manette come bracciali, come gioielli, lasciando che il mio spirito si levasse e creasse poesia, nello stesso tempo provvedendo a Naomi al meglio delle mie possibilità. Feci di più, superando i miei limiti, ma le circostanze mi furono avverse… Spero che non saprai mai che cosa significhi amare una donna come l’amavo io, e poi doverla perdere.” – Luois, il padre di Ginsberg
*
“Ecco tutto, non l’avevamo preordinato noi, era proprio riuscito bene. Puramente fortuito. Quando fortuito è fortuito? Proprio così, è la domanda che tutti si pongono, quando fortuito è fortuito? Be’, quanto sai di più di quel che sai di sapere?” – Bill Burroughs
*
Un famoso personale americano nel Porto
di Saint Tropez fra i ricchi
mangiando aragoste & scotch e preoccupato della
mia linea in un bel bikini blu –
con tutti i miei problemi risolti tranne
che cosa ci faccio qui?
- Allen Ginsberg
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Lo dico subito, cosa tra l’altro già immaginabile dal solo titolo, questo è un libro rivolto quasi esclusivamente a chi si è interessato alla Beat Generation.
E’ la storia di un albergo parigino che verso la fine degli anni 50 e nei primi del decennio successivo ha visto transitare alcune delle figure principali di quel movimento letterario, ma non solo, nato in America sotto il nome appunto di Beat Generation (ancora oggi non è pienamente chiaro né chi abbia coniato il termine, né se quel beat si riferisse a beato o battuto; io per la mia modesta conoscenza e interpretazione, ritengo ampiamente valide e complementari entrambe le definizioni). Gente come Ginsberg, Burroughs e Corso (solo marginalmente si parla di due altri scrittori cardine di quel periodo: Kerouac e Ferlinghetti) hanno vissuto in varie camere e per differenti periodi nell’albergo gestito da Madame Rachou, dando vita insieme ad altri inquilini e frequentatori, per la maggior parte anch’essi poeti, scrittori, pittori, attori, musicisti, ad una sorta di micromondo culturale nella Parigi di quegli anni e creando proprio tra quelle mura alcune delle loro opere più importanti.
Spezzoni di interviste, ricordi e vicende che non si limitano alla sola Parigi, narrando anche, seppur parzialmente, delle varie avventure dei protagonisti in Marocco, Inghilterra, Messico, Grecia, Germania e ovviamente negli Stati Uniti. Un micromondo dicevo, pronto però a cercare, spesso in maniera goffa e allo stesso tempo quasi strafottente, di entrare in contatto con le più altolocate culture locali (si veda su tutti l’esilarante incontro con Duchamp, Ray e altri surrealisti oppure la descrizione della visita a Céline), probabilmente spinti anche dall’insofferenza verso la patria, visto il clima a loro ostile che si stava creando.
Un libro che lungo la narrazione inevitabilmente sembra svelare anche tramite la sua struttura il carattere dei protagonisti; la prima parte fatta di continue scoperte e voglia di conoscere, passeggiate tra la Senna, gli edifici parigini e i caffè all’aperto, quando ancora c’era Ginsberg che restò solo per il primo anno circa, la seconda più nomade e frammentaria, giocata massicciamente sugli interni (non solo fisici), nel momento in cui rimase il solo Burroughs che iniziò a sperimentare i cut-up, e ovunque quella “pallina impazzita” di Corso pronto a saltare fuori quando meno te l’aspetti.
Spesso si è parlato e messo in dubbio il reale peso che la Beat Generation ha avuto su scala mondiale, cercando di far prevalere gli eccessi a discapito dell’importanza culturale che essa ha rivestito, e io non penso di essere molto imparziale, ma sono sicuro quando faccio mie queste parole dell’autore: “I beat spalancarono il mondo in modo che tutto diventò argomento di poesia e arte.”

“Notizie dall’Irlanda” di William Trevor

21 marzo 2008 2 commenti
Notizie dall’Irlanda
di William Trevor
- Guanda -
 
McDowd era un uomo relativamente alto e magro, di sessantadue anni, con le guance scavate e i capelli grigi e arruffati. Sua moglie, di due anni più giovane, erta anche lei magra, nodosa, e aveva la mani di una donna che lavora nei campi da una vita. Non si dicevano molto, non l’avevano mai fatto, ma non litigavano nemmeno. In campagna non si discuteva quasi mai, perché tanto non c’era alcun vantaggio; ne conseguiva naturalmente che i motivi di disaccordo erano limitati.
*
Spesso mentre le parlava aveva la sensazione che per lei le parole venissero fisicamente dalle sue labbra, che fossero oggetti che voleva esaminare per stabilire se diceva la verità.
*
“La perfezione non esiste.” Diceva Frances prendendo in giro il marito per la durezza che, del resto, lui faceva del suo meglio per combattere.Non gli piaceva essere così esigente nei confronti degli uomini che le sue figlie sceglievano, ed era sempre consapevole del fatto che le altre persone li vedevano in modo diversi: Thomas si sarebbe buttato nel fuoco per aiutare il prossimo, John era divertente, e il vecchio Carley deponeva il proprio successo ai piedi si sua figlia Una. Ma di fronte a qualsiasi potenziale marito per le sue figlie, il pastore Moran sapeva che la sua reazione sarebbe stata la stessa. Era geloso di quei mariti perché aveva sempre adorato le sue figlie. Pregando, dopo la morte di Frances, era stato addirittura geloso di Dio che gliel’aveva portata via.
*
Oltre il limite della legalità ci sono gli intoccabili, quelli che è meglio restino solo come puntini all’orizzonte, troppo spaventosi da contemplare.
*
Quella sera rimase sveglia a lungo in quel letto che le era estraneo; non voleva addormentarsi perché il sonno avrebbe portato troppo presto il mattino, e un altro giorno come quello passato.
*
Per colpa del passato lontano sarebbero morti senza amici. Peggio che venire assassinati nel proprio letto.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Nessuna motivazione particolare e non è nemmeno che abbia fatto fatica a leggerlo, semplicemente però questa raccolta non mi ha interessato, innocua la definirei, escludendo però il racconto “Oltre ogni limite”, che è invece una piccola perla.

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PUNTATA DEL 19.03.08
 
No. 9 – Left the wind (Good morning)
Kite – Boundaries (Kyte)
 
Lykke Li – Dance. Dance. Dance. (Youth novels)
Cloud Cult – Journey of the featherless (Feel good ghosts)
 
I, Colossus – It’s not funny (I, Colossus)
PlayRadioPlay! – See you soon (Texas)
 
Nada Surf – Ice on the wing (Lucky)
 
Pete & The Pirates – Bright lights (Little death)
The Records – It’s my party (Joyful celebration)
 
Someone Still Loves You, Boris Yeltsin – Boring fountain (Pershing)
The Swimmers – It’s time they knew (The Swimmers)
 
Flowers Forever – American dream (Flowers Forever)
The Young Republic – Girl in a tree (12 Tales from winter city)
 
Greg Laswell – Embrace me (How the day sounds)
Eskimo & Sons – 2012 (How does it fell to be crushed by one man with a strength of a million?)
 
 
[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui]

19 marzo 2008 1 commento

3 x 2
 
Kyte – Kyte 
 
 Kyte – They won’t sleep

 
 
 Kyte – Sunlight

 
 
The Sleeping Years – We’re becoming islands one by one 
 
 The Sleeping Years – Islands

 
 The Sleeping Years – You and me against the world

 
 
Octoberman – Run from safety 
 
 Octoberman – Run from safety *

 
 
 Octoberman – Once in a blue
 
 

* repeat

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LA FINESTRA SULL’INTERNO
 
Lui che lavora
una luce sempre accesa
riverbero azzurro di tomi
veri e propri mammut
impilati sul sapere
 
Mentre io spengo tutto
rintanato nella polvere
un citofono nella stanza
suona senza una persona
vogliosa di partecipare
 
Spero tu lo faccia
in favore del bisogno
per il bene di domani
in favore di te stesso
 
Spero nel tuo lavoro
che sia la passione

“Il ritorno a casa di Enrico Metz” di Claudio Piersanti

17 marzo 2008 1 commento
Il ritorno a casa di Enrico Metz
di Claudio Piersanti
– Feltrinelli -
 
Le città non appartengono a nessuno, ti dimenticano, credi che andandoyene tiri uno schiaffo a tutti e invece anche la vita dei tuoi amici più intimi va avanti senza di te, e piano piano il tuo nome sbiadisce e poi scompare. Gli stessi luoghi, così familiari al suo naso, sembravano indifferenti a lui, addirittura ostili, come per una sorta di gelosia: dove sei stato tutto questo tempo, quali pietre lontane hai amato più di noi, perché sei tornato? Per leccarti le ferite?
*
“Metta nella borsa i suoi oggetti personali e il resto lo mandi a prendere quando vuole,” gli aveva detto senza neppure entrare nel suo ufficio. “Troverò qualcosa di più interessante,” gli aveva risposto l’altro. “Non dica stupidaggini,” gli aveva detto Metz andandosene, “è meglio se sta zitto.” Era stata una delle sue decisioni più dure e non aveva mai avuto ragione di pentirsene, ma sentiva ancora il sapore del veleno che produce uno scontro violento. In quegli uffici il veleno l’aveva consumato a poco a poco. Le aziende sono piene di violenza e umiliazioni. L’avevano spremuto tutta la vita e lui a sua volta aveva spremuto tanti altri.
*
Lo guardò. Sembrava più tranquillo di un tempo, ma anche più freddo, come se avesse consumato altrove tutte le emozioni possibili.
*
Anarchici e preti si assomigliano, l’ho capito tardi… Loro non lo sanno, è chiaro… Ma una fede è sempre una fede, e una fede in qualcosa che non c’è e non ci sarà mai ha una sua assurda bellezza. Bisognerebbe mescolare tutto, ognuno dovrebbe contenere tutto, non trovi?
*
Aveva fatto il suo dovere. Doveva imparare a essere umile, almeno da vecchio. Li aveva sottovalutati, non ci sono nemici pericolosi e nemici innocui, anche il più mediocre degli uomini può spaccarti la testa. Aveva avuto tanti nemici, nella sua lunga vita, adesso non ne voleva più. Pochi amici e nessun nemico. Trovò bello potersene andare a cuor leggero senza aver detto niente ci cui doversi pentire. Era bello tacere, perché non l’aveva scoperto prima? Un tempo parlava troppo, a volte solo per riempire i silenzi degli altri, e aveva sempre sbagliato. Com’era temuto e eloquente il silenzio di suo padre. Eppure sapeva parlare benissimo, quando proprio doveva. Era un parlare oggettivo, senza ambiguità e senza fronzoli, privo di verità assolute e di retorica. Quanto poco gli assomigliava. Ma poteva migliorare, almeno un po’. Lo divertì l’idea di entrare in una sorta di clandestinità mentale. Doveva imparare a guardare lontano e ridere sotto i baffi, come faceva suo padre. Degli ubriachi si picchiavano per strada? Suo padre non si scomponeva e scuoteva appena un po’ la testa. Lui li guardava e sorrideva, senza nascondere la leggera noia che gli procuravano. Non c’era la mondo circostanza che suo padre non avrebbe contemplato con lo stesso distacco. Gli altri definivano con la parola “modestia” il suo atteggiamento, ma quella modestia era di fatto una raffinata forma di arroganza. Ci aveva impiegato anni per capirlo: suo padre non era l’incolore burocrate che credeva, ma un vero aristocratico dal quale doveva ancora cominciare a imparare. Lo rivide immobile, seduto sulla comoda poltroncina di legno con le ruote che si era fatto portare dalla Germania: guardava fuori, il cielo o le cime degli alberi. Pensava, ecco cosa faceva, e quante volte l’aveva visto pensare attraverso la porta sempre aperta del suo studio. Pensava e si accarezzava la cravatta.
*
Tutti credono che il successo sia un momento preciso e per questo non lo raggiungono.
*
I grandi uomini si uccidono, quando sono spacciati. Non si lasciano umiliare dal branco dei mediocri. Non vogliono suscitare pietà, con il loro gesto, ucciderebbero il mondo intero se potessero.
*
E pensò anche: tutti i grandi uomini nascondono qualcosa di spiacevole, è inevitabile. Grandezza e perfezione non sono sinonimi.
*
L’assuefazione si può sconfiggere, ma la speranza non si cancella.
*
Quando si spegne la luce siamo tutti uguali. Poveracci in pigiama che sognano come matti…
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Lo stile è asciutto e pulito, la storia potenzialmente interessante e soprattutto molto attuale quanto senza tempo, però questo romanzo non riesce a entrare in profondità, rimanendo sempre e troppo spesso sulla superficie dei fatti e dei personaggi.

“Plutonio 239 e altre fantasie russe” di Ken Kalfus

Plutonio 239 e altre fantasie russe
di Ken Kalfus
– Mondadori -
 
Inflitta da una miopia non diagnosticata, la foschia avvolgeva la piccola città, lambendo i contorni dei bassi edifici di cemento chiaro e gli alberi spogli. I rami bruni odoravano di colore nell’indistinto paesaggio grigio. Chiazze di fango affioravano dagli strati profondi di neve e ghiaccio. L’orizzonte incombeva come un muro a pochi passi di distanza. Spronato dalla brezza, un camion avanzava per strada. Per il resto, ogni capacità di movimento della città sembrava perduta. Il fumo gelato di un camino si curvava come un dito puntato.
*
Come comunisti, avevano creduto di dominare la storia; a quel punto, come ebrei, capirono che la storia possedeva ancora un bastone, un forcone o un fucile nascosto in cantina o nel fienile.
*
La sua espressione si scompose, e fu come il frantumarsi di un cristallo, che nello spettacolo della disintegrazione rivela nuovi aspetti della sua intrinseca bellezza.
*
Questo è il punto. Se avessi la sua sicurezza, sarei compiacente, e quindi uno scrittore decisamente peggiore di quel che sono al momento.
*
“E’ solo l’inizio della settimana” borbottò Viktor, a mo’ di spiegazione.
“Il lunedì è l’inizio della settimana. Il martedì è già l’inizio della metà della settimana.”
*
Non mi avrebbe visto nemmeno se avesse alzato lo sguardo, perché io ero al buio, dietro al vetro, nell’oscuro luogo inesistente da dove gli scrittori sempre osservano i loro lettori.
*
Gli orologi imprigionavano ilo tempo tra mura simboliche di ore e minuti.
*
Il pallido disco solare si era dissolto da tempo nella foschia dell’orizzonte, ma la sera d’autunno era ancora nelle sue ore adolescenziali, aperta a ogni possibilità.
*
“D’accordo, dunque. Ora, Vasilij Egorevic, le propongo di considerare la situazione nella sua globalità…”
La situazione. Vasja è sopraffatto dall’enormità racchiusa in quell’unica parola. E’ come se una grossa nuvola fosse penetrata in cucina dalla finestra aperta. Anzi, è come se un pallone stesse gonfiandosi entro i muri dell’appartamento e premesse contro di lui, creando uno spostamento d’aria. Batte i pugni sui fianchi. Di solito, quando soffoca dalla rabbia e dalla frustrazione fugge per le strade polverose, oppure gelate o fangose, che fiancheggiano il mercato – no, non oggi; oggi ci sono molti corpi sulla ghiaia rossa – passa davanti ai banchetti e ai chioschi, gironzola senza meta, perde tempo, trova un amico o un conoscente, e infine, sì, viene sturata una bottiglia. E poi, rientrato in casa, nel letto perennemente umido, c’è un momento in quasi ogni passaggio attraverso la notte in cui l’alcol consumato durante il giorno eccita il suo organismo mentre le sostanze chimiche che inducono il sonno naturale non si sono ancora accumulate a sufficienza nel sangue, e allora rimane sveglio al buio con il desiderio disperato di ragionare, combattere, trovare comunque una via d’uscita da quella trappola, da quella scatola, da quella tomba, da quella situazione.
 
Postilla squisitamente PERSONALE
Tecnicamente questa raccolta è buona, però non mi è piaciuta molto, ho trovato i racconti parecchio noiosi, eccetto Peredelkino e Birobidzan.

13 marzo 2008 1 commento

PUNTATA DEL 12.03.08
 
Get Well Soon – People magazine front cover (Rest now, weary head)
 
Jack Johnson – Hope (Sleep through the static)
The Motion Sick – 30 Lives (The truth will catch you, just wait)
 
The Mandarins – Your shades are drawn (Tiny stages)
Headlights – Market girl (Some racing, some stopping)
 
School Of Language – Poor boy (Sea from shore)
Correcto – Downs (Correcto)
 
Taken By Cars – Uh oh (Endings of a new kind)
Does It Offend To You, Yeah? – Being bad feels pretty good (You have no idea what you are getting yourself into)
 
Harrisons – Take it out the mattress (No fighting in the war room)
Siberian – Tightropes (With me)
 
Chewingum – Raianair (La seconda cosa da andare)
Tiger Tiger! – Inevitabile love explosion (11 pm)
 
Madam – Dirty that makes me (In case of emergency)
Scary Mansion – Go to hell (Every jokes is half the truth)

 

[On-Air ogni mercoledì (in replica la domenica a mezzanotte) dalle 22 alle 23, sulla freuqenza 89.4 di Ciao Como Radio e in streaming qui o qui

L’uomo è  preda del  desiderio solo perché  non vede le  cose quali sono.
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3 x 2
 
The Swimmers – Fighting trees 
 
 The Swimmers – Miles from our fears

 
 
 The Swimmers – It’s time they knew

 
 
Someone Still Loves You, Boris Yeltsin - Pershing 
 Someone Still Loves You, Boris Yeltsin – Think I wanna die

 
 Someone Still Loves You, Boris Yeltsin – Modern mystery

 
 
Flower Forever – Flower Forever 
 
 Flower Forever – American dream

 
 
 Flower Forever – Golden shackles
 
 
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